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Italia e lavoro precario / Nel limbo dello “stage”

Grandi aziende del panorama nazionale propongono “contratti” fittizi o addirittura sprovvisti di retribuzione. La convinzione è che un giovane oggi lavori per aggiungere qualifiche al proprio curriculum e non necessiti di uno stipendio per mantenersi. Viaggio nelle testimonianze reali degli stagisti 2020… Modalità di lavoro full-time, cercasi candidato con esperienza, retribuzione mensile: 300 euro.    Questo è solo uno dei tanti annunci lavorativi in cui capita di imbattersi ogni giorno. E non è neppure il peggiore; anzi, è già una fortuna che la retribuzione sia specificata e non lasciata all’immaginazione del candidato, oppure espressa tramite una perifrasi poco incoraggiante quale retribuzione commisurata al livello di esperienza. La maggior parte delle volte, difatti, al termine di una job description pubblicata sul web si trova la dicitura: «Livello di retribuzione non disponibile: al momento non sono disponibili informazioni sulle retribuzioni». Se sei fortunato riesci a svelare l’arcano dopo uno o due colloqui, quando finalmente viene il momento di parlare di un ipotetico contratto ed è allora che la realtà si rivela in tutta la sua triste evidenza: 300 euro...

Sotto il tappeto del concorsone

Ci siamo: non ci sono stati ripensamenti, è stato pubblicato il bando per 11.542 cattedre nelle scuole “di ogni ordine e grado”. E già si annuncia una pioggia di ricorsi: il mondo dei precari è in rivolta. Come sempre, verrebbe da dire, se non fosse che a molti di loro non mancano certo le ragioni per protestare.   Col passare degli anni, la realtà umana e professionale legata al lavoro precario nelle scuole ha sempre più assunto i connotati del fallimento, a guardarla in termini puramente funzionali, se non della tragedia sociale. Sono finiti da decenni, se mai sono esistiti, i tempi capaci di alimentare quell’immaginario pecoreccio tipicamente italiano legato alla figura della “supplente”. I colleghi precari che rimbalzano come trottole da una scuola all’altra, assunti a settembre, ottobre, anche a novembre, e licenziati a giugno, sono ormai uomini e donne sui quaranta, che non fai in tempo a riconoscere nei corridoi perché poi spariscono, inghiottiti da quei gorghi infernali chiamati graduatorie. Fantasmi fra le cattedre italiane, che magari ricompaiono nelle stesse aule a distanza di anni...