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professore

(11 risultati)

INDICATIVO PRESENTE 2 / 7. Empatici egocentrici

La privacy è anche un bel trucco per tenere alla larga genitori e studenti. Però ci vuole, come tutto il listone infinito di proibizioni che ogni anno si allunga un po’ per evitare preventivamente grane e denunce, e che fa dei regolamenti di istituto un protocollo carcerario, se ve lo leggete ogni tanto come un documento della storia della pedagogia. Condividere il proprio numero di telefono con gli studenti, avere il loro, è stato necessario per mettere in piedi a inizio marzo 2020 quella che per un mese abbiamo chiamato DAD, Didattica A Distanza. Nessun dirigente scolastico ha potuto incoraggiare questo avvicinamento e la violazione delle tutele preventive, ma nessun dirigente scolastico ha impedito un’azione necessaria. L’unica che ne abbia abusato è stata Aziza, che ha provato ad applicare a tu per tu la sua personalità incattivita e la sua ideologia apatica e anaffettiva. Voleva provare a fare quello che in classe non le riusciva: diventare il focus delle mie attenzioni, dominare la classe con le sue scenate isteriche e aggressive. Prima ha provato a bacchettarmi sul gruppo WhatsApp di classe con genitori, docenti e studenti che ho costruito, rimproverandomi di postare...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 6. Chiusi per virus, messaggi nella rete

Non li vedo e non li sento da dieci giorni. Mi sono riposato anche troppo. Ho passato ore e ore ogni giorno a cercare le fonti autentiche, scientifiche sul coronavirus. Quando le trovo le condivido sui gruppi WhatsApp e sulle mailing list dei colleghi. Con i colleghi sono rimasto in contatto. Ne ho anche visto qualcuno. Spesso scherziamo, a volte condividiamo soprattutto l’incertezza, e i rush di angoscia. Quando abbiamo capito che anche la nostra regione avrebbe chiuso i suoi edifici per due settimane consecutive qualche studentessa (il femminile non è casuale, perché i maschi per la chiusura stanno gongolando e rincoglionendo su videogiochi e smartphone, as usual) si è fatta finalmente viva, incorporea e muta. Mail, personali o di genitori. Dalila ha scritto: «Prof, quando riapre la scuola?». Qualcuno (maschio) ha detto che «si sta annoiando». Di pomeriggio non si vedono più, e a loro manca la scuola come socializzazione elementare che si sovrappone, invade, boicotta il tempo dell’apprendimento. Non si parlano: chattano. Non si vedono: filmano tik tok. Verso i 17-18 anni cominciano a vedersi, ogni tanto, tra amici e amiche, si parlano. Qualcuno fa l’amore. Prima, nada. Nessuno...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 5. Canzoni beffarde per povera gente

A inizio anno la classe era il nostro West Bank: Azhar e Rashid capitanavano la rivolta contro i nuovi docenti di quest’anno. L’anno scorso sì che avevano un bravo insegnante! Faceva sempre fare lavoretti di gruppo e prendevano tutti bei voti. Quest’anno no. Siamo cattivi, li costringiamo a ragionare e capire quello che diciamo, vogliamo interazione, li staniamo dalle loro sghignazzate, maschi e femmine. Azhar e Rashid più volte hanno detto che non vedevano l’ora di avere 18 anni per potersi andare ad arruolare a Gaza e ammazzare tutti gli ebrei. Per un po’ ho usato la sala audiovisivi, ma quando ho visto che mentre scorrevano scene di strazio bellico e campi di concentramento loro parlavano d’altro e si tiravano di tutto mi sono indignato, e per un mese li ho martellati di lezioni frontali e interrogazioni rappresaglia per chi faceva lo stupido. Ho parcheggiato l’auto lontano dall’ingresso. Azhar mi è passato dietro le spalle e davanti alla classe mi ha fatto un doppio dito medio con molleggio rapper. Ho fatto finta di nulla. Quando Gabriel ha portato a scuola un sacchetto pieno di elastici, li ha distribuiti a tutti e poi mi ha centrato in faccia con due fiondate, ho detto basta...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 4. Alcune piccole donne crescono

