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Gallimard

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Patrick Modiano, un Nobel alla memoria

Quest'anno il Premio Nobel per la Letteratura è finito nelle mani dell'outsider per eccellenza: Patrick Modiano. Tanti saluti a Philip Roth, che questo premio lo aspetta (insieme ai suoi fan) da una vita – un po' come Leonardo Di Caprio spera che arrivi il primo Oscar, – alla rediviva Joyce Carol Oates, vedova nera dalla bibliografia macabra e sterminata, e al fenomeno di culto giapponese Haruki Murakami, battuto inesorabilmente ancora una volta.   Patrick Modiano e Françoise Hardy al bois de Buologne a Parigi nel 1969   Patrick Modiano, classe 1945, è quindi il quindicesimo scrittore francese della storia ad aggiudicarsi l'agognato premio e questo Nobel l'ha vinto a modo suo, facendosi strada con la sua proverbiale discrezione e la sua penna vellutata e intangibile tra le star della letteratura mondiale, completando senza eccessi un pedigree di tutto rispetto dopo la vittoria del prestigioso Prix de l'Académie Française e del Prix Goncourt. Come nel piccolo gioiello del cantautore Vincent Delerm, Le baiser Modiano (Il bacio Modiano), in cui una tessitura sonora morbida e complice ci parla di...

Edmund White. Un giovane americano

Edmund White sarebbe dovuto essere un autore Einaudi. Ha le caratteristiche di contemporaneità, di relazione con la tradizione, di innovazione comprensibile, di glamour, di spocchia – per noi europei – dell’americano che è soggiogato dal fascino dell’Europa. Einaudi lo pubblicò, infatti. Nel 1990, otto anni dopo l’uscita negli Stati Uniti, Einaudi pubblica la versione di Sandro Melani di A Boy’s Own Story, col titolo Un giovane americano; un Supercorallo elegante nella sua superscontata illustrazione di copertina: un particolare di Portrait of an artist (Pool with two figures, 1972), di David Hockney, che nel sistema degli apparati criptici italiani segnalava sempre  nel secolo scorso – con qualche strascico in questo – un testo con storia gay maschile; unico segnale peraltro che l’Einaudi dia per comprendere che questo che si presenta è un romanzo autobiografico che racconta dell’autore, del suo essere americano: del suo essere maschio omosessuale negli Stati Uniti.   L’unico particolare ancora più criptico che la redazione einaudiana mette a disposizione è,...

Camus: toujours l'homme d'abord

La sua voce è incredibilmente delicata. E intensa. Presumibilmente, saranno le stesse modalità con cui Catherine Camus si occupa quotidianamente di gestire l'œuvre littéraire di suo padre. Delicatamente, attenendosi accuratamente al pensiero, senza mai tradirlo, del grande intellettuale franco-algerino; intensamente, riportandolo alla contemporaneità attraverso un'azione instancabile. Catherine Camus è stata in visita a Palermo nella metà di aprile, ai Cantieri Culturali alla Zisa. L'Insitut Culturel Français ha proposto un'esposizione digitale ed interattiva, organizzata in collaborazione con l’École normale supérieure (ENS Ulm) e la casa editrice Gallimard. Al Cinema De Seta, all'interno dei Cantieri, dopo l'incontro con John R. Pepper, ai tempi giovanissimo produttore della pellicola, è stato proiettato La Peste, di Luis Puenzo (1992), libero adattamento dal romanzo omonimo di Camus.   Catherine, che vive in Provenza, a Lourmarin, nella casa acquistata dal padre poco prima del tragico incidente d'auto che provocò la sua scomparsa a soli 46 anni,...

Editoria senza André Schiffrin

L’editore americano André Schiffrin è morto a Parigi in questi giorni. È uno strano destino, Schiffrin infatti era nato nel 1935 proprio a Parigi non lontano da dove è morto. All’eta di 5 anni insieme alla madre Simone e al padre, il grande editore, fondatore della Bibliothèque de la Pléiade, Jacques Schiffrin, erano dovuti scappare difronte all’invasione nazista e Jacques Schiffrin che nelle sue lettere mostrava tanta nostalgia per la Francia morì a New York senza riuscire a rivedere l’Europa. Padre e figlio erano dei “passeurs” di cultura, dei veri e propri ponti tra la Russia, dove era nato Jacques Schiffrin, la Francia e poi l’America.   André Schiffrin aveva pubblicato alla Pantheon Books Jean-Paul Sartre, Michel Foucault, Simone de Beauvoir, Gunther Grass  ma anche Noam Chomsky e Art Spiegelman. Nei suoi racconti estremamente discreti ma appassionati descriveva gli incontri nei suoi viaggi nell’Europa del secondo dopoguerra con Giangiacomo Feltrinelli, Giulio Einaudi, François Maspero, Pierre Bourdieu.   Poi nel 1990 ci fu lo scontro con la...

Gli scrittori sono sempre responsabili

È strano domandare se lo scrittore è responsabile: lo è davanti alle leggi che egli riconosce, davanti a quelle che non riconosce, davanti ad altre che lui è il solo a conoscere, e anche davanti a quell’assenza di legge che la sua opera, dove domina necessariamente l’impostura, gli dà l’illusione di credere essenziale.     (Risposta all’inchiesta “Gli intellettuali sono responsabili?” promossa dalla redazione del giornale Combat, pubblicata il 26 luglio1946.  Tratto da Maurice Blanchot, La condition critique, Le cahiers de la nrf, Gallimard, 2010, p. 64)

Prima cosa, disinnescare la bomba

Qualche settimana fa, ben prima degli scontri che hanno insanguinato l’ambasciata americana in Libia, a Parigi è esplosa una bomba. Benché l’effetto sia stato decisamente meno cruento - un importante consulente di Gallimard, Richard Millet, ha dovuto dimettersi - la materia esplosiva è la medesima: una rozza opera d’ingegno (se così si può dire) che ha lasciato sbigottita la comunità intellettuale di Parigi e non solo, per le posizioni reazionarie e razziste che vi sono espresse.   Una bomba solitamente è composta da un contenitore, che garantisce una buona combustione all’esplosivo, e da un innesco senza il quale essa è quasi inoffensiva. In questo caso fa funzione d’innesco il titolo di un breve saggio, Éloge littéraire d’Anders Breivik (parte seconda di un pamphlet intitolato Langue fantôme) di Richard Millet, che, a partire dalla strage di Utoya, tenta di ragionare sull’Europa di oggi vista come una civiltà decadente schiacciata dalla crisi economica, specchio di un imperante multiculturalismo che ha annacquato quella che era un’identit...

Gulliver

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     È probabile che «Gulliver», la rivista internazionale immaginata alla fine degli anni Cinquanta da tre gruppi di scrittori appartenenti a tre diverse nazioni, sia l’unica rivista europea del secondo dopoguerra. Certo, di riviste europee ce ne sono state più di una, ma sempre realizzate da una redazione ben radicata in uno dei paesi del vecchio continente e sempre con collaboratori stranieri; tutte riviste che si proponevano, e spesso avevano, un respiro sopranazionale. Ma una rivista interamente progettata, scritta e redatta da una redazione francese, una italiana e una tedesca, non c’è mai stata. Per questo «Gulliver...