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Triennale

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Ugo La Pietra, il disequilibrista

La mostra dedicata dalla Triennale a Ugo La Pietra, mi piace leggerla come celebrazione del carattere ‘contro’, militante, critico e sovversivo radicato nella tradizione del design italiano che ha sempre espresso accanto alla produzione di manufatti una fittissima produzione sperimentale, magari meno conosciuta, ma rivelatrice di un’attività libera, antagonista, testarda, ribelle, impegnata a registrare ogni segnale emesso da territori sfuggiti al controllo della rigida disciplina dettata dalle istituzioni, dalla tecnocrazia.     Insomma l’attività di registrazione di segnali sommersi svolta nel corso degli anni da La Pietra con curiosità e grande generosità (si parla di più di mille progetti/reperti), pone anche la questione di come dare corpo a questo poderoso flusso di rilevamenti: prende forma e si fissa, infatti, in una molteplicità di espressioni mutevoli. Disegni, pitture, fotografie, collage, sculture, ambienti, interni, riviste, filmati, performance, fumetti, ceramiche… appaiono tutti come grandi e piccole mappature che tentano di mettere in luce le possibili relazioni di queste...

Nanda Vigo: l'intellettuale dello spazio

Mi piace pensare a Nanda Vigo come a una sofisticata intellettuale dello spazio, un’esploratrice che conosce il linguaggio dello spazio per eludere quello delle parole, della forma e del colore e addentrarsi soltanto in esso. Classe 1936, Nanda Vigo è stata al centro della ricerca artistica degli anni ‘60 e ‘70, ma sono convinta che sia rimasta sospesa in un giudizio parziale. L’essersi collocata nel punto di intersezione tra architettura e arte non le ha permesso di essere incasellata in un profilo riconoscibile, confinandola ai margini. Né architetto. Né artista. Un autore dunque non facilmente riconducibile a una disciplina ferma: architettura, arte, design. Come è noto, ciò che si muove è difficile da fotografare e infatti ho l’impressione che Nanda Vigo sia sempre venuta un po’ mossa.   Poi c’è un fatto che mi ha sempre colpito. Negli anni in un cui ha cominciato a operare Nanda Vigo, non c’era copertura mediatica per tutto ciò che non fosse inserito nel flusso della cultura ufficiale. La comunicazione avveniva parlando con le persone, vis á vis, appendendo...

Marco Petrus. Atlas

Scorci prospettici vertiginosi, colori brillanti, pastosi bianchi e neri, mobili geometrie: al primo impatto, i quadri di Petrus (Marco Petrus, Atlas, Triennale di Milano, 29 aprile-2 giugno 2014) sono una festa per gli occhi, celebrazione incondizionata dell’architettura, sua felicissima, appassionata illustrazione. Nuovo lustro, nuova gloria le facciate ricevono sulla tela; senza nulla perdere del proprio rigore compositivo si fanno fantasmagoria,  lampo caleidoscopico. Eppure, a uno sguardo successivo, qualcosa ci inquieta. Qualcosa manca, in queste scene urbane. Queste visioni sono innaturalmente nette, nitide, pulite. Viene alla mente il Rêve parisien di Baudelaire, sogno di una città di pure forme di metallo e marmo, da cui è stato rimosso l’elemento vegetale, bollato dallo splenetico  sognatore come irrégulier. Ecco: nei quadri di Petrus mancano quegli elementi “irregolari” che nella vita di ogni giorno offuscano, spezzano, “sporcano” la nostra visione degli edifici: alberi appunto, insegne, cartelloni, semafori, trame di cavi, lampioni, traffico, auto in sosta. La città viene ricondotta alla...

Tavoli | Cini Boeri

A un primo sguardo, il punctum della fotografia sembrerebbe consistere nel foglietto ripiegato che sporge dal borsellino rosso, all'angolo sinistro in basso dell'immagine. Lista della spesa? Ricetta medica? Appunto volante? Schizzo di progetto? Non è dato saperlo. Di certo la sua presenza sul tavolo da lavoro di Cini Boeri non è casuale, come non è evidentemente casuale nessuno degli oggetti che si trovano su di esso. Unicamente, a differenza degli altri, questo non lascia trapelare la ragione del suo essere lì. Più agevole è spiegare il perché della presenza del numero 93 della rivista «Area», dove sono pubblicate tre case realizzate dall'architetto all'Isola della Maddalena; così come il perché del catalogo della mostra della Triennale di Milano curata da Alba Cappellieri e Marco Romanelli, Il design italiano incontra il gioiello, tra le cui pagine è presente un bel bracciale da lei disegnato. In quanto al numero della misconosciuta «Progetti AN», vale sapere che in occasione della manifestazione "Demanio marittimo km 278" del 2011 a Senigallia,...