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Voland

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Nulla dies sine linea. Il caso Marchesini

C'è qualcosa di inquietante nell'iperattivismo di Matteo Marchesini, classe 1979, che così viene presentato: "Poeta, narratore e saggista, oltre ad alcuni libri per ragazzi, ha pubblicato la raccolta di versi Marcia nuziale, le satire di Bologna in corsivo. Una città fatta a pezzi, i ritratti letterari di Soli e civili e il romanzo Atti mancati, entrato nella dozzina del Premio Strega". Ho omesso gli editori – Scheiwiller, Pendragon, Edizioni dell'Asino, Voland –, piccoli ma di valore, e il fatto che questo percorso sia avvenuto in meno di quattro anni.   Ora Marchesini raccoglie le sue critiche nelle 535 pagine (incluso un utile indice dei nomi) di Da Pascoli a Busi. Letterati e letteratura in Italia (Quodlibet Studio). Un attraversamento, di diritto e di rovescio, del nostro Novecento letterario, abbracciato nella sua massima estensione (romanzieri, poeti, critici letterari, umoristi, scrittori satirici, saggisti tout court) e utilizzando diverse modalità critiche: recensioni, ritratti, medaglioni, excursus o, come si diceva a scuola, panoramiche, introduzioni e forse qualcosa d'altro ancora, unite da una...

Editoria indipendente?

Bisognerebbe stare più attenti ai salti semantici e ricordarsi quando si è passati a definire la "piccola editoria” “editoria indipendente”. All’inizio – sono circa gli anni ’90 del secolo scorso – nascono tanti piccoli editori che, sull’esempio di Adelphi e poi di Sellerio, propongono un’editoria di ricerca, alternativa. Libri belli, curati, che scoprono nicchie non ancora coperte dall’editoria italiana (in realtà sempre piuttosto aggiornata) e cercano i lettori anche attraverso nuove occasioni di incontro (paradigmatica la Fiera di Belgioioso) dove espongono cataloghi che, anno dopo anno, crescono.   I nomi sono noti: Minimum Fax, Iperborea, Marcos y Marcos, E/O, Quodlibet a cui si aggiungono negli anni Keller (Zandonai), Hacca, La Nuova Frontiera, Nottetempo, Voland e tanti altri che compongono un pulviscolo di iniziative, a volte baciate dalla fortuna e dall’abilità di avere un autore che va in classifica e che desta l’attenzione dei media e dei librai. Dopo il 2000 cominciano le concentrazioni editoriali, alcuni piccoli-medi editori sono acquisiti in grandi gruppi,...

Speciale Librerie | L’estate di Giacomo

Mi sono spesso chiesta per chi siano davvero indispensabili le librerie indipendenti. Se un quartiere dovesse perdere la propria libreria, se al posto di una vetrina piena di libri dovesse esserci il buco nero improvviso di un cartello “affittasi”, chi ne verrebbe colpito direttamente al cuore? Chi si ritroverebbe monco o zoppo, menomato nella fibra più intima delle proprie funzioni vitali? La risposta sembra essere scontata. Tutti. Ne soffrirebbe chi con i libri ci lavora, chi scrive, chi vive di letteratura. Ne soffrirebbero i lettori forti. Ne soffrirebbe chi ci entra occasionalmente per ripararsi dalla pioggia. In realtà non credo che le cose stiano proprio così. Con il progressivo allargarsi del mercato librario su Internet e la messa in rete dei testi nei depositi delle grandi Biblioteche Nazionali, chi studia ha sempre meno bisogno della mediazione del libraio per arrivare a testi di forte settorializzazione scientifica. Io, personalmente, il 50% dei libri che leggo - quelli con cui lavoro - li trovo su Internet (con un’equa ripartizione tra libri che compro su Amazon, Maremagnum e testi online scaricati dal catalogo della Biblioth...

Two bees or not two bees: convegno sulla traduzione del nonsense

Siamo sicuri che “Lei vende conchiglie sulla spiaggia” sia la giusta traduzione dello scioglilingua inglese “She sells sea shells on the sea shore”, e che invece “Se scii senza scienza sei solo scema” non lo sia per niente? E come si possono tradurre in altre lingue “Il barbone rampante”, “Il bisonte dimezzato” o il fin troppo attuale “Cavaliere inefficiente”? Impossibile? Ma esistono traduzioni davvero impossibili? E, di contro, quali sono le traduzioni possibili? Ancora: come rendere in italiano “Two bees or not two bees”? “Due api o non due api” è meglio di niente, ma non aiuta molto. È evidente a tutti il gioco di deformazione sul dubbio di Amleto, grazie al quale, con minimi scarti grafici e fonetici, il verbo essere (to be) si trasforma in due api (two bees). “Tessere o non tessere”, come suggerisce Gino Patroni, forse il più scoppiettante parodista italiano del Novecento (Il meglio di G. Patroni, Longanesi 1994), potrebbe essere una indiretta traduzione della parodia delle api, anche se qui di api non si trova traccia. Eppure la traduzione...