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Come salvarsi dalla contemporaneità

Un uomo in un gigantesco hangar. Una volta ci mettevano gli aeroplani. Adesso è vuoto. L’uomo si volta verso di noi, sorride. Stanno arrivando i camion. Ecco il primo. Scendono due elefanti, un motociclista su una Guzzi. Tredici poliziotti inglesi e otto italiani. Degli operai sono già al lavoro. Entro un paio di giorni avranno ricostruito un colosseo in scala, che toccherà il soffitto dell’hangar. L’uomo dà indicazioni, si sbraccia, grida. “Il morto! Dov’è?” urla verso il secondo camion. Scende un ragazzo con la maglietta lacerata. Si salutano. Poi il ragazzo va a sistemarsi in un angolo, chiude gli occhi. È lui, il morto. Da un pullman lentamente fanno capolino uomini con maglie e pantaloni e scarpe da calciatori. Raggiungono la sezione di prato sintetico e restano così, immobili. Noi osserviamo in silenzio. L’uomo ci sorride ancora. Da una gru vengono calati otto gigantesche pale eoliche, anche se il vento non c’è. L’uomo finalmente si avvicina e ci consegna un foglio stampato. Lì, su quel foglio, è spiegato tutto. L’uomo si chiama Mark. Sta...

Il lutto del tutto

Amore e morte, per eccellenza, sono i temi della poesia. Uniti in un vincolo tenace, stabile proprio perché soggetto a tutte le metamorfosi, tutte le contraddizioni. Ed è così almeno da quando i fondatori della nostra lingua, nonché della poesia moderna, Dante e Petrarca, hanno avuto in sorte la “grazia ben formidabile” (così una volta, più tagliente che mai, Edoardo Sanguineti) del fatto – storico quanto mitobiografico – che “l’amata muore”.   Poeta per antonomasia petrarchesco si è mostrato, sin dagli esordi di Dietro il paesaggio (1951), Andrea Zanzotto. Così lo presentava infatti, nel ’54, il suo primo grande sponsor Ungaretti: di fronte al “segreto d’un panorama”, ogni giorno riscoperto e nondimeno sempre uguale, non si poteva che pensare al “Canzoniere del Petrarca dove da sonetto a sonetto appare sempre lo stesso fantasma, ma l’animo da sonetto a sonetto si modula a un grado diverso”. Esibitamente e quasi provocatoriamente Petrarca, dunque: nel tempo, il secondo Novecento, del massimo culto per Dante. Così fra l’...