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Italia

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Memento italiano

Una flessuosa linea di continuità ha attraversato la storia politica italiana, almeno nel periodo repubblicano. Eventi rilevanti, cruciali, definiti variamente come «terremoti», «innovazioni», «rivoluzioni», sono stati in realtà rapidamente derubricati a corrente normalità.   Un collettivo fenomeno di rimozione, cancellazione cosciente o acquiescente e interessata, delle vicende dolorose e vergognose della storia patria. Abbiamo superato o meglio saltato con un’alzata di spalle e un misero e incespicante mea culpa rapidamente recitato come svogliati ragazzini in sagrestia. Per passare da una fase – triste e ignominiosa – a una potenzialmente prospera e civile.   Alberto Sordi ne I Vitelloni di Federico Fellini   È possibile individuare quattro momenti in cui il cambiamento, pur significativo, ha coinciso con una fase di continuità, una lunga e indistinta calma come se nulla (o quasi) fosse avvenuto. Gli snodi della Repubblica, salutati rapidamente come «rivoluzionari» o «epocali», si sono trasformati però in una appiccicosa fase di...

Come finisce questo libro

Segnata dalla scomparsa di André Schiffrin, critico lucidissimo delle derive finanziarie in editoria e rivoluzionario sperimentatore di formule nuove, la fine di quest’anno di libri già a dir poco malinconico si disbriga senza alcun canto del cigno. Il calo del 6,5% a valore rispetto al 2012, da poco rilevato, ha i modi di un inabissamento ripido ma lineare, privo di scossoni. Come però è stato messo in evidenza da uno studio dell’Associazione Italiana Editori basato su dati Nielsen Bookscan e Informazioni Editoriali, un’accelerazione di questo ininterrotto decadimento si è verificata in corrispondenza dell’approvazione della cosiddetta legge Levi.   Fortemente voluto dalla stessa AIE ed esplicitamente rivolto a contrastare il predominio dei nuovi attori del commercio librario on-line come Amazon, che praticavano una politica di sconti molto aggressiva, questo provvedimento sembra aver avuto più che altro l’effetto indesiderato di mortificare ulteriormente una domanda già frustrata dalla generale riduzione del potere d’acquisto. Infatti, se il 2011 registrava un calo del 3,5% rispetto...

Due o tre cose che so di lui

Il 2013, che per fortuna volge al termine, potrà essere ricordato come l’anno in cui gli uomini cominciarono a vedere chiaro o a mentire su se stessi come mai avevano fatto nel corso della loro storia millenaria.   Potrà essere ricordato anche come l’anno in cui le donne, molte donne, si accontentarono delle lucciole, magari senza nemmeno scambiarle per lanterne. Ancora una volta fiduciose nel gradualismo e nelle dichiarazioni di intenti, forse semplicemente inebriate dalla visibilità di segno nuovo, una vera e propria sovraesposizione, garantita loro da istituzioni politiche e media.   Potrà essere ricordato come l’anno in cui, con impercettibile e inarrestabile slittamento semantico, donna diventò sinonimo di vittima – potenziale, reale, simbolica – da proteggere, tutelare, tenere in luogo sicuro al fine di emanciparla e liberarla. E uomo finì per associarsi sempre più a bruto da sorvegliare e punire in nome di una sua rieducazione a venire.   Potrà essere ricordato come l’anno in cui paesi a democrazia ‘matura’ come l’Italia e la Francia...

Il direttore in bikini

Avrei dovuto arrabbiarmi e offendermi, da buona vetero-femminista, nel leggere Il direttore in bikini (Casagrande), lavoro dedicato da due giornaliste della Radiotelevisione della Svizzera Italiana agli «scivoloni linguistici» che cercano di rattoppare gli strappi del linguaggio sessista e androcentrico con pezze ancora peggiori. Francesca Mandelli e Bettina Müller se la prendono infatti con l'uso linguistico che da circa un ventennio si sta insinuando nella lingua italiana (e di conseguenza anche nell'italiano parlato nella Svizzera italiana), di usare il genere maschile per indicare le donne che esercitano professioni generalmente di prestigio e appannaggio storico del sesso maschile.     Abbiamo così il presidente della camera Laura Boldrini, il cancelliere tedesco Angela Merkel, l'architetto Gae Aulenti, il direttore dell'Unità Concita De Gregorio, l'assessore Agnese Ciulla, il consigliere regionale Nicole Minetti, il ministro Cécile Kyenge, il direttore del FMI Christine Lagarde e via così, in un crescendo di mascolinizzazione e androcentrismo linguistico che avrebbe fatto raccapricciare...

