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Festival del Cinema di Venezia

(9 risultati)

Cambiare la narrazione del mondo

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English Version   Credete che il cinema possa produrre un cambiamento reale? Uno spostamento di sguardo, di prospettiva? Noi di lettera27 siamo convinti che sia così. Crediamo nel cinema e nella sua potenza: ogni film ci fa fare esperienza di una realtà diversa o simile alla nostra ma attraverso altri occhi. Crediamo in quello che gli studiosi chiamano ‘meccanismo di immedesimazione’ e cioè che guardare un film vuol dire...

Changing the Narrative of the World

Why Africa?  For many years lettera27 has been dedicated to exploring various issues and debates around the African continent and with this new editorial column we would like to open a dialogue with cultural protagonists who deal with Africa. This will be the place to express opinions, tell their stories, stimulate the critical debate and suggest ideas to subvert multiple stereotypes surrounding this immense continent. With this new column we would like to open new perspectives: geographical, cultural, sociological. We would like the column to be a stimulus to learn, re-think, be inspired and share knowledge. For the opening piece we asked our partners, intellectuals and like-minded cultural protagonists from all over the world to answer one key question, which also happens to be the name of the column: "Why Africa?". We left the question deliberately open, inviting each of the contributors to give us their perspective on this topic from their own context. This first piece is a collection of some of the answers we received, which aims to open the conversation, pose more questions and hopefully find new answers.   Elena Korzhenevich, lettera27   Here...

E ne è valsa, dopotutto, la pena

E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto. 
Ne sarebbe valsa la pena. Dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate di pioggia. Dopo i romanzi, dopo le tazze da tè, dopo le gonne strascicate sul pavimento. 
E questo, e tante altre cose? - È impossibile dire ciò che intendo!
 Ma come se una lanterna magica proiettasse il disegno dei nervi su uno schermo:
 ne sarebbe valsa la pena T.S. Eliot Un velo lunghissimo blocca la porta girevole dell’Excelsior, e tutti gli attori, i produttori, i registi, i trolley e i pass, le macchine fotografiche e i canapé all’aperitivo, le giovani e i giovani elegantissimi in cerca di fortuna vestiti da sera per incrociare la sorte tra il parquet e i lampadari rimangono bloccati nella hall, con i concierge che tentano in tutti i modi di capire come sia finito quel velo enorme ad impedire l’accesso al cuore pulsante del festival di Venezia. Non è accaduto, ma stava per accadere. Fortunatamente la porta d’ingresso girevole ha accanto una piccola porticina, che ha permesso al corteo di 80 spose di passare entrare, attraversare il lungo salone ed uscire lì, tra i leoni, sul mare...

Conversazione con Edgar Reitz / Un mondo al di fuori del mondo

Una serie di morbidi movimenti della macchina da presa ci introduce in un villaggio nello Hunsrück (Germania occidentale) del 1842. Le immagini in bianco e nero, accompagnate dal fluire sommesso della voce di un ragazzo sprofondato nella lettura, rivelano una realtà di ordinaria miseria: un cavallo viene mollemente condotto dal proprio padrone dal maniscalco, un bimbo porta a pascolare le oche tra il fango e le pozzanghere. Improvvisamente, una voce maschile interrompe la lettura del ragazzo: è suo padre, che, dopo averlo sorpreso per l'ennesima volta con un libro in mano, scaglia violentemente entrambi, libro e ragazzo, fuori della porta di casa.   È l'inizio di Die Andere Heimat – Kronik einer Sensucht, quinta parte, ambientata nel XIX secolo, della imponente saga ideata e diretta fra il 1984 e il 2006 da Edgar Reitz. 230 minuti che vanno ad aggiungersi alle quasi sessanta ore dei primi quattro capitoli dedicati alla famiglia Simon e alla cittadina immaginaria di Schabbach, testimoni dei grandi eventi che hanno scosso la Storia della Germania e dell'Europa nel corso del Novecento. Presentato all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, Die Andere Heimat, ha costituito l'...

Gianfranco Rosi. Sacro GRA

Il mito, per essere tale, deve fare torto alla realtà. È anzi suo preciso compito librarsi sopra la sostanza dura e netta della quotidianità strappando quei fili che poi ritesse in un corpo nuovo, ignaro della frammentarietà di composti cui deve le origini. “Sacro” dunque è il Grande Raccordo Anulare di Gianfranco Rosi, non luogo, ma Immaginario dove si depositano le istintive produzioni della mente riguardo la nostra idea di periferia romana, perché solo nei termini di viaggio mentale Sacro GRA può mantenere le originarie residue istanze documentaristiche. La realtà non c'entra, benché non si voglia qui credere possibile suggerire tanto facilmente i parametri del vero: certo è però che manca qualsiasi indizio di complessità del racconto e della descrizione.     A scuola durante le lezioni di italiano viene solitamente insegnato che esistono due modi di elaborare discorsi. Il primo, il periodo paratattico, predilige l'uso di coordinate – parti che possono anche stare da sole, semplicemente poste una accanto all'altra senza alcun rapporto di...

