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Sondrio

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Buzzi e Steinberg. Mirabilia tascabili

Sondrio, Museo Valtellinese di Storia e d'Arte. Uno striscione: Aldo Buzzi e Saul Steinberg. Un'amicizia tra letteratura, arte e cibo. «Il percorso della mostra inizia da quella parte?», domando all'impiegata del museo indicando l'ingresso. Mi risponde a metà fra lo stupito e il perplesso: «Veramente... Di solito noi iniziamo di là, dall'altra parte, al Credito Valtellinese...». Vorrei replicare qualcosa in merito a quel “di solito” e alla mancanza di indicazioni. Lascio perdere. Meglio farsi spiegare la strada. Provo a ripeterla, ma mi confondo subito. S., che fino a quel momento è rimasta al mio fianco, attrezzatura in spalla, senza dire una parola, mi interrompe: «Non preoccuparti, ho capito dov'è. Vieni». La seguo. Mentre percorriamo i cento metri che separano le due sezioni della mostra, penso che la situazione non stonerebbe in un libro di Aldo Buzzi.   La Galleria del Credito Valtellinese è piccola, deserta e silenziosa. Niente personale, niente visitatori. Il ronzio dei faretti al neon è il solo rumore. Mentre S., con la sua solita prontezza, inizia quasi subito a scattare le foto, io mi aggiro un po' distratto fra gli espositori. L'allestimento assomiglia a un...

Ciclista della malora

Lo ammetto, sono un automobilista. E come tutti coloro che appartengono alla mia razza ho reiterato il veniale peccato di mandare a quel paese, dal chiuso dell’abitacolo, i patiti della bicicletta, soprattutto se in gruppo e atteggiati come se fossero circondati da un alone di intangibilità.   La ragione non sta mai tutta da una parte sola. Per parte mia riconosco che nei confronti della bicicletta, oggetto di desiderio infantile come per molti della mia generazione, nutro una certa avversione dopo averla cavalcata, giovane corridore di belle speranze, nel corso della mia prima e ultima avventura agonistica: trattavasi di gara valevole per la qualificazione alle selezioni provinciali dei mitici Giochi della Gioventù. Giunsi al traguardo, sfiatato al limite dell’anossia e forse con un principio di colpo di calore, dopo un serratissimo duello con un incapace mio pari, ultimo e nella confusione di genitori e parenti che avevano invaso il rettilineo conclusivo, convinti che gli arrivi si fossero esauriti.   Da allora con la bicicletta ho avuto brevi momenti di illusoria complicità, risolti consensualmente e con una formula che...

Fontanelle / Carolo, Sondrio

Io e la Cate stavamo lavando i tappetini della macchina al lavatoio di Carolo e di colpo mi son sentita trasportare nel passato. Come altre donne nei secoli dei secoli insaponavamo, sfregavamo, risciacquavamo, le braccia immerse nell'acqua gelida di montagna, avvolte dalla sua musica scrosciante, forte, continua. Ricordo che ho voluto immortalare il momento, poi spedii la foto alla mia nonna materna, Mira amama, le scrissi, Como en los viejos tiempos! Siguiendo la tradiciòn!, sapevo che avrebbe sorriso. Lei m'ha trasmesso paziente tutto il suo patrimonio antico di cultura femminile, m'ha insegnato a cucinare, a cucire, a lavorare a maglia e all'uncinetto, a trasformare i vestiti, a non sprecare niente, ho preso da lei la precisione certosina che fa ridere mia sorella. La amama si chiamava Julitxu e ha sempre vissuto nel paesino della provincia di Guipuzcoa dov'era nata. La sua famiglia aveva un mulino, un luogo magico e verdissimo che abbiamo frequentato da bambini, il fiumiciattolo scorreva accanto formando una cascata che faceva muovere le pale e c'era anche una pozza trasparente dove il cugino Jose Luis si tuffava dalle rocce. L...