Beckett in Giappone

Una delle cose che distingue il mio paese d’origine è l’assenza dell’attesa. È molto raro attendere qualcuno o qualcosa. Ogni cosa arriva in orario se non prima. Ovviamente, anche noi siamo invitati a essere sempre puntuali. Soprattutto in ambito professionale, far aspettare i clienti o gli utenti viene percepito come un’enorme negligenza e il primo obiettivo di ogni lavoratore sembra quello di eliminare l’attesa, ancor prima della qualità del servizio.   Omatase shimashita   Nei negozi e negli uffici pubblici in Giappone è difficile che aspetti. E quando arrivi alla cassa o allo sportello, anche se non hai aspettato più di cinque secondi, ti dicono Omatase shimashita (Scusi per l’attesa). È una frase fatta che ormai tutti dicono senza pensarci, quasi al posto di “Buongiorno”.   La differenza con l’Italia si verifica maggiormente negli uffici pubblici. Mi è capitato l’anno scorso di andare in alcuni uffici comunali in Giappone per una serie di pratiche burocratiche e con mia grande sorpresa (ormai sono abituato agli uffici comunali di Roma) ho...

Per un nuovo welfare territoriale

La recessione globale in corso della quale non è ancora dato prevedere l’intensità di ricaduta sta determinando un impatto di proporzioni inedite sul nostro sistema economico, produttivo, sociale e culturale. È certo che questa crisi ha attivato un cortocircuito, una “nebbia cognitiva” in chi produce analisi, valutazioni e proposte tra i vari expert (politici, economisti, maîtres a pensée, ecc) che continuano a formulare (a volte farneticare) su cause, dati, previsioni, proposte e soluzioni.   Questa profonda mutazione imporrebbe invece uno sguardo attento, ampio, nuovo e coraggioso per provare a riflettere, interpretare quello che sta avvenendo e sul modo in cui vogliamo continuare ad avanzare e sulla fattibilità e sostenibilità del nostro modello economico e sociale.   Uno sguardo che gli attuali expert troppo spesso dimostrano di non avere o forse ne hanno per obiettivi diversi da quelli che interessano i cittadini. Ma i problemi cosi facendo rimangono li, anzi aumentano. Una disoccupazione che ci dice ILO - Organizzazione internazionale del lavoro – dovrebbe arrivare a fine 2013 in...

Questo non è il paese del dramma

La capacità di scoprire, sostenere e incoraggiare la nascita di nuovi talenti è una delle responsabilità di un paese in buona salute. Eppure l’Italia – se si eccettua il successo che non conosce crisi dei talent show televisivi – non sembra nutrire particolare interesse per questo processo.   Se le conseguenze di tale scarsa lungimiranza sono ben visibili in ogni settore, dall’arte fino alla ricerca universitaria, non stupisce che a farne le spese sia anche un ambito considerato marginale come la drammaturgia teatrale: i nuovi autori faticano a emergere, respinti da un sistema che non è pronto ad accoglierli e spesso privi di sostegno finanziario e formativo.   Pochissime le istituzioni capaci di intercettare il nuovo e farsi carico della diffusione di creazioni contemporanee: tra queste lo storico Premio Riccione per il Teatro, fondato nel 1947, ha il merito di offrire non solo un riconoscimento, ma anche un aiuto concreto alla messa in scena dei testi (oltre al premio di cinquemila euro, è assegnato un incentivo alla produzione di altri ventimila per un progetto scelto dall’autore). Quasi tutti...

