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teoria

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Identità, sessualità, spiritualità / Erotico vs. sessuale. Una conversazione

Questa conversazione è un estratto dal nuovo numero della rivista aut aut Prove di spiritualità politica.   L'idea di questo fascicolo nasce dal desiderio di condividere una riflessione sul rapporto tra “io” e “noi”: esiste un nesso tra la dimensione soggettiva e quella collettiva? Tra i processi di trasformazione personale e quelli in cui ci si raccoglie e si avanza insieme per provare a cambiare il mondo? Si tratta senz’altro – in ogni caso è l’ipotesi da cui siamo partiti – di uno dei problemi più acuti e sensibili del nostro tempo. Se provassimo per esempio a chiederci se, per fare filosofia e fare politica, sia davvero sufficiente “parlare” o “scrivere” di filosofia e di politica? È così che abbiamo deciso di provarci, cercando di condividere il più possibile questo esercizio attraverso le pagine di “aut aut”. Le prove cui si fa riferimento nel titolo del fascicolo hanno il sapore impreciso, balbettante, precario degli esercizi che precedono l’andata in scena; ma sono anche l’esperienza stessa del provarci, di averci provato o di stare magari ancora lì a provarci. Pur rivisitando alcuni “luoghi” della ricerca foucaultiana, nel fascicolo la presenza di Foucault è una...

27 aprile 1937 - 27 aprile 2017 / Antonio Gramsci: i veri intellettuali

Quando si distingue tra intellettuali e non intellettuali in realtà ci si riferisce solo alla immediata funzione sociale della categoria professionale degli intellettuali, cioè si tiene conto della direzione in cui grava il peso maggiore dell’attività specifica professionale, se nell’elaborazione intellettuale o nello sforzo muscolare-nervoso. Ciò significa che se si può parlare di intelettuali, non si puà parlare di non-intellettuali, perché non intellettuali non esistono. Ma lo stesso rapporto tra sforzo di elaborazione intellettuale cerebrale e sforzo muscolare-nervoso non è sempre uguale, quindi si hanno diversi gradi di attività specifica intellettuale. Non c’è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale, non si può separare l’homo faber dall’homo sapiens. Ogni uomo infine, all’infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un “filosofo”, un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione de mondo, ha una consapevole linea di condotta morale, quindi contribuisce a sostenere  a modificare una concezione del mondo, cioè a suscitare nuovi modi di pensare.   Il problema della creazione di un nuovo ceto...

Venezia 2015. Rimontare Il Capitale

È possibile fare di un’opera di critica dell’economia politica un’opera d’arte? Come può l’arte mostrare Il Capitale? Potrà mai Marx parlare la lingua di Joyce? Ottantotto anni fa, il regista sovietico Sergej Michajlovič Ėjzenštejn si era confrontato con questi interrogativi, fornendo all’immaginario artistico mondiale le linee guida per adattare cinematograficamente Das Kapital.   2-3. IV. 1928. Notte. “Oggi ho definito la formula del contenuto del Capitale (la sua organizzazione). Insegnare all’operaio a pensare dialetticamente. Mostrare il metodo della dialettica”. 8. IV. 1928. “Il Capitale sarà ufficialmente dedicato alla II Internazionale […]. La parte formale sarà dedicata a Joyce”. Nelle note su “Come portare sullo schermo Il Capitale di Marx”, Ejzenštejn s’interroga anzitutto sulla possibilità di esibire un processo, un metodo (dialettico) attraverso il cinema. Portare sullo schermo Il Capitale non significa, dunque, illustrarne banalmente i contenuti, ma insegnare allo spettatore a “pensare dialetticamente...

Sulla fotografia

È uno degli uomini che segneranno la nostra epoca. Da Miti d’oggi (Mithologye, 1957) a Frammenti di un discorso amoroso (Fragments d'un discours amoureux, 1977), le analisi di Roland Barthes su diversi fatti di società vengono riprese, commentate, imitate, a volte schernite, ma non passano mai inosservate. La sua influenza sulla vita intellettuale del nostro paese è innegabile. Conoscere la sua posizione sulla fotografia ci è parso indispensabile per tutti coloro che s’interessano ad essa e al posto che oggi occupa nella nostra società.       Angelo Schwarz: È diventata un'abitudine definire la fotografia come un linguaggio. Non è una definizione mistificatrice in qualche modo?   Quando si dice che la fotografia è un linguaggio è falso ed è vero. È falso, in senso letterale, perché essendo la riproduzione analogica della realtà, l’immagine fotografica non comporta nessuna particella discontinua che si possa chiamare segno: letteralmente, in una foto, non c’è nessun equivalente della parola o della lettera. Ma è vero...