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Germania

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Willy Brandt, Herbert Kappler / Un anno purchessia

1977. Un anno come tanti, avrei risposto lì per lì dimenticandomi chissaccheccosa. Ancora ben al di là dell’orizzonte il fatale 1989, l’anno del crollo del Muro di Berlino. Si intravedono nella brumosa memoria, vicini e lontani, i pilastri privati e pubblici che segnano lampeggiando la lunga strada della vita. In salita o in discesa? Quand’ecco che adesso, il 13 febbraio 2019, Tonia Mastrobuoni su Repubblica mi va a scrivere una recensione a un saggio uscito in Germania e ancora non tradotto, tanto bella che non potrò evitare di scopiazzare alcune frasi. Comunque leggetevela sul Web: vi farà un ben dell’anima. Un paginone, nel quale c’è la foto in bianco e nero del volto benevolo e beneaugurante di Willy Brandt, il grande Cancelliere della Repubblica Federale, accanto a quella in bianco e nero del volto aguzzo e malvagio di Herbert Kappler, il famoso delinquente SS, e quell’altra in bianco e nero con la solita fila di poveracci con le mani dietro la nuca, la schiena al muro, mitra spianati dai nazisti fuor di senno come al solito. Gente terrorizzata che passava per caso nella via Rasella poco dopo di quando il carretto dei netturbini pieno zeppo di esplosivo aveva dato il...

Un peculiaretravestito nella Berlino del XX secolo / Charlotte von Mahlsdorf: “Sono la moglie di me stesso"

Lothar Berfelde, aka Charlotte von Mahlsdorf. Avete presente quelle stanze un po’ soffocanti, colme di mobili massicci, riccamente intarsiati, di divani dai braccioli scolpiti con rivestimenti in tessuto damascato che pare sempre polveroso, di credenze, tavoli e sedie con gambe a torciglione, colonnine, pinnacoli? Stanze in cui, se anche si aprono le finestre, l’aria resta pesante, in cui applique e lampadari ridondanti mandano una luce tutto sommato fioca che rischiara a stento i ninnoli ammassati nelle vetrinette e sui ripiani? Ecco. Tutto comincia da lì. Dalla mobilia che i borghesi tedeschi e austriaci avevano scelto per arredare i propri appartamenti in case che, nella struttura architettonica e nelle facciate, riprendevano gli stessi principi degli intérieur: sovrabbondanza di stili, ostentazione, opulenza, gusto discutibile.   Stanza in stile Gründerzeit al Gründerzeitmuseum di Berlino. Mi riferisco al periodo storico detto Gründerzeit, convenzionalmente collocato nei decenni che stanno a metà del XIX secolo, tra gli anni Quaranta e la crisi della borsa del 1873. Anche se secondo alcune scuole si protrae fino all’inizio del Novecento. Anni che videro lo sviluppo...

Ritorno al futuro / "Le Conseguenze economiche della pace" di John Maynard Keynes

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Sono passati cento anni da quando, alla fine del 1919 – pochi mesi dopo la firma del trattato di Versailles – John Maynard Keynes pubblicò Le conseguenze economiche della pace. L’autore, che aveva partecipato alle trattative come rappresentante del Tesoro britannico, denuncia la durezza e l’insensatezza della “pace cartaginese” imposta alla Germania sconfitta. Il libro ebbe grande diffusione, e rimane ancora oggi nella memoria delle persone colte. Keynes non sapeva, naturalmente, il corso futuro della storia europea. Ma molti, in seguito, hanno letto il suo libro come una premonizione: la pace cartaginese di Versailles fu interpretata come il germe del revanscismo, del nazismo e della seconda guerra mondiale. Rileggere il libro oggi, rivivere la temperie di un secolo fa, ci aiuta a ragionare su due temi quanto mai urgenti e vivi: l’Europa; il populismo.   Il libro, per...