Credevamo che fosse una commedia

Nessun libro è antico. Ovvero: storie su come i libri sopravvivano a chi li ha scritti, a chi li ha letti e a chi li ha posseduti (anche senza leggerli).     Appena entriamo io e lei, Paolo, che ha lavorato per quasi quarant’anni alla Deutsche Rundfunk su commissione di RadioRai, ci guarda con un sorriso. Tedesca, no?, chiede a Raffaella. Sì, ma del nord. Ah, io stavo a Colonia, e per quasi due anni con Strehler non abbiamo fatto altro che andare avanti e indietro tra la Germania e l’Italia. Era il sessantuno, o forse un po’ più avanti. Aspettavamo che morisse Brecht, ma che morisse davvero una volta per tutte, mentre qui era tutto un fiorire di santi e santini brechtiani. Posso dirvelo, no? Due palle. Poi una risata spenta di nostalgia, giusto per farci capire da che parte eravamo arrivati. Tre piani di casa in cui i libri sono divisi per mucchi accatastati a terra, per montagne che dal pavimento entrano quasi strisciando negli scaffali, dai ripiani più bassi fino al secondo o al terzo al massimo. Cominciamo a guardare.   C’è un corpo moribondo davanti a noi. Un corpo rosicchiato che non si...

Sorvegliare e spiare

La notizia è ormai nota: su un periodo di trenta giorni, dal 10 dicembre 2012 all'8 gennaio 2013, la Nsa avrebbe effettuato, solo in Francia, 70,3 milioni di registrazioni di dati telefonici, ha rivelato Le Monde, citando i documenti di Edward Snowden, l'informatico della Nsa che ha fatto scoppiare lo scandalo. Intanto il giornalista Glenn Greenwald, portavoce delle rivelazioni di Snowden sul sistema di sorveglianza statunitense, ha affermato lunedì 21 ottobre che tutti i Paesi dell'America Latina sono stati spiati da Washington. Il Messico ha chiesto l'apertura di un'indagine. Nel frattempo in Italia il garante della privacy scrive a Letta per sapere se anche la privacy dei cittadini italiani è stata violata.   Questa è solo l'ulteriore tappa (non sarà l'ultima) di scoperchiamento dell'enorme vaso di Pandora che va sotto il nome di Prism, il sistema di sorveglianza globale che la National Security Agency statunitense ha messo in piedi dopo l'11 settembre. Trasferimenti di file, conversazioni in chat e via Skype, scambi email, video conferenze, profili di social network, dati di log in,...

Edwy Plenel: contro il Front National

Edwy Plenel, classe 1952, giornalista politico francese, un passato alla testa della redazione di Le Monde, oggi direttore di Mediapart, testata indipendente e impegnata on-line, spiega perché l’avanzata del Front National è il risultato di una crisi democratica della politica francese. E perché oggi la Francia è in attesa di un nuovo Secolo dei Lumi.     Come spiega il fenomeno Front National?   Il Front National nasce come gruppuscolo ideologico, erede della tradizione dell’estrema destra francese, dal collaborazionismo alle guerre coloniali, annoverato tra i vincitori della storia solo per un’astuzia del generale De Gaulle. Tale famiglia intellettuale esisterà per sempre e si manifesta attraverso un essenzialismo della nazione e dell’identità e una teorizzazione dell’ineguaglianza.   Ora, questo gruppuscolo d’intellettuali è al cuore della vita pubblica da 30 anni. Dal 1983, anno delle prime vittorie locali, cui è seguita una prima avanzata con Jean-Marie Le Pen alle europee del 1984, fino alle presidenze di Mitterand, Chirac e Sarkozy. Non si tratta...

