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Ravenna Festival

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Ravenna Festival / L’Inferno delle Albe

Albedo. Rimbomba in testa questa parola dell’alchimia, operare sulla nigredo, sulla materia oscura, per arrivare all’opus. Abluzione, distillazione, elevazione dell’anima. “Quali colombe dal disio chiamate”. Bianchi, bianchissimi, Ermanna Montanari e Marco Martinelli raggiungono la folla accalcata nella stretta strada davanti alla tomba di Dante Alighieri. Ravenna, ore 20 di un giorno qualsiasi (che non sia lunedì) da qui al 3 luglio, fino a quando si replica il loro Inferno per Ravenna Festival. Un uomo in abito nero suona una grande conchiglia. Dà il via, ed è subito emozione. Con quelle parole finali della prima terzina della Divina Commedia di Dante, dette, sussurrate, ingolate da Ermanna (al piede, bianche anch’esse, ha le sue solite scarpe a forma di zoccolo di capra, diaboliche): “…vita … oscura… smarrita”. Pausa. E poi i versi tutti di quell’inizio, con voce che ricama e sprofonda, che rapisce. Aprono la porta del sepolcro, a evocare il poeta. E intorno a noi spettatori, in mezzo a noi, bambini, ragazzi, giovani, donne adulte e uomini ripetono alcuni versi, in coro. Sollevano le braccia, le protendono in tensione, seguono il ritmo con voci basse, acute, chiocce, profonde,...

L’altra vita di Mandiaye

Opera Lamb, di Mandiaye N'Diaye e Modou Gueye, è uno di quei rari preziosi spettacoli che il teatro non riesce a contenere per la troppa vita che gli trabocca dentro. Uno spettacolo in cui a stare seduti ci si sente quasi sacrileghi, come in chiesa durante l'eucarestia, come allo stadio durante una partita quando chi guarda non fa meno di chi fa. Oltre l'apparato visivo – che ancora fa leva sull'intelletto, separando, incasellando, distribuendo, applicando filtri – è il suono robusto delle percussioni africane ad avanzare drammaticamente verso lo spettatore scavalcandone completamente la dimensione cognitiva e arrivando dritto al sistema nervoso; includendolo, cioè, a forza di energia e di atletismi del cuore, nel rituale.   Irriverente alle regole della significazione, come un concerto; con una drammaturgia complessa disegnata apposta nei dettagli per essere ancora più radicalmente trasgredita, perché opponga resistenza alla vita che ne forza il limite e nell'urtarne la soglia sprigioni energia. In questo clamoroso lavoro, che arriva dal Takku Ligey Théâtre di Diol Kadd per Ravenna...

Lawrence è qui e là

Lei è qui. Indubbiamente. Non si muove. Si muove poco. Anzi, si muove un poco. C’è una voce, una radio: lui le dà comandi subliminali. La ossessiona proprio, la burattina: a destra, a sinistra, mano in alto, testa di qua, testa di là. Lei, la drammaturga e attrice Chiara Lagani, ha un bellissimo vestito: come di un festa ottocentesca: la stoffa è mimetica: sì, effettivamente, c’è qualcosa di militare in questo Laura Graziani Alta Moda. Lei è a Torino, lui, l’attore Marco Cavalcoli, è a Napoli; in simultanea satellitare, stanno recitando insieme in due luoghi diversi. Spaesati, siamo tutti spaesati. Si allude, si echeggia, di un uomo che diventa mito. Un ufficiale dell’esercito inglese che diviene il trascinatore della liberazione araba dall’Impero Ottomano, durante la Prima Guerra Mondiale. Lawrence prende Aqaba dal deserto, e arriva a Damasco. T.E.L. è il nuovo progetto di Fanny & Alexander: visto in luglio a Torino (Festival delle Colline), Napoli Teatro Festival, Ravenna Festival e Santarcangelo. Sentito a Rai Radio3. Un nuovo progetto in capitoli, e frammenti. Attrici...