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Immaginare il dopo / Cara plastica, ti scrivo

Cara plastica ti scrivo, così mi distraggo un po’. Da quando sei arrivata, c’è una grossa novità: sono finiti tempi d’oro, ma qualcosa ancora qui non va. Sembra che tutti si siano improvvisamente dimenticati di tutti i favori che ci hai fatto e così, mi dispiace dirtelo, sei diventata il nemico pubblico numero uno. Ti danno la colpa di tutto, dicono che se il pianeta sta andando in malora alla fine dei conti è per causa tua. So cosa stai pensando, che se qualcuno ti butta in mare bisognerebbe andare a chiedere a quel qualcuno, che c’entri tu? Il fatto che tu sia pressoché indistruttibile è una cosa meravigliosa, ma c’è chi per guadagnare di più ti ha usato per far cose che durano un giorno. Dubito sia stato per ignoranza.   1870, arriva la celluloide, il cinema può essere inventato. Ricordi i bei tempi in cui per le signore bene il massimo della sostenibilità era ostentare una meravigliosa pelliccia di plastica? Pellicce ecologiche le chiamavano, e hanno continuato a osannarti, usandoti in borse e stivali esibiti con orgoglio ecologista. Il vento è cambiato, cara plastica. Ricordo che sei arrivata con una certa discrezione, a metà dell’Ottocento ti chiamavano Xylonite,...

Aqua / Elogio della plastica

Quando avviene un accoltellamento, gli inquirenti di solito non arrestano il coltello, ma chi l’ha usato. È evidente come il coltello non abbia colpe ma solo caratteristiche, che queste producano effetti positivi o negativi dipende esclusivamente da come vengono utilizzate, se per tagliare patate o gole. Eppure questa considerazione, che ha i caratteri della banalità, non viene presa in esame nel caso di un materiale che da qualche tempo nell’opinione pubblica pare incarnare il male assoluto: la plastica.   Le innumerevoli tipologie di materiali sintetici che vanno sotto il nome generico di plastica hanno una caratteristica comune: sono quasi tutte pressoché immortali. Restano così come sono per secoli, cosa che, detta nel linguaggio della sostenibilità, si traduce con: non sono biodegradabili. Avere a disposizione un materiale pressoché immortale è una cosa utilissima, con una materia estrema si risolvono problemi estremi, diventa presto insostituibile specialmente in campo medico, ospedaliero, sportivo, per esempio. È evidente che se con qualcosa di immortale si costruiscono cose destinate a essere usate poco o addirittura una sola volta, qualche problema ce lo si deve...

Per sconfiggere l’entropia

Sostiene la simpatica Bice Curiger, curatrice della cinquantaquattresima Esposizione Internazionale d’Arte, che la divisione in padiglioni nazionali è la specificità e l’unicità della Biennale di Venezia; ed è tutt’altro che anacronistica. Conseguentemente ha costruito sull’idea di nazionalità e storia la sua mostra, intitolandola ILLUMInazioni. La novità è che la curatrice ha creato quattro nuovi “para-padiglioni”: strutture architettoniche create da quattro artisti (Son Dong, Monika Sosnowska, Oscar Tuazon e Franz West) che ospitano le opere di altri artisti, dando vita a delle “opere-ambiente” a metà tra scultura e architettura che presentano delle altre opere più o meno omogenee. Un’idea interessante che però funziona soltanto nei primi due casi: lo stridore e l’incoerenza non sempre sono un valore, e queste purtroppo sono le caratteristiche di molte parti della Biennale, soprattutto all’Arsenale.   Giardini. Da qui conviene quindi partire, senza un itinerario preciso, annotando soltanto quello che è interessante. È...