Categorie

Elenco articoli con tag:

Italia

(269 risultati)

Sei cartoline su Italia, Germania e Grecia

1.      Un mio amico e la Germania. Di fronte all’inflessibilità della Germania nel ridiscutere la politica di austerità nell’area dell’euro, un mio amico mi dice «Bah, la Germania sta cercando di fare con mezzi pacifici quello che non le è riuscito con le due guerre mondiali: conquistare l’Europa. I tedeschi hanno scatenato e perso le due guerre: ora vogliono prendersi la rivincita». Frankly speaking, penso che il mio amico abbia detto una stupidaggine (accade anche tra amici). Occorre dialogare con la Germania, non mettersi a rivangare il passato, con confronti che non hanno senso e che aggiungono tensioni a una situazione già difficile, con l’Europa in stagnazione.   2.      Rusconi sulla Germania. Gian Enrico Rusconi, uno dei massimi esperti italiani di Germania, è intervenuto a dicembre al Forum italo-tedesco tenutosi a Torino. In quell’occasione Giorgio Napolitano ha stretto la mano a Joachim Gauck, Presidente tedesco. A parte i gesti simbolici, ciò che conta è la discussione tra tedeschi e italiani. Per...

Veronelli sovversivo istigatore

“Non sono un maestro, sono un notaro”. Era questa una sua affermazione ricorrente, anche se qualcuno gli faceva notare che i notari hanno necessità di ordine e di archiviazione, di metodo, e proprio dal metodo e dalla puntigliosa precisione deriva la loro autorevolezza. Rideva, continuando a disseminare la sua stracolma scrivania di bigliettini in cui annotava tutto in “anarchico disordine”. Eppure fu “il maestro di noi tutti”, splendida definizione di Ave Ninchi che con lui condivise il successo televisivo alla fine degli anni '60. Quel successo che lo portò alla notorietà, alla popolarità che oggi si vuole rinnovare, nel decennale della sua morte, con una mostra per farlo conoscere alle nuove generazioni, che di lui sanno a mala pena il nome. Una mostra per far capire in che cosa consistesse la sua grandezza e unicità.   Difficile capire perché fu diverso da tutti gli altri che si occuparono di vino. Azzardo. Perché non si occupò mai di solo vino. La sua prima rivista sull’argomento per cui è noto fu «Il gastronomo»; ne fu editore e direttore. Tale...

Peninsula Hotel, o alla scoperta dell’Italia invisibile

Raccontare con i dati (data storytelling): una delle costanti della comunicazione di questi tempi, che si sta imponendo su ogni media. Infografiche, timeline e grafici ingombrano le pagine di quotidiani e blog, affollano siti d’informazione e programmi di divulgazione. Iniziano a far parte del nostro immaginario, diventando cifra distintiva del modo in cui ci aspettiamo che la realtà ci venga raccontata.     La rappresentazione dei dati garantisce oggettività, esaustività, chiarezza d’analisi (o almeno, è questo il portato retorico della resa per immagini della complessità di informazioni): per farlo, però, è facile che diventi fredda, distaccata, che si allontani dal racconto giornalistico. Oppure, com’è frequente, che la dataviz diventi una sorta di vestito alla moda per storie già confezionate. Se i dati, invece, si inseriscono all’interno di un progetto contribuendo alla sviluppo della storia, possono arricchirla di prospettive nuove.   Peninsula Hotel, per esempio, piattaforma editoriale e rivista online realizzata da Humboldt Books e da Accurat con il contributo di...