Doppia negazione

Una nazione moderna, cui corrisponda una comunità di cittadini consapevoli, non dovrebbe avere paura della menzogna. Una democrazia che cerca di difendersi per legge dalla menzogna non è una democrazia forte. E’ una democrazia che ha paura.   Senza dire che facendo del negazionismo un reato, una democrazia dimostra la sua fragilità: una legge che prevedesse il carcere offrirebbe ai negazionisti la possibilità di ergersi a difensori della libertà di espressione. Sul piano dei principi una vera liberaldemocrazia  si deve reggere sulla categoria della separazione. La Chiesa va separata dallo Stato, la magistratura dalla politica.   La Storia  non può essere oggetto di leggi, accade così solo nei sistemi totalitari. Come lo Stato non dovrebbe interferire nella vita religiosa dei cittadini, così dovrebbe astenersi dall’affermare una verità di Stato in fatto di passato storico. Da tempo in Italia s’è diffusa invece la tendenza a votare leggi emergenziali su temi delicati che dovrebbero già avere dalla legge corrente la possibilità di essere sanzionati....

Lampedusa: la strage

Strage non è una parola, è uno straccio che sventola dalle home dei quotidiani, una parola che non restituisce nulla e che in particolare in Italia sventa possibili colpevoli, li rende inesistenti, improbabili, impossibili. Colpevolezza e responsabilità mai sono andate così d’accordo da quando le politiche migratorie italiane si sono così volenterosamente piegate a logiche sostanzialmente razziste.   Una lunga fila di morti stesi lungo la banchina di Lampedusa, donne, uomini e bambini. Una lunga inutile fila di morti, gente che non inseguiva un desiderio o una speranza, ma semplicemente cercava una possibilità di sopravvivenza e gli è andata male.   Le vittime sono sempre informate sui fatti: cosa è successo, chi è stato, come è andata, le vittime sono quello che resta mentre i colpevoli se la squagliano. Ma un indizio c’è sempre, una traccia da seguire che in questo caso ci circonda: è l’accorrere, spesso ancora prima dei soccorsi, di voci, di giudizi e pareri, di possibilità mancate, di vie da percorrere: tutte voci sovrapposte, a confondere, sembrano...

Senza scuola

Roberto ha ventidue anni , ha smesso di andare a scuola quando ne aveva quindici, dopo due bocciature consecutive al primo anno di un Istituto professionale per meccanici. Da ragazzino odiava la scuola e non poteva sopportare l’idea di starsene fermo dietro a un banco anche per sette-otto ore di seguito. Non ha nessun ricordo particolare di quegli anni, nessun insegnante gli è rimasto nella memoria, così come nessun argomento trattato durante le lezioni.   Gli sembra soltanto di aver vissuto in una galera anonima, confinato in un angolo nebbioso, dove l’importante era resistere senza cedere alla rabbia. In questo gli erano molti utili i compagni, di cui conserva qualche nome, ma soprattutto il fancazzismo sistematico. “Nessuno aveva i libri, i quaderni, le penne. Aspettavamo gli insegnanti per ridergli in faccia. Di quelle due classi che ho frequentato”, ammette, “su quaranta ragazzi forse sei o sette sono andati avanti. Ma non potrei dirlo con sicurezza, non ho mai più incontrato nessuno di loro.” Roberto ora è tornato a scuola, o meglio, c’è arrivato per la prima volta. Frequenta i corsi...

Partigia. L'ibrido e il grigio

Il commento lucidissimo di Marco Belpoliti uscito su doppiozero sul libro Partigia di Sergio Luzzatto e sullo strano rapporto in esso tra autobiografia, estetica del racconto e ricerca storiografica segna un momento importante nel dibattito accorato, traumatico per alcuni, esploso intorno al libro dal 16 aprile scorso in poi.     Puntando sulla presenza di Luzzatto stesso come personaggio principale del racconto, Belpoliti sposta l'attenzione dall'impossibile giallo dell'uccisione dei due giovani partigiani da parte della banda di Levi nel 1943 – lasciato irrisolto nei suoi elementi essenziali da Luzzatto, come ci spiega Belpoliti – e verso il valore attuale, di cui il libro e' un sintomo illuminante, della Resistenza, della figura di Primo Levi, e della Shoah in generale nell'Italia stravolta del nuovo millennio. Sono le confusioni del presente nei suoi rapporti col passato, a segnare l'importanza il libro, oltre all'abile operato dello storico di mestiere. Come risposta a Belpoliti e in dialogo con Partigia, riprendo qui un intervento pubblicato il 13.09.2013 su "Storicamente" [Robert S.C. Gordon, Shoah, letteratura e zona grigia in Partigia, «Storicamente», 9 (...

