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(13 risultati)

Strategie e trovate / Podemos, una certa ikea di politica

La politica sta cambiando, questo ormai dovremmo averlo capito. Un cambiamento totale, devastante, che mette in discussione tutto e tutti sotto due potenti spinte: quella dei cittadini, che non sono più disposti a far finta di niente, ma soprattutto quella della comunicazione, che ha trasformato il modo di farla. E non parlo solo di internet e dei suoi effetti, della costruzione del consenso a forza di post e like o della pratica della consultazione diretta per scegliere qualunque cosa, dal colore delle pareti della sede del partito alle aliquote della pressione fiscale, ma di tutta la comunicazione, anche quella che si basa su artefatti del tutto tradizionali come un programma elettorale. Avete presente quei volumoni che si facevano una volta, fitti fitti di righe di testo, qualche tabellina e una certa quantità di dati che nella migliore delle ipotesi si presentavano già sotto forma di torta pronta da spartire? Dimenticateli. O almeno, dimenticateli se siete spagnoli. Con Podemos, il partito (movimento? gruppo? iniziativa? di questi tempi si offendono tutti così facilmente) che parteciperà alle prossime elezioni del 26 giugno, anche questo baluardo del vecchio modo di comunicare...

Scompare il fondatore del Movimento 5 Stelle / Casaleggio, l'uomo che ha inventato il Grillo 2.0

L'incontro con Gianroberto Casaleggio, scomparso ieri a 61 anni, ha cambiato la vita di Beppe Grillo. La loro collaborazione ha travolto il nostro sistema politico. Il successo del Movimento 5 Stelle non riguarda solo l'Italia: con il suo mix di populismo e tecnocrazia, tra sollecitazioni emotive e utopie di democrazia radicale, rifiutando la tradizionale divisione tra destra e sinistra, ha anticipato i nuovi movimenti politici che stanno ridisegnando la mappa politica dell'Europa.   Sono due le persone che hanno inventato Beppe Grillo. La prima è stato Antonio Ricci, l'autore dei testi dei suoi primi successi, soprattutto televisivi. La seconda è stato Gianroberto Casaleggio, che ha trasformato un comico dall'incerto destino, cacciato dalla tv, in una star della rete. Il loro incontro ha cambiato la storia del nostro del nostro paese. Nei suoi recital, il luddista Beppe Grillo sul palco sfasciava i computer con una mazza da baseball. L'illuminazione gli arrivò dalla lettura di un articolo in rete, Il Web è morto, viva il Web. Volle incontrare l'autore. Gianroberto Casaleggio lo andò a trovare a Livorno, dopo la fine dello spettacolo, nell'aprile del 2004. Fu una...

Il consigliere

Con Il royal baby (Rizzoli 2015) Giuliano Ferrara lancia un'opa, per nulla ostile, sul governo Renzi, o meglio, benché sia una cosa sola, sul giovane premier. A far da coerente termine medio Berlusconi, a cui per vanto e non per scorno viene avvicinato Renzi: «Ha il fuoco nella pancia, il nuovo nato, come l'altro, il babbo, brucia di megalomane ambizione. Ma è anche lui mite, alla fine, e ridanciano e innamorato del suo ostentarsi piacente al populazzo (Ludovico Ariosto)». Non che, quanto a megalomane ambizione, Ferrara sia da meno, quando intitolando capitoli e sottocapitoli Io e Renzi, Craxi. Il Cav. Renzi. E io, si mette ben in evidenza nella foto di famiglia. È proprio la psicologia del consigliere di cui vorremmo fare un po' di filogenesi.   Matteo Renzi e Silvio Berlusconi   Per tracciare il profilo, anche storico, di tal figura, il primo nome che verrebbe alla mente è quello dell’Ulisse dell’Iliade allorché comincia col suggerire le modalità con cui Elena potrà scegliere tra i suoi molti pretendenti (Biblioteca Di Apollodoro) e termina ovviamente in gloria con l’...

Svegliatevi compagni!

“Svegliatevi da questo sogno, compagni!” A parlare, ne La cosa di Nanni Moretti, film-documentario del 1990, è un giovane comunista della sezione di Testaccio, un quartiere popolare di Roma. Il giovane incalza: “C’è mai stato il comunismo?”. Interrogativo fino a qualche mese prima impronunciabile, almeno in quella sede. Ora, sono crollati i muri, e rovesciati gli idoli. (“Siamo stati idolatri”, dice un altro compagno in ossequio forse a una lontana, ma resistente memoria biblica).   Mentre viene sancita la fine del “socialismo reale”, si chiude anche la parabola del comunismo italiano: il 24 novembre del 1989 il Comitato Centrale del PCI, su proposta del suo segretario, Achille Occhetto, vota, con una maggioranza del 67,7%, a favore del cambiamento del nome del partito e per l’avvio di una nuova stagione politica. Colti di sorpresa dall’iniziativa del segretario (“un pugno in faccia” ), i militanti non si accontentano di dibattere attorno al nome da dare alla nuova formazione politica. Si chiedono che cosa ha significato il nome che si dispongono ad abbandonare. Guardano indietro...

