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Qu’est-ce que la photographie?

“Qu’est-ce que la photographie?”: da questa domanda prende il nome la seconda mostra allestita nella nuova Galerie de Photographies del Centre Pompidou, dopo l’esposizione inaugurale dedicata all’opera di Jacques-André Boiffard.   L’interrogativo ontologico, la ricerca dell’essenza della fotografia, di ciò che è “in sé”, ha accompagnato sin dall’invenzione del medium fotografico gran parte degli sforzi finalizzati alla sua elaborazione teorica, dal rapporto con cui François Arago illustrò alla Chambre des députés la scoperta di Daguerre nel 1839 alle riflessioni di Charles Baudelaire ed Elizabeth Eastlake della seconda metà del XIX secolo, dai testi fondamentali pubblicati da László Moholy-Nagy e Walter Benjamin negli anni Venti e Trenta agli isolati contributi di André Bazin e John Szarkowski nel dopoguerra, fino al culmine raggiunto negli anni Settanta e Ottanta grazie ai lavori di Susan Sontag, Rosalind Krauss e soprattutto Roland Barthes, autore de La Chambre claire (1980). A partire dalla constatazione di un ritorno in auge...

Il bambino come sfondo

La cronaca racconta l'errore di un art director. In cerca del volto di un bambino per pubblicizzare un Kindergarden, ha affidato a Google Immagini la parola chiave. Forse digitando semplicemente "bambino" oppure, in modo ancora più funzionale, "bambino sorridente". Purtroppo, la foto prescelta tra le tante è stata quella di Gregory Villemin, ucciso nella Francia del 1984. Di quel volto ha fatto una texture, ingrandendolo, sfumandolo leggermente, impaginando sopra il testo.   Solo dopo la pubblicazione su un giornale, qualcuno ha riconosciuto il volto. Seguono scuse dispiaciute, ritiro del giornale dalle edicole, dichiarazioni d'inconsapevolezza di un art director chissà forse bambino anch'egli all'epoca dell'omicidio.   Siamo, sembra, nel vasto - e incolpevole, ma anche indifferente a tutto - territorio della velocità esecutiva, della piccola produzione realizzata in economia. Pescare dalla rete (Flickr, Pinterest, Google Images...) immagini per utilizzi locali, circoscritti e fuori controllo è abitudine corrente. Non devi negoziare né comprarle. La rete agevola chi vuol...

#OccupyGezi. Revolution will be tweeted

"Se lo Scià finirà per cadere ciò sarà in gran parte dovuto alle cassette".   Questa frase l'ha scritta Michel Foucault da inviato per il Corriere della Sera in Iran, nel 1978, riferendosi alla rapida circolazione dei discorsi di Khomeini sotto forma di audiocassette facilmente duplicabili e trasportabili.   Chissà cosa avrebbe detto Foucault del ruolo che i social media stanno giocando nelle proteste di piazza che dal 2011 nascono e si riproducono continuamente dall'Egitto alla Spagna, dagli Stati Uniti alle periferie di Londra, dalla Tunisia alle 67 città turche che nell'ultimo weekend di maggio hanno visto le loro strade invase da migliaia di persone?   Primo movimento: ci vuole una prospettiva storica   In realtà questa storia delle “rivoluzioni di Facebook” è stata finora molto banalizzata, discussa, sottostimata o sovrastimata, ma mai analizzata a fondo, se non in contesti accademici. Non credo esistano rivoluzioni di Facebook ma “rivoluzioni” che, come dei software, girano su hardware (tecnologie di comunicazione) differenti. E,...

Se l’anonimato muore sul web

Love and Revolution Vancouver, 15 giugno 2011. Dopo aver perso la finale della Stanley Cup, i tifosi della locale squadra di hockey danno a fuoco e fiamme il centro della città. La polizia reagisce duramente. Il fotografo di Getty, Richard Lam, è sul posto per riprendere i tafferugli, quando si imbatte in una coppia che, incurante dei disordini intorno, sembra baciarsi appassionatamente. Lam coglie l’attimo e scatta una foto che il giorno dopo farà il giro del web, delle tv e dei giornali di tutto il mondo, dove il “Vancouver Riot Kiss” verrà subito paragonato ad altri baci iconici della storia della fotografia, come “Day in Times Square” di Alfred Eisenstaedt e “Le Baiser de l'Hôtel de Ville” di Robert Doisneau. Man mano che l’immagine diventa un tormentone virale, cresce però anche la curiosità (e la morbosità) sull’identità dei due ragazzi: Chi sono? Perché si baciano? Stanno forse recitando? Su Twitter, Facebook e i quotidiani online scatta la gara della verifica a posteriori (un tratto ormai distintivo dell’informazione accelerata dei...

Twitter Revolution? Social Network e cambiamento politico

Con questo articolo doppiozero inaugura una serie di riflessioni sul ruolo della Rete, dei social networks e delle nuove tecnologie nei cambiamenti sociali, culturali e politici degli ultimi anni. In seguito alla pubblicazione di alcuni articoli sul tema si è sviluppato un animato dibattito, sia all'interno della redazione che sul sito e sui social networks. Le posizioni sono eterogenee e si basano su interpretazioni anche molto diverse tra loro. Dato che intendiamo doppiozero soprattutto come uno spazio di confronto per la critica culturale, abbiamo deciso di chiedere ad alcuni autori di riflettere sull'argomento, in modo da restituire la complessità con cui si articolano le posizioni. Buona lettura.     Fin dai giorni delle rivolte iraniane del 2009, i media tradizionali si interrogano sul ruolo avuto dai social network negli stravolgimenti sociopolitici degli ultimi due anni. Ad ogni nuovo stravolgimento che vede gli attivisti impegnarsi anche attraverso i nuovi media, vengono riproposte due letture dicotomiche. Da un lato c’è chi parla di Twitter Revolution, un cambiamento sociale spinto soprattutto dalla facilit...

La scimmia che vinse il Pulitzer

Presentiamo il libro di Nicola Bruno e Raffaele Mastrolonardo La Scimmia che vinse il Pulitzer. Storie, avventure e (buone) notizie dal futuro dell’informazione, edito da Bruno Mondadori, collana Presente Storico.   Scarica l'introduzione del libro in pdf.   Di seguito i commenti al libro di Roberto Marone e Bertram Niessen.     La scimmia che vinse il Pulitzer, otto capitoli: precisione, velocità, intelligenza, partecipazione, trasparenza, libertà, bellezza, cambiamento. Otto capitoli che raccontano l’universo dell’informazione e del giornalismo in questi ultimi (embrionali) 10 anni di web.   C’è il ragazzino matto che con un account Twitter batte sul tempo i Golia dell’informazione, il software che scrive da solo articoli bellissimi,il progetto di testimonianze open source dall’Africa, e l’inevitabile storia su Assange (icona eroica di quel mondo), il tutto a bagno in un entusiasmo che oggi abita solo le teste di chi lavora online.   A voler aggiungere una parola, alle otto, io avrei aggiunto memoria. Il libro sfoggia con naturalezza, in tutti i suoi...