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personal computer

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IBM / PC

International Business Machines, ma per tutti IBM o anche Big Blue, sta al mondo dell’informatica come la Coca Cola sta a quello delle bibite gassate: è il grado zero, un punto di riferimento ineludibile, soprattutto per aver sviluppato soluzioni e tecnologie che poi sono diventate lo standard di mercato. Il suo ruolo è consistito a lungo nel mostrare dove si poteva arrivare, fino a che punto i muscoli elettronici di un elaboratore si potessero spingere. Non a caso, i suoi supercomputer sono più volte stati in vetta all’esclusiva classifica dei più potenti del mondo (attualmente il primo è cinese).   La sua storia comincia molto presto: nel 1911 la fondazione ufficiale della società, ma ampie e consistenti premesse alle tecnologie che poi sarebbero confluite in Big Blue esistevano già a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento. A quel tempo il concetto di elaborazione automatica delle informazioni era quasi impensabile, come potrebbe esserlo oggi il teletrasporto, eppure la sua necessità era già palese, come dimostravano i problemi legati al censimento della popolazione americana che la...

La macchina per scrivere

Poco più di centocinquanta anni è durata la macchina per scrivere. Da quando un novarese, Giuseppe Ravizza, l’aveva pensata e realizzata per aiutare la scrittura dei non vedenti. Adesso la sua invenzione, contestata da un altro creatore americano, si è estinta. L’ultima fabbrica, localizzata in India, chiude: non ci sono più ordini. Tutti, o quasi tutti, oggi scrivono con il computer. Oppure a mano, con la penna o la matita, dal momento che l’unico vero concorrente della videoscrittura è il quaderno, o piuttosto il moleskine. Il mondo meccanico viaggia verso l’esaurimento.   L’immaterialità ha avuto la meglio. Ma cosa ci abbiamo guadagnato con la fine della tastiera meccanica? Di sicuro ora si fa meno fatica. Chi ha avuto modo di imparare a scrivere sulle macchine tradizionali – spesso con solo due dita – sa quanta energia occorresse per battere sui tasti, per sollevare il carrello, per imprimere le maiuscole, per dare alla riga un ritmo accettabile: la scrittura mentale seguiva, almeno inizialmente, il ritmo dei colpi dei polpastrelli sui tasti, e la fine della riga, vera unità...

Personal computer

“S-a-l-v-e p-r-o-f-e-s-s-o-r F-a-l-k-e-n”. La voce, metallica e monocorde, si diffonde nella stanza da un piccolo altoparlante dalle forme talmente retrò che oggi si potrebbe trovarlo facilmente in un negozio di design. Alla scrivania, un giovanissimo Matthew Broderick guarda preoccupato l’oggetto che ha davanti e comincia a digitare su una tastiera. Nessun codice particolare, solo parole del linguaggio comune con cui il piccolo genio dell’informatica dialoga con il potente mainframe del Pentagono, cercando di dissuaderlo dal proseguire un “gioco” cominciato qualche sera prima che risponde all’inquietante nome di “Guerra termonucleare globale”. Il punto è che il computer, da brava macchina, ha preso molto seriamente la cosa, portando effettivamente il mondo sulla soglia di un vero conflitto. È il 1983, e la scena che abbiamo descritto è una di quelle del film WarGames. Se abbiamo deciso di aprire questo articolo evocandola, non è perché negli anni Ottanta prospettare che un computer intervenisse sulla realtà, pilotasse dei missili o si connettesse a un altro calcolatore fosse...