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USA

(56 risultati)

Un delitto efferato / Bob Dylan. Murder Most Foul

Con un messaggio sul suo sito www.bobdylan.com e poi su vari social media, Bob Dylan ha annunciato l’uscita di questa sua canzone, Murder Most Foul, dedicata all’uccisione del presidente John Fitzgerald Kennedy a Dallas, Texas il 22 novembre 1963. La canzone, postata su youtube e ripresa da vari siti, è la prima in otto anni firmata da Dylan (dall’uscita di Tempest, 2012) e stando alla voce e dall’arrangiamento sembra registrata non più di cinque anni fa. “Murder most foul”, il delitto più efferato, è una citazione dall’Amleto di Shakespeare (Atto I, Scena 5; lo spettro del padre descrive la sua morte ad Amleto) e tutta la canzone, come è nello stile di Dylan, contiene moltissime citazioni da canzoni e film, riferimenti letterari e storici, in particolare relativi all’assassinio di Kennedy il riferimento alla “collinetta erbosa” o grassy knoll verrà immediatamente compreso da chi è convinto che proprio dietro quella collinetta della Dealey Plaza di Dallas si celasse un tiratore scelto) ma non solo. L’ultima parte è una vera e propria litania, in cui Dylan invoca il disc jockey Wolfman Jack (Robert Preston Smith, 1938-1995) perché suoni, come lamento funebre per il presidente...

America al bivio 2 / Ricchi ma buoni

Quando Bernie Sanders tuona contro i miliardari, il messaggio è più sfumato di quel che sembra. In ballo ci sono l’equità sociale, le tasse, le immense concentrazioni di potere. E l’ipocrisia inevitabile del filantrocapitalismo – l’idea, rilanciata da una grancassa culturale senza precedenti, che il bene degli ultraricchi sia quello della collettività.  Ben prima che Mike Bloomberg si affacciasse alle primarie dopo aver inondato il paese di filantropici miliardi, la figura dell’imprenditore votato alla causa umanitaria era uno dei profili più ricercati. Fra le star, Bill e Melinda Gates, Warren Buffett, Marc Zuckerberg e la moglie Priscilla Chan. A seguire, un codazzo di aspiranti ansiosi di macinare profitti e rendere il mondo un posto migliore. Lo scenario ha un che di paradossale. Mai prima d’ora le élite erano state così ansiose di salire sulle barricate del cambiamento sociale. E mai prima d’ora, dicono i numeri, sono state così potenti e predatorie. Decise a salvarci, ma alle loro condizioni. La filantropia non si discute, a rischio di sembrare ingrati. Soprattutto negli Stati Uniti, dove s’inscrive in una gloriosa tradizione. Sempre che in ballo non ci sia una società...

In vista del confine / Il sale della terra

Le prime righe di Il sale della terra di Jeanine Cummins, il romanzo negli Stati Uniti al centro di un esplosivo caso letterario, sembrano uscite da una pagina di cronaca. “Una delle prime pallottole entra dalla finestra aperta sopra la testa di Luca, che è in piedi davanti al water. All’inizio non capisce che è una pallottola ed è solo una questione di fortuna se non gli finisce dritta in mezzo agli occhi”.  A mettere in salvo il bambino è la madre Lydia, che lo spinge nella doccia e lo copre con il suo corpo. Intanto in cortile l’intera famiglia, sedici persone riunite per festeggiare la quinceañera della cugina Yénifer, cade sotto le raffiche impazzite dei narcos.  Prende il via da qui la disperata fuga di madre e figlio, unici due sopravvissuti, dal sud del Messico agli Stati Uniti. Al loro inseguimento, il boss mandante della strage, cliente della libreria gestita dalla donna, denunciato in un articolo dal marito di lei, il giornalista Sebastian.     Annunciato come uno dei romanzi più attesi dell’anno, Il sale della terra (Feltrinelli, traduzione di Francesca Pe’, 410 pp.) ci conduce nel cuore della crisi dell’immigrazione, lungo la rotta dei migranti...