Berlusconi. Sfondi per un pensiero libero

Sua eccellenza SB,  sempre più orientale dopo gli ultimi ritocchi di fotoshop, vestito di blu in doppio petto, inizia a fare un suo discorso di sedici minuti e trenta secondi, in cui dichiara il proprio interesse al destino dell’Italia. Termina il suo manifesto con un accorato: Forza, Forza, Forza Italia. Agita le braccia come un Pinocchio che si sia staccato dai fili di Mangiafuoco, e alza il tono della voce.     Lo sfondo è una Arcore talmente decolorata da somigliare a una stanza di Casa Vianello o al set di un mobiliere della vicina Brianza, in cui gli antichi opifici stentano vicino ai cancelli della villa suprema. Libri dello stesso colore e della stessa forma danno l’effetto di quelli che si ordinano per riempire una scena di film. Nel mezzo alla libreria, sono annidate le foto di famiglia, che testimoniano dell’affetto del padre per i suoi rampolli e per quelli della patria, di cui si sente responsabile.     Quando rivela agli italiani che c’è la crisi economica, colpa del bombardamento fiscale (un lemma degno di sua eccellenza FT Marinetti), SB svela i suoi modelli retorici. Quelli...

"Inappropriato". La Censura ai tempi di Facebook

Grazie Facebook. Grazie a te, anche doppiozero può orgogliosamente appuntare la scritta “censurato” sul proprio petto. È accaduto il 31 agosto 2013 a un post nella nostra pagina Facebook che rilanciava un articolo di Maria Nadotti che parlava di autoritratti femminili e ... censura. È accaduto perché nel post c'erano alcune immagini (d'autore) di nudi femminili.   Facebook l'ha giudicata “inappropriata” e l'ha censurata senza preavvisi.   Censure come questa, che riguardano post violenti, immagini “oscene” e commenti razzisti e altre forme di linguaggio “inappropriato” avvengono tutti i giorni e colpiscono migliaia di utenti.   Il ricercatore e giornalista bielorusso Evgenij Morozov, diventato ormai l'intellettuale di riferimento dei critici della Rete, sostiene che la censura sia uno degli aspetti distintivi (insieme alla propaganda e alla sorveglianza) dell'uso di internet da parte di governi e corporations.   Ma qualcuno si è mai chiesto come funziona la censura di Facebook? Chi c'è dietro l'Inquisizione contemporanea?...

Paolo Rosa: inventare e costruire

Mi arriva un sms di Antonio: “Hai saputo della brutta notizia?” Quale notizia? “Paolo Rosa... Corfù... Un infarto, forse...” Ma era alla Biennale a luglio, e pochi giorni fa ha firmato l'appello per salvare Piazza Verdi a La Spezia...     Invece in questa sgangherata fine agosto se n'è andato uno degli artisti italiani più importanti e innovativi degli ultimi anni. Come anima della factory milanese di Studio Azzurro (fondato nel 1982 insieme a Paolo Cirifino e Leonardo Sangiorgi), Paolo Rosa era già entrato nella storia dell'arte, insieme a Nam June Paik e Bill Viola, perché è stato tra coloro che meglio e più approfonditamente hanno sperimentato le possibilità estetiche, comunicative e interattive delle nuove tecnologie. Con Giorgio Barberio Corsetti, Studio Azzurro ha realizzato uno degli spettacoli chiave degli ultimi decenni, Camera astratta (1987), che aveva insegnato, per esempio, che un essere umano è alto più o meno tre monitor da 24 pollici; e che il “qui e ora”, che fino a quel momento aveva caratterizzato lo specifico  del...