A cent'anni dalla sua morte / Un ritratto di Rosa Luxemburg

“Esiste per la rivoluzione una regola assoluta: non fermarsi una volta compiuto il primo passo, non cadere nell’inazione, nella passività. La migliore parata è assestare all’avversario un colpo energico. Questa regola che si applica a ogni battaglia, vale soprattutto per i primi passi della rivoluzione”. Forse, fu questa convinzione, più volte espressa, che portò Rosa Luxemburg a restare al fianco dei compagni spartachisti nelle drammatiche giornate dell’insurrezione armata a Berlino, nei primi giorni di gennaio del 1919, anche se, in dissenso con Karl Liebknecht, non aveva considerato né pronto il Partito comunista tedesco (PKD), nato a dicembre, né propizie le condizioni sociali e politiche generali per una rivoluzione, nella quale pure credeva fermamente dopo le manifestazioni di novembre, uscita dal carcere di Breslavia. Tanto che aveva preferito i Consigli dei soldati e dei lavoratori, sorti in vari punti della Germania, all’Assemblea nazionale costituente indetta dal governo provvisorio, che, caduto il secondo Reich, in accordo con l’esercito, i suoi vecchi amici e compagni socialdemocratici avevano accettato di costituire, impegnandosi a contrastare ogni velleità...

Straniamento / Edgar Hilsenrath, Notte

Edgar Hilsenrath lavora al suo primo romanzo per circa tredici anni, dal 1944 al 1957. Scrive ovunque, nei ritagli di tempo, senza alcun ordine; prima in Palestina, poi in Francia, poi negli Stati Uniti. Non conosce i ferri del mestiere, non ha modelli letterari, è uno dei tanti ebrei tedeschi deportati in Ucraina e sopravvissuti per miracolo. Nel 1954, in mano, ha 1.250 pagine manoscritte che diverranno la metà solo tre anni dopo, questa volta dattiloscritte, peccato che manchi un editore disposto ad accogliere un testo del genere. Nel 1964 un’importante casa editrice di Monaco di Baviera si fa avanti, ma poi quasi tutte le copie finiscono fuori commercio, poiché molti sopravvissuti all’Olocausto si sentono offesi dal ritratto che Hilsenrath fa degli ebrei. In Germania, pensate, Nacht riapparirà solo 14 anni più tardi, dopo essere stato tradotto in Olanda, in Inghilterra, in America. Edgar Hilsenrath è scomparso quando questo articolo era già stato consegnato, il 30 gennaio scorso: aveva 92 anni e indossava con fierezza un paio di irsuti baffi bianchi. La notizia è che a più di mezzo secolo dalla prima pubblicazione Notte (Voland, pp. 576, euro 20) arriva in Italia, nella...

Ritorno al futuro / "Fabian" di Erich Kaestner

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Fabian è uscito nel 1931. È considerato, assieme a Berlin Alexanderplatz di Doeblin, uno dei testi più rappresentativi della “Neue Sachlichkeit” o “Nuova Oggettività”, la corrente artistica, e anche letteraria, che nella storia della cultura tedesca segue all’Espressionismo e vi si oppone. Il suo autore è Erich Kaestner (1899-1974), noto anche come poeta e soprattutto come scrittore di libri per l’infanzia. Il suo Emilio e i detectives è stato un autentico best-seller del genere. Ufficialmente Fabian (sottotitolo: storia di un moralista) passa per essere un romanzo. In realtà pare molto più azzeccata la definizione che ne diede a suo tempo Ladislao Mittner: “mosaico di epigrammi ed aforismi svolti in forma arbitrariamente narrativa”. Il titolo originario, rifiutato dall’editore, sarebbe stato Der Gang vor die Hunde, ossia, alla lettera: “l’andata ai cani” il cui senso, in buon...

La mia terra si trova qui e ovunque / Ritrovare l'Europa

“Gioia, il tuo incanto rende uniti (…), i mendicanti diventano fratelli dei prìncipi. Abbracciatevi, moltitudini! Questo bacio vada al mondo intero!” Cotanto invito alla fratellanza è l’Inno alla gioia (An die Freude, 1786), del poeta tedesco Friedrich Shiller, musicato da Ludwig van Beethoven nella Nona Sinfonia, ed è stato adottato, nel 1972, come inno europeo. Un inno che si esegue poco, mentre continuano a imperversare quelli nazionali (alcuni particolarmente retorici e bellicosi), perché rimane ancora incompiuta l’Europa.  Significativamente, il regista polacco Krzystof Kieślowski, nel Film blu (1993), immaginò la storia di un musicista che, morendo in un incidente stradale, lascia incompiuto l’inno europeo…      Per introdurre il discorso che farò mi serve una fotografia e la sua storia che ci parla di anticonformismo e rifiuto dell’intolleranza. Il signore evidenziato da un cerchio della polizia è il tedesco August Landmesser (1910-1944). Era un operaio che lavorava presso l'arsenale navale Blohm & Voss di Amburgo: fu l’unico fra centinaia di operai e autorità che si rifiutò di eseguire il saluto nazista ad Adolf Hitler, rimanendo impassibile a...

