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nero

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I colori del terrore

Vanno sotto questo titolo fumetti, racconti, saggi molto eterogenei. Viene in mente per primo, proprio perché il titolo è esattamente questo, il racconto di Jordan Ivančev I colori del terrore del 1995 (trad. it. di Svetlana Ilkova, fbe edizioni, Cremona 2010), la descrizione di un viaggio di Vesselinov, un professore universitario di filosofia, del figlio Hristo di sette anni e di un ex calciatore, che attraversano la Bulgaria all'inizio del XXI secolo. Fuggono da una Sofia in sfacelo, aggredita dalla popolazione affamata della periferia, per ritrovarsi in una campagna nella quale gli uomini sono diventati animali che si muovono in branchi e assalgono chiunque abbia con sé qualcosa da mangiare, attraversano villaggi e città, ciascuno con leggi proprie o senza legge. Il romanzo si presenta come una distopia livida, surreale, riflesso proiettato nel futuro della situazione politica e sociale della Bulgaria dopo la caduta del comunismo.   Frontespizio del Liatano di Hobbes   Il pericolo di un mondo simile, corrispondente allo stato di natura descritto da Hobbes, nel quale vige la guerra di tutti contro tutti e in cui l'uomo...

Uscendo dal cinema

Il soggetto che parla qui deve riconoscere una cosa: gli piace uscire da una sala cinematografica. Ritrovandosi nella strada illuminata e quasi deserta (ci va sempre di sera e lungo la settimana) e dirigendosi mollemente verso qualche caffè, cammina in silenzio (non gli piace parlare subito dopo il film che ha appena visto), un po’ intorpidito, goffo, infreddolito — insomma, assonnato: ha sonno, ecco che cosa pensa; nel suo corpo si è diffuso un senso di sopore, di dolcezza, di calma: languido come un gatto addormentato, si sente un po’ disarticolato, o meglio (perché per un’organizzazione morale il riposo non può consistere che in questo) irresponsabile. In breve, è evidente, esce da uno stato di ipnosi. E dell’ipnosi (vecchia arma psicoanalitica che la psicoanalisi sembra ormai trattare con condiscendenza) ciò che percepisce è il più antico dei poteri: quello di guarire. Pensa allora alla musica: non ci sono forse delle musiche ipnotiche? Il castrato Farinelli, la cui messa di voce fu incredibile “sia per durata sia per emissione”, lenì la malinconia morbosa di Filippo V di...

Orrore

Il primo è stato il fotoreporter americano James Foley. Poi nell’arco di un mese sono stati decapitati il reporter statunitense, Steven Sotoff, e il cooperante scozzese David Haines. Il rito pressoché identico prevede che il condannato sia vestito di un camicione arancione, mentre il boia è in nero, con il capo e il viso occultati. Tiene in mano un coltello esibito come strumento di morte. La decapitazione ha generato un immediato senso di orrore lasciando attonita e stupefatta l’intera platea televisiva occidentale e il popolo del web. Le immagini della decollazione sono state viste da milioni di persone e commentate da giornali, televisioni, siti internet. Un commando di Talebani entra in una scuola in Pakistan, a Peshwar e uccide a freddo 132 bambini e i loro insegnanti, come a Beslan, per poi essere ucciso a sua volta dalle forze di sicurezza. Non è finita lì. Da vari mesi è un susseguirsi di sgozzamenti, decapitazioni, eccidi. Altri bambini la cui colpa era di aver assistito a una partita di calcio. L’ISIS, lo stato islamico, o Califfato, come si è autoproclamato, continua imperterrito la strage. Fino al...

b/n. Gli spazi di AG Fronzoni

Un campo innevato si apre alla vista sospeso, irrisolto: toglie allo sguardo la consapevolezza del luogo e vi produce uno straniamento, la parvenza concreta di un’assenza: come una sospensione, una pausa prolungata, tra quelle fattezze di mondo che tanto faticosamente abbiamo imparato a guardare, assaporare, conoscere. Una superficie che, vuota agli occhi, spaesante e irriconoscibile alla mente, ci tocca col fantasma terribile della sua bianchezza (quello che planava sulle distese marine di Melville, incarnato nella sua balena), pieno di perdimenti e paure che pure si ribaltano in chi, trasportato dall’entusiasmo della cancellazione e attratto dall’incantata meraviglia del bianco, si lancia nella felicità stupefatta di un luogo senza confini, di un’estensione che, per quanto piccola sia, pare illimitata: dove lo sguardo si perde nelle regole dei pochi casuali elementi ancora in vista e rimbalza tra i fusti esili delle antenne cittadine, tra un piede e l’altro degli alberi nei boschi, dilatando l’assenza che sembra essersi insinuata, come un sospiro, proprio attraverso il bianco.     Lo straniamento, lo smarrimento che...

Quando il nero si vede bianco

  Tra i privilegi di chi svolge un’attività fuori dall’orario di ufficio vi è quello di poter viaggiare sui mezzi pubblici stando comodamente seduto, senza essere stipato come una sardina. Di questo privilegio anche il nostro sguardo ne trae giovamento, perché può spaziare liberamente all’interno della vettura e posarsi su ciò che al momento meriti attenzione. Qualche giorno fa, durante la traversata della città in tram, il mio sguardo vagante venne attratto da una coppia di indumenti identici, indossati da un ragazzo e da un uomo adulto, il cui tono colloquiale lasciava supporre fossero padre e figlio. Si trattava di due giubbotti di cotone cerato, molto di moda quest’anno, ai quali, in pendant avevano accostato entrambi un paio di scarpe anch’esse di vernice nera lucida. Per chi vive nelle grandi metropoli, sono sempre più frequenti le occasioni per registrare quanto la moda plasmi e modifichi non solo il comportamento degli adolescenti ma anche degli adulti, al punto da non riuscire più a distinguere, in molteplici circostanze, gli uni dagli altri. Ma in verità il mio sguardo...