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Mose

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Un profugo nella stazione di Milano

Il silenzio dorme con le ginocchia in bocca. Daniel Fajnachen si risveglia con la mano spiaccicata sulla palpebra e la lingua attaccata sotto la volta asciutta del palato. Nella carrozza non vola una mosca e un caldo appiccicaticcio appanna i vetri. Fuori piove, copiosamente. Il treno sta viaggiando a bassa velocità, sporco e puzzolente. Fajnachen afferra dal sedile di fianco un giornale sgualcito. Lo sfoglia provando a leggere qualcosa in quella lingua che un tempo conosceva bene. Si dà molta importanza alle catastrofi naturali: da una settimana diluvia su tutta la Lombardia. Tra l’altro è esondato, per l’ennesima volta, il Seveso, allagando un pezzo di Milano e dando così un senso letterale al quartiere Isola, a sinistra della Stazione. Sempre sulla prima pagina, in taglio basso, lo colpisce un titolo: “Corruzione per gli appalti Mose. Arrestato Paolo Giangrandi, docente alla Facoltà di Architettura di Venezia”. Giangrandi era stato il suo professore, e ora forse il suo unico possibile contatto telefonico a Milano. Fajnachen ha una fitta al cuore e cade in un leggero stato di confusione. Non riesce, tra l’altro, a...

A salvare Venezia sara’ ancora l’America...

Sono passati venti giorni dalla fine della Mostra del cinema 71, che se n’è andata in silenzio. L’unico rumore, di fondo, che circola nel Paese è l’eco del Pasolini di Abel Ferrara, un film meglio di quel che si temeva, ma non all’altezza del poeta-regista a cui è dedicato. La Mostra se ne va sventolando la bandiera bianca. Procede verso il futuro con la classe di una matura signora che ha alla guida due signori come Piero Baratta, un pacato presidente della Biennale, e come Alberto Barbera, un direttore perplesso e intelligente. Signori che non amano il red carpet, lo devono fare solo per offrirlo in pasto al pubblico sciolto, con pochi divi e molti divetti in smoking e tacchi come pugnali che bucano la moquette del carpet e gli occhi stanchi dei fans.   La memoria corre alla mia prima presenza al Lido, era il 1968. Nessun red carpet ma i fumogeni della polizia contro i contestatori (mi ci mescolai) e i grandi autori italiani – da Cesare Zavattini a Franco Solinas, grandi sceneggiatori, a Marco Ferreri, Ugo Gregoretti, Citto Maselli, Giuliano Montaldo. Venezia ebbe il brivido del rischio di una sospensione della Mostra,...