Malvagità / Popolo, dato che non esisti, ti odio!

Da quando molti di noi – incluso chi scrive – si lamentano delle vittorie elettorali di personaggi e partiti deplorevoli, spuntano da ogni parte, anche da sinistra, persone che ci bacchettano le dita: “Non accettate i verdetti elettorali democratici! Gridate al fascismo incombente, ma il popolo ha votato per questi ‘fascisti’. Inoltre, mostrate disprezzo per gli elettori di Brexit, Trump, Salvini, Erdogan, Bolsonaro… ma si tratta degli elettori delle fasce sociali più deboli. Voi dei quartieri alti votate per la sinistra perbene, la gente delle periferie e dei piccoli centri vota per la destra populista, e la biasimate per questo”.  Queste reazioni rivelano una visione perversa della democrazia. Sono democratico perché accetto i risultati del voto, anche se mi appaiono nefasti, ma la democrazia non mi obbliga a essere contento per ogni governo eletto! Non è che, siccome la maggioranza ha deciso in un certo modo, questo significa che ipso facto sia la scelta migliore. Le maggioranze non sono come il papa quando parla ex cathedra, ovvero infallibili. Depreco che nel 1923 in Italia e nel 1933 in Germania le maggioranze degli elettori abbiano portato al potere Mussolini e Hitler...

Furio Jesi, Germania segreta / Fare chiarezza nel tempo dei miti

Dopo aver corrisposto con lui per circa un anno, finalmente nel maggio del 1965 Furio Jesi incontra a Torino Károly Kerényi, che egli considera il proprio maestro, “la persona da cui ho imparato di più in materia di mitologia” come scriverà in uno dei saggi dedicati allo studioso ungherese. I due percorrono le sale della Pinacoteca Sabauda. Kerényi si ferma davanti a un quadro di Francesco Albani che raffigura il ratto di Proserpina, estrae un taccuino e prende appunti. Di fronte a quella scena mitologica Jesi chiede a Kerényi cosa pensi della tonalità estremamente serena con cui è rappresentata l’irruzione demoniaca della divinità infernale. Con uguale serenità, il maestro risponde: “Ade non era un dèmone, ma un dio”. Questa risposta ebbe su Jesi l’effetto di una rivelazione e segnò l’inizio di quella che egli chiama – con un termine tipicamente kerényiano – la propria “guarigione”. In cosa consiste questa rivelazione dagli esiti terapeutici? È Jesi stesso a raccontarlo in una lettera inviata a Kerényi poco dopo il loro incontro: “Le Sue parole dinnanzi a quei dipinti (…) mi hanno rivelato ciò che già dentro di me si stava preparando, e cioè che il mito – il mito genuino – non è...

Democrazia tedesca / Weimar nel vortice della storia

In un’opera del 1919 dal titolo Demokratie, George Grosz, celebre pittore tedesco, rappresenta la classe politica degli anni Venti e Trenta del secolo scorso in un vortice turbinoso, in balia degli eventi e inabile a governare. È la prima democrazia tedesca: la Repubblica di Weimar (1919-1933). All’epoca nessuno chiamava quell’esperimento democratico con il nome con cui divenne successivamente famosa. Fu una Repubblica nata quasi per caso, annunciata prematuramente dal socialdemocratico Philipp Scheidemann cento anni fa, il 9 novembre del 1918, dal balcone del Reichstag all’indomani della resa delle truppe tedesche nella prima guerra mondiale e dell’abdicazione del Kaiser Guglielmo II. Il paradosso è che poche ore dopo l’annuncio di Scheidemann anche la Lega di Spartaco annunciò con Karl Liebknecht la repubblica dei soviet al Lustgarten, a poche centinaia di metri di distanza dalla sede del parlamento tedesco.    La rivoluzione di novembre riuscì ad abbattere il vecchio regime monarchico ma gli obiettivi delle opposizioni alla Monarchia erano diversi. Inconciliabili. Da una parte i socialdemocratici che volevano una democrazia repubblicana e dall’altra gli spartachisti...

