Categorie

Elenco articoli con tag:

pop

(12 risultati)

Mostre / Lettera da Londra

Stansted è un orrendo centro commerciale, con i gates nascosti il più lontano possibile dietro infiniti shops pieni di After Eights, gin Beefeater, e tutti gli altri simboli commerciali del folklore britannico, incluse le immancabili tazze dell’ultimo royal wedding. Mentre le persone corrono al volo, annunciato il più tardi possibile, perché non si perda nemmeno un secondo delle infinite opportunità di acquisto offerte al passeggero, sale il caldo, essendo l’anno della più radicale heatwave, dopo quella del 1976, che benedisse, in un panorama urbano sinistro e cosparso di rifiuti (per via di un lungo sciopero delle imprese della nettezza) le profetiche urla del punk. I corpi sono al centro della stagione estiva delle mostre: distorti, aggrediti, mutati, cambiati al punto di essere irriconoscibili, essi sono la linea della stagione estiva delle mostre.   In primo piano, alla National Portrait Gallery, una notevolissima esposizione, curata da Nicholas Cullinan, che scrive nell’ampio catalogo insieme a Zadie Smith e ad altri, sulla presenza nella cultura pop di Michael Jackson, che dalla più tenera infanzia, star assoluta del suo gruppo familiare Jackson 5, fino ai massimi...

WOW! / Il salto di scala da Rodin alla cultura Pop

  È una delle esclamazioni dei visitatori alla vista del manichino Bonaveri, collocato nel cortile di Palazzo Pucci durante la mostra Bonaveri – A fan of Pucci. La mostra è articolata in un percorso espositivo che comprende abiti, accessori e installazioni che legano la casa di moda Emilio Pucci a Bonaveri Artistic Mannequins. Il manichino Bonaveri alto 6 metri ha un aspetto Pop per il salto di scala rispetto al contesto e per i disegni della casa di moda trasferiti in scala ciclopica sui volumi del manichino. Visito le sale al primo piano, assisto anche ai laboratori sartoriali e decorativi allestiti al piano terra, ma l’impressione lasciata del gigante non mi abbandona e domina tutte le altre. Il salto di scala grafico e plastico messo in scena a Palazzo Pucci dal direttore creativo Emma Davidge per sorprendere gli addetti ai lavori non è solo un prodotto della cultura Pop.   Bonaveri - A fan of Pucci, veduta dell’installazione nel cortile di Palazzo Pucci a Firenze.   Bonaveri - A fan of Pucci, veduta dell’installazione nella sala grande al primo piano di Palazzo Pucci a Firenze. Ho avuto modo di vedere le foto del manichino mentre l’artista Tiziano Colombo...

La musica nel tempo, di Ferdinando Fasce / Eravamo quattro amici

Le librerie strabordano di volumi sulla storia dei Beatles: sembrerebbe dunque inutile mettersi a scriverne uno nuovo sulle avventure dei quattro ragazzi di Liverpool, ma questa volta la prospettiva che ci viene proposta da Ferdinando Fasce è diversa dal consueto. L'autore non è musicista né musicologo, bensì professore di Storia contemporanea all'università di Genova: questo gli permette di tenere una sana equidistanza tra la visione acritica di certi fans strimpellatori appassionati e quella di alcuni demolitori di miti che pur di provare le loro tesi arrivano a sminuire la grandezza indubbia della band di Liverpool. Adottando uno stile di grande scorrevolezza, Fasce inserisce la progressiva ascesa mondiale dei Beatles all'interno del contesto dei cambiamenti rivoluzionari sociali che hanno caratterizzato la storia mondiale dalla fine degli anni 50 sino al 1970.  Un'eccellente ricostruzione dell'Inghilterra post-bellica serve a introdurre le singole biografie dei quattro futuri baronetti, e nelle pagine seguenti la cronologia degli avvenimenti è guidata con mano sicura e senza sbavature.    Curiosamente l'interesse per il fenomeno di ribellione giovanile e per i...

Da Walt Disney ai Pink Floyd / Cultura di massa

Non è semplice definire con precisione quali siano le principali caratteristiche della cultura di massa. Questa, infatti, consiste in un insieme estremamente articolato di prodotti culturali. Si tratta pertanto di ciò che viene realizzato da quella che Luca Balestrieri ha definito di recente “l’industria delle immagini” nel libro dal titolo omonimo (LUISS University Press), dunque fondamentalmente di film e fiction televisiva. Ma si tratta anche di musica, sport, fumetti e molto altro. I prodotti della cultura di massa hanno però delle caratteristiche in comune, la più importante delle quali è rappresentata dalla condivisione di un modello di tipo consumistico. Non a caso già negli anni Sessanta Edgar Morin, in una delle prime approfondite letture della cultura di massa come il volume Lo spirito del tempo (ora meritoriamente ripubblicato dalla rinata casa editrice Meltemi), sottolineava che la cultura di massa è uno spazio sincretico, il quale però, essendo destinato a un consumo di massa, ha la necessità di basarsi sulla promozione della cultura dell’individualismo e sull’offerta di una possibilità di distrazione dai problemi quotidiani.   Morin aveva inoltre ben chiara la...

Interviste e colloqui / Luciano Berio nel tempo e nello spazio sonoro

Arriva in libreria Interviste e colloqui (Einaudi), il terzo e conclusivo volume degli scritti di Luciano Berio, figura fondamentale nella musica del Ventesimo secolo e non solo.  Dopo i libri dedicati alle Norton Lectures e agli scritti musicali ecco riunito un gran numero di conversazioni rilasciate in Italia e all'estero dal compositore ligure tra il 1962 e il 2002.  Questo quarantennio lo ha visto tra i protagonisti assoluti del rinnovamento musicale, un processo lungo e faticoso non esente da contraddizioni, che risaltano benissimo negli atteggiamenti di Berio rispetto ai fenomeni musicali sempre mutevoli attraverso gli anni.    Certe dichiarazioni apodittiche che si leggono nei colloqui degli anni Sessanta sono del resto tipiche di tutta la generazione di Darmstadt e non dissimili dai coevi diktat di Boulez e Stockhausen su cosa dovesse essere considerato artisticamente valido e cosa no: fortunatamente la disposizione cronologica del libro (curato mirabilmente da Vincenzina Caterina Ottomano) ci permette di seguire fedelmente l'evoluzione del pensiero di Berio e la sua capacità di liberarsi dagli schematismi giovanili per abbracciare una visione dell'...

Wes Anderson: The look of love

  Non è certo sorprendente, tra i vari tagli possibili per un’analisi estetica dell’opera di Wes Anderson, soffermarsi sul legame che il suo cinema intrattiene con la moda. È sufficiente dare un’occhiata ai tumblr, ai più svariati social network dove il pubblico si fa autore rimaneggiando le immagini consegnate al suo sguardo, per percepire come la ricezione e il ricordo che sopravvive ai film andersoniani passi soprattutto attraverso gli outfit singolari dei suoi protagonisti.   Scompaiono i volti, tele bianche incorniciate da acconciature e abiti indelebili nella memoria degli spettatori, che attraverso un blazer, degli occhiali da sole, la giacca di una tuta o una fascia da tennista, riattivano immediatamente le emozioni provate. Solo la musica nel suo cinema possiede eguale forza evocativa e non è certo casuale che entrambe siano gli elementi espressivi, attigui e complementari al mezzo cinematografico, coi quali restituire un immaginario privato, giustamente definito vintage, essenziale per la sua poetica.   Perché se appare ormai (quasi) definitivamente sdoganato dal peccato di leggerezza e...

Francamente me ne infischio

Quella di Rossella O’Hara è la storia dell’America   Francamente me ne infischio è la versione teatrale firmata da Antonio Latella e dalla sua compagnia stabilemobile di Via col vento, romanzo di Margareth Mitchell reso celebre dalla pluripremiata versione cinematografica diretta da Victor Fleming.   Nello spettacolo, cinque episodi autonomi di un’ora ciascuno, la grande narrazione del romanzo e del kolossal – l’epopea di Rossella O’Hara, dall’infanzia felice e frivola nella tenuta di Tara all’indipendenza e alla maturità cittadina, attraverso amori successivi e logiche di convenienza, trasformazioni sociali epocali e lotte, sullo sfondo della Guerra di Secessione statunitense – è esplosa in una quantità e varietà di punti di vista. A partire da un semplice quanto lucido assunto: Rossella, vestita di verde (il colore tanto dei dollari quanto dell’innocenza) come nel film, è la metafora dell’America. Nella sua storia, a cavallo fra Otto e Novecento, si possono leggere, in tutte le loro contraddizioni, la fondazione dello Stato e del mito americano:...

Harmony Korine. Spring Breakers

Spring Breakers di Harmony Korine, uscito ieri nei cinema italiani dopo la presentazione in concorso all’ultima Mostra di Venezia, è una commedia noir coloratissima e in acido, tirata a lucido e fichetta, su quattro ragazzine del college che passano in Florida le vacanze di primavera, lo spring break del titolo, una pausa nel calendario scolastico americano diventata nei decenni un punto fisso per la cultura adolescenziale americana, un momento di follia collettiva a base di sesso, alcol, stupefacenti e musica hip hop. Per arrivarci, alla vacanza dei sogni in quell’orribile paradiso di cemento, piscine, motel e perenne sole a rosso d’uovo che è la Florida, le protagoniste non guardano in faccia nessuno: derubano armi in pugno un fast food e una volta sul posto ci prendono gusto, diventando prima le pupe di un gangsta-rap bianco e poi delle eroine del crimine.     Roba da farti alzare dalla sedia per la volgarità e la noia, oppure da far gridare al miracolo per l’ostentazione pop di tutto l’esaltante marciume della cultura del divertimento: ma Spring Breakers è così, chiede di essere amato o...

Artisti per Bertagnolli / Olimpia Zagnoli. La leggerezza è pop

Un segno, tracciato su un foglio, può farsi segno di molte cose: può dare vita a un volto e costruirgli intorno una storia, può intagliare un marchio o definire un progetto grafico. E dietro il packaging di un prodotto può esserci lo stesso lavoro che c’è dietro una copertina del New Yorker.Disegnare, ovvero, può dirsi in molti modi. E l’impero dei segni e dei disegni, per strizzare l’occhio a Roland Barthes, ha confini frastagliati, che separano e allo stesso tempo mettono in contatto mondi molto diversi tra loro: l’illustrazione, la grafica editoriale, il fumetto.Puntata dopo puntata cercheremo di esplorare questi territori, raccontandoli attraverso le parole e le immagini di quanti, in Italia e all’estero, si sono distinti come autori di graphic novel o di libri per ragazzi, come illustratori o grafici. Per tracciare la rotta, sempre in movimento, di alcuni dei più importanti protagonisti del disegno e contemporaneamente mettere insieme un piccolo atlante di questi mondi, divisi solo da un sottile filo di matita.   Campiture piatte, senza sfumature. Linee decise, senza esitazioni: se non sono curve, allora sono spigoli. Figure stilizzate, bidimensionali,...

Pop Camp 1 e 2

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     «In qualcuno dei tuoi voyages au bout de la nuit ti è mai capitato di imbatterti nella parola camp?». Si era nel 1954, e così Christopher Ishwerwood introduceva il narratore di Il mondo di sera alla sfera del camp, dandone la prima discussione a stampa. Non nella dimensione «totalmente degradata» dei «circoli equivoci» – in cui il termine indicava, ad esempio, «un giovincello svenevole, con capelli ossigenati, cappello e boa di struzzo, che finge di essere Marlene Dietrich» – bensì in quella estetica ed emotiva in cui si esprime «ciò che è fondamentalmente serio in termini di...

Il Tram post-pop di Antonio Latella

USA, anni Quaranta: la culla dell’American Dream comincia a scuotersi. Passato e futuro convivono fra le performance poetiche beat e la caccia alle streghe del maccartismo, mentre le ricerche dirompenti dell’espressionismo astratto e il successo planetario del rock’n’roll sono lontani anni luce dai sobborghi della rampante nuova borghesia operaia, dove si va affermando l’unità abitativa mono-familiare, con elettrodomestici sempre più sfavillanti e il neonato immaginario televisivo – in un cortocircuito politico e culturale che di lì a poco segnerà tutto il secolo.     Un prodotto preciso e straziante che rimanda a quel nugolo di esplosive giustapposizioni – che tanto sembrano aver da dire sulla condizione socio-politica e culturale in cui versa oggi l’Occidente – è Un tram che si chiama desiderio, testo in parte autobiografico che ha consacrato al successo (e allo scandalo, visti i tanti tabù toccati) Tennessee Williams nel 1947, dove vecchio e nuovo, ricchezza e povertà, integrità e cinismo si sfidano, si mescolano e si scontrano. Poco rappresentato...

Chi ha orecchie per intendere

Girando per le bacheche di musicisti presenti in rete è facile in questi giorni imbattersi in “condivisioni” accompagnate da commenti per lo più entusiastici di un articolo di Quirino Principe intitolato “Quest’Italia non ha più orecchio”. Si tratta dell’appello lanciato l’11 settembre scorso sull’inserto domenicale del Sole 24 Ore dal musicologo milanese per difendere la presenza dell’insegnamento musicale in ogni ordine e grado scolastico, un appello a cui do la mia completa adesione. Non voglio però entrare nel merito degli elementi che stimolano la discussione di cui l’articolo è piuttosto affastellato e su cui spero di coinvolgere lo spirito critico di qualche collega. Come dicevo, l’iniziativa è di per sé lodevole, come sono lodevoli tutte le iniziative, petizioni, progetti che sono state avviate negli ultimi anni e che hanno lo scopo di consolidare la presenza dell’educazione musicale nella scuola dell’obbligo e non. Fin qui nulla da dire. Purtroppo, e qui mi riferisco proprio all’appello di Principe, urge la necessità di...