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intrattenimento

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I selfie non fanno male

Nonostante la pratica del selfie sia oggi ormai comune a tutte le classi sociali, in tutto il mondo – Google riporta che nel 2014 le persone hanno scattato circa 93 milioni di selfie al giorno soltanto su telefoni Android (Brandt, 2014) – in Italia continuano a uscire articoli denigratori di questa pratica, che inquadrano il fenomeno come frutto di un carattere narcisista o addirittura come una pratica che può sfociare nella patologia. Il selfie nella narrazione dei media è spesso denigrato e utilizzato come bersaglio (fare alcuni esempi di titoli..). Questa narrazione non è affatto nuova.   I media fanno male! Se passiamo in rassegna la storia dei media, in parallelo alla comparsa di un nuovo strumento di comunicazione è sempre emersa una retorica narrativa che tendeva a patologizzare o a mettere in allarme la popolazione sui rischi di un uso eccessivo di quel mezzo. Se fossimo nel 1890 e potessimo usare Facebook, le bacheche di molti maschi italiani sarebbero piene di articoli ironici sul carattere patologico delle donne delle famiglie borghesi che passano ore al telefono (il nuovo medium dell’epoca) a parlare con le amiche,...

Rosy

Una cosa che non capisco dei pomeriggi televisivi è Rosy, di Maria De Filippi. Qui già so che vi domanderete come mai la Policastro guardi Maria De Filippi. In verità la guardo perché viene dopo Centovetrine, qualche minuto solo, poi vado di là. Di là è un luogo che non so precisare: può essere il Simply, oppure la cucina, oppure la scrivania. Ma sempre più raramente. Leggo a letto, lavoro sul tavolo di cucina, che, non so perché, mi induce di meno alle distrazioni dell’internet.  Sul tavolo di cucina, quando ancora ero in casa coi miei, mi addormentavo guardando Non è la rai prima di studiare per l’indomani. Mia madre mi rimproverava, ma io continuavo imperterrita a perdere tempo.   Insomma, il pomeriggio per me è devoluto alla dépense. E quindi ogni giorno, o qualche giorno a settimana, o una volta ogni tanto, mi imbatto in Rosy di Maria De Filippi. Alcuni di voi non sanno come funziona, oppure fingono, in società, quando si parla dell’ultimo film di Cronenberg e del perché sia meglio del romanzo da cui è tratto. Io vorrei invece...

Sfide ai fornelli e piaceri televisivi

Lo sappiamo: l’uomo è ciò che mangia. Ma che cosa mangia? come lo mangia? quando? con chi? E, così facendo, che tipo di uomo diventa? Ecco una serie di domande a cui “Buono da pensare”, volume collettivo curato da Gianfranco Marrone per Carocci, prova a fornire delle risposte. Nella convinzione che, per poter fare una buona comunicazione sul cibo, la cucina, l’enogastronomia, occorra innanzitutto conoscerne gli aspetti culturali e storici, filosofici e semiotici. Da qui l’esigenza di costruire un ponte fra gli antichi aspetti antropologici del cibo e le attuali tendenze dei media vecchi e nuovi, di raccontarlo, discuterlo, interpretarlo. I ricettari e le guide gastronomiche, la pubblicità alimentare, le trasmissioni televisive sulla cucina, i film sul cibo, i blog culinari, ma anche le tendenze della dietetica, la forma spaziale dei ristoranti, il food design: otto originali capitoli per progettare tale ponte, intravedendone le fattezze.   I vari capitoli del libro sono di Alice Giannitrapani, Dario Mangano, Francesco Mangiapane, Gianfranco Marrone, Ilaria Ventura. Pubblichiamo qui un estratto del saggio di...

Ivory Tower. Che cos’è l’Università?

Che cos’è l’Università? Un recente documentario sullo stato dell’università americana – Ivory Tower – pone drammaticamente l’accento su come i campus universitari di molte medie e piccole università degli States durante questi ultimi anni abbiano trasformato il loro modello standard di riferimento. Stanno diventando sempre più dei parchi di divertimento per l’intrattenimento degli studenti piuttosto che luoghi d’istruzione e d’emancipazione – un modello insomma più vicino a Disneyland che a Harvard.   Se ne trae l’idea che l’università concepita come luogo atto a sviluppare quelle capacità d’immaginazione e di pensiero che ci rendono umani, in vista non solo dello sviluppo economico di un paese ma anche della realizzazione compiuta della democrazia e del rafforzamento dei valori che la fondano, stia venendo meno. Inoltre – e non da ultimo – l’università è anche il luogo dove ci si misura con se stessi, attraverso gli esami, il rispetto delle scadenze per le consegne, l’impegno nella scrittura di una...

