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Case editrici / Editori per il XXI secolo

Fino a qualche tempo per casa editrice si intendeva un'azienda – oggi qualcuno direbbe "impresa culturale" – che produce e vende ai consumatori oggetti fisici prodotti in serie: libri, giornali, riviste... Ma qualcosa sta cambiando ed è già cambiato, come ha raccontato al cinema Il gioco delle coppie di Olivier Assayas. Un celebre aneddoto – o una geniale invenzione di Umberto Eco – ha per protagonista un editore, forse Valentino Bompiani, che durante un party viene avvicinato da un'elegante signora che gli chiede che lavoro faccia.  "L'editore." "Bello! Ma allora lei scrive libri?" "No, a quello ci pensano gli autori." "Ah... Allora li stampa?" "No, di questo se ne occupa la tipografia." La bella signora è sempre più perplessa: "Insomma, li vende?" "A venderli ci pensano i librai." "Mi scusi, ma allora lei cosa fa?" "Tutto il resto!" In questa paradossale risposta c'è già il seme dell'evoluzione che stanno vivendo e vivranno le aziende editoriali. Fino alla metà del XX secolo i grandi editori si ispiravano a un modello industriale che aveva l'ambizione di coprire l'intera filiera produttiva, affidata ai diversi reparti dell'azienda. La redazione si faceva carico di quelli...

Salone del mobile | Designers, il proletariato creativo

Diverso, eccentrico, fantasioso, figo, frivolo, geniale, futuristico, incasinato, incomprensibile, innovativo, leggero, marginale, moderno, multimediale, nerd, pazzesco, poco redditizio, poliedrico, sfruttato, stressante, utopico, visionario: con questi termini viene definita oggi la figura del designer. La parola più utilizzata è però ancora “creativo”, e continuano a circolare termini tradizionali: grafico, architetto, artista.   Leggendo l’inchiesta sulla condizione dei designer in Italia (Designers’ Inquiry) si incontra una figura ancora semisconosciuta e per molti tratti indefinibile. Cosa fa esattamente un designer? La ricerca non lo dice, dato che indaga soprattutto l’aspetto economico e sociale di questa professione, ma è evidente che la maggior parte dei giovani (tra i 21 e i 30 anni) che fanno questo mestiere in vari ambiti, dal design alla grafica, dalla pubblicità alla comunicazione visiva, appartengono al proletariato creativo, sottospecie della “nuova classe creativa” teorizzata da Richard Florida qualche anno fa.   Dal questionario distribuito (in due mesi ha ricevuto 767 risposte alle 78 domande), emerge il nuovo operaio dei servizi avanzati: giovane,...

Parigi - L’intrepido fantino al Grand Palais

  Parigi è tante cose. Per molti, per i visitatori e per i turisti, è principalmente un giocattolo. A Parigi si gioca sulla Tour Eiffel, si gioca davanti alle vetrine dei gioiellieri di place Vendome e ai tavolini dei bistrot di Montmartre. Un po’ perché la retorica degli uffici del turismo francese ha trovato più facile raccontare la città in questo modo, un po’ perché niente è meglio del kitsch di cui Parigi è ben dotata per stimolare la fantasia infantile che si annida in ognuno di noi. Ma principalmente perché Parigi è una città demodé che difficilmente abbandona le proprie abitudini: piuttosto le accantona in attesa di farci qualcosa, come vecchi giocattoli non più buoni, ma di cui i nipoti sapranno certamente cosa fare.   La mostra Des jouets et des hommes, aperta in questi giorni al Grand Palais, è forse una delle più originali e riuscite esposizioni degli ultimi anni e allo stesso tempo è una mostra tipicamente parigina per tipologia - monumentale: oltre mille gli oggetti esposti - e per filosofia con il Grand Palais trasformato in...