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Documenta

(9 risultati)

Essere terroristi | Jan Hoet

english version   Che i sintomi dell’amore siano gli stessi del colera, Jan Hoet lo sa bene senza scomodare García Márquez. Il suo amore per l’arte, irrimediabile, è nei suoi occhi febbricitanti. In quella spalla che si muove nervosamente di tanto in tanto, con uno scatto. Nel nervosismo e nell’ira. Nella ferocia che gli morde lo stomaco. È pieno volo. Piena passione. È un’inquietudine, sorda, che non ascolta tregua o cedimento. Un uomo così rabbioso e sanguigno, non può evitare di darsi e di dare tormento. Il suo progetto, non può che essere sovversivo. Poco importa qui ricordare un elenco delle sue mostre. Meno ancora calcolare il numero preciso degli artisti di Documenta IX e le sedi deputate all’esposizione. Sarebbe gioco troppo facile mettere insieme un memoriale. Per far questo basta entrare nel bookshop del Museo S.M.A.K. a Gent e sfogliare qualche catalogo. Accanto alla famosa Chambres D’Amis e ai tre volumi del catalogo di Documenta, comparirà un mondo di satelliti solo all’apparenza minori, da Rendez (-) Vous a Yellow, da Over The Edges a Open Mind-Closed...

Being a terrorist | Jan Hoet

Love resembles cholera in its symptoms, Jan Hoet knows it well, there’s no need to refer to García Márquez. His irreparable love for arts is in his feverish eyes. In his shoulder, that he moves nervously from time to time, as in a twitch. In his nervousness and anger. In the ferocity that bites his stomach. That’s full flight, full passion. It is a deaf anxiousness, that does not listen to any truce or yielding. A man so enraged and sanguine cannot avoid to give torment to himself and to others. His project can only be subversive. Little matters here to make a list of his exhibitions. And even less to calculate the precise number of the artists of Documenta IX and the sites devoted to the exhibition. It would be too easy a game to compose a set of memoirs. To do that you just need to get in the bookshop of the S.M.A.K. Museum in Ghent and leaf through some catalogues. As well as the famous Chambres D’Amis and the three volumes of the Documenta catalogue, a whole world of satellites will appear, that are only seemingly minor, from Rendez (-) Vous to Yellow, from Over The Edges to Open Mind-Closed Circuits, from Kunst in Europa na ’68 to Ponton...

Nanni Balestrini. Carbonia

Sul settimo numero di «Atti impuri» – foglio ribaldo e sedizioso dove qualcosa di buono si trova sempre – il collettivo torinese Sparajurij, per il cinquantenario del Gruppo 63, ha fatto una lunga intervista a Nanni Balestrini. Sulla poesia, la narrativa, l’Italia di allora e quella di oggi. Fra l’altro dice ora, Balestrini: «vale la pena di fare delle cose sempre nuove, buttarle via, andarle a riprendere dopo che sono rimaste lì tanto tempo e magari sono maturate oppure marcite, chi lo sa. Il problema è di manipolare il più possibile». Quello della manipolazione dei materiali, si sa, è sempre stato il suo metodo di lavoro privilegiato, concettualmente anfibio tra parola e immagine (sostiene infatti che gli alfabeti più creativi siano quelli ideogrammatici: «avrei preferito essere cinese o anche un antico egiziano, mi sarei divertito molto di più»). Tanto è vero che una prima edizione di questo suo ultimo testo narrativo, Carbonia (il quale l’anno prossimo verrà raccolto in un grosso volume, con nove episodi consimili, dalla stessa Bompiani), è stata...

Una lunga estate africana

La Tate Modern inaugura nello stesso giorno due personali di Meschac Gaba e Ibrahim El-Salahi (rispettivamente Benin e Sudan); A Season in Congo (pièce dello scrittore martinicano Aimé Césaire sull'indipendenza del Congo) fa il tutto esaurito ai botteghini; ci si prepara a 1:54, la fiera  dell'arte africana contemporanea, che aprirà ad Ottobre come evento parallelo della Frieze Art Fair. Ma già da un anno in Gran Bretagna si parla di Africa: nel giugno 2012 la BBC aveva inaugurato, parallelo alla già esistente copertura delle notizie dal continente nel suo “World Service”, BBC Focus on Africa, quotidiano per Radio e TV “per un pubblico africano” (come spiega il lancio del format) diventato il fiore all'occhiello di una programmazione articolata che prevede approfondimenti politici settimanali, uno show sulla musica, un serie di documentari di avventura, tutti concentrati sul continente.     La passione africana della Gran Bretagna sembra improvvisamente connettere le spinte policentriche che da un paio di decenni, specialmente nel mondo anglosassone e francofono, si muovono per...