Terrence Malick. To The Wonder

Dopo The Tree of Life e il clamore mediatico legato al film, dopo la Palma d’oro, le discussioni, le difese a oltranza, gli attacchi divertiti, le urla al capolavoro o alla bufala, le disquisizioni sulla deriva estetica di un autore o sulla sua grandezza inimitabile, dopo tutto il baccano suscitato da un regista noto anche per la sua ritrosia (poche apparizioni pubbliche, cinque film in quarant’anni di carriera), tutto ci si poteva aspettare da Terence Malick tranne che se ne arrivasse immediatamente con un altro progetto.   E invece così è stato, e insieme a To the Wonder, presentato lo scorso settembre alla Mostra di Venezia e solo ora distribuito nelle sale, Malick ha annunciato altri due progetti, a quanto pare già terminati e pronti per uscire nei prossimi due anni. Forse proprio per questo, però, per andare in controtendenza rispetto all’andamento di una carriera e alla mitologia artistica creatasi con gli anni di silenzio e di attesa, To the Wonder si è offerto fin da subito come un potenziale fallimento, una specie di instant movie indesiderato e pronto a smitizzare da sé una delle filmografie pi...

Alexander Sokurov. Faust

Difficile parlare di Faust. Era difficile due mesi fa, quando è piombato come una meteora incandescente quasi in chiusura del festival di Venezia, guadagnando tra applausi e sbadigli il Leone d’Oro e l’etichetta di capolavoro, ed è difficile oggi, mentre fa capolino come un fantasma altero in qualche sala dispersa, senza altro sostegno che la sua temibile reputazione. Il capolavoro. Ci vuole una buona dose di presunzione per mirare al capolavoro, per muoversi con disinvoltura fra i corridoi vetusti dell’Arte Cinematografica. E certo la presunzione non manca a Sokurov, un autore scandalosamente aristocratico, capace di affermare che “al film non serve lo spettatore, è lo spettatore che ha bisogno del film”. C’è molta arroganza, certo, ma a ben vedere anche un profondo senso di responsabilità nei confronti dello spettatore, che spende due ore della propria vita davanti allo schermo e magari su quello schermo proietta ancora un desiderio, un bisogno che non sia dipendenza dall’intrattenimento anestetico. D’altra parte il bisogno di capolavori a volte fa brutti scherzi. Penso all’acclamazione...

Venezia 68. Visita guidata al cantiere Lido.

In questa seconda puntata del reportage dal festival di Venezia ci dedichiamo a Orizzonti e a qualche irrinunciabile titolo presentato fuori concorso.   ORIZZONTI   Da qualche anno a questa parte, la sezione di avanscoperta Orizzonti si è aperta sempre più a nuovi territori, sfondando i confini istituzionali col mondo dell’arte contemporanea, dove il cinema di ricerca trova linfa e soprattutto una disponibilità creativa e finanziaria che anche la produzione cinematografica più illuminata raramente può garantire. A questa ibrida sezione, quest’anno era degnamente accompagnata dalla retrospettiva Orizzonti 1960-1978, uno scavo che ha portato in superficie alcune gemme dell’underground italiano, come a mostrare le radici che innervano lo sguardo contemporaneo. L’intento è nobilissimo, il risultato un po’ rapsodico, visto che si sono privilegiati capitoli minori e primi abbozzi (alcuni preziosi, come l’esordio del grande marginale Nico D’Alessandria o il più noto Hermitage di Carmelo Bene, in cui c’è già tutto il suo furioso progetto di rinchiudersi nel...

Venezia 68. Visita guidata al cantiere Lido

A pochi passi dal red carpet assediato dalle telecamere e dal solito, noioso gossip festivaliero (ma ormai sembra che ai quotidiani italiani non interessi altro, visto che alcuni si dispensano addirittura dall’inviare in laguna un critico degno di questo nome), giace il misconosciuto protagonista di questo festival: è il cratere che sta al posto dell’abortito nuovo Palazzo del Cinema, ricoperto da un funereo ‘white carpet’, un sudario che nasconde e isola (speriamo!) i resti di amianto scoperti durante gli scavi. Ingombrante ostacolo agli affannosi percorsi degli spettatori, è rimasto invisibile ai più (solo gli occupanti del Teatro Marinoni, raggiunti da quelli del Teatro Valle di Roma per alzare la voce sulle magagne dell’industria culturale, si sono impegnati a strapparne i veli e mostrare la piaga), ma sintomaticamente presente e tangibile come l’immobilismo e la decadenza delle istituzioni culturali italiane. Eppure, nonostante la crisi, i blocchi, le polemiche, nonostante gli intoppi logistici, i prevedibili compromessi e il gigantismo di una selezione che sfida ogni sintesi, al suo ottavo e ultimo anno di mandato,...