Intervista al prof. Hans-Jörg Trenz / Chi sono i verdi tedeschi?

Dopo il boom alle elezioni della Baviera e dell’Assia, i verdi tedeschi rappresentano un nuovo soggetto politico europeo in opposizione alle forze sovraniste e nazionaliste. Per saperne di più ho fatto qualche domanda al professore Hans-Jörg Trenz, tedesco, attualmente professore di Studi Europei Moderni all’Università di Copenaghen, che da anni si occupa di partiti e movimenti politici europei.   Prof. Trenz chi sono i verdi della Bündnis 90/Die Grünen (Alleanza 90/ I verdi)? So bene che in Italia i Verdi vengono ancora spesso chiamati gli ambientalisti e sono visti più come un movimento sociale e non un partito politico. Questo punto di vista è però ingannevole poiché questo partito oggi è altamente istituzionalizzato ed è il risultato di una lunga storia di coalizione di governo sia con la SPD che con la CDU, tanto a livello regionale quanto a quello federale. Non si tratta di un partito-movimento come Podemos in Spagna o Syriza in Grecia, ma è piuttosto parte di quello che noi chiameremmo establishment. In parte proviene anche da un movimento civico eterogeneo, con una dominanza ecologista, ma che abbraccia l’intera agenda civico-liberale: pace, femminismo,...

La biografia di Kershaw riletta oggi / Hitler torna?

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Si ripeterà? Questa estate ho preso in mano un libro che desideravo leggere da tempo. S’intitola Hitler ed è stato scritto da quello che è il maggior storico del Führer, Ian Kershaw, un signore inglese oggi di 76 anni, che lo ha pubblicato in due volumi nel 1998. Due anni fa è uscita l’edizione ridotta in 1673 pagine presso Bompiani (mancano circa 600 pagine di note), che mi ero affrettato ad acquistare. Stava sullo scaffale accanto ad altre biografie del Führer in attesa del momento adatto per leggerlo. Questo momento, ahimè, è venuto.   Ho cominciato la lettura durante il mese di agosto e non ho smesso sino all’inizio di settembre. Si tratta di un libro notevole. Hitler è scritto in modo scorrevole e insieme denso, un viaggio nel passato vivendo giorno per giorno la vicenda dell’uomo che ha precipitato la Germania e l’Europa nella maggior catastrofe della sua storia. Leggerlo...

Domani alle 19 al Teatro Franco Parenti (MI) / Intervista a Primo Levi

Domani giovedì 5 luglio al Teatro Franco Parenti (via Pier Lombardo, 14) di Milano, alle ore 19.00, incontro con Marco Belpoliti in occasione della presentazione del volume Primo Levi, Opere complete III. Letture di Gioele Dix.   Fino alla metà degli anni Settanta, Levi è interpellato soprattutto per parlare della sua esperienza di deportato raccontata in Se questo è un uomo e nella Tregua. Poi, accanto agli interventi di testimonianza, intensificati soprattutto negli incontri con gli studenti, entrano in gioco i discorsi sul proprio essere scrittore (anzi, chimico e scrittore), e sono dichiarazioni preziosissime per comprendere a fondo il suo rapporto con la letteratura. Inoltre, questi testi contengono molte notizie biografiche non altrimenti note. Levi parla distesamente anche di questioni scientifiche, di politica, dei suoi rapporti con l'ebraismo. Questo libro di interviste è dunque uno snodo fondamentale per conoscere la figura intellettuale e morale di Primo Levi. Uno strumento che restituisce la voce allo scrittore, conversatore sempre acuto, pacato e gentile, estremamente lucido anche quando parla a braccio, come si vede nei testi sbobinati da registrazioni di...