Un’autobiografia mancata / Lawrence Ferlinghetti, Little Boy

No, no, no, Lawrence, questo non ce lo dovevi fare. Hai compiuto cent'anni, ti è toccata l’incredibile fortuna, alla tua età, di avere ancora la testa lucida e la mano che corre sulla tastiera, che cosa ti impediva di scrivere semplicemente la storia della tua vita, solo i fatti, bastavano quelli e l’avremmo letta più che volentieri? Perché non ci hai raccontato davvero la tua giovinezza strana, di orfano italiano sballottato tra famiglie francesi e americane, dei tuoi anni a Parigi da studente alla Sorbona, del tuo ritorno in America, della fondazione di City Lights su quell’angolo di Columbus Avenue a San Francisco, di tutti i tuoi incredibili incontri? È vero, sei il Ringo Starr della Beat Poetry, quello che da solo magari non era niente di speciale, ma al momento giusto stava nel posto giusto, e non basta la fortuna, ci vuole il talento di capire che qualcosa sta succedendo e che anche tu la fai succedere, ti vogliamo bene per questo, non lo sai?   Perché invece hai voluto darci un libro come questo Little Boy (trad. di Giada Diano, Firenze, Edizioni Clichy, 2019, pp. 240), che ci fa rimpiangere tutto quello che avresti potuto fare invece? Inizia come l'autobiografia che...

The Great Reversal / America al bivio/1

Per cogliere la rabbia e le speranze di questo tempo americano, basta mettersi in ascolto. Silenziato il rumore di fondo delle presidenziali, i tweet e gli uffici stampa, risuona nitido un cambio di passo e umore che deborda dalla cronaca politica e si rifrange in un fermento che con coraggio rilancia nel discorso pubblico i temi del vivere civile. È una stagione appassionata e complessa, in cui una parte del Paese prova con fatica a riannodare le promesse infrante dell’American dream – democrazia, diritti, libertà, eguglianza, opportunità. Il tradimento più subdolo si è consumato in silenzio nelle tasche dei cittadini, come racconta uno dei libri più letti e recensiti di questi mesi, The Great Reversal – How America Gave Up on Free Markets (Harvard University Press, 368 pages) di Thomas Philippon. La rivoluzione che negli ultimi vent’anni ha mutato la condizione degli americani ha infatti preso di mira i loro portafogli. A partire dal fronte spicciolo dei consumi.    Internet, telefoni, biglietti aerei. Il college. Le cure mediche, soprattutto, capaci di aprire voragini anche nel bilancio più florido. Gli Stati Uniti non sono più il paradiso dei consumatori. Anzi,...

Lessico guerresco / La politica militare di Trump

Missili senza nome piombano sul deposito di munizioni della base K1di Kirkuk in Iraq, uccidendo un contractor americano e ferendo svariati soldati. A questi attacchi l’intelligence americana attribuisce un mittente e sceglie di bombardare alcune strutture, in Siria e in Iraq, riconducibili al gruppo paramilitare di Kata'ib Hezbollah. A questo punto, violente manifestazioni scoppiano presso la sede dell’ambasciata statunitense a Bagdad, ad opera di una folla inferocita ancora una volta senza nome. A questi disordini l’America risponde con un omicidio mirato, quello del generale iraniano Qasem Soleimani, a capo della Niru-ye Qods, l'unità delle Guardie della Rivoluzione responsabile per la diffusione dell'ideologia khomeinista fuori dalla Repubblica Islamica. Non sfugga il doppio movimento: a un attacco senza rivendicazioni ufficiali, inserito nell’epica della sollevazione popolare e anonima contro l’infedele invasore, si risponde con l’individuazione di un responsabile, l’organizzazione Kata'ib Hezbollah che viene immediatamente chiamata in causa con una ritorsione. Di nuovo si ripete lo schema: il popolo senza nome si solleva contro l’ambasciata di Bagdad, la risposta arriva con l...

Lawrence Wright / Texas, viaggio nell’America che verrà

Buona o cattiva che sia, tutti hanno un’opinione sul Texas. È uno di quegli argomenti capaci di scatenare una rissa, in America come oltreoceano. I liberal lo detestano, i conservatori lo adorano. Quanto ai texani, sono certi di essere i migliori. Se sognate la California, il Texas è il vostro incubo e Trump il suo profeta. Eppure – piaccia o no – il futuro degli Stati Uniti passa da qui. Non solo dal punto di vista strettamente politico.  Il nuovo libro di Lawrence Wright, Dio salvi il Texas, da poco in italiano per NR edizioni (trad. Paola Peduzzi, 284 pp.), ci conduce proprio qui – nel cuore del più grande e discusso stato repubblicano d’America – in un viaggio che fra memoir, saggio e inchiesta s’inoltra nei dibattiti più roventi del nostro tempo: dal petrolio al muro con il Messico.  Giornalista per il New Yorker, drammaturgo, sceneggiatore e già Pulitzer per Le altissime torri, magistrale saggio su Al Qaeda, Wright ha trascorso in Texas gran parte della sua vita e