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Se gli esami di maturità cadono su Calvino

Felice scelta, quella di proporre all’esame di maturità un brano di Italo Calvino. E significativa l’opzione per il suo romanzo d’esordio, quel Sentiero dei nidi di ragno che nel 1947 lo impone come uno dei giovani scrittori più dotati e promettenti: un romanzo di guerra, che cade bene nel settantesimo anniversario della Liberazione (a tacere del centenario della Grande Guerra, caduto lo scorso anno e destinato ad accompagnarci fino al 2018). Tuttavia la scelta del brano, e ancor più la cornice in cui è presentato, possono destare qualche perplessità. Vediamo di cosa si tratta.   La pagina scelta, tratta dal cap. I del Sentiero, conclude la parte introduttiva, cioè la presentazione del protagonista. Qui il tema è il suo isolamento rispetto ai coetanei: è un bambino che vive in strada, ha una sorella che si prostituisce, le madri del Carrugio Lungo non vogliono che i figli giochino con lui; per questo egli se ne sta con gli adulti, con i quali intrattiene rapporti complessi e controversi, in cui si mescolano attrazione e repulsione, complicità e malintesi, vicinanza ed estraneità. L...

John Berger. Fotografia e verità

Esce questa settimana il nuovo volume della collana “Riga” (pp. 350, € 25) dedicato a John Berger, scrittore, saggista, disegnatore, poeta, collaboratore di giornali, sceneggiatore, e altro ancora, una delle figure più importanti della cultura europea contemporanea. Lo cura Maria Nadotti, da anni sua traduttrice; contiene saggi e testi inediti di Berger, oltre a conversazioni, dialoghi, commenti dello scrittore inglese. Numerosi i collaboratori del numero edito da Marcos y Marcos, da Salman Rushdie a Elena Poniatowska, da Arundhati Roy a Michael Ondaatje; l’indice del numero oltre ad altri materiali, tra cui una bibliografia completa dei testi di Berger, si legge in www.rigabooks.it .   Il testo che qui presentiamo, compreso nel volume di “Riga”, è uno dei contributi più importanti dedicati alla fotografia, e in particolare al suo peculiare rapporto con la verità; e va annoverato tra i testi decisivi della seconda metà del Novecento, accanto a quelli di Roland Barthes e Susan Sontag; apparso in italiano diversi anni fa su rivista, fa parte di un volume mai tradotto nella nostra lingua....

Il paradosso di Pino Musi

L’interminabile agonia della fotografia, che, tra inutili lutti e opportunisti entusiasmi, da una ventina d’anni non accenna ad arrestarsi, mi sembra abbia avuto con un recente, sorprendente lavoro di Pino Musi, un singolare, inatteso sviluppo. Perché singolare e inatteso? Per rispondere occorre fare riferimento alle varie forme della apparentemente variegata ma sostanzialmente unidirezionale via, o vicolo cieco, imboccati dai molti “artisti” e teorici della cosiddetta post-fotografia. La faccenda meriterebbe un dettagliato studio di carattere estetico-sociologico che non mi sembra sia ancora stato intrapreso. Forse a causa della incoercibile noia suscitata da così tanti fuochi d’artificio, in fin dei conti tutti riconducibili ad un unico, e miserello, petardo.   Per violentemente riassumere, pur a rischio inevitabile di caricatura, si può dire che una certa presa d’atto della crisi della vicenda storico-culturale della fotografia ha suscitato un tentativo di superamento – e che cosa se no? Sono cent’anni che sul terreno della cultura più si rimane fermi e più si parla di...

Écriture infinie

Gli esseri umani primitivi entrarono nelle caverne e depositarono sulle pareti i loro magici disegni di animali. Quale fu la spinta interiore che li portò a scivolare nel buio, dentro la montagna, snodando tutto il loro essere attraverso le sue lunghe e pericolose viscere se non un’istintuale ricerca di trasformazione da compiere in un luogo sacro ed eterno? Stanno lì insieme, fa freddo e c’è umido, si chiudono là col lumino e scrivono. Poi la porta si apre, versa quella forza dirompente sull’umanità, e lo fa un’infinità di volte, in un’infinità di modi, per ognuna delle persone nate qui, per ogni mano che, tenendo un semplice strumento, disegna, incide, traccia, dipinge, rende manifesta la sua storia personale. Scrittura. Infinito. Storia. Mano.     Bili Bidjocka è un artista camerunese che va e viene tra Parigi, Bruxelles e New York, lo si vede con un cappello in testa che si interroga e chiede a sua volta Is handwriting still alive?, la scrittura manuale è ancora viva? Écriture infinie è un’opera monumentale, otto enormi volumi, libri veri e...

Luisa Cortesi

Qualche anno fa in uno spazio alla periferia di San Paolo del Brasile Luisa Cortesi provava una sua composizione, realizzata insieme al pittore Massimo Barzagli. Il titolo, Fiorile, è la denominazione che nella Rivoluzione Francese indicava un periodo tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. La scena, bianca, con fiori sparsi dappertutto e tracce di colore; la musica, unica, ossessiva, reiterata, White Rabbit dei Jefferson Airplane. La canzone parla di Alice e delle sue efficacissime pillole psichedeliche, di una visione della realtà che passa soprattutto attraverso la metamorfosi, il cambiamento radicale. In scena, un’azione puntigliosa, giocata spesso su movimenti minimi, su accenni di identità possibili, su trame subito sfumate. Il corpo, nudo o vestito, mobile o immobile, si incontra con uno spazio su cui vuole imprimere una traccia, una memoria. Tutto il lavoro di questa danzatrice-performer sta appunto nel trasformare la fisicità in bisturi, sempre disponibile a incidere sulla densa indifferenza della sala di rappresentazione. Di-stanze, Regardant, Il braccio nella manica, Brillo, Vivido, sono titoli che giocano in primo luogo con...