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Alix Kates Shulman. Il senso dell’amore

Dopo vent’anni di matrimonio la vita improvvisamente cambia per Alix Kates Shulman, romanziera, saggista e una delle storiche femministe americane, il marito cade da un soppalco, non muore, ma riporta gravi danni neurologici. Non una scomparsa quindi, piuttosto un’assenza. La convivenza si modella in una nuova forma, come in una vita parallela in cui il marito è in grado di ricordare il passato, ma è incapace di accumulare nuovi ricordi. Qui non è il passato una terra straniera, bensì il presente.   Il senso dell’amore (Einaudi Stile Libero/Extra, 2012, pp. 212, € 17) non è la via crucis di una donna in perenne sacrificio, ma la storia di una passione amorosa che nemmeno la menomazione di uno dei due è in grado di spegnere. Anzi, l’emergenza estremizza i sentimenti, l’odio e l’amore assumono una purezza pericolosa quanto incantevole, il rapporto rischia il baratro ogni ora, ma ogni ora porta con sé anche un carico di speranza, una qualche possibilità di miglioramento, l’equilibrio è un perenne inciampo. Schulman racconta in prima persona, quasi come un diario, l...

Bruno Osimo. Bar Atlantic

Il Bar Atlantic (Marcos y Marcos, 320 pp., 15 €) è il bar dell’Esselunga, un bancone circolare lucido di piastrelle blu oltremare; un approdo rassicurante per camerieri, commesse, magazzinieri e clienti abituali. Un non-luogo che del porto ha il nome oceanico, il viavai stanco e operoso e la confusione creativa di sonorità familiari e inusuali. Qui Bruno Osimo ha messo a punto il suo romanzo e qui il suo protagonista siede a un tavolino d’angolo: un caffè americano e il laptop acceso nelle pause sospese tra le tante vite incompiute che compongono la sua precaria unità. Adàm è israeliano, dottore in lingua e letteratura ebraica, ha trentacinque anni e cinque contratti in cinque università differenti; ha una casa a Milano, una moglie e cinque donne che lo aspettano nei porti remoti della sua odissea professionale.   È una routine collaudata: il lunedì dopo la lezione ad Alessandria cerca di soddisfare Paola, docente ordinario, spendendo il minor tempo possibile e senza molto trasporto. Il martedì invece è di Monìca, dai lineamenti semitici ed esotici e dalla voce roca...

Sensi unici in contromano

Tornata dall’Erasmus nel 2005, fuori corso di un anno, la laurea in Lingue mi sembrava sempre più distante e meno necessaria alla mia esistenza. Già allora era evidente che non ci avrei fatto molto con quel pezzo di carta. In Francia avevo conosciuto il mio futuro marito, mio coetaneo, marocchino, solo che lui a differenza di me l’università non la poteva finire perché mancavano i soldi, che mamma dal Marocco non mandava più da anni. Fuori dal normale corso di studi in Francia il permesso di soggiorno non viene rinnovato, quindi comincia la vita da clandestino. Al mio rientro in Italia decide di venire con me, sperando che i vari zii emigrati a Milano lo possano aiutare a trovare un lavoro, ma tutti si dileguano e lui rimane da solo, senza un posto dove stare, senza documenti, in un paese che non conosce e di cui non parla la lingua. Decidiamo quindi di sposarci per regolarizzare la sua posizione in Italia, a 23 anni, entrambi senza lavoro, senza soldi, senza una casa e senza una laurea. Non pretendo che la mia scelta sia stata la più sensata e ponderata che potessi fare, anzi, ma non sento nemmeno il bisogno di venire...

Donna palestinese, Beirut, 1976

A Beirut nel corso di una delle crisi e dei massacri che hanno insanguinato la città. Questa volta tra cristiani e palestinesi.   Nel cortile dell’ospedale, questa donna aspettava di potere avvicinare il marito, forse morente, che stavano medicando.   Nei teatri delle guerre come delle catastrofi mi è sempre sembrato che quello che meglio raccontava i fatti fossero le facce, le espressioni degli uomini e delle donne che quei fatti, quelle cose che vengono chiamate Storia, li subiscono e basta.   Senza capire, forse, col sentimento, che la sola cosa che stanno vivendo e che si ripete è la loro sconfitta.

Elvira Seminara. Scusate la polvere

A trentacinque anni si è appena ragazzi, a quaranta giovani, a quarantacinque fieramente immaturi, a cinquanta si preferisce sdoganarsi da ogni sorta d’allusione anagrafica. Se la mezz’età non si sa più bene a che punto stia è perché quei ragionevoli trentacinque del “mezzo del cammin di nostra vita” ormai stridono e infastidiscono. Eppure il colle c’è ed Enza, la protagonista dell’ultimo romanzo di Elvira Seminara, Scusate la polvere (nottetempo, pp. 206, € 12), si trova appena oltre quel segmento di vita. Ha un lavoro non proprio legale, per scelta non ha figli, ha due amiche fin troppo presenti, ha una madre con l’Alzheimer. E aveva un marito; che aveva un’amante; che aveva a sua volta un marito. I due concubini se ne vanno abbandonando i rispettivi coniugi. Ma nessuna fuga, né all’inglese né da ladri. Bensì un salto, giù nel fosso di Santa Filomena sulle colline agrigentine, tra le braccia della patrona delle cause impossibili. Una sterzata, un volo e uno schianto. Enza si trova tutto d’un colpo vedova, cornuta, fantasma solitario nella terra...

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