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Udine

(16 risultati)

La pagina dello scrittore

Michel Serres riceve oggi il Premio Nonino 2014   Udine, per la grappa, e Bordeaux, per il vino, si trovano sensibilmente alla stessa latitudine, un po’ al di sopra e un po’ al di sotto del 45° grado Nord, un ambiente esatto e beato della zona temperata. Da una parte e dall’altra delle Alpi, esse segnano le estremità di un paese un tempo unificato: la Gallia, qui cisalpina e transalpina dalle mie parti. Nel corso dei secoli il vostro Virgilio e il nostro Montaigne sono fratelli. Italia del Nord, Francia del Sud, vallata del Po, valle della Garonna: la stessa nazione, gli stessi abitanti, la stessa cultura, la stessa lingua. Quella nella quale Dante si dice che esitasse a scrivere la sua Divina Commedia.   Conserviamo ancora oggi alcune tracce fonetiche di questa antica comunità di linguaggio. I nostri antenati, i Galli, non pronunziavano la lettera p, un po’ come negli Stati Uniti si dice Alana per Atlanta, dimenticando la t. Così in Italia Milano si dovrebbe pronunciare Mi(p)lano e Mediolunum si dovrebbbe dire Medio(p)lanum, in mezzo alla valle del Po, termine che dà alla città la sua precisa descrizione...

L'orsacchiotto

19 dicembre. Tratta Pordenone - Udine, ore 18,52 (ritorno)   Giovedì sono andata a Pordenone, non stavo bene ma l'impegno preso era stato rimandato troppe volte. Controvoglia, all'ultimo minuto, ho preso un blocco di carta mediocre perché non riuscivo a trovare il mio preferito, l'astuccio degli occhiali che poi si è rivelato vuoto e un librino da viaggio che non ricordavo di avere letto almeno due volte. Mi aspettavo un viaggio pessimo, confermato per quanto riguarda l'andata ma al rientro sono stata ripagata.   A Pordenone è salito sul treno un signore anziano di bell'aspetto, teneva per una zampa inferiore un orsacchiotto di buona qualità, infiocchettato ma non confezionato. Lo afferrava con il braccio teso scostato dal corpo, come fosse un cappone ancora vivo che potesse ancora difendersi. La scena era così singolare che ho dovuto trattenermi dal seguirlo. L'ho visto scendere a Codroipo, pochi minuti prima di Udine, per poi scoprire che aveva abbandonato l'orsacchiotto sul sedile.

Una democrazia della felicità a Roma

Da qualche giorno si è chiuso il sipario su Short Theatre, il festival di teatro che si svolge a Roma all’interno dell’ex mattatoio della città, sede anche del Museo di Arte Contemporanea. Un luogo molto affascinante della capitale dove si mescolano le forme di antiche funzionalità e i nuovi bisogni di stampo più culturale.   A questa ottava edizione è stato dato il titolo “democrazia della felicità” a solcare un tracciato niente affatto scontato tra politica e ambizione; a rappresentare anche un sogno, un tendere a un miglior vivere per tutti, per l’intera comunità umana. Due termini assolutamente politici e concreti. Due termini che ancora oggi richiamano aspirazioni, ma anche tensioni irrisolte dalla politica e dalle politiche stesse che ci governano. Allora la domanda è: può la cultura contribuire a creare un luogo migliore in cui vivere? Deve una funzione culturale non restare solo tale? Deve l’arte non restare solo accessorio?   Democrazia della felicità (ph. di Claudia Pajewski)   Quello che a prima vista emerge da Short Theatre è...

Il grosso cane

Tratta Udine -Venezia,  ore 15.07 (andata) Il grosso cane   Salgo a Udine. Il treno sudato arriva da Trieste. Ha i vagoni modello “finestrini che non si aprono” e naturalmente l’aria condizionata non funziona. Perfetto. Secondo i canoni di un pomeriggio d’agosto su un convoglio locale, il tutto è quasi rassicurante penso. Trovo posto in una prima declassata da un biglietto sbiadito che ne confonde il numero,  un biglietto declassato anch’esso, poverino.   Se respiro regolarmente e mi muovo poco, ho qualche possibilità di sopravvivenza. Discreto scambio di occhiate con i vicini di posto. Un sorriso, un’alzata di sopracciglia. Confortanti segni d’intesa. Mi metto a leggere cullata dal rumore del treno. Alla seconda pagina sento una forte sbuffata. Riconosco il genere: cane di grossa taglia. Cerco di capire dove si trova e subito lo vedo, nascosto sotto un sedile. Dista da me due posti oltre il corridoio. Ne spunta solo il muso, in mezzo alle zampe anteriori. Il resto del corpo è in ombra, nascosto dalle gambe della sua padrona. Gli sorrido. Lui sembra rispondere, perché solleva...

