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Ramallah

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Rappresentare il non-rappresentabile

Mattia Cacciatori è un giovane fotoreporter che ha trascorso parte degli ultimi anni in Cisgiordania, a Ramallah, per documentare il conflitto israelo-palestinese. I suoi amici sono dunque abituati ad averlo lontano, a saperlo in giro per il mondo. L’8 luglio 2013 le prime pagine dei giornali accostarono, all’improvviso, le parole Mattia e Farnesina, io stesso mi ero quasi scordato che il mio amico fosse in Turchia per le rivolte di Gezi Park. Stavo seguendo, tra l’inerzia di Twitter, quelle giornate di Istanbul e quando la parola Mattia entrò nello schermo, in tutti gli schermi, mi trovai senza più nulla da dire e senza più nulla da pensare su quei giovani che vedevo manifestare e sulla questione turca in generale. D’un tratto l’unica immagine possibile di quella rivolta era formata da quell’insieme di parole che, lapidarie, su tutti i quotidiani italiani online e non, descrivevano l’arresto di Mattia da parte della polizia turca. Il flusso di notizie e immagini riguardanti le manifestazioni si era improvvisamente arrestato in una terza dimensione, la profondità della prossimità di Mattia alla mia...

Gli opposti conformismi e la questione mediorientale

“La soluzione possibile, quella vera, la conoscono tutti. Bisognerà solo decidere quante morti inutili di palestinesi e di israeliani vogliamo ancora mettere tra il nostro presente e la pace, quella dell'unica soluzione”. Sono passati oltre dieci anni da quando, in un auditorium del Nord Italia, a Pavia, David Grossman diceva queste parole profetiche, drammatiche, a una platea che per lo più chiedeva invece identità, e uno specchio in cui definirsi.     Capita spesso così, quando l’insopportabile eterno ritorno della violenza e della guerra mediorientale riporta in homepage questa lunga tragedia. La tragedia, una storia intricata, fatta di molti torti e di ragioni lontane e sbiadite, diventa lo sfondo lontano. In primo piano, nei dibattiti e sui social network, esplodono le grida di un tifo che, da entrambe le curve, sembra dimenticare spesso ogni senso della proporzione, soprattutto se attenzioni e parole spese vengono raffrontate con tragedie ed eccidi che, ad ogni latitudine, generano dolori insanabili e traumi nel silenzio uniforme dell’opinione pubblica occidentale. Non c’è al mondo storia...