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Amsterdam

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Nell'anniversario della morte del pittore / Van Gogh. La verità dei fatti

Lo sappiamo tutti. Van Gogh si è tagliato l’orecchio nel dicembre 1888. Un anno e mezzo dopo si è tolto la vita con un colpo di pistola. È l’artista che più di ogni altro ha incarnato nel Novecento il mito dell’artista maudit. Il cliché visivo più famoso, che ha fatto il giro del mondo, è l’interpretazione di Kirk Douglas in Lust for Life, Brama di vivere, il film di Vincente Minelli (1956) basato sulla biografia romanzata di Irving Stone del 1934. E proprio dall’archivio di Stone spunta oggi un documento sepolto da quasi un secolo che ha spinto il Museo Van Gogh a fare il punto della situazione su due momenti della biografia di Vincent che appartengono alla leggenda.   Emile Schuffenecker, copia di Autoritratto con l’orecchio bendato di Vincent van Gogh, 1892-1900   Sull’orlo della follia. Van Gogh e la sua malattia è la nuova mostra aperta ad Amsterdam (fino al 25 settembre, a cura di Nienke Bakker, Louis van Tilborgh e Laura Prins) che prova a districarsi nel fitto labirinto di un argomento spinoso. Non dà soluzioni o risposte; per questo ci sarà, a metà settembre, un convegno internazionale di medici, psichiatri e storici dell’arte. L’intento di questa mostra è...

Abbiamo lasciato Auschwitz cantando / Etty Hillesum. Lo scandalo della bontà

Deportata ad Auschwitz Etty Hillesum ha con sé, nello zaino, la Bibbia e una grammatica russa, lingua della madre. L’ultima cartolina postale, indirizzata all’amica Christine van Nooten, è datata 7 settembre 1943: la giovane donna la lascia cadere dal treno diretto al campo. “Abbiamo lasciato il campo cantando, papà e mamma molto forti e calmi, e così Misha. Viaggeremo per tre giorni. Arrivederci da noi quattro”. Muore ad Auschwitz due mesi dopo, il 30 novembre 1943. Muore che non ha ancora trent’anni.   Etty Hillesum trascorre l’adolescenza a Deventer, studiando nel liceo dove il padre insegna Lingue classiche. Prima di ottenere il lavoro nella Sezione di Assistenza sociale ai deportati nel campo di smistamento di Westerbork, svolge controvoglia un impiego amministrativo presso il Consiglio Ebraico, ad Amsterdam, dove si trasferisce nel 1932. Lavorare nel Consiglio esenta Etty dall’internamento a Westerbork; è lei stessa tuttavia a chiedere di andare al campo per occuparsi dei malati nelle baracche dell’ospedale: “mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo”. Da Westerbork, ogni martedì mattina, parte un treno carico di uomini, donne e bambini...

Un mundo absolutamente maravilloso

Mi avete chiesto di scrivere un testo sulle mie letture estive per Doppiozero. Lo faccio, seppure in ritardo, molto volentieri. Ma procederò in maniera disarticolata e per digressioni, me lo perdonerete. Mi sento così, e la disarticolazione è l’unica forma che riesco a portare fuori di me. Quest’estate ho letto e sto leggendo soltanto libri in spagnolo. Ovvero: Los detectives selvajes, Amuleto, Putas asesinas e El gaucho insufribile di Roberto Bolaño; Después del invierno e Octavio Paz. Las palabras en liberdad della messicana Guadalupe Nettel; Una vida aboslutamente maravillosa. Ensayos selectos di Enrique Vila-Matas, El aprendizaje del escritor e Ficciones, di Jorge Luis Borges; i racconti di Cristina Fernández Cubas, La habitación de Nona. La mattina al bar, ad Amsterdam, dove sono in residenza su invito della Dutch Foundation for Literature, leggo esclusivamente El País. In tutto questo: io non so lo spagnolo. Prima digressione sullo spagnolo.Nel maggio del 2012, al Salone del libro di Torino, ho partecipato ad una conversazione con lo scrittore spagnolo Andrés Barba, autore di alcuni libri, tra cui il bellissimo La sorella di Katia, che Instar Libri ha pubblicato nella...