Pinakothek der Moderne / Paul Klee. «Il bello può essere piccolo»

Paul Klee, Kleinwelt,1914. Racconta Pierre Boulez che per la verità, al primo incontro (a una mostra di Christian Zervos, ad Avignone nel 1947), tutta questa impressione Klee non gliela fece: l’occhio glielo rubavano quadri di ben maggiore formato. Una volta, colla sua tipica brutalità, Alberto Burri se ne uscì sprezzante: «Se non si è capaci di dipingere grande, non si è pittori. Klee e Licini, per esempio, bravi e poetici, non c’è che dire, ma “leggerini”». Nel ’46 ricordava André Masson come per molti i suoi non fossero che «francobolli». Ma subito aggiungeva che di questo lui doveva essere ben consapevole, se uno dei suoi primi capolavori, nel ’14, lo aveva intitolato Piccolo mondo: «la cattiveria della pulce è tale che ne basterebbe una delle dimensioni di un cavallo per devastare la Gran Bretagna». A guardia del famoso saggio che all’indomani della morte di Klee, nel ’41, pubblicò sulla «Partisan Review», Clement Greenberg pose un esergo da Kant: «il bello può essere piccolo». Perché, prosegue Boulez, dopo quella prima impressione aveva cominciato ad «agire una forza che costringe a riflettere in profondità», e si era messo a osservare le sue figurazioni «in avanti e...

Kassel, 10 giugno - 17 settembre 2017 / dOCUMENTA. Learning from Athens

Dopo il primo capitolo, inaugurato nel mese di aprile ad Atene, il 10 giugno ha aperto i suoi battenti la XIV edizione di dOCUMENTA nella sede storica di Kassel. Affiancato da un team di 18 professionisti, il curatore Adam Szymczyk (1970), per la prima volta, ha diviso la rassegna, portandola anche fuori dai confini teutonici. Con un budget complessivo di 37 milioni di euro (14,5 da Kassel e da Hesse, 4,5 dal Governo Federale e i restanti 18 da sponsor e da partner privati, che investono nell’arte), pure questa edizione si presenta diffusa nell’intero quartiere centrale della cittadina tedesca. Più di 160 artisti, selezionati tra quelli greci e internazionali dal 1960 ad oggi, sono mostrati in trenta differenti siti.   L’Università, i musei delle Sepolture e dei fratelli Grimm, i Glass Pavilions, la Tofufabrik, la Neue Neue Galerie-Neue Hauptpost sono alcuni dei luoghi che ospitano i lavori oltre alle consuete sedi istituzionali. Riflettere sull’attuale democrazia con le sue contraddizioni, è l’impianto politico su cui Learning from Athens si articola. Estensione e tematiche che richiedono al visitatore tempo, molto tempo. Necessario per approfondire, raggiungere i diversi...

Europeismo versus anti-europeismo / Fieri di essere europei?

La sera del 7 maggio, un mio amico italiano mi ha detto “Grazie alla vittoria di Macron mi sono risparmiato un viaggio in Germania”. In effetti, se avesse vinto Marine Le Pen, avrebbe portato i suoi risparmi in una banca di Berlino. Meglio ritrovarsi in banca dei marchi che delle lire (la presidenza Le Pen avrebbe portato alla fine dell’euro e quindi ai ritorni alle monete nazionali). Mi chiedo quanti, e non solo in Italia, avrebbero fatto come lui nel caso Le Pen fosse stata eletta presidente, portando così al fallimento di varie banche italiane e anche francesi.    1. Morire per l’Europa?   Quando nel 2014 ci fu la finale di coppa del mondo di calcio tra Germania e Argentina, chiesi un po’ in giro, in Italia, per chi si parteggiasse. Era evidente che si faceva il tifo soprattutto per l’Argentina. “Io invece tifo per la Germania” dicevo. Perché? “Perché sono europeo”. Mi guardavano perplessi. In Italia che una squadra di calcio sia europea o meno non appare una ragione sufficiente per tifare per essa.  Lo sport agonistico non è qualcosa di futile, è la dimensione politica che più di ogni altra interessa miliardi di esseri umani. Tifare per una squadra nel...

Intervista con Eva Leitolf / Postcards from Europe

  Prosegue la riflessione attorno al tema delle immagini e della violenza al centro del dibattito svoltosi a Torino il 15/16 marzo. Come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Un'intervista di Silvia Mazzucchelli a Eva Leitolf per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.     Ho incontrato la fotografa Eva Leitolf al convegno “Etica dell’immagine” che si è svolto il mese scorso a Torino, presso il Goethe Institut. Il suo lavoro, “Postcards from Europe” (Kehrer, 2013), esplora da molti punti di vista il fenomeno complesso e in continuo mutamento della migrazione di migliaia di persone verso le frontiere europee, attraverso l’accostamento di immagini e testi scritti dalla stessa fotografa. Nata nel 1966 a Würzburg, Eva Leitolf vive e lavora a Monaco e nella foresta bavarese. I suoi lavori sono stati esposti in molte istituzioni internazionali, fra cui il Rijksmuseum ad Amsterdam, il Netherlands...