Putin e l’animo russo. Intervista con Gian Piero Piretto

La casa è piena di libri, ma sono soprattutto gli oggetti – cartoline, souvenir, ritratti, statuine, gadget –, le “cose” sugli scaffali e i ripiani, oltre ai quadri alle pareti, ad attirare l’attenzione. Si tratta in gran parte di oggetti d’origine russa, paese di cui Gian Piero Piretto è studioso. Piretto non è uno storico e neppure un letterato in senso stretto. Si occupa di cultura visiva, una materia o disciplina, che in Italia ha una storia piuttosto recente.   Nel corso degli anni ha scritto molti libri, tutti originali e inconsueti. Il radioso avvenire. Mitologie culturali sovietiche, uscito nel 2001 presso Einaudi, parte dal 1917, dalle utopie d’Ottobre, e arriva agli anni Ottanta del XX secolo, passando per gli anni staliniani, spiega con immagini e riferimenti alla vita quotidiana dei russi la celebre frase di Stalin: “Vivere è diventato più bello, compagni, vivere è diventato più allegro” (1935), insomma racconta la storia visiva dell’Urss e dei suoi miti. Gli ultimi due apparsi si intitolano: Gli occhi di Stalin e La vita privata degli oggetti sovietici,...

La Zuppa del Demonio

Il mare color dell’oro, poi gli ulivi, quindi le ruspe che abbattono alberi centenari. La voce fuori campo spiega che questo luogo, intatto dai tempi della Magna Grecia, sta per essere finalmente sconvolto per costruire la grande acciaieria: la cattedrale moderna. Il passato – compare un carro agricolo con grandi ruote, bellissimo – è solo sonno, abbandono, rassegnazione, miseria. Il futuro è invece l’acciaio che viene fuso nella grande cattedrale di ferro eretta al posto degli uliveti. Lì, nel calderone, bolle la zuppa del Demonio. La mangeremo per diventare moderni.   Si apre così l’ultimo film di Davide Ferrario, La Zuppa del Demonio (prodotto da Rossofuoco e Rai Cinema), un documentario costruito attraverso il montaggio di film industriali provenienti dell’Archivio del Cinema Nazionale d’Impresa d’Ivrea. A questo antefatto segue una breve meditazione: parla il regista, la sua voce, anche lui fuori campo, come lo speaker iniziale. Siamo in un’ex fabbrica, vuota. Al posto dei capannoni, dice, ora ci sono centri culturali, musei, supermarket. Terminata è l’epoca dell’...

Il partito-tutto di Matteo Renzi

E un giorno l’Italia si svegliò più europea dell’Europa, più speranzosa degli anglosassoni, e meno estremista e sfiduciata dei francesi. Si svegliò, alla fine di maggio del 2014, tra celebrazioni già unanimi del nuovo Uomo Nuovo e grida (poco convinte, invero) al complotto degli sconfitti, e scoprì di essere il paese che insieme dava la maggiore garanzia di continuità e promessa di cambiamento. Quantomeno, che manifestava una voglia di cambiamento esplicita senza declinarla come scetticismo, paura, o programmatico e concreto anti-europeismo. E vuoi vedere, azzarda qualcuno, che abbiamo perfino chiuso i conti col Novecento?   I dati sono ormai consolidati, e ci dicono di un’Europa in cui dalla Franca all’Inghilterra vince chi dice che l’Europa è la culla dei mali europei, l’incubatore della sconfitta dei popoli, la fondazione genetica di un melting-pot continentale che distrugge le purezze delle origini per darci in pasto alle miserie della storia e agli appetiti dei poteri transnazionali. Di una Germania che continua per la sua strada, sostanzialmente quella di Angela Merkel, e di un...

Edmund White. Un giovane americano

Edmund White sarebbe dovuto essere un autore Einaudi. Ha le caratteristiche di contemporaneità, di relazione con la tradizione, di innovazione comprensibile, di glamour, di spocchia – per noi europei – dell’americano che è soggiogato dal fascino dell’Europa. Einaudi lo pubblicò, infatti. Nel 1990, otto anni dopo l’uscita negli Stati Uniti, Einaudi pubblica la versione di Sandro Melani di A Boy’s Own Story, col titolo Un giovane americano; un Supercorallo elegante nella sua superscontata illustrazione di copertina: un particolare di Portrait of an artist (Pool with two figures, 1972), di David Hockney, che nel sistema degli apparati criptici italiani segnalava sempre  nel secolo scorso – con qualche strascico in questo – un testo con storia gay maschile; unico segnale peraltro che l’Einaudi dia per comprendere che questo che si presenta è un romanzo autobiografico che racconta dell’autore, del suo essere americano: del suo essere maschio omosessuale negli Stati Uniti.   L’unico particolare ancora più criptico che la redazione einaudiana mette a disposizione è,...