Golfino azzurro

Tratta Udine – Padova,  ore 8.07 (andata)   Hanno appena annunciato un cambio di binario, seguito dal brontolio di fondo dei “signori viaggiatori”. Una signora con un golfino azzurro si avvicina spaesata e con l’occhio vitreo mi chiede se il treno che sta arrivando è quello che va a Padova. Devo avere un’aria noiosamente rassicurante, perché succede spesso che si rivolgano a me per informazioni varie quali orari e binari. Vorrei confermare, precisando che il treno va fino a Mestre e poi da lì si prende la coincidenza per Padova. Invece mi ascolto mentre pronuncio la frase che mi garantirà il viaggio che non vorrei: – Non si preoccupi signora, anche io vado a Padova!–. Da quell’istante non potrà più separarsi da me, lo sento. Prende posto di fronte e, inevitabilmente, inizia a parlare e parlare. Ha un’età indefinita, forse settanta, i vestiti sono di buona qualità, ma i colori sciapi e gli abbinamenti privi di personalità. Estraggo il libro per lanciare un segnale. Il segnale cade nel vuoto e non produce reazione. Finalmente dice una frase che mi...

Troppe consonanti fanno male

Tratta Udine - Trieste, ore 11.40 (andata) Troppe consonanti fanno male   Sale una donna con la fronte corrucciata. Parla in modo concitato al cellulare, in lingua rumena penso. Inciampa su un trolley. Lo scosta con garbo, come fosse un cane vecchio o un ragazzino,  senza mai mollare il filo della telefonata. È compatta, di media statura e di aspetto sano. Vestita male, ma quasi bella. Si siede a poca distanza da me. Riceve una seconda telefonata. La lingua è la stessa, una raffica di consonanti.   Il tono è meno aggressivo e la conversazione dura almeno quindici minuti, ma l’espressione del suo viso non cambia. Alla terza telefonata parla in spagnolo. Inizio finalmente a capire qualcosa. Dalla lista dei detersivi che sta elencando capisco che non si tratta di una telefonata sentimentale. Nonostante questo, noto che l’espressione è distesa e i due solchi sulla sua fronte non ci sono più.   Tratta Trieste - Udine, ore 17.30 (ritorno)   Leggo concentrata e contenta. Il vagone è come piace a me, vuoto e silenzioso. Fino a San Giovanni. I freni non riescono a coprire il vociare che...

In giro per il Friuli

Arrivati a Udine, Ferro ci prende in consegna per andare a berci un taglio o tajut alle Biciclette. Qui bevono tutti: giovani, vecchi, coppie o compagnie di sole donne. La bruschezza friulana si stempera dopo qualche bicchiere e, a differenza di un tempo, si beve bene, anzi molto bene  (Cabernet,  Merlot, Sauvignon, Refosco, Tazzelenghe, Piccolit e si potrebbe continuare).  Udine è bellissima, ma è una notizia che circola soprattutto tra austriaci e tedeschi. Dominata dal Castello di cui Gadda diceva, ai tempi della Grande Guerra, “è la imagine-sintesi di tutta la patria, quasi un amuleto dello spirito”, è piena di opere d’arte (gli acrobatici Tiepolo che non piacevano a Longhi con un sopracciò di moralismo), di palazzi nobiliari, di vie eleganti, sfondo di un vivere civile che ha  storicamente avuto due opposti poli di attrazione: Vienna e Venezia. L’impressione si conferma girando per la valle del Tagliamento: Spilimbergo, San Daniele, Gemona, Venzone.  Ancora vivo è il ricordo del terremoto del 1976. Nei piccoli musei che gli sono dedicati si capisce che la ricostruzione fu non solo un...

Dove comincia e dove finisce la Padania

Dove comincia e dove finisce la Padania? Dalle sorgenti del Po al Mare Adriatico, hanno risposto i creatori di questo mito che non ha mai fatto i conti né con la geografia né con la storia. Cuneo è in Padania? Udine pure? E Ravenna e Ancona sono parte della Padania? O forse la Padania è il territorio che si estende intorno a Cassano Magnago, paese di nascita di Umberto Bossi, centro d’irradiazione di una fantasia geografica che ha ammaliato per quasi vent’anni una parte della popolazione del Nord del paese, come una sorta di fuga dal reale che ora si rivela, come ha sottolineato Giorgio Napolitano, nella sua veste di Presidente della Repubblica italiana, quello che appunto è: illusione. Il re è nudo, dice il bambino della favola di Andersen, che ci fa capire come lo slogan della Lega sia prodotto, non tanto e non solo, dalla boutade del capo leghista, ma anche e soprattutto dallo risposta della folla che l’ascolta, e vi crede.   Claudio Franzoni, studioso dei gesti, ha fatto notare di recente come sia appunto lo sguardo della folla che rende grande il gesto che compie l’uomo politico, e che basta un punto...