Avrei preferenza di sì / Hanne Darboven

A casa con le capre   Più che un flâneur o, meglio, una flâneuse, l’artista tedesca Hanne Darboven (1941-2009) è stata réceptrice (Jennifer Krasinski, “The Village Voice”, 31 gennaio 2017). Nata in una famiglia borghese di Monaco, di formazione pianista prima di seguire la vocazione artistica, il padre riforniva le forze armate tedesche della sua propria marca di caffè. Nelle vene della Wehrmacht scorreva caffeina Darboven. A metà degli anni sessanta passa due anni a New York dove frequenta anime affini che ibridano post-minimalismo e arte concettuale quali Sol LeWitt, Joseph Kosuth, Carl Andre, Mel Bochner, Lawrence Weiner, e ancora i critici-curatori Lucy Lippard e Seth Siegelaub, i galleristi Leo Castelli e Konrad Fischer. Vi resta finché scompare il padre, a cui la figlia finirà per somigliare in modo perturbante in tarda età, arrivando a indossare le sue camicie su misura e a tagliarsi i capelli così corti da ricordare a qualcuno quelli dei deportati nei campi di concentramento. Abbandonata l’America, torna nella casa di famiglia ad Am Burgberg, nei dintorni di Amburgo, la città rasa al suolo nel 1943 dopo otto giorni di bombardamenti.   Darboven con Mickey, ph...

Il tempo che viviamo / Anche in Germania la paura è un tarlo

Gli autisti dei FlixBus che ogni giorno collegano il nord Italia con la Germania lo sanno bene: ogni notte alla frontiera qualche posto resta vuoto. Salgono a bordo a Torino, Milano, Trieste con una borsa di nylon. Poi si sistemano insieme agli altri: studenti, pendolari di lunga tratta, lo sciame della nuova umanità che si sposta su gomma per l’Europa. Prendo spesso la linea tra Torino e la Baviera. Di giorno siamo in pochi, sedili vuoti e panorama. Una fermata a Milano e poi si tira dritto. Pochi controlli e dieci ore dopo lo sbuffo delle porte apre la Germania. Di notte è tutta un’altra cosa. È un brulicare di persone, l’ora di arrivo a Monaco è un terno a lotto, dipende da tre polizie, quella svizzera, quella austriaca e quella tedesca. Siamo in molti che speriamo di non arrivare in Baviera troppo tardi, sono altrettanti quelli che sperano di arrivarci punto e basta. A volte la volante affianca il bus, l’autista annuncia lo stop all’altoparlante, e dentro l’aria si fa dura. A noi non chiedono niente, guardano distratti il documento. Da loro vogliono sapere chi li aspetta, che treno prenderanno. Poi li fanno scendere. Si portano dietro la borsa di nylon perché sanno come andrà...

Il pozzo numero quattordici

“Lavorò in Italia, fuori d’Italia: in Argentina, in Francia, in Germania, nel Belgio”. Così scrive di sé Carlo Emilio Gadda, rievocando le fatiche “ingegneresche”, imposte dalle difficoltà finanziarie della famiglia (la sorella e la madre), a cui si aggiungevano le spese per l’odiosamata villa di Longone al Segrino, vera protagonista de La cognizione del dolore. Dubbia vocazione quella di ingegnere, forse in obbedienza alla volontà materna di imitare le felici carriere dei cugini. Ma negli Abbozzi autobiografici, il Gran Lombardo dirà che era “stato condotto a far l’ingegnere dalla ‘passione’ (è il caso di dirlo) di veder muratori a costruire e sterratori a tracciare canali e opere”. Ed eccolo iscritto, era il 1912, alla Sezione Ingegneria del Regio Istituto tecnico superiore (dal ’37 Regio Politecnico, “ul noster Pulitenik”), ma la frequenza è interrotta dalla partecipazione, come volontario, alla Grande Guerra. Le tragedie che lo travolgono (la morte del fratello, la disfatta di Caporetto e la prigionia in Germania) gli consentono di...