Accogliere le ragazze e i ragazzi di origini non italiane in una classe di una scuola in un quartiere ad alta demografia di immigrati non è più il lavoro più difficile. Lo è ancora, facendo una statistica di questi miei anni di scuola, nelle classi terze; non lo è nelle classi prime. Probabilmente la ricaduta finale del Grande Bla Bla sull’immigrazione (che sappiamo enormemente più allarmato dei reali dati di afflusso) ha delle varianti locali; rilevo che in questo momento essere nati due anni dopo rende la coscienza “italiana” nelle classi molto più diffusa. Gli undicenni sono decisamente oltre i loro genitori: sia i figli di origini non italiane, sia i figli di italiani di modesta estrazione sociale che qui vivono si sentono tutti italiani. Quando spiego che invece esiste purtroppo una legge piuttosto iniqua in merito alla cittadinanza dei minorenni (ius sanguinis invece di ius soli) 3-4 quattro per classe scoprono con dolore di non essere proprio uguali agli altri, e i loro compagni sono indignati per questa ingiustizia per loro insensata. Nelle classi terze, invece, non ho ancora capito bene se per il coagularsi adolescenziale di una propria identità, i gruppi etnici si...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 3. La classe-incubatrice

Una classe, in un nuovo ciclo scolastico, nasce durante una riunione affondata nel caldo appiccicoso e torpido. La scuola è vuota, i ragazzi sono in vacanza. Gli esami sono finiti. Alcuni professori si riuniscono, e cominciano a esaminare dati: da quale scuola vengono? Che competenze hanno maturato? Sono maschi o femmine? Di origine italiana o di origine non italiana? Quanti sono diversamente abili? Una classe, cioè, non è un caso. C’è una chimica, e ci sono degli alchimisti. Negli alambicchi i docenti della commissione Formazione Classi versano sostanze chimiche di colori diversi, e quando è fatta è fatta. “Quella classe è tremenda”, si dice a inizio anno. Oppure “è una buona classe, ci si può lavorare bene”. La classe è un incubatore di storie: un assemblaggio artificiale di giovani umani, un esperimento per vedere se qualcosa di nuovo e di buono si potrà sviluppare, se gli elementi comporranno un sistema cellulare complesso e interessante, o se cozzeranno fra loro in varie esplosioni, o se qualche agglomerato di cellule fagociterà un agglomerato più piccolo e debole. Una classe è una incubatrice di cuccioli: «incubatrix» è chi sta sopra le uova, stando attento a non romperle,...

Indicativo presente / Infiltrarsi nell’opposizione

La sezione medie l’anno scorso apparteneva a un altro Istituto Comprensivo: alcune classi in un plesso, altre in un altro. Quest’anno hanno verticalizzato una scuola dell’infanzia e una primaria e ci ritroviamo in un quadrilatero imponente, in ristrutturazione, con un bellissimo giardino per ora interdetto da un cantiere aperto durante l’anno scolastico. Stanno rifacendo tetto e facciata. Durante le lezioni ogni tanto il gruista ha la mano pesante e sgancia i carichi di tonnellate invece di appoggiarli delicatamente sulla soletta. Sulla testa boati spaventosi. Una volta o due i ragazzi sono fuggiti fuori dall’aula, e non li ho rimproverati. All’ennesima ho segnalato al referente Sicurezza di chiedere al capocantiere di raccomandare al gruista uno sgancio più morbido, e le cose non sono migliorate sino a che non ho aperto una finestra in corridoio, e ho urlato a un muratore sul tetto che sotto c’eravamo noi, e che non avevamo ancora intenzione di morire. Lui mi ha urlato che c’è sempre tempo per morire, e i boati sono spariti.  Il corridoio è squarciato sul pavimento, come se una scossa di terremoto avesse lasciato una ferita. Qualche sedia tolta dalle classi sostiene un...

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Cominciare

Una classe spesso comincia ad essere classe prima che arrivi un professore. Venti o più ragazze e ragazzi non sempre hanno davanti il tizio che sarà con loro per un anno. Conoscono i docenti di ruolo, e cominciano a conoscere i supplenti. Supplenti per due settimane, per un mese, o tutto l’anno. La scuola italiana rimane un organismo burocratico enorme, nonostante la legge che istituiva l’autonomia scolastica, la 59 del 15 marzo 1997, abbia voluto rendere ogni istituto una sorta di azienda statale più indipendente, con un migliaio di studenti e cento-duecento dipendenti tra docenti, amministrativi, “bidelli” (il personale ATA Amministrativo Tecnico e Ausiliario). I docenti di ruolo (quelli che resteranno sino alla pensione) sono la maggioranza, ma tanti sono “precari”. Attendono in genere la nomina annuale in una o più scuole, che arriva dall’Ufficio Provinciale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica a fine settembre, o a inizio ottobre. Quindi la storia della mia classe è cominciata prima di me, il professore.   Ricevi una mail dalla scuola che ti propone un contratto “sino ad avente diritto”: vuol dire che cominci a lavorare ma non sai...

