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Costantinopoli

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Pasqua / Il Cristo Pantocrator: l'ultima parola è risurrezione

Il Cristo Pantocrator (Signore del mondo), icona bizantina proveniente da Costantinopoli e conservata nel monastero di Santa Caterina sul monte Sinai, è una delle più antiche raffigurazioni del volto di Cristo risorto – risale al VI-VII secolo – sfuggita alla furia iconoclasta abbattutasi, tra l'VIII secolo e la prima metà del IX, sul mondo cristiano come effetto delle dispute teologiche sulla vera natura di Gesù: solo umana, solo divina o divino-umana? Ed è quest'ultima natura che emerge, come fede e come dottrina, dal ritratto del Pantocrator di Santa Caterina (e di tutti quelli successivi che da questo derivano). Per me questa icona è una delle più essenziali ed efficaci raffigurazioni della risurrezione di Gesù. Nessun pittore, per quanto grande (come non ricordare la splendida Risurrezione di Piero della Francesca?), è mai riuscito a ritrarre, ricorrendo alla propria immaginazione, qualcosa di tanto incredibile, sconvolgente, trascendente e alieno come il volto di un uomo entrato nella morte e uscitone non come il morto vivente, il super eroe o il fantasma che la letteratura e il cinema propongono sempre, ma come lo stesso uomo di prima eppure diverso perché entrato in una...

Paolo Diacono a Benevento

Non poteva esimersi dal concedersi ogni giorno il piacere di parlare in greco. Paolo Diacono, al secolo Paolo di Warnefrit, era infatti convinto, senza sapersene spiegare il motivo, che, prima o poi, la dimestichezza con quella lingua gli sarebbe tornata utile. Al termine delle sue consuete orazioni mattutine si tratteneva, perciò, a conversare un poco con Dmitri, uno degli artisti siriaci impegnati ad affrescare la chiesa di santa Sofia.   Viveva a Benevento ormai da più di un lustro, da quando vi era giunto per scortarvi la giovane Adelperga, figlia di Desiderio, re dei Longobardi e sua diletta allieva, andata in sposa al duca Arechi II che governava su quella città e su tutto il territorio del Sannio.   Le sue giornate trascorrevano frenetiche, scandite dai numerosi impegni di cancelleria che la sua qualifica di stolesaiz, di capo dei dignitari di corte, gli imponeva, sommati ai suoi soliti, di lettura, di studio, di scrittura e d’insegnamento, pertanto quel preludio mattutino costituiva per lui l’irrinunciabile pausa di decantazione prima d’immergersi nel duro lavoro.   Adelperga si sfilò il soggolo, il...