Voci

Le voci delle radio si assomigliano tutte. Lasciamo stare quelle istituzionali, da nomenclatura, della radio di stato (con l’eccezione delle pastosette voci intellettuali di Radiotre) o quelle più sbrigliate ma per curriculum “serie” di Radio24 o quelle finto-naif-incespicanti di Radio Popolare. Qui ho in mente le voci delle radio private di “intrattenimento”, quelle che fanno da sfondo sonoro a chiunque si trovi a maneggiarne i canali durante la giornata. Ignoro chi possieda quelle voci, ma tutte indistintamente danno l’impressione di collocarsi in un’area anagrafica che sta tra i trenta e i quaranta anni inoltrati. Maschili o femminili che siano, appartengono a un orizzonte di eterna adolescenza, contrassegnata dal cazzeggio permanente con risatine, gusto del doppio senso, continua allusività a copule fatte o da fare, gioco delle parti tra i generi (“Noi uomini”, “Noi donne”). Le connota una morbida amichevolezza, anzi una disponibilità immediata e senza ombre ad esserti vicino.   Nella logica di chi le vuole ascoltare e di chi le propone, le voci rispondono all’obiettivo di...

Chi ha orecchie per intendere

Girando per le bacheche di musicisti presenti in rete è facile in questi giorni imbattersi in “condivisioni” accompagnate da commenti per lo più entusiastici di un articolo di Quirino Principe intitolato “Quest’Italia non ha più orecchio”. Si tratta dell’appello lanciato l’11 settembre scorso sull’inserto domenicale del Sole 24 Ore dal musicologo milanese per difendere la presenza dell’insegnamento musicale in ogni ordine e grado scolastico, un appello a cui do la mia completa adesione. Non voglio però entrare nel merito degli elementi che stimolano la discussione di cui l’articolo è piuttosto affastellato e su cui spero di coinvolgere lo spirito critico di qualche collega. Come dicevo, l’iniziativa è di per sé lodevole, come sono lodevoli tutte le iniziative, petizioni, progetti che sono state avviate negli ultimi anni e che hanno lo scopo di consolidare la presenza dell’educazione musicale nella scuola dell’obbligo e non. Fin qui nulla da dire. Purtroppo, e qui mi riferisco proprio all’appello di Principe, urge la necessità di...

Gente senza frizione

Prima della rete, prima che la tecnologia per agirla giungesse ai più, vivevamo in un sistema media-centrico, in cui la tv costruiva l’immaginario comune e chi lo controllava ne vendeva gli sfavillanti surrogati agli “utenti”. I due principali “prodotti mediatici”, “intrattenimento” e “informazione” si sono poi appiattiti sul primo andando ben oltre l’idea dell’ibridazione (“infotainment”).   Con la diffusione della banda larga e la rivoluzione dei costumi socioeconomici, la struttura gestore - medium - utente che fin lì aveva retto, con la TV a fare da fulcro, tenta una sovrapposizione se non proprio un assalto “normalizzatore” alla rete collezionando una serie di clamorose disfatte. La rete non è la tv! Non è colonizzabile, non è regolamentabile, né compatibile coi vecchi modelli economici.   Ciononostante approcciare il web come luogo di nascita di nuovi mercati e nuove opportunità commerciali è un’ottima idea per comprenderne a fondo le dinamiche sociali, vero motore del web. Gerd Leonhard, Guru USA dell...

Striscia la Notizia risponde a Doppiozero

Pubblichiamo di seguito la risposta di Striscia la Notizia all'articolo di Gianfranco Marrone Neotelevisione (leggi l'articolo).     Contro il Drive in si è mossa da mesi una vera e propria macchina del fango. Chi in mala fede, chi acriticamente, chi semplicemente non ricordando, confonde o accomuna il programma culto degli anni ’80 con Colpo Grosso. Drive in, trasmissione libera e libertaria, una parodia dell’Italia degli esagerati anni ’80, della Milano da bere, del riflusso, dell’edonismo reaganiano, era un programma comico e satirico. Le ragazze “fast food” erano iperboli: figure retoriche viventi, caricature al pari del paninaro, del bocconiano, del dott. Vermilione, della top model, della professoressa, della moglie dell’onorevole Coccovace. Essendo parodie è evidente che prendessero spunto da altro, infatti le “tette” erano altrove. La Rai trasmetteva quelle nude di Rosa Fumetto ne Il Cappello sulle 23, quelle di Ilona Staller in C’era due volte, quelle di Barbara d’Urso in Stryx e quelle che facevano da tormentone in Due di tutto. Canale 5 rispondeva con altre...

Neotelevisione

Chi ricorda la giraffa? La giraffa era una specie di trespolo che, per raccogliere le voci negli studi televisivi, faceva pendere dall’alto un microfono. Il microfono doveva essere rigorosamente nascosto, e con esso tutta l’apparecchiatura tecnica, in modo da far sembrare conduttori, ospiti e cantanti non in tv ma a teatro, non di fronte a telecamere ma a un pubblico reale. Quando appariva nell’inquadratura, ci si metteva a ridere, additando la sua presenza come un terribile sbaglio dell’operatore o del regista. La televisione delle origini, per esserci, doveva sparire, a tutto vantaggio d’altri generi artistici come il teatro di varietà, l’operetta, la radio, la saga di paese. Chi ricorda la giraffa è uno che guardava i programmi della paleotelevisione, quando la tv mimetizzava i propri apparati, e con essi tutta l’ideologia che ne discende, per adoperarsi in quella che era, o avrebbe dovuto essere, la sua missione istituzionale: un servizio pubblico erogato da un ente statale, con l’obiettivo di intrattenere, informare e, pensate un po’, educare.      Ma negli anni Ottanta, con l’...