No regret: Love Life

I fatti Il 12 maggio 2014 l’Ufficio federale della sanità pubblica svizzero (UFSP) lancia in rete e dal vivo la nuova campagna contro l’HIV e altre infezioni sessualmente trasmissibili. Il comunicato stampa che la annuncia ha per titolo: «Nessun rimpianto»: la nuova campagna HIV punta sull’impegno personale. Un sondaggio rappresentativo condotto dall’istituto di ricerche di mercato e sociali GfK, su incarico dell’UFSP, dell’Aiuto AIDS svizzero e della fondazione Salute Sessuale Svizzera, ha mostrato infatti «che gli svizzeri non si sentono minacciati, o solo marginalmente, dal virus dell’HIV (89%)». In Svizzera tuttavia, nel corso del 2013, i casi di HIV diagnosticati sono stati 575, l’8% in meno rispetto al 2012. Troppi comunque su una popolazione di 7,997 milioni di abitanti. L’obiettivo ufficialmente dichiarato è: «Non abbassare la guardia: ridurre le diagnosi a 350 nel 2017». Per costruire la propria campagna 2014 l’Ufficio federale della sanità pubblica stanzia anche quest’anno due milioni di franchi svizzeri. Una cifra da niente, come ci ricordano...

La parabola del berlusconismo

Con opportuno tempismo, il nuovo e ultimo lavoro di Piero Ignazi (Vent’anni dopo. La parabola del berlusconismo, Il Mulino 2014) tenta un complessivo bilancio critico del fenomeno Berlusconi, proprio nell’anniversario ventennale della sua “discesa in campo” (1994-2014). Vent’anni sono un periodo notevolmente lungo per la durata delle leadership democratiche, se solo pensiamo che le più recenti e significative leadership di paesi democratici hanno una vita politica media che non supera mai normalmente i 15 anni: i presidenti americani 8 anni, poi escono dalla scena politica, la Thatcher 11 anni, Blair 10 anni (13 come leader di partito), Mitterrand 14. Solo Helmut Kohl è un’eccezione con 25 anni di leadership. Viene naturale, dunque, accostare quasi inconsapevolmente il ventennio berlusconiano a un altro ventennio italiano. Al di là dell’evidente forzatura e dell’improponibilità di un tale paragone, è altrettanto evidente l’anomalia del fenomeno berlusconiano.     È vero, come riconosce Ignazi, che il partito creato dall’imprenditore milanese non è mai stato...

Il nocciolo duro. Storia di Anna

Quanti sono trentasette anni per una donna, oggi in Italia? A trentasette anni si può ancora vivere a casa con i genitori, essere sposate con uno o due figli, avere un lavoro, vivere da sola, aver perso un lavoro, aver appena chiuso una storia importante nata quando ancora gli anni erano tra i venti. A trentasette anni si può vivere in un centro occupato perché il lavoro precario lo si è perso, avere un figlio piccolo e provare a crescerlo da sola. Si può essere indipendente e sola, non perdutamente sola, ma ostinatamente e orgogliosamente sola. Una donna in Italia a trentasette anni può essere capace di tutto questo e anche di molto altro, di una composta durezza come di una meravigliosa dolcezza. Può tenere i genitori affettuosamente alla larga dai propri problemi e avere ancora la voglia di divertirsi, di stare in questo tempo con tutti e due i piedi: con la politica e con il ballo, con gli amici e con l’amore per chiunque abbia gli occhi per vederlo e il desiderio di viverlo.   Dopo tutto questo, dopo una vita fatta di diritti e contrari, una donna in Italia oggi a trentasette anni vive soprattutto della fiducia...