È arrivato il generale Custer!

Per comprendere i risultati delle elezioni europee 2014 in Spagna e l’improvvisa centralità del partito nato sulla scia del movimento che tre anni fa occupò Puerta del Sol, Podemos, bisogna sapere che ormai il vento è cambiato. Gl’Indignados non minacciano più il sistema soltanto nelle strade, ma anche nel segreto delle cabine elettorali.   Nel 1964 Bob Dylan cantava The times they are changing, adesso ci pensa l’asturiano Nacho Vegas a dare un’istantanea della situazione. Nella sua canzone Polvorado (2014), il primo tenore della musica indie spagnola parafrasa la Bibbia dicendo che Polvere siamo e polvere da sparo diventeremo. Canzoni, si dirà, ma durante il profondo rosso della crisi si è arrivati a circondare le case di alcuni politici con i cosidetti escraches, forme di protesta diretta che, seppur pacifiche, rappresentano l’ultimo stadio prima della violenza mirata.   Cercherò di analizzare i risultati prodotti dalle votazione del 25 maggio per immaginare quali possibili scenari si schiudono nell’immediato futuro e quali protagonisti stanno per entrare nel neoeletto Parlamento...

Candidato e testimonial

Se si vuole capire cosa succede a una nazione, non si può fare a meno di osservarne la pubblicità. L’abbiamo scritto sul primo numero di Bill, citando Norman Douglas, lo riscriviamo all’indomani delle elezioni, dal momento che anche in materia politica la pubblicità italiana si è pronunciata da tempo.   Prendiamo una delle caratteristiche più tipiche della nostra democrazia: la proliferazione dei cosiddetti partiti personali, quelli nati cioè intorno a singoli personaggi. Lo si è detto, soltanto in Italia sono così numerosi. Bastava guardare la quantità di cognomi sulla scheda elettorale 2013: il partito di Monti, di Grillo, di Ingroia, di Berlusconi, di Giannino, e prima ancora quelli di Di Pietro, di Fini, di Lamberto Dini, di Leoluca Orlando… Non organizzazioni che scelgono di volta in volta il proprio leader ma movimenti nuovi, raggruppatisi intorno a un solitario artefice.   E cosa c’entra la pubblicità con questa storia? A prima vista dovremmo stare dalle parti del retaggio genetico italiano: la ricerca di uomini forti, di scorciatoie carismatiche… ben...

Io non voto uomini e donne

Nelle elezioni americane del 2000, a causa della scheda disegnata in modo ambiguo che indusse molti americani a scambiare la casella da perforare di Al Gore con quella di Pat Buchanan, il mondo cambiò rotta e imboccò forse una strada peggiore. Tutto per colpa di un pessimo grafico. Sono certo che le elezioni italiane del prossimo 24 e 25 febbraio non saranno condizionate ma solamente contraddistinte dalla pessima grafica. I simboli che li rappresentano, infatti, hanno una qualità media molto bassa. Ma se i partiti rappresentano il Paese significa allora che la qualità media della grafica italiana è così bassa? Credo di no.     Nonostante l’Italia non sia più un Paese che primeggia nel design grafico, negli ultimi anni ci sono stati dei segnali di risveglio e di crescita di una nuova generazione di professionisti. Ma allora perché, mi chiedo, a parte le liste freak (che non fanno nemmeno più ridere) e gli inquietanti doppioni (di cui ha scritto mirabilmente Filippo Ceccarelli su Repubblica) i maggiori partiti sono individuabili da simboli banali e mal fatti? E come è possibile che i...

Quarta Repubblica (Quinta? Sesta?)

Grazie all’azione del pool “Mani più libere” nuovi soggetti politici emergono dalle macerie della Costituzione. Si afferma Concussione e Rivelazione.   Fa notizia la maratona-lampo del movimento “Forza Falsi Invalidi”. Il Popolo della Briscola è pronto a scendere in campo.   Molti consensi ottiene nei sondaggi, secondo gli ultimi dati, l’Associazione Sconosciuti al Fisco; la Lista Civica Raccomandati conserva però il suo vantaggio.   Pare imminente un apparentamento elettorale: l’Unione Facce di Bronzo   correrà con il Circolo Europeo Amici della Patonza.

