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Razionalità e contesto / Carola Rackete, lo spazio e il mare

Il comportamento della comandante della Sea Watch ha prodotto una vera e propria “aria variata all’italiana”, per dirla in termini musicologici. Resta però ancora da decifrare davvero il sottile, segreto sorriso di Carola Rackete, che s’indovina sulle sue labbra ma quasi mai si vede. Nessuno l’ha ancora fatto perché nessuno ha ancora riconosciuto in lei la potentissima entità da cui dipende l’intero senso della modernità, di cui costituisce la faccia normalmente nascosta ma allo stesso tempo fondativa, la versione in grado di rimetterne in asse, ribaltandolo, il percorso. Il dato più tragico dell’episodio in questione consiste proprio in tutto quel che esso, al riguardo, rivela: la fine della coscienza della nostra cultura, la perdita di memoria delle proprie origini, l’incapacità di continuare a riconoscere il senso degli “arcani maggiori” che ne reggono la vicenda. Di qui la perdita di vista dell’autentica posta in gioco.    A molti il gesto della comandante ha richiamato la storia di Antigone. Per un verso si comprende: dalla tragedia di Sofocle in poi Antigone, che difende le ragioni della giustizia degli uomini contro quelle della legge della città, è la...

Viaggiatore del sessantesimo parallelo / A Sud dell’Artico

Fuga nordica   Partire l’estate vuol dire, per me, salire al Nord. Non che non ami il Sud, ma questa latitudine coincide, nella mia geografia personale, con un radicale spostamento ad Est, col Sud-est asiatico. Un doppio movimento che s’inabissa e vira ad oriente, un passaggio di equatore in cui si osserva il mondo sottosopra. Sentirmi sbussolato, questo è il mio sud. Più nitida l’idea del Nord: preparare lo zaino con l’essenziale, tenerlo sotto i dieci chili, e cominciare a salire senza tante paturnie. Per questo capisco quelle famiglie italiane che, col camper, tirano dritti fino a Capo Nord e mostrano come un trofeo l’adesivo sul lunotto posteriore. Una voglia d’evasione dal Mediterraneo di segno opposto rispetto agli inglesi e agli scandinavi che affollano le coste greche, italiane e portoghesi. Per questo capisco meno quei connazionali che, d’estate, scelgono la Grecia, lasciando una sponda mediterranea per un’altra.     Il Nord è una fuga dal caldo appiccicaticcio, mai così dannoso come quest’estate: il 2018 è finora l’anno più caldo registrato in Italia dal 1800, sebbene siano stati colpiti altri paesi, dalla Francia alla Scandinavia, dalla California a...

La nave dei folli

Una gita a Clusone e una a Pinzolo non guastano. La danza macabra di Borlone de Buschis di Clusone (1485) e quella di Simone Baschenis di Pinzolo (1539) segnano forse l’inizio e la fine di un periodo di comunità inconfessabile (Blanchot, 1983). Inconfessabile perché composta di trapassati, che, in quanto tali, già sono passati in giudicato, ingiudicabili. In molti accomunano questa comunità a un’altra, che potrebbe essere anche la medesima, chissà. Si tratta della Stultifera Navis. Cos’hanno in comune gli stolti e i morti? Il semplice fatto di non essere confessabili. Gli uni per il regno dei cieli, gli altri per la terra, sono inguaribili. Bosch e le illustrazioni a Brant di Dürer ne danno rappresentazione figurativa. Ecco una figura chiave, il centro del primo capitolo, della prima parte della Storia della follia di Foucault: Sebastian Brant (1458-1521). Vissuto tra l’opera del de Buschis e quella del Baschenis. Nel giugno 1984 Francesco Saba Sardi (1922-2012) ci regalò, in versi endecasillabi, la traduzione di Das Narrenschiff.   Borlone de Buschis di Clusone   Narrenschiff uscì...