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Una conversazione / Gillo Dorfles. I paesaggi e i personaggi della sua vita

Conoscere Gillo Dorfles di persona e avere la possibilità di dialogare con lui nella sua abitazione milanese è un’esperienza impossibile da dimenticare. Innanzitutto perché si ha la sensazione di essere a colloquio con la Storia: nato a Trieste il 12 aprile del 1910, ha visto susseguirsi almeno quattro generazioni; ha assistito a entrambe le guerre mondiali; ha visto il passaggio della sua città natale dall’essere austroungarica all’essere italiana; ha partecipato alla ricostruzione del nostro Paese avvenuta dopo il 1945 ed è stato testimone e promotore di molti dei più importanti snodi culturali e artistici del ventesimo secolo.   Laureato in medicina, con specializzazione in psichiatria, fin dai primi anni Trenta si dedica a una pittura influenzata dall’antroposofia di Rudolf Steiner. Nel 1948 è tra i fondatori del MAC-Movimento per l’Arte Concreta, nato a Milano quale contrapposizione al realismo politicamente impegnato e agli influssi irrazionali dell’informale. Dal 1956 decide di passare dalla pratica pittorica alla critica d’arte per poi riprendere a esporre i suoi dipinti solo nel 1986, in occasione della personale tenuta allo Studio Marconi di Milano. Professore di...

Inesistenze

Nel ’94 entrammo in quell’appartamento in via Matteo Pescatore 4. Non grande, giusto per due persone, meglio se per una sola. Già due sfratti ci avevano raggiunto nel breve soggiorno in quella città. Dentro quella casa avremmo poi consumato ogni cosa, nel bene e nel male. Ieri al vespro mi chiama Daniel.    – Devo spedirti le tue cose, i tuoi lavori. Fabrizio mi consiglia di fare due pacchi e di inviarteli con un altro corriere perché per loro è costoso un trasporto, così mi ha consigliato, e io sto svuotando la cantina e non voglio prendermi la responsabilità di buttare le tue opere, o meglio ho buttato tutto quanto era marcito negli anni ma per il resto credo sia un vero peccato buttarle, ci sono ancora pezzi interessanti come i 10.000 soldatini gravidi: te li spedisco!  – No, Daniel! Tu non spedisci niente, fai i pacchi come credi e butta via tutto, ogni cosa, io non voglio avere cianfrusaglie qui anche perché non saprei dove metterle, e poi ho chiuso con quel tempo. Mi avete buttato fuori da quella casa dopo che vi ci ho messo dentro, grazie, butta tutto, non voglio vedere i miei...

Le passioni di Artaud

“Il sole è una puttana!” Presidente Schreber citato da Freud   Diventare van Gogh   L’antro basso e buio dà accesso a una sala col soffitto a cupola, come se penetrassimo in una grotta piuttosto che nelle sale di Van Gogh/Artaud. Le suicidé de la société (al musée d’Orsay fino al 6 luglio). Sulle pareti e sul pavimento di questo interregno tra museo e mostra sono proiettate brevi concatenazioni di parole in cui riconosciamo presto il testo che Antonin Artaud scrisse su Van Gogh.   Forse un clin d’œil al visitatore: sì, siamo consapevoli che un’esposizione attorno a un solo testo è una trappola, che si rischia di riempire le pareti di citazioni, di rendere troppo letterali i richiami tra pittura e scrittura. Il testo di Artaud poi mal si presta a far da pannello esplicativo a una sala di quadri. Rompendo con il bellelettrisme della critica d’arte francese, è invece una scorribanda sciagurata, la reazione sclerata di un uomo che dai quadri di van Gogh si sente minacciato.   Pagine senza sviluppo narrativo che girano vorticosamente in tondo a un...