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ora

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Le ore

Negli ultimi giorni si è molto parlato delle nuove iniziative che il ministero sta intraprendendo di fatto contro i docenti della scuola italiana. L’attenzione di tutti si è incentrata sulla questione dell’aumento delle ore lavorative di lezione frontale da 18 a 24. L’annuncio di una settimana fa era: cattedre a ventiquattro ore per tutti; e forse doveva servire a spaventare la categoria in vista di una trattativa; dopo pochi giorni di levate di scudi di tutti i sindacati e di diversi esponenti politici (abbastanza svegli da ricordarsi di un potenziale bacino elettorale) la ‘cosa’ si trasformata in: cattedre a diciotto ore di lezione con obbligo di sei a disposizione per le supplenze, maternità, malattie e spezzoni (ovvero cattedre non complete). Le ore sarebbe ovviamente non retribuite.   Di che ore stiamo parlando? Si tratta dei posti dei ‘precari’, che a questo punto sarebbero fuori dalla scuola dopo una progressiva erosione della cattedre negli ultimi anni. Di fatto sono i colleghi ‘a tempo determinato’ che pagano il prezzo più alto, rispetto a chi è ‘di ruolo’ ma...

Fresco di giornata

Sono sul treno che mi porta da Lancaster a Londra. È ora di pranzo e la signora di fronte a me estrae dalla borsa un paio di tramezzini confezionati in un involucro di cartone, con un ampio tassello di plastica trasparente che, come una finestra, permette di vederne la fattura. La confezione, non sigillata ma chiusa con un semplice adesivo circolare rosso recante il tipo di farcitura, è elegante e minimale. Nessun disegno o simbolo, niente colori sgargianti, solo nero e marrone, di una tonalità che fa pensare al cartone grezzo o riciclato. Sono attratta da questo packaging sofisticato e vorrei conoscerne l’origine. Eppure l’unica scritta presente sull’involucro, stampata a grandi caratteri, non mi aiuta affatto: “Freshly made here today”. Ne so esattamente quanto prima: benché la frase faccia riferimento a un dove e un quando il tramezzino è stato prodotto, questi dove e quando restano indeterminati. Il motivo della sorprendente carenza di valore informativo di questa frase è la presenza in essa di due termini dimostrativi (o indicali) : “here” e “today”. I termini dimostrativi,...

Biennale 2011 / I tempi morti del cinema. The Clock di Christian Marclay

La storia della costruzione degli automi è strettamente connessa con quella dei meccanismi a orologeria: questo pensiero mi ha fulminato durante la visione di uno dei tanti frammenti di cui è composto il corpo frankensteiniano di The Clock. Opera-monstre della durata di 24 ore, questo video dell’artista americano Christian Marclay, dopo il successo già riscosso in alcune gallerie di Londra e New York, è giunto alla Biennale di Venezia per accaparrarsi il Leone d’Oro. Si tratta di un colossale montaggio di spezzoni tratti da un imprecisato numero di film, in ognuno dei quali compare un orologio o un riferimento all’orario che coincide con il momento in cui esso viene proiettato: per capirci, mi sono seduto su un divano mentre l’orologio alle spalle di Robin Williams in One Hour Photo segnava le 16.07 e me ne sono andato con la testa ancora rivolta allo schermo che proiettava le 17.55, condotto pazientemente dagli addetti dell’Arsenale in chiusura, recalcitrante all’idea di non poter assistere all’evento del riallineamento delle lancette sulle 18.00.   Per quanto vi possa sembrare ridicolo, è proprio questo il fascino irresistibile di The Clock: ti incolla allo schermo senza...