La stazione di Topolò

Sabato si è aperto presso la Stazione di Topolò – Postaja Topolove, il Festival di Topolò, il più piccolo e inconsueto festival culturale italiano, che prosegue sino al 17 luglio, Moreno Miorelli, uno degli organizzatori ci ha mandato questa presentazione che volentieri pubblichiamo.     Molti si chiedono se esista o meno la Stazione di Topolò / Postaja Topolove, capolinea circondato da boschi fittissimi e dal confine con la Slovenia, in provincia di Udine. Malgrado evidenti lacerti fotografici circa la sua inaugurazione e un incontestabile orario della tratta Cividale-Topolò, impreziosita da ben dodici fermate intermedie, ancora c’è chi ne contesta la realtà.    Quest’anno, quando i vagoni, tra il 2 e il 17 luglio, riprenderanno a sferragliare apparirà addirittura un angelo, l’Angelo delle storie dimenticate, donato da Guido Scarabottolo e posto sul sentiero che collega Topolò/Topolove, estremo lembo orientale dell’ex Ovest, con Livek, in Slovenia, estremo lembo occidentale dell’ex Est. Può provocare sconcerto il recarsi in un luogo con...

Le prime acque

La senti che canta da lontano Predilige la notte o l’alba, ore vuote dai pettegolezzi delle auto e dallo scalpitare di ore che non bastano mai Lei Regina del “fermati un attimo”e guarda Me Guarda che deliziosa ferita nella pietra...indice di lussuriosa Vita passata a dissetare a scrosciare inviti ai passanti umani o animali di ogni razza con la stessa generosità Mormora vanitosa:“sono antica io”quando ti invita all'ascolto di quella magia che esce da lei: Tramite perfetto di cielo in terra...

Ode alla fontanella di Piazza S.Giacomo

È un bel giorno oggi in città Si respira primavera Lo si sente dai profumi Lo si vede dai colori Nella soleggiata piazza C’è chi legge il suo giornale Sorseggiando beatamente Un vinello niente male Chi accompagna il suo bimbetto A scoprire la fontana Dove lui caparbiamente Costruir vuole una tana Io m’aggiro quasi sognante E assaporo ‘sto momento Sono nella mia città E il mio cuore è assai contento Il mio sguardo vaga assorto Ed incuriosito sosta In quell’angolo di pietra Ove c’è una scura crosta Santi numi quale orrore! Morirò di crepacuore Oh mia cara fontanella Sembri proprio Cenerella Elegante e sempre fresca A nessuno ti negavi Col tuo fare riservato Chissà quanto hai ascoltato Ho un ricordo di ragazzi Che giocavan nella piazza Ti venivano a cercare Per potersi dissetare Non so cosa sia accaduto Chi sarà quel bel genietto Che ti ha messo il rubinetto? Qual mancanza di rispetto! Non parliamo di sporcizia, Cicche ed escrementi vari, Tubi bianchi e cerottoni Ma chi sono ‘sti cialtroni? E vorrebbero che l’acqua...

L'imprinting del lavatoio

I miei nonni vivevano in un piccolo borgo di campagna friulana. Vi si arrivava da una stradina sterrata ripidissima, le cascine s’alternavano ai letamai e agli orti, all’entrata del borgo un arco di pietra segnava il confine, la casa dei nonni era in cima alla salita, un grande cancello rosso, un fico carico di frutti, la stalla, il fienile, galline, conigli, lì ho passato parte della mia infanzia. Serate d’inverno coi vecchi seduti nella stalla a chiacchierare, serate d’estate giocando coi bambini del borgo a correre a rotta di collo giù dalla discesa, a catturare lucciole e maggiolini.   Prima dell’arco, c’era un antico lavatoio di pietra dove le donne lavavano i panni, io e mia sorella accompagnavamo sempre mia nonna con la sua cesta piena. L’acqua sgorgava dalla fontanella limpida e ghiacciata, riempiva la vasca, mia nonna iniziava il rito. Con quelle sue braccione di contadina sfregava, sbatteva, strizzava, noi la tenevamo d’occhio. Aspettavamo impazienti gironzolando, raccogliendo fiori, osservando coccinelle sotto il sole a picco. Aspettavamo il momento, pronte a scattare appena avesse riposto l’...

Fontanelle / Raschiacco, Faedis

La fontanella di Raschiacco, Faedis. Video di Gidierre.

Obenetto - Dubenije / Paesi e città

Obenetto/Dubenije è una corsa a capofitto. Sulla pietra oblunga e levigata alla curva mi piaceva mettere il passo, sfidando ogni volta lo scivolamento. Ancora sento il bruciore delle ortiche che Armando ci scudisciava sulle gambe correndoci dietro quando disturbavamo il suo lavoro, che poi lui era un gran fannullone e pur di perdere tempo terrorizzava così noi bambini. Quella pietra oblunga, aristocratica per quanto liscia rispetto alle scabre pietre vicine, e lucente di chissà quanti passi ma che io sola pensavo di aver levigato, fu ricoperta da una colata di cemento una quindicina di anni fa. Gli operai, seguendo una moda che è figlia degli infissi in alluminio anodizzato, lasciarono qua e là lungo la colata emergere alcune pietre. Ma io lo so che sono finte, non sono le pietre del sentiero. Quelle riposano tutte, intatte, sotto il cemento e aspettano il suo sbriciolarsi. Anche la pietra oblunga alla curva. Fino agli anni ottanta, Obenetto è stato il perno geografico intorno al quale ruotava la vita della mia famiglia e quindi la mia. Casa Simanova, la casa dei miei nonni materni, il perno etico intorno al quale ho costruito la...