Disciplinati

Siamo nei primi anni Cinquanta e la scena si svolge a Forlì, nella sede locale del PCI. Alla parete la bandiera rossa della FGCI, un grande ritratto di Stalin, una locandina de “La fiaccola”; accanto alla finestra, una fotografia incorniciata, con un uomo in piedi davanti a un portone. Il conferenziere, in piedi, ha valutato bene la presenza del fotografo, come anche gli uditori: ha calibrato attentamente il movimento del braccio sinistro, insomma si è messo in posa da oratore (lo conferma la innaturale rigidità dell’atto). Anche il doppiopetto, con la penna che spunta dal taschino, parla di una preparazione meticolosa.     Ma non è ancora questo il punctum, quel dettaglio di una fotografia, magari del tutto secondario, che “punge”, come ci ha insegnato Roland Barthes; quel dettaglio, cioè, che apre uno spiraglio di senso inaspettato. Non c’è dubbio che l’elemento acuminato, per così dire, della foto di Forlì non è il gesto dell’oratore e neppure l’attenzione compunta degli ascoltatori. Sono i bicchierini sul piano di vetro del tavolo....

Primavera messicana | Secondo i piani

Transitare sotto il mastodontico Segundo Piso, il secondo piano della circonvallazione (Periferico) della città, è come attraversare lo scheletro di un dinosauro esploso. Piloni grigi e sgorati di centinaia di tonnellate di cemento spinti sull’asfalto del piano di sotto da milioni di auto, giorno e notte. Un’autostrada che sovrasta e non più circonda una città che l’ha superata, di soppiatto, da anni. Se si è sopra le sue ossature, si è salvi. La selva cittadina di luci, di notte, si scuote agli occhi come una pelle anfibia in bagliori sublimi. Al tramonto, apprezzi non solo i complessi montagnosi aranciati che circondano il Distrito Federal, dalla postura americana, ampia e non aspra, ma anche la metropoli verdissima, benché squarciata da cavee misere e rugginose, ricche di saponi giallastri e tendoni rosso mamey da mercatino.   In questi tempi elettorali, dai palazzoni che spuntano ai lati di questo preistorico e distopico Secondo Piano, spiccano, oltre alle pubblicità di bibite e assicurazioni pensionistiche, i cartelloni di candidati elettorali, locali e nazionali. Nel novero: la giovane...

Speciale Ai Weiwei | La macchina della verità

Io sono la macchina che governa gli uomini e le cose. A chi mi sostiene concedo prestigio e ricchezza. A chi mi sfida tolgo la libertà e la vita. A tutti gli altri concedo benessere e sicurezza. Ho molti nomi, ma qui mi chiamo Partito Comunista Cinese.   Un tempo si credeva che io esistessi per una Ragione più Grande, e che il Grande Timoniere e Nostro Amato Presidente Mao meritasse di condurmi così come si conduce una nave, perché Mao aveva guidato la Rivoluzione con successo. Aveva distrutto la macchina di governo dal nome “Guomindang”, che era cattiva e sfruttava la gente, e creato me che sono buona e faccio arricchire tutti. Adesso tutto ciò non ha più senso.   Io non ho altra ragione di esistere che il continuare ad essere, ed alla Rivoluzione credono solo alcuni inguaribili romantici. Io sono fatta da tutti voi, e voi tutti siete fatti da me. Noi siam più furbi, preferiamo girare armati di iPhone pagato a rate, guidare un’auto nuova, comprare casa, vivere in città sicure e mandare i nostri figli a studiare all’estero.   Prima, negli anni cinquanta, era diverso....

Dopo la rivolta

Lei ha di recente pubblicato un libro, La rivolta (Cronopio), tradotto immediatamente anche in Francia, in cui ipotizza che l’età delle rivoluzioni abbia lasciato il posto a quella delle rivolte. Le pare che gli avvenimenti degli ultimi anni e soprattutto mesi le diano ragione, dalle banlieue ad Atene, da Londra a Roma?   Naturalmente ogni rivolta esprime una propria peculiarità con elementi differenti che non vanno minimizzati. Premesso ciò, credo sia possibile individuare un filo rosso che lega le rivolte che stanno ciclicamente infrangendo la normale esistenza del mondo. Si tratta, per dirla in breve, di un rifiuto politico della politica che emerge con il collasso dei tradizionali centri di governo dell’esistenza ed il fallimento sociale dell’architettura neo-liberale. Il contagio delle rivolte, la loro diffusione a catena, il tratto esemplare che ognuna di esse esprime, mi sembra confermare il carattere politico di queste insorgenze. Nel volume cui lei fa riferimento, in questo senso, cerco di pensare un fondamento onto-antropologico delle rivolte: il declino complessivo del progetto politico moderno, lascerebbe spazio alla...

Centocinquanta anni di scuola e laicità. Conversazione con Cesare Pianciola.

  “Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. […] Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. [...] Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. […] Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli...