Categorie

Elenco articoli con tag:

precarietà

(11 risultati)

Coworking e millenials o delle rivoluzioni addomesticate

Parlare di coworking è alfine un espediente per osservare la geografia attuale del lavoro e le difficoltà politiche e organizzative che incontriamo sul tema. Il coworking è infatti un’utile idea, nata dal basso, per tentare di fare emergere il lavoro dalla situazione individualizzata e isolata indotta dalla precarietà, insistendo sull’aspetto sociale e collaborativo del processo. Storicamente, la condivisione degli spazi in cui il lavoro si compiva ha contribuito a costruire la consapevolezza, la cognizione, anche epica, della sua forza antagonista. Oggi, essere al lavoro vuole spesso dire anche essere simbolicamente “fuori” dal lavoro così come per tradizione è stato visto, interpretato e validato. Sandra Burchi che, a partire da dieci racconti di donne alle prese con il loro ufficio domestico, ha dedicato una ricerca importante al fenomeno aggiornato del “lavorare da casa” condensata nel libro Ripartire da casa, invita a perlustrare la nuova dimensione in cui il lavoro si svolge, considerandola come uno “spazio terzo” da reinventare. Luogo tutt’altro che privo di resistenza proprio...

Vita e morte dei precari / Orgoglio precario. Stati impermanenti

Eccoci di fronte al rischio di una nuova notte nera in cui tutte le vacche sono nere: nel buio della crisi, sfumano i contorni e aumentano le complessità, mentre le speculazioni si fanno sommarie e si ingrandiscono le pretese di assoluto. Prendete il tema “precarietà”, peggio se declinato come “precarietà del lavoro cognitivo”: si noterà come oggi, di fronte a esso, tendano a prodursi strane generalizzazioni, rimozioni, riflessi del secolo scorso, giudizi schematici. Un concerto di critiche che raccoglie alleati distanti tra loro. Per chiarezza, e in premessa, aggiungo che nessuno intende negare le difficoltà oggettive che si riscontrano su questo fronte da un punto di vista dei processi di soggettivazione politica (organizzazione e rappresentanza) né da alcune nuove contraddizioni. Così, la lettura del libro Diventare cittadini. Un manifesto del precariato (Feltrinelli 2015) di Guy Standing, figura di spicco del pensiero economico eterodosso europeo, mi ha fornito l’occasione per provare a riflettere su questo rimescolamento, muovendo da alcune necessarie ricostruzioni. Fotografia di Alvin Langdon Coburn, 1910 RadiciAlla progressiva diffusione dei processi di...

Diritto all'abitare

I colori delle bombolette spray vivacizzano gli striscioni dei cortei dello sciopero sociale del 14 novembre: su uno campeggia la scritta “diritto all’abitare”, con qualche hashtag qua e là, come #scioperosociale. Se un corteo cammina per strada si può parlare di diritto all’abitare? Allo sciopero sociale si poteva aderire in tanti modi: con il blocco del traffico, ad esempio, in cui lo scorrere delle auto che abita le carreggiate delle nostre città viene per una volta interrotto. Il #14novembre si reclamavano: il diritto all’abitare, contro il piano casa e il caro affitti; il diritto ad abitare la strada, camminandovi; il diritto ad abitare la scuola e il lavoro, contro l’aumento delle tasse, contro i tagli all’istruzione, contro la disoccupazione e la precarietà.   La giornata si è svolta più o meno in maniera liscia; nondimeno foto, video e commenti insistono di preferenza sui pochi scontri. Cosa si intende esattamente per scontro di piazza? Uno se lo può immaginare: il corteo, la polizia, il casino. Solitamente un numero rilevante di persone sfila dietro a striscioni in maniera pi...

Shameless

“Dovresti vedere Shameless”, ci saremo sentiti dire in tanti. Io ho anche ricevuto una motivazione di questo tipo: "dovresti vedere Shameless perché, mentre la famiglia tradizionale si disgrega, ecco una fiction che è in grado di produrre meravigliose metanarrazioni eversive sulle nuove forme della famiglia". Forte di una simile raccomandazione, ho guardato la serie intera. La prima cosa che ho scoperto è che il commentatore si sbagliava su un punto: Shameless non è una serie 'perfettamente' americana ma il remake statunitense di una produzione inglese, firmata Paul Abbott, del 2004. La seconda è che, in effetti, in qualsiasi modo si tenti di parlare di questa sceneggiatura, la "mancanza di pudore" della serie (shameless) è fortemente liberatoria.   Il numero dei personaggi che appaiono attraverso le quattro stagioni finora prodotte dà una prima ragione di respiro, dato che si tratta di seguire le vite molto movimentate di più di venticinque personaggi. Sotto questo aspetto, Shameless costituisce il contrappunto culturale di Settimo Cielo, serie americana di grande share, giunta...

Parole sciupate, significati contesi

Senti pronunciare una parola e subito rimani preso dall'esperienza sensoria del suono dato dalle lettere che la compongono, dal modo di pronunciarla del tuo interlocutore, con un suo timbro, un suo accento. Oppure la leggi e immediatamente dall'insieme di segni dato, dalle linee che formano le lettere, operi l'astrazione base della nostra civiltà alfabetica e ne ricavi un significato standard, un quanto di informazione. Questo effetto dura un momento e subito lascia spazio e contribuisce a generare un'assegnazione di significato e di rimandi che entrano in relazione con il resto delle parole che le si sono disposte intorno, contribuendo a mettere in moto una girandola di nozioni e cognizioni che fanno parte di te e della tua formazione e che si proiettano e si riflettono nel contesto che fa da sfondo alla parola.   Le parole sembrano fatte per essere sperperate, disseminate, disperse nei mille discorsi sempre in essere che sono propri della tua esperienza intersoggettiva. Sembrano prediligere una certa leggerezza nel loro uso e invitano a coltivare la diversità e l'eterogeneità del vocabolario. Varietà, variazione, parole in...

Largo agli eventi canaglia

Pubblicato il 14 aprile 2006 sul quotidiano «Libération», all'indomani della fine di una contestazione che aveva impegnato il governo francese fin dai primi giorni di febbraio, l'articolo di Jean Baudrillard adotta le pieghe della cronaca giornalistica solo per proseguire quanto già esposto in scritti come Carnaval et cannibal (2004) o nel successivo Le mal ventriloque (2006). In ciascuno di questi, l'attenzione concessa al dettaglio visibile di un fatto, sia questo quanto di più attuale o locale si possa considerare, dischiude la possibilità di cogliervi l'intensità propria di un evento inconciliabile con la struttura egemonica in cui esso, suo malgrado, si inserisce.   È in questi termini che andrebbe letta l'attenzione prestata da Baudrillard alle convulsioni che accompagnarono le più recenti proposte della politica istituzionale francese. Il governo presieduto da Dominique de Villepin, il quale si era già distinto l'anno precedente per aver fronteggiato le rivolte delle banlieues decretando uno stato di emergenza della durata di tre mesi («Siamo di fronte a individui...

Palermo delle meraviglie

A Palermo ci si può arrivare per terra, se non si considera il breve tragitto sul traghetto attraverso lo stretto, oppure per mare o con l’aereo. Importante è comunque arrivarci. Che io ci sia capitata nel mese di maggio è puramente casuale. Una visita improvvisa di qualche giorno in una stagione ideale, col tempo che si schiude, le giornate col sole che accarezza e riscalda senza accanirsi.   Ogni viaggio comincia molto prima di approdare alla meta prescelta, anche per me è stato così, ma questo resoconto si limita ad alcune delle impressioni vissute nella città, altrimenti non basterebbe un romanzo. Sono partita senza un programma preciso, solo qualche indicazione ricevuta da chi conosceva la città, una lista alla rinfusa di siti da vedere e la stanza prenotata in un B&B nel centro.   La Vucciria con la sua movida notturna, che a Palermo ha un altro sentore però, perché c’è sempre qualcosa di antico quasi atavico nelle manifestazioni di vita della città, è stata la prima ad accogliermi, la sera dell’arrivo. Oltre alle altre impressioni, ascoltare in un locale...