La cultura come risposta alla crisi

(Qui la prima parte)   Per un florilegio artistico   Non sono un economista, e quindi mi è difficile andare oltre alcuni spunti per tradurre in pratica l’analisi introduttiva. Esistono già molte ricette di sicuro valore, mi piacerebbe pertanto accennare solo ad alcune strategie che consentano al Paese di incentivare la propria domanda culturale: di offerta ce n’è molta, si vedano le statistiche sui libri pubblicati http://www.istat.it/it/archivio/62518  sugli spettacoli proposti (507.155 spettacoli di ballo in Italia nel 2007, Beretta, Migliardi 2012), nonché le considerazioni sul cinema: http://www.linkiesta.it/industria-cinematografica#ixzz2XDv9ztCX L’intervento pubblico deve allora essere finalizzato ad accrescere la domanda, partendo dalla formazione delle nuove generazioni: le scuole devono arricchire la propria offerta di percorsi artistici, magari pomeridiani, attingendo con forza ad associazioni culturali e volontari, in un’ottica di sussidiarietà. Pensando ancora ai giovani, credo che uno strumento sotto utilizzato in Italia sia il cosidetto edutainment: Art Attack, per intenderci....

La cultura come risposta alla crisi

Il senso comune vede nella cultura un surplus cui si può facilmente rinunciare nel momento in cui diminuisce il reddito a disposizione e, ora che siamo al quinto anno di crisi, parlarne può sembrare inopportuno, a meno che non si abbiano solidi argomenti. Nonostante l’entità del disastro economico, si fatica a vedere analisi critiche che consentano di andare oltre l’attuale modello capitalista basato sullo sfruttamento della manifattura esternalizzata e sulla gestione del disequilibrio nel mercato dei capitali attraverso una finanza deregolamentata.  In questo doppio articolo (la seconda parte comparirà su doppiozero il prossimo mercoledì ndr) intendo in primo luogo dare delle solide giustificazioni a una politica di investimenti culturali, ricavandole in parte avendo sullo sfondo la crisi del sistema neoliberista, e cerco, in secondo luogo, di abbozzare delle strategie di sviluppo coerenti.   Da dove partiamo? Nel 2012 la produzione culturale italiana contribuisce al 5,4% della ricchezza prodotta, equivalente a quasi 75,5 miliardi di euro, nonché all’occupazione di circa un milione e...

Soleri. Once Upon a Time in the West

La ricerca di una terra promessa nella quale impiantare la propria utopia ecologica e urbana spinge Paolo Soleri nel 1956 a lasciare definitivamente l’Italia alla volta dell’Arizona, Stati Uniti d’America. Nato a Torino nel 1919, Soleri si era laureato al Politecnico del capoluogo piemontese nel 1946. Attratto dall’aura e dalle opere di Frank Lloyd Wright (propagandate in Italia attraverso le parole e le azioni di Bruno Zevi), Soleri l’anno successivo si era recato a Taliesin West, per compiere la propria iniziazione presso il maestro ormai quasi novantenne. I rapporti avevano finito per rivelarsi difficili. Già nel settembre del 1948 il giovane architetto lasciava il quartier generale “occidentale” wrightiano ma non l’Arizona, dove nel 1949 ha modo di progettare e costruire la Dome House, una piccola casa per Leonora Woods, madre della sua futura moglie.   Dome House   Ritornato in Italia nel 1950 Soleri entra in contatto con Vincenzo Solimene, per il quale tra il 1952 e il ’55 realizzerà la Fabbrica di ceramiche artistiche a Vietri: un edificio che ricalca l’organizzazione interna del...

