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Guerra di affetti, guerra di vasetti / Nutella sotto attacco

Da quando, qualche settimana fa, è stato lanciato sul mercato italiano il primo concorrente della Nutella Ferrero, la crema Pan di Stelle di Barilla, sul web è tutto un prove d’assaggi, confronti su blog di cucina e marketing, videorecensioni su youtube e sui social. Tutti a dire la loro, tastando la differente cremosità delle due spalmabili, valutandone colore e lucidità, mangiandole effettivamente, chi rigorosamente in punta di cucchiaino e chi ad abbondanti cucchiaiate. Con precisissimi confronti tra le etichette: una crema è fatta usando l’olio di palma (come orgogliosamente dichiarato in un recente spot – link), mentre l’altra con quello di girasole; una contiene una maggiore percentuale di nocciole, l’altra più cacao, e così con vari dettagli sugli ingredienti e sui rispettivi valori nutrizionali.  Da quando è stato annunciato l’arrivo della nuova crema di Barilla, sembra che non si aspettasse altro che la possibilità di provarla. Del resto, l’attesa è una delle passioni più utili per fare marketing di quasi qualsiasi cosa. Il pubblico ha riconosciuto nella nuova arrivata una sfidante della più famosa delle creme alla nocciola, con le carte in regola per esserlo, a...

De arca archa / Ontologia della scatola

Nella farraginosa evoluzione di una philosophia perennis che si affanna a inseguire le seduzioni tecnologiche di una rivoluzione che dematerializza la memoria nella illusione platonica che siano le idee a donarci l’immortalità, le cose sopravvivono silenziose, pesanti, impolverate, ingombranti. Le loro migrazioni dagli scaffali dove si offrono alla voluttà dei loro futuri possessori al degrado di cantine e solai, per non parlare di discariche e di inceneritori, sono la memoria fisica di storie forse mai raccontate, ma non per questo meno reali. Pur nella sua vuotezza – se non fosse vuota non sarebbe una scatola, un contenitore – la scatola è una cosa che esprime la sua funzione in maniera inequivocabile, che non lascia ambiguità. Anche se il suo nome, in italiano, è metatesi del latino medievale castula, di origine germanica dove skata indica tesoro, perché skatts è in gotico l’oro.   Tra box e boîte, ma anche Box in tedesco, non c’è molta differenza perché la loro origine nel lontano medioevo associa queste parole al latino buxus: le scatole erano di legno. Chissà perché le scatole italiane avevano un’origine dorata e quelle mitteleuropee solamente legnosa? A questo punto...

Divagazioni su packaging e design / Munari, le arance e i fichi secchi

In un negozio Waitrose, a Londra, mi imbatto nei prodotti Urban Fruit. Stavo curiosando tra gli scaffali degli snack e sono stato attratto dai colori vivaci e ben abbinati delle confezioni e dalla grafica fresca e semplice che mette di buon umore. È una linea di frutta disidratata da mangiare al volo, on the go, come fuori pasto. Solo frutta, senza aggiunta di zucchero, conservanti o altre sostanze bandite dagli stili di vita virtuosi. Ogni sacchetto, a dar retta a quanto riportato sotto la tabella nutrizionale, fornisce il fabbisogno giornaliero di frutta di una persona. È un aspetto importante in un paese dove si mangia poca frutta e per me è la conferma che posso farmi fuori tutto il contenuto (circa 100g) senza sensi di colpa.  Mangio nell’underground, sentendomi in armonia coi tempi, grazie a una scelta allo stesso tempo sana, gratificante e cool. Una pizzetta non mi darebbe la stessa soddisfazione. Poi razionalizzo: frutta secca. Mi capita di mangiarne in Italia, soprattutto durante le feste, ma non ho mai pensato che fosse una cosa cool. Non mi è mai venuto in mente di portarmi dietro un sacchetto di fichisecchi per uno spuntino on...