Linda Lê. Lettera al figlio che non avrò

Fare i conti con il proprio futuro prima ancora che con il proprio passato è forse il primo accorgimento necessario per chi oggi oltre la soglia dei trent’anni è obbligato a gestire con adeguata calma le nevrosi e i disequilibri emotivi dati da un ambiente sociale decadente e restio al ricambio generazionale.   Linda Lê è una delle autrici più interessanti del panorama francese degli ultimi anni. Con Lettera al figlio che non avrò (Barbès editore, pp. 96, € 12. Traduzione di Tommaso Gurrrieri) del 2011 ha saputo sintetizzare e dare forma al principale fantasma di una generazione obbligata alla precarietà diffusa da un sistema che prima ancora che espellerla non ha mai contemplato la possibilità di un suo ingresso. L’assenza è la vera protagonista di un libro che ha certamente nella maternità il suo cuore, ma che, nel delineare l’esistenza come un insieme di scelte a priori piuttosto che come una serie di possibilità se non di preferenze, definisce l’amara e angosciante quotidianità delle nuove generazioni indotte a sostituire il futuro con un eterno...

Dolce attesa

Milioni di giovani disoccupati si aggirano per l’Italia: un popolo di circa-trentenni senza impiego. C’è chi l’ha perso, chi non ne ha mai trovato uno e chi è stato fagocitato dal precariato più fosco e disperante. Tanti hanno smesso di cercare qualcosa. L’unica ricchezza che gli resta è il tempo. Quando la disillusione colma la misura, il tempo libero diventa la sola dimensione esistenziale.   Noi di doppiozero ci siamo chiesti: Cosa fa chi non lavora? Vorrebbe davvero lavorare o va bene così? Ha riscoperto il tempo libero o riabilitato il tempo perso? Cosa vogliono questi giovani temporeggiatori senza guerra? Pesare su un welfare inesistente o lavorare? Cosa pensano di loro i genitori? E gli amici dei genitori? E i parenti tutti?   Se davvero il lavoro nobilita l’uomo, allora i disoccupati sono tutti in dolce attesa di un lieto evento che potrebbe non arrivare mai.   Inauguriamo oggi uno speciale su questi temi: raccontate la vostra storia e le vostre attese a dolceattesa@doppiozero.com

Dopo la rivolta

Lei ha di recente pubblicato un libro, La rivolta (Cronopio), tradotto immediatamente anche in Francia, in cui ipotizza che l’età delle rivoluzioni abbia lasciato il posto a quella delle rivolte. Le pare che gli avvenimenti degli ultimi anni e soprattutto mesi le diano ragione, dalle banlieue ad Atene, da Londra a Roma?   Naturalmente ogni rivolta esprime una propria peculiarità con elementi differenti che non vanno minimizzati. Premesso ciò, credo sia possibile individuare un filo rosso che lega le rivolte che stanno ciclicamente infrangendo la normale esistenza del mondo. Si tratta, per dirla in breve, di un rifiuto politico della politica che emerge con il collasso dei tradizionali centri di governo dell’esistenza ed il fallimento sociale dell’architettura neo-liberale. Il contagio delle rivolte, la loro diffusione a catena, il tratto esemplare che ognuna di esse esprime, mi sembra confermare il carattere politico di queste insorgenze. Nel volume cui lei fa riferimento, in questo senso, cerco di pensare un fondamento onto-antropologico delle rivolte: il declino complessivo del progetto politico moderno, lascerebbe spazio alla...

Giovani senza lavoro

I. Giovani senza lavoro con strani portafogli in cui infilare denaro che non è guadagnato.   Padri nascosti allevano quella sostanza magica leggera e avvelenata per le vostre birrette.   Condannati a accettare un regalo fatato sprofondate nel sonno mortale dell’età,   la vostra giovinezza, la Bella Addormentata, langue nel sortilegio di una vita a metà.       II. Giovani senza lavoro chiacchierano nei bar in un eterno presente che non li lascia andar.   Sono convalescenti curano questo gran male che li fa stare svegli senza mai lavorare.   Di notte sono normali, dormono come tutti gli altri anche se i sogni sono vuoti anche se i sogni sono falsi.   Falsa è la loro vita, finta, una pantomima fatta da controfigure interrotta da prima.