Senza partiti

Partitocrazia. Degenerazione e corruzione unite al fallimento del compito assegnato ai partiti dai padri costituenti, ossia favorire la partecipazione dei cittadini per contribuire alla politica nazionale. Un quadro di crescente delegittimazione e discredito e una diffusa percezione di inefficacia. Ma parlare di crisi dei partiti appare eccessivo, o, nella migliore delle ipotesi, fuorviante e comunque incompleto e inesatto. Per definire se effettivamente i partiti italiani attraversino una crisi è necessario introdurre un elemento di comparazione diacronica, ancorché tra paesi quantomeno del contesto europeo. Viceversa, appare superficiale e frettolosa la conclusione che vedrebbe i partiti segnati soltanto da profonde e laceranti fratture e irreversibile declino.     Pare che Deng Xiaoping riassumesse così l'idea del Socialismo cinese: Non importa se il gatto sia nero o bianco, purché acchiappi i topi, segnalando perciò che l’aspetto cruciale fosse il risultato. Una sorta di aggiornamento del machiavellico il fine giustifica i mezzi. Pertanto, per capire se e in che modo i partiti italiani (e non solo) fronteggino...

A sangue freddo

Nel 1965 Truman Capote pubblicò un romanzo che sconvolse il mondo e gli sconvolse la vita. A sangue freddo è più l'analisi clinica di un vero episodio di assassinio che un romanzo. Il libro, pubblicato prima a puntate sul New Yorker, ebbe uno strepitoso successo e cambiò il modo di vedere la psicologia dell'assassino. Si tratta di una delle migliori analisi del discorso del criminale, che si distingue in modo radicale dal discorso sul criminale.     La maggioranza di noi non può superare la soglia dell'assassinio. Questa soglia è una soglia sacra, inviolabile, indipendente da una particolare credo religioso o dall'essere ateo. Sappiamo, come avessimo un'idea innata, che l'assassinio è il più terribile dei crimini. Nonostante ciò non esiste un tabù dell'assassinio, così come esiste un tabù dell'incesto. Al contrario si possono creare, nelle società umane, contesti in cui l'omicidio è legittimo, come per esempio la guerra. In quelle circostanze un uomo è legittimato a esercitare la professione del serial killer. La guerra...

Napolitano e lo stallo repubblicano

DOMANDA
 Per il paese non sta diventando un accanimento terapeutico? Non è forse meglio mirare a elezioni a ottobre?   PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
 Questa questione non mi interessa. Io sono Presidente della Repubblica in pieno semestre bianco che è ritornato operante dopo la elezione del nuovo Parlamento. Quindi, non mi occupo di problemi che non posso risolvere oggi nelle mie funzioni.       Accanimento terapeutico. Avviene quando l'intervento su un paziente, anziché migliorarne la condizione, la peggiora. Si presenta come il principale fattore di rischio sanitario, come si sostiene nel titolo di un libro di Marco Bianciardi e Umberta Telfener Ammalarsi di psicoterapia. Spesso accade quando ci si trova di fronte a uno stallo.In terapia familiare lo stallo di coppia è un gioco a due avversari. Il paragone è la partita a scacchi. I due sono costretti a fronteggiarsi in eterno, senza via d'uscita. Secondo Mara Selvini Palazzoli (1916-1999) la situazione può protrarsi all'infinito senza crisi o rotture: “Uno dei due a volte esibisce una serie appariscente...

Evviva il fesso!

Don Pietrino è una minuscola figura del Gattopardo. Pochi lettori, se ne può star certi, serbano memoria del suo nome e della sua esistenza. È il vecchissimo “erbuario” di San Cono che chiede a Padre Pirrone come ha reagito il principe Fabrizio alla “Rivoluzione”. Quando il Gesuita gli risponde che, a parere del principe, “non c'è stata nessuna rivoluzione e che tutto continuerà come prima”, sbotta: “Evviva il fesso! E a te non pare una rivoluzione che il Sindaco mi vuol fare pagare per le erbe create da Dio e che io stesso raccolgo? O ti sei guastato la testa anche tu?”.   Alla base della convinzione di Fabrizio c'è la famosa sortita del nipote Tancredi: “Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi”. Considerata da subito emblema ideologico del romanzo, essa ha fornito il pretesto a un cliché. Ne è nato, or sono cinquanta anni, anche un nuovo nome comune “gattopardo”, riferito a un esemplare non della fauna silvestre ma di quella politica (chi promuove, si dice, cambiamenti destinati a essere solo apparenti...