Paolo Rosa: inventare e costruire

Mi arriva un sms di Antonio: “Hai saputo della brutta notizia?” Quale notizia? “Paolo Rosa... Corfù... Un infarto, forse...” Ma era alla Biennale a luglio, e pochi giorni fa ha firmato l'appello per salvare Piazza Verdi a La Spezia...     Invece in questa sgangherata fine agosto se n'è andato uno degli artisti italiani più importanti e innovativi degli ultimi anni. Come anima della factory milanese di Studio Azzurro (fondato nel 1982 insieme a Paolo Cirifino e Leonardo Sangiorgi), Paolo Rosa era già entrato nella storia dell'arte, insieme a Nam June Paik e Bill Viola, perché è stato tra coloro che meglio e più approfonditamente hanno sperimentato le possibilità estetiche, comunicative e interattive delle nuove tecnologie. Con Giorgio Barberio Corsetti, Studio Azzurro ha realizzato uno degli spettacoli chiave degli ultimi decenni, Camera astratta (1987), che aveva insegnato, per esempio, che un essere umano è alto più o meno tre monitor da 24 pollici; e che il “qui e ora”, che fino a quel momento aveva caratterizzato lo specifico  del...

Joseph Beuys, Kassel, 1977

Con il suo immancabile cappello mentre partecipa ad un picnic davanti alla Documenta di Kassel. Affascinate e misterioso. Seducentissimo o spiazzante fino all’irritazione. In quella Documenta presentava un pistone che girava dentro una massa di grasso giallastro. Roba per me incomprensibile.   Ma che sia stato un grande artista, mi ha fatto capire Mimmo Paladino, basterebbero a dimostrarlo i suoi straordinari disegni.

dOCUMENTA (13) – Kassel

dOCUMENTA, che quest’anno è giunta alla sua tredicesima edizione, è una mostra d’arte contemporanea nata nel 1955 per volontà di Arnold Bode (1900-1977), un architetto e artista originario di Kassel. La città, pesantemente bombardata durante la Seconda guerra mondiale, doveva diventare un luogo dove – all’inizio ogni quattro anni e dal 1972 con cadenza quinquennale – la Germania si sarebbe ripensata attraverso l’arte. Nel progetto originario il bisogno di elaborare collettivamente un lutto senza rimuovere le proprie responsabilità si saldava con l’urgenza di immaginare la rinascita del paese e di scrollarsi di dosso l’oscurantismo nazista e l’eccesso di obbedienza che aveva portato e tenuto al potere il regime hitleriano.   Alla prima edizione di dOCUMENTA rispondono molti degli artisti più significativi del XX secolo, da Pablo Picasso a Henry Moore. E così sarà per tutte le edizioni successive che, a partire dal ‘72, saranno ogni volta affidate a un diverso direttore cui sarà data piena libertà creativa, tematica, politica, organizzativa:...

Fenomenologia del postumano

“Sono femminista, credo che il soggetto sia in continua compenetrazione con altro, i cosiddetti soggetti sono anche oggetti”, ha recentemente dichiarato la curatrice di dOCUMENTA (13) Carolyn Christov-Bakargiev in un’intervista rilasciata alla Süddeutsche Zeitung. “Non il calciatore è il soggetto –il pallone decide la direzione in cui vola. La filosofia occidentale mi interessa solo fino a un certo punto. Non so se sono un soggetto”. Definisce il pomodoro il “prodotto culturale” della pianta di pomodoro, e si propone di indagare il potenziale politico della fragola. Seduce e provoca l’opinione pubblica, promuovendo un’eccentricità dell’umano. Ma Christov-Bakargiev non è l’unica nota curatrice a schierarsi: ne sono emerse svariate, di posizioni postumaniste, in questa prima metà del 2012. Influenzate da nozioni dell’etnografia francese, innestate sulla scia di pubblicazioni recenti di Bruno Latour o Philippe Descola, relativizzano l’antropocentrismo occidentale in favore di un’ibridazione con l’alterità non-umana e sottraggono terreno alle...

Visitatore esemplare

Lo scritto che segue appartiene all’analisi del comportamento del visitatore “esemplare” di spazi espositivi, un progetto di ricerca che ho intrapreso sei mesi fa. Lo studio ha l’obiettivo di dimostrare che l’emancipazione dello spettatore può avvenire per mezzo dell’uso del corpo quale centro di controllo vigilante contro segni in cerca d’ascolto. Per capire il comportamento di un “esemplare” ho dovuto elidere a priori il costrutto teorico di mente, per focalizzare l’attenzione solo sui comportamenti manifesti.   In particolare, in questo caso, ho adottato come modelli minimi due registrazioni fotografiche per poi integrarle in un processo di osservazione e verifica dell’ipotesi in relazione ai dati osservati. I due scatti sono due immagini reali, la prima presa in uno spazio espositivo pubblico, la seconda presa “in studio”. La prima figura registra la bicicletta che il visitatore “esemplare” ha parcheggiato nel Karlsaue Park di Kassel fuori dalla casa-studio di Gareth Moore. Le casette sono rappresentate da punti numerati sulla mappa del parco di Documenta così...