La globalizzazione degli antenati

A un italiano anche colto è difficile che il termine Hanse (“Lega anseatica”) ricordi qualcosa di più di poche righe sul manuale di storia liceale; del resto anche tra gli storici italiani il tema non ha suscitato particolare interesse. Non sorprende che le cose stiano ben diversamente in Germania (e in qualche altro paese dell’Europa del Nord). C’è un’arte anseatica, visibile soprattutto nei grandi edifici religiosi e civili in mattoni rossi. La sigla automobilistica di alcune importanti città tedesche è preceduta da una H, misteriosa per gli stranieri, che vuol dire che la città era membro della Hanse; dopo la riunificazione varie città settentrionali della ex-DDR si sono contese questo onore. Innumerevoli prodotti e aziende recano nel nome e nel logo il prefisso “Hanse”, a volte nella versione più antica, come in “Lufthansa”. Eppure, se chiedete a un tedesco, magari di Amburgo o di Brema, che cos’è o che cos’era la Hanse, riceverete risposte di sconcertante vaghezza.   La Hanse si presenta infatti essenzialmente come mito, eventualmente mito...

Statistiche invidiose e suicidi scandinavi

1. Ha colpito il fatto che i paesi europei a cui tende la valanga di profughi dall’Asia e dall’Africa sono in effetti soprattutto la Germania e la Svezia. E questo non solo perché la Svezia è un paese particolarmente accogliente, ma anche perché è considerato – non a torto – uno dei paesi europei in cui è meglio vivere (clima a parte, forse). In certi paesi, come la Francia, xenofobi a parte, ci si è chiesti preoccupati perché i profughi non puntino più sui paesi famosi per dare asilo: “Ma allora, la Francia non attrae più nessuno!” si chiedono sconsolati.   Parlando di questo con amici, alcuni paiono perplessi e mi dicono “…ma in Svezia hanno un alto tasso di suicidi.” Sono decenni che, quando capita di parlare di paesi scandinavi, sento questo refrain, in pratica un riflesso pavloviano: se si accende la luce rossa “Scandinavia” – e soprattutto “Svezia” – allora nell’italiano o italiana con cui parlo spesso si produrrà una salivazione che darà “Alto Tasso di Suicidi”. Che gli Scandinavi...

Ristampato il testo chiave del nazismo / Hitler e il ritorno di Mein Kampf

Il tempo trascorre anche per il Mein Kampf. Passati settant’anni dalla morte del suo autore, e novanta dalla prima edizione, sono scaduti i diritti d’autore, saldamente posseduti dal ministero delle Finanze della Baviera. Il Land, infatti, li custodiva su assegnazione delle stesse potenze alleate, vincitrici della Seconda guerra mondiale. Sulla base del diritto di occupazione, le autorità militari avevano proceduto all’esproprio dei beni del partito nazionalsocialista e delle organizzazioni ad esso affiliate. Medesima sorte era toccata al testo del capo supremo del Terzo Reich. A Monaco Hitler aveva mantenuto per tutta la sua vita la residenza. Quella città era stata per il movimento nazionalsocialista la vera culla, la terra elettiva, il luogo da cui partire per poi diffondersi in tutta la Germania e oltre. Il mandato conferito al nuovo governo bavarese nel 1945 implicava il divieto di pubblicazione e di diffusione del testo. Una disposizione tanto perentoria quanto frequentemente aggirata attraverso le copie pirata, le ristampe anastatiche clandestine, le versioni tagliate o ridimensionate (in formato copia e incolla), le traduzioni infedeli, l’antiquariato esercitato in un...

Of Africa

Versione italiana   We are happy to publish the preface of Of Africa by Wole Soyinka, one of the most respected and influential contemporary African writers, the winner of the Nobel Prize for Literature in 1986.  The text has been generously offered by the author for publication on Why Africa?. Enjoy your reading.   Wole Soyinka, ph. Graeme Robertson     What does the continent known as Africa possess that the rest- or a greater part- of the globe does not have already in superabundance? These, obviously, cannot be limited to material or inert possessions-such as mineral resources, touristic landscapes, strategic locations-not forgetting the continent’s centuries-old designation as human hatcheries for the supply of cheap labor to other societies, East and West.  There also exist dynamic possessions-ways of perceiving, responding, adapting, or simply doing that vary from people to people, including structures of human relationships. These all constitute potential commodities of exchange-not as negotiable as timber, petroleum, or uranium perhaps, but nonetheless recognizable as defining the human worth of any people-and could actually...