Progetto Jazzi / Gerhard Rohlfs. Il professore che amava camminare

Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA). Pubblichiamo qui una serie di ritratti di camminatori e camminatrici, a partire da quello del linguista Gerhard Rohlfs; persone che hanno legato il proprio lavoro - più una passione che una professione - all'attività del camminare.   Gerhard Rohlfs, filologo, linguista e glottologo, nato a Berlino nel 1892, sviluppò le sue ricerche e organizzò il suo pensiero camminando, come lo scrittore Robert Walser. Insegnò filologia romanza nelle Università di Tubinga e di Monaco di Baviera. Ricevette l’incarico di studiare i dialetti del Sud Italia da Jakob Jud e Karl Jaberg, due romanisti svizzeri, e prese quindi parte alla realizzazione dell’AIS (Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale).   Ho appreso dal libro di Salvatore Gemelli, Gerhard Rohlfs. Una vita per l’Italia dei dialetti, che il filologo tedesco era figlio di un vivaista e che, durante la sua infanzia, si divertiva a imparare a memoria nomi di piante e animali. Era già, nei...

Tanti auguri per la sua ideal insomnia / Io . . . (un altro) Bruno . Eco . . Joyce

Un ricordo del Professore da parte di uno qualunque che ne ha condiviso l’ossessione per il Finnegans Wake, totem erudito e – dimenticatissima – cornucopia semiotica.   Marino! Chi era costui?   Non deve stupire il rapporto personale che chiunque abbia anche solo inciampato nei suoi scritti, lo abbia visto anche solo una volta parlare in pubblico o abbia anche solo minimamente interagito con lui, ha finito per instaurare con Umberto Eco. Figuriamoci chi su quegli scritti si è formato, chi è stato tante volte parte del suo pubblico, chi ha avuto modo di scambiarci più di qualche parola. Umberto Eco era – è – un mito, “l’intellettuale contemporaneo per antonomasia” (checché ne dicano “i sondaggi”), come ben spiegato da Michele Cogo in Fenomenologia di Umberto Eco, un libro che doveva intitolarsi Scherzando sul serio. Sì, perché Eco, se proprio lo si vuole bignamizzare, era questo: “l’uomo che sapeva troppo” e che sapeva dirtelo, poliedrico, in maniera sempre brillante. Come l’Acqua Recoaro.  È stupido uccidersi appresa la notizia della morte di Rodolfo Valentino? È osceno non trattenere l’eccitazione e lavare con la propria urina gli spalti dello stadio all’ingresso...

Speciale Gianni Celati | Un padre scapestrato

A quell’epoca andavo all’università in via Guerrazzi 20, a Bologna. La prima lezione della giornata e della settimana cominciava alle 9.00 del lunedi. Arrivavo alle 8.50 e mi sedevo sulla panca bianca di fianco all’ingresso dell’aula C. Ero l’unico studente che si vedesse in giro a quell’ora nel corridoio del DAMS. Alle 8.55 il professore imboccava il corridoio e mi concedeva, nel suo filare diritto verso la porta dell’aula, un mezzo sorriso compiaciuto e insieme un po’ sorpreso che, a una matricola e mezza come me, non poteva che apparire un segno di predilezione. Perciò mi infilavo in aula subito dopo di lui, salvo constatare che da quel momento in poi e in rapida successione arrivavano tutti gli altri studenti.   Ma giustizia era già stata fatta: il primo giorno di lezione, con l’aula C traboccante, un Celati irritato fino alla collera aveva messo bene in chiaro che il suo corso sarebbe stato una strage - “e cosa venite a fare qui; qui si parlerà della letteratura inglese e se non sapete l’inglese andatevene a casa...”. Forse non disse esattamente queste cose, ma...

Aboliamo le tesine di maturità

Ultimata la lettura e, per così dire, la discussione delle tesine di maturità, congedati i candidati e i commissari d’esame, pubblicati gli esiti, si va in vacanza con alcune fragili certezze.   Liceo delle Scienze Sociali. Una ricca città del Nord. Innanzitutto gli uomini del ‘900 erano degli inetti, a causa della perdita dell’identità, certamente, ma lo zampino ce l’hanno messo anche la scoperta dell’inconscio e l’alienazione della società di massa; la società occidentale ha superato la sfida dei totalitarismi, nonostante i milioni di vittime di svariati stermini, ed ha imboccato la strada maestra della democrazia; devianza, violenza, razzismo e xenofobia restano in agguato, ma scuola, famiglia e volontariato vigilano e fanno ben sperare. Nonostante le multinazionali e la globalizzazione. E il divario Nord-Sud del mondo.   Letteratura Italiana e lingue straniere: gli autori e i personaggi a scadenza illimitata restano D’Annunzio, Svevo e Pirandello, a tratti Montale, Andrea Sperelli, Zeno Cosini, Mattia Pascal e Vitangelo Moscarda, Gavroche e la Madeleine, Emma Bovary, Le...