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Forza Italia

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La parabola del berlusconismo

Con opportuno tempismo, il nuovo e ultimo lavoro di Piero Ignazi (Vent’anni dopo. La parabola del berlusconismo, Il Mulino 2014) tenta un complessivo bilancio critico del fenomeno Berlusconi, proprio nell’anniversario ventennale della sua “discesa in campo” (1994-2014). Vent’anni sono un periodo notevolmente lungo per la durata delle leadership democratiche, se solo pensiamo che le più recenti e significative leadership di paesi democratici hanno una vita politica media che non supera mai normalmente i 15 anni: i presidenti americani 8 anni, poi escono dalla scena politica, la Thatcher 11 anni, Blair 10 anni (13 come leader di partito), Mitterrand 14. Solo Helmut Kohl è un’eccezione con 25 anni di leadership. Viene naturale, dunque, accostare quasi inconsapevolmente il ventennio berlusconiano a un altro ventennio italiano. Al di là dell’evidente forzatura e dell’improponibilità di un tale paragone, è altrettanto evidente l’anomalia del fenomeno berlusconiano.     È vero, come riconosce Ignazi, che il partito creato dall’imprenditore milanese non è mai stato...

Gabriele Turi. La cultura delle destre

Fino agli anni settanta un modello storiografico tendenzialmente diffuso assegnava tout court il fascismo alla sfera dell'incultura e ne sconsigliava lo studio dei presupposti ideologici; tale comprensibile  atteggiamento, da parte di chi dentro le retoriche del  fascismo era cresciuto, paradossalmente finiva per rendere con il tempo poco conosciuto il territorio mentale dei nemici della democrazia e per consegnare il discorso sul tema alle tendenze revisioniste interessate a modificare la damnatio memoriae post-bellica del fascismo o più in generale occupate a sviluppare un discorso polemico contro l'antifascismo.   Solo quando “cultura” è stata intesa in senso antropologico anche l'autorappresentazione della destra, reazionaria, fascista e poi neofascista è potuta diventare oggetto di studio: la destra è stata così mostrata nella sua composita articolazione, nella sua genealogia e nell'imparentamento con la cultura borghese o con le controculture politiche, nelle varie correnti e nella varie contaminazioni, nelle sue versioni grottesche e ipersemplificate (che abbondano) e in quelle più...

Berlusconi. Sfondi per un pensiero libero

Sua eccellenza SB,  sempre più orientale dopo gli ultimi ritocchi di fotoshop, vestito di blu in doppio petto, inizia a fare un suo discorso di sedici minuti e trenta secondi, in cui dichiara il proprio interesse al destino dell’Italia. Termina il suo manifesto con un accorato: Forza, Forza, Forza Italia. Agita le braccia come un Pinocchio che si sia staccato dai fili di Mangiafuoco, e alza il tono della voce.     Lo sfondo è una Arcore talmente decolorata da somigliare a una stanza di Casa Vianello o al set di un mobiliere della vicina Brianza, in cui gli antichi opifici stentano vicino ai cancelli della villa suprema. Libri dello stesso colore e della stessa forma danno l’effetto di quelli che si ordinano per riempire una scena di film. Nel mezzo alla libreria, sono annidate le foto di famiglia, che testimoniano dell’affetto del padre per i suoi rampolli e per quelli della patria, di cui si sente responsabile.     Quando rivela agli italiani che c’è la crisi economica, colpa del bombardamento fiscale (un lemma degno di sua eccellenza FT Marinetti), SB svela i suoi modelli retorici. Quelli...

Le mani di Zoff e il tricolore

C’è un’immagine che traduce in emblema la vittoria italiana ai Mondiali di Spagna, nel luglio del 1982, ed è quella che ritrae su un francobollo le mani del capitano della nazionale, il portiere Dino Zoff, mentre innalzano, tutta d’oro scintillante, la Coppa del Mondo. Il modello è la fotografia che all’indomani di quell’11 luglio apre fatalmente i quotidiani: la firma è di un pittore grande e discusso, senatore comunista nientemeno, Renato Guttuso, il quale si compiace di ignorare il tricolore e lascia viceversa trapelare solamente l’azzurro e il giallo oro. Eppure, per la prima volta, il tricolore sta occupando e persino travestendo le piazze italiane in delirio: la bandiera che pendeva afflosciata dagli uffici pubblici, appannaggio semmai dei neofascisti e della cosiddetta maggioranza silenziosa (gli ultimi sbandieramenti erano stati nel ’54 per Trieste italiana) diviene di senso comune e si presenta addirittura in forma di tatuaggio, come per quei giovani tifosi, nello Stadio “Sarrià” di Barcellona, ripresi mentre esultano, dopo la tripletta di Paolo Rossi al Brasile, seminudi e...

I corpi dei Capi

Una delle fotografie che più mi avevano impressionato mentre visionavo gli scatti realizzati dai fotografi ufficiali di Silvio Berlusconi, per scrivere Il corpo del Capo, era un’istantanea realizzata da Alex Majoli. Il Presidente del Consiglio vi appariva in piedi davanti a un pesante tendaggio di color chiaro. Lo sguardo spento, la bocca chiusa, le braccia dietro la schiena. Una posa che sembrava smentire tutta la politica del sorriso, dell’ottimismo, della solarità tipica dell’imprenditore televisivo, prima, e dell’uomo politico, poi. Emergeva dall’immagine qualcosa di lugubre e di funereo che probabilmente stava acquattato da sempre dietro la facciata – la faccia – di Silvio Berlusconi. La pulsione di morte che la pulsione di vita trascina inevitabilmente con sé, e che di solito è occultata dietro la baldanza e l’ottimismo.   Era il 2008. Quella foto, che contraddiceva tutta la politica dell’immagine sin lì condotta dal padrone di Mediaset, dal leader di Forza Italia, dall’uomo di Stato, mi metteva a contatto in modo inequivocabile con una questione che nel libro sulle...

Microfoni & Macerie

Il 17 marzo 2011, a Milano, è morto Giorgio Medail. Era nato a Dolo, Venezia, il 4 settembre 1945. È stato giornalista, conduttore, autore radiofonico e televisivo. Prima però, ha lavorato alla Edilnord di Silvio Berlusconi e, solo qualche anno dopo, è diventato, come si dice in questi casi, uno dei pionieri della tv commerciale italiana, tra i primi a lavorare per Telemilano Canale 58, emittente da cui nascerà Canale 5. Tra il 1983 e il 1985 ha seguito tutti i viaggi del Presidente del Consiglio, Bettino Craxi. È stato autore di TeleMike, ideatore della testata giornalistica Ciak, che forniva i servizi di spettacolo per i tre Tg Mediaset. Ha lavorato per molti anni in radio, a Rtl. Da giugno 2007 ad agosto 2008 ha diretto La tv della Libertà. Negli ultimi tempi era dirigente della struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Molte informazioni di questa breve scheda sono fornite proprio dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri.   I principali siti dei quotidiani online, lo hanno ricordato con questo video.  ...