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rovine

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Quel che resta di un estate italiana / Red carpet. A un anno dal terremoto

È passato un anno da quando nella notte tra il 23 e il 24 agosto 2016 le montagne dell'Appennino centrale tremarono violentemente; epicentro il territorio di Accumuli, nel Reatino. Quasi 300 vittime, la distruzione di interi paesi, lo sconvolgimento dell'economia e delle esistenze delle persone furono gli effetti più immediati di un terremoto infinito che avrebbe coinvolto quattro regioni e che in uno sciame sismico intermittente si sarebbe concluso solo nel gennaio del 2017 e con la tragedia di Rigopiano.   Vicino al più prossimo degli anniversari con i quali prendiamo le misure agli insegnamenti del tempo, è forse necessario chiedersi cosa resta di quel terremoto e più in generale di un evento naturale che come nessun altro è in grado di stravolgere un territorio e la vita delle persone.   È sempre stato così per il terremoto: evento ineluttabile, imprevedibile, implacabile negli effetti, nel breve come nel lungo termine, almeno nel corso della lunga stagione preindustriale. La Calabria dopo il terribile terremoto del 1783 porterà ferite insanabili ancora a distanza di duecento anni. Sì, perché le rovine materiali portano sempre uno strascico di rovine economiche,...

Accudire quel che resta / L’Italia dei paesi fra abbandoni e ritorni

Partire dalla fine, è il punto di avvio del libro fortemente empatico di Vito Teti, Quel che resta. L’Italia dei paesi fra abbandoni e ritorni, con l’introduzione di Claudio Magris, editore Donzelli. Partire, non semplicemente fermarsi a “quel che resta”, perché l’abbandono mette in questione la struttura stessa del mondo che si lascia (aggiungerei anche quello che si va a cercare) mette in tensione le relazioni, cambia la morfologia dell’abitare, il senso stesso dei luoghi (come recita il suo libro precedente, divenuto ormai un classico). Mentre ciò che appartiene al tempo trascorso può essere invece riscattato, oltre le cesure, e le discontinuità del tempo come un mondo carsico di potenzialità sì sommerse ma, al tempo stesso, capaci di esprimere potenzialità diverse, incompiute eppure “suscettibili di future realizzazioni”.   Ecco, allora, filtrare, al di sotto della trama dolente del libro, fatta di vuoti, schegge e ombre di un abitare divenuto buio (riecheggiano, nelle pagine accorate, voci, suoni ormai inerti di tanti paesi, un Sud apparentemente perduto) gli interrogativi, i dubbi di quella sorta di alter-ego che per l’autore è Corrado Alvaro: se sia possibile cioè...

Mark Lewis. Corpo a corpo con le immagini

Con la mostra dedicata a Mark Lewis, la prima di una certa importanza in Francia, Le Bal si conferma essere uno dei luoghi più interessanti per la cultura contemporanea dell’immagine. Ma oserei dire fotografica, perché il percorso di Lewis parte dalla fotografia per approdare alle immagini in movimento, regalandoci l’ebbrezza di poter permanere – durante la visione dei suoi «film» – nel limbo tra fotografia e cinema, al cuore di un pensiero dell’immagine. Sette i film esposti, sette le esperienze dell’immagine. Fil rouge, una visione come processo, che si costruisce mentre facciamo esperienza del tempo – un tempo che si svolge in maniera accidentale e non secondo la linearità di un racconto, espandendo in un certo senso l’immagine stessa – e dello spazio, che possiamo percorrere liberamente fino a trovarci interamente e letteralmente immersi nella grande proiezione che presta il nome alla mostra, Above and Below.   Above and Below, lavoro recente di Lewis (2014), racchiude tutte le tematiche dell’esposizione, essendone appunto fulcro e motore. Sinuosa protagonista del film, l’...

Carmen Pellegrino. Cade la terra

'Mi ha ingannata l’amore'. Immagino Estella ripetere queste parole e mi stupisce che il passo dell’esile protagonista del primo romanzo di Carmen Pellegrino, Cade la terra, non si faccia incerto, mi sorprende che non si guardi i piedi, che non lasci ai lunghi capelli biondi il compito di coprirle il volto. Si muove lineare, invece, senza incertezze: 'Dovevo pensarci prima. Va bene, va bene, dovevo farlo'. Anche la prosa si muove come Estella, non ha le pause né gli inciampi e gli ingorghi di una punteggiatura complessa, quasi assenti i punti e virgola; i periodi, brevi, sembrano voler dire e basta, suggeriscono una continua contemporaneità, come un incalzare degli eventi che si sovrappongono in un narrare asincrono.   Che ne è del tempo? Quel tempo che tuttavia procede, perché la terra cade e il paese scivola a valle e il fango lo sommerge e gli abitanti devono abbandonarlo.   L’ha ingannata l’amore. E l’avrebbe ingannata anche il tempo se Estella non fosse rimasta indietro, in quel borgo abbandonato, in quel paese, Alento, raggiunto a diciotto anni bussando a casa de Paolis e diventando l...

La madre di tutte le danze

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English version     Questo testo è dedicato alla memoria di Didier Schaub     “Perché l’Africa?” Davanti alla domanda, il primo impulso è stato quello di imitare l’attore americano che recita nella pubblicità del caffè, e rispondere: “What else?”. “Cosa, altrimenti?” Sono figlio di Lydia e Simon, due eroi bassa. Sono il prodotto di questi due esseri...

Neologismo: abbandonologo

Serjilla è un posto lontano. È l’ultimo dei luoghi d’incontro, anche se da quindici secoli non ci vive più nessuno. Eppure a Serjilla ogni giorno la vita si ricrea, ogni giorno si disfa e ricomincia, dalle anse in cui si è nascosta. Qui, in questo scampolo di mondo che è fuori da ogni possibile rispondenza, le cose restano come sono, capovolte o rotte non importa. Un modo per arrivare a Serjilla è restare indietro, in un lento procedere a soste per posare lo sguardo sulle cose lasciate a perdersi, nella corsa continua del quotidiano. Serjilla resta ad attendere, viva com’è, esultante a un tratto di esserlo, al modo di una dimora, per chi cercasse un ritorno. D’altronde, così situata fuori dal tempo, che mai dovrebbe temere nell’avvenire?     Che leggi? - mi chiede, mentre si fa spazio sulla poltrona della Ubik che faticosamente mi ero conquistata. Bimbo, mi hai quasi spinto a terra. Cosa vuoi? - gli dico con malagrazia, perché ho anche le scarpe con le stringhe che mi lacerano le caviglie. Solo sapere che leggi. Un libro su certi paesi abbandonati. Abbandonati? Abbandonati....