La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska

Pubblichiamo un estratto di La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska, libro + dvd, scritto da Katarzyna Kolenda-Zaleska, regista del Film.       Ho conosciuto Wisława Szymborska in viaggio. Ci siamo incontrate a Palermo e in seguito abbiamo visitato splendidi angoli di Sicilia, colline toscane assolate, misteriose falesie in Irlanda, stradine strette a Amsterdam, piazzette a Bologna, Padova, Ravenna e in molte altre cittadine italiane. Ci siamo viste spesso anche a Cracovia, sua e mia città natale. Ricordo Szymborska come un’infaticabile cacciatrice di cose belle o insolite che si entusiasmava per ogni nuova scoperta. Quei viaggi assieme hanno cambiato sia me sia il mio modo di guardare il mondo, perché grazie a lei ho potuto vedere sotto un’altra luce molti luoghi che già conoscevo, e imparare a goderne in tutt’altro modo.   Wisława Szymborska amava il caffè nero, non troppo forte e con una gran quantità di acqua. “Caffè lungo”, insomma. Con il caffè, necessariamente, una sigaretta. Ma il caffè non si può bere così,...

Del buon uso e riuso degli immobili dismessi

Simbolo da sempre di potere e prestigio, indicatore di livello sociale ed economico, l’immobile è fino agli anni duemila l’investimento per la vita: la certezza su cui fondare il proprio status sia come privato cittadino sia come azienda o ente. Ma dal 2000 ad oggi tutto cambia: la crisi economica si è mangiata ogni certezza e alla crisi immobiliare ha fatto seguito, spesso sotto i colpi di ricette economiche pur sempre liberiste, un dimagrimento sostanziale dello stato che ha preso forma sempre più anche attraverso vigorose dismissioni immobiliari.     Tuttavia non è si tratta solo di crisi o di politiche d’austerità, ma di un cambiamento radicale degli agenti economici che vede il passaggio spesso brutale da un’economia materiale ad una immateriale. Cambiano i parametri e con essi le relazioni urbane e sociali, e quindi è necessario individuare i mezzi utili per poterle governare e dare loro respiro; l’alternativa rischia di essere un drammatico impoverimento economico quanto culturale.   Da anni l’associazione milanese Temporiuso fondata e guidata da Isabella Inti, Valeria...

L’artista elettronico e il grande pubblico

Artisti elettronici. Computer artists. Artisti digitali. New media artists. Nel corso del tempo sono stati chiamati in molti modi. Ma la base del loro lavoro è sempre la stessa: coniugare la ricerca artistica con quella tecnologica, sperimentando nuove forme d'interazione tra uomo e macchina, nei territori meno esplorati dall'arte e dalla cultura ufficiali. Al crocevia tra robotica, architettura, cinema, musica, sound art, design, pittura, programmazione, teatro, danza. La storia dell'arte elettronica arriva da lontano. È la storia dell'uomo che si interroga sui propri limiti, su come piegare la tecnologia alla volontà e trovare il meraviglioso nelle macchine.   Ogni nuovo media ha sempre attirato l'attenzione di artisti e creativi. Se la musica elettronica aveva trovato in Stockhausen un padrino d'eccezione già nei primi anni '50, e la video-arte si era diffusa nei '60, è solo negli anni '80 che si inizia a distinguere un vero circuito dell'arte elettronica tout-court. Con alcune notevoli eccezioni, si tratta ancora di un sotto-mondo dell'arte, come quelli della pittura degli...

Mike Kelley ad Amsterdam

L’opera si chiama Day is done. È una video installazione complessa, con molti punti focali, costituita perlopiù da fotografie tratte da annuari scolastici e giornali locali. Catalogate da Kelley, queste immagini vengono rielaborate, diventano racconto di vita americana ma anche teatrino dell’umiliazione a cui possiamo essere sottoposti tutte le volte che ci esponiamo al rischio di svolgere delle attività socialmente accettate. All’entrata, un video ci mostra un bambino biondo che durante la recita di Natale dimentica la sua parte; rischia di piangere, però non piange. Alle sue spalle un video mostra un ragazzo brutalizzato da alcuni coetanei; un uomo vestito da diavolo urla; dall’altra parte della stanza fa mostra di sé un palcoscenico messo su alla buona, e proprio al centro di questa galleria dell’oscurità, su un ripiano, c’è una culla, e dentro la culla c’è un bambinello nero carbonizzato, e sul legno della culla è inciso il nome: Kelley.     Ho scoperto per caso, arrivando in una Amsterdam coperta dalla neve, che lo Stedelijk Museum, da poco...