La congiura contro i giovani

La congiura contro i giovani è un libro radicale e importante che arriva dopo più di dieci anni di studi dal primo libro del suo autore, Il furto. La mercificazione dell'età giovanile (L'ancora del Mediterraneo 2000). Quello di Laffi è un libro radicale per l'estrema consapevolezza, più antropologica che sociologica, su quanto le regole del mercato abbiano mutato il nostro rapporto con le cose e con i consumi. La congiura contro i giovani, è vero, è un libro che capovolge – l'autore direbbe smaschera – il ritornello dei media, degli esperti e dei genitori sulla crisi dei giovani. La crisi è del mondo e della società degli adulti, il rifiuto dell'esperienza, delle menzogne e delle aspettative di questo mondo è una difesa legittima da parte dei giovani.   Per arrivare a demistificare quello che è definito l'ultimo "fotogramma" di una rinuncia a una vita autentica giovanile, Laffi ripercorre tutto il film già visto, dalla culla ai trent'anni, per scoprire che c'è una regia già decisa, una sceneggiatura già scritta che i...

Va’ pensiero. Storie ambulanti

Girato tra Milano e Firenze, è uscito in varie città italiane Va’ pensiero-Storie ambulanti, l’ultimo documentario del regista Dagmawi Yimer, nel quale i tre protagonisti raccontano le loro esperienze di vita e le aggressioni razziste subite nelle due città, dove da anni risiedono.   A Milano seguiamo Mohamed Ba, 50 anni, griot, attore e educatore, residente in Italia da 14 anni, che fu accoltellato il 31 maggio del 2009 in pieno giorno, nel centro della città. A Firenze invece scopriamo le storie di Mor Sougou e Cheikh Mbengue, gravemente feriti nella strage del mercato di San Lorenzo, avvenuta 13 dicembre 2011, dove morirono i loro connazionali Samb Modou e Diop Mor. All’interno del panorama giornalistico italiano (e in alcuni casi del cinema che parla di immigrazione), le storie come quelle dei tre protagonisti di Va’ pensiero si collocano molto spesso in secondo piano, rivelando una totale assenza del punto di vista di chi è coinvolto in prima persona e delle scelte lessicali che pongono l’immigrato quasi esclusivamente nel ruolo del povero immigrato. I media e il cinema italiani sono forse responsabili...

Un'Italia malandata, ma vitale

"C'è modo di scrivere un saggio sull'Italia che non finisca nella costernazione?" Non è una domanda retorica. Disaffezione, inquietudine, disamore, autodenigrazione, raccapriccio: ecco un elenco sommario dei sentimenti più comuni che un qualsiasi lettore di saggistica italiana prova leggendo articoli, libri, resoconti o reportage sull’enigmatica modernità del nostro paese. “Uno vorrebbe descrivere le spiagge della Puglia, ma dietro l’angolo ci sono i caporali che bastonano i raccoglitori di pomodori; vorrebbe celebrare l’ospitalità dei siciliani, ma intorno c’è la mafia; vorrebbe salutare l’alacrità dei lombardi, ma spunta l’europarlamentare Speroni che si filma mentre va a 316 chilometri all’ora sull’autostrada e poi carica il video su Youtube”. Ma, dunque, continua Claudio Giunta, introducendo la sua ultima raccolta di saggi sull’Italia (Una sterminata domenica, Il Mulino 2013), il nostro Paese è davvero irredimibile e si merita, solo lui, tutte le maledizioni di cui siamo capaci? Non lo possiamo escludere. E però i conti non tornano...

Contro la mistica dell’austerità

Nel 2013 la Cina è cresciuta del 7,7% e nel 2014 il Pil sarà all'8,2%. Gli Usa arriveranno a +2,9%. Il Pil crescerà dello zero virgola in Italia. L’Europa e gli Stati Uniti versano in una stagnazione che durerà anni, serve una trasformazione politica e un altro paradigma per la crescita e l’occupazione.    «Uscire dall’Euro è un’idea insensata - afferma l'autore de Il colpo di stato di banche e governi (Einaudi) - occorre ridiscutere i trattati Ue e lo Statuto della Bce, riportare la finanza al servizio dell'economia reale».         Professor Gallino, la crisi è finita?   Per nulla. La Cina è un caso a parte, mentre la situazione degli Stati Uniti non è affatto quella che si dipinge. L’attuale presidente della Fed, Ben Bernanke, ha detto che ormai il tasso di disoccupazione è un parametro poco rappresentativo. Infatti la disoccupazione effettiva, che comprende sia gli «scoraggiati» o i part-time che vorrebbero lavorare a tempo pieno, è molto più elevata di quanto sembri. Gli Stati Uniti hanno potuto permettersi di pompare migliaia di miliardi di dollari nell'economia, ma i risultati sono stati abbastanza modesti. Il piano di...

Memento italiano

Una flessuosa linea di continuità ha attraversato la storia politica italiana, almeno nel periodo repubblicano. Eventi rilevanti, cruciali, definiti variamente come «terremoti», «innovazioni», «rivoluzioni», sono stati in realtà rapidamente derubricati a corrente normalità.   Un collettivo fenomeno di rimozione, cancellazione cosciente o acquiescente e interessata, delle vicende dolorose e vergognose della storia patria. Abbiamo superato o meglio saltato con un’alzata di spalle e un misero e incespicante mea culpa rapidamente recitato come svogliati ragazzini in sagrestia. Per passare da una fase – triste e ignominiosa – a una potenzialmente prospera e civile.   Alberto Sordi ne I Vitelloni di Federico Fellini   È possibile individuare quattro momenti in cui il cambiamento, pur significativo, ha coinciso con una fase di continuità, una lunga e indistinta calma come se nulla (o quasi) fosse avvenuto. Gli snodi della Repubblica, salutati rapidamente come «rivoluzionari» o «epocali», si sono trasformati però in una appiccicosa fase di...

Come finisce questo libro

Segnata dalla scomparsa di André Schiffrin, critico lucidissimo delle derive finanziarie in editoria e rivoluzionario sperimentatore di formule nuove, la fine di quest’anno di libri già a dir poco malinconico si disbriga senza alcun canto del cigno. Il calo del 6,5% a valore rispetto al 2012, da poco rilevato, ha i modi di un inabissamento ripido ma lineare, privo di scossoni. Come però è stato messo in evidenza da uno studio dell’Associazione Italiana Editori basato su dati Nielsen Bookscan e Informazioni Editoriali, un’accelerazione di questo ininterrotto decadimento si è verificata in corrispondenza dell’approvazione della cosiddetta legge Levi.   Fortemente voluto dalla stessa AIE ed esplicitamente rivolto a contrastare il predominio dei nuovi attori del commercio librario on-line come Amazon, che praticavano una politica di sconti molto aggressiva, questo provvedimento sembra aver avuto più che altro l’effetto indesiderato di mortificare ulteriormente una domanda già frustrata dalla generale riduzione del potere d’acquisto. Infatti, se il 2011 registrava un calo del 3,5% rispetto...

Due o tre cose che so di lui

Il 2013, che per fortuna volge al termine, potrà essere ricordato come l’anno in cui gli uomini cominciarono a vedere chiaro o a mentire su se stessi come mai avevano fatto nel corso della loro storia millenaria.   Potrà essere ricordato anche come l’anno in cui le donne, molte donne, si accontentarono delle lucciole, magari senza nemmeno scambiarle per lanterne. Ancora una volta fiduciose nel gradualismo e nelle dichiarazioni di intenti, forse semplicemente inebriate dalla visibilità di segno nuovo, una vera e propria sovraesposizione, garantita loro da istituzioni politiche e media.   Potrà essere ricordato come l’anno in cui, con impercettibile e inarrestabile slittamento semantico, donna diventò sinonimo di vittima – potenziale, reale, simbolica – da proteggere, tutelare, tenere in luogo sicuro al fine di emanciparla e liberarla. E uomo finì per associarsi sempre più a bruto da sorvegliare e punire in nome di una sua rieducazione a venire.   Potrà essere ricordato come l’anno in cui paesi a democrazia ‘matura’ come l’Italia e la Francia...

Il direttore in bikini

Avrei dovuto arrabbiarmi e offendermi, da buona vetero-femminista, nel leggere Il direttore in bikini (Casagrande), lavoro dedicato da due giornaliste della Radiotelevisione della Svizzera Italiana agli «scivoloni linguistici» che cercano di rattoppare gli strappi del linguaggio sessista e androcentrico con pezze ancora peggiori. Francesca Mandelli e Bettina Müller se la prendono infatti con l'uso linguistico che da circa un ventennio si sta insinuando nella lingua italiana (e di conseguenza anche nell'italiano parlato nella Svizzera italiana), di usare il genere maschile per indicare le donne che esercitano professioni generalmente di prestigio e appannaggio storico del sesso maschile.     Abbiamo così il presidente della camera Laura Boldrini, il cancelliere tedesco Angela Merkel, l'architetto Gae Aulenti, il direttore dell'Unità Concita De Gregorio, l'assessore Agnese Ciulla, il consigliere regionale Nicole Minetti, il ministro Cécile Kyenge, il direttore del FMI Christine Lagarde e via così, in un crescendo di mascolinizzazione e androcentrismo linguistico che avrebbe fatto raccapricciare...

Beckett in Giappone

Una delle cose che distingue il mio paese d’origine è l’assenza dell’attesa. È molto raro attendere qualcuno o qualcosa. Ogni cosa arriva in orario se non prima. Ovviamente, anche noi siamo invitati a essere sempre puntuali. Soprattutto in ambito professionale, far aspettare i clienti o gli utenti viene percepito come un’enorme negligenza e il primo obiettivo di ogni lavoratore sembra quello di eliminare l’attesa, ancor prima della qualità del servizio.   Omatase shimashita   Nei negozi e negli uffici pubblici in Giappone è difficile che aspetti. E quando arrivi alla cassa o allo sportello, anche se non hai aspettato più di cinque secondi, ti dicono Omatase shimashita (Scusi per l’attesa). È una frase fatta che ormai tutti dicono senza pensarci, quasi al posto di “Buongiorno”.   La differenza con l’Italia si verifica maggiormente negli uffici pubblici. Mi è capitato l’anno scorso di andare in alcuni uffici comunali in Giappone per una serie di pratiche burocratiche e con mia grande sorpresa (ormai sono abituato agli uffici comunali di Roma) ho...

Per un nuovo welfare territoriale

La recessione globale in corso della quale non è ancora dato prevedere l’intensità di ricaduta sta determinando un impatto di proporzioni inedite sul nostro sistema economico, produttivo, sociale e culturale. È certo che questa crisi ha attivato un cortocircuito, una “nebbia cognitiva” in chi produce analisi, valutazioni e proposte tra i vari expert (politici, economisti, maîtres a pensée, ecc) che continuano a formulare (a volte farneticare) su cause, dati, previsioni, proposte e soluzioni.   Questa profonda mutazione imporrebbe invece uno sguardo attento, ampio, nuovo e coraggioso per provare a riflettere, interpretare quello che sta avvenendo e sul modo in cui vogliamo continuare ad avanzare e sulla fattibilità e sostenibilità del nostro modello economico e sociale.   Uno sguardo che gli attuali expert troppo spesso dimostrano di non avere o forse ne hanno per obiettivi diversi da quelli che interessano i cittadini. Ma i problemi cosi facendo rimangono li, anzi aumentano. Una disoccupazione che ci dice ILO - Organizzazione internazionale del lavoro – dovrebbe arrivare a fine 2013 in...

Questo non è il paese del dramma

La capacità di scoprire, sostenere e incoraggiare la nascita di nuovi talenti è una delle responsabilità di un paese in buona salute. Eppure l’Italia – se si eccettua il successo che non conosce crisi dei talent show televisivi – non sembra nutrire particolare interesse per questo processo.   Se le conseguenze di tale scarsa lungimiranza sono ben visibili in ogni settore, dall’arte fino alla ricerca universitaria, non stupisce che a farne le spese sia anche un ambito considerato marginale come la drammaturgia teatrale: i nuovi autori faticano a emergere, respinti da un sistema che non è pronto ad accoglierli e spesso privi di sostegno finanziario e formativo.   Pochissime le istituzioni capaci di intercettare il nuovo e farsi carico della diffusione di creazioni contemporanee: tra queste lo storico Premio Riccione per il Teatro, fondato nel 1947, ha il merito di offrire non solo un riconoscimento, ma anche un aiuto concreto alla messa in scena dei testi (oltre al premio di cinquemila euro, è assegnato un incentivo alla produzione di altri ventimila per un progetto scelto dall’autore). Quasi tutti...

Credevamo che fosse una commedia

Nessun libro è antico. Ovvero: storie su come i libri sopravvivano a chi li ha scritti, a chi li ha letti e a chi li ha posseduti (anche senza leggerli).     Appena entriamo io e lei, Paolo, che ha lavorato per quasi quarant’anni alla Deutsche Rundfunk su commissione di RadioRai, ci guarda con un sorriso. Tedesca, no?, chiede a Raffaella. Sì, ma del nord. Ah, io stavo a Colonia, e per quasi due anni con Strehler non abbiamo fatto altro che andare avanti e indietro tra la Germania e l’Italia. Era il sessantuno, o forse un po’ più avanti. Aspettavamo che morisse Brecht, ma che morisse davvero una volta per tutte, mentre qui era tutto un fiorire di santi e santini brechtiani. Posso dirvelo, no? Due palle. Poi una risata spenta di nostalgia, giusto per farci capire da che parte eravamo arrivati. Tre piani di casa in cui i libri sono divisi per mucchi accatastati a terra, per montagne che dal pavimento entrano quasi strisciando negli scaffali, dai ripiani più bassi fino al secondo o al terzo al massimo. Cominciamo a guardare.   C’è un corpo moribondo davanti a noi. Un corpo rosicchiato che non si...

Sorvegliare e spiare

La notizia è ormai nota: su un periodo di trenta giorni, dal 10 dicembre 2012 all'8 gennaio 2013, la Nsa avrebbe effettuato, solo in Francia, 70,3 milioni di registrazioni di dati telefonici, ha rivelato Le Monde, citando i documenti di Edward Snowden, l'informatico della Nsa che ha fatto scoppiare lo scandalo. Intanto il giornalista Glenn Greenwald, portavoce delle rivelazioni di Snowden sul sistema di sorveglianza statunitense, ha affermato lunedì 21 ottobre che tutti i Paesi dell'America Latina sono stati spiati da Washington. Il Messico ha chiesto l'apertura di un'indagine. Nel frattempo in Italia il garante della privacy scrive a Letta per sapere se anche la privacy dei cittadini italiani è stata violata.   Questa è solo l'ulteriore tappa (non sarà l'ultima) di scoperchiamento dell'enorme vaso di Pandora che va sotto il nome di Prism, il sistema di sorveglianza globale che la National Security Agency statunitense ha messo in piedi dopo l'11 settembre. Trasferimenti di file, conversazioni in chat e via Skype, scambi email, video conferenze, profili di social network, dati di log in,...

Edwy Plenel: contro il Front National

Edwy Plenel, classe 1952, giornalista politico francese, un passato alla testa della redazione di Le Monde, oggi direttore di Mediapart, testata indipendente e impegnata on-line, spiega perché l’avanzata del Front National è il risultato di una crisi democratica della politica francese. E perché oggi la Francia è in attesa di un nuovo Secolo dei Lumi.     Come spiega il fenomeno Front National?   Il Front National nasce come gruppuscolo ideologico, erede della tradizione dell’estrema destra francese, dal collaborazionismo alle guerre coloniali, annoverato tra i vincitori della storia solo per un’astuzia del generale De Gaulle. Tale famiglia intellettuale esisterà per sempre e si manifesta attraverso un essenzialismo della nazione e dell’identità e una teorizzazione dell’ineguaglianza.   Ora, questo gruppuscolo d’intellettuali è al cuore della vita pubblica da 30 anni. Dal 1983, anno delle prime vittorie locali, cui è seguita una prima avanzata con Jean-Marie Le Pen alle europee del 1984, fino alle presidenze di Mitterand, Chirac e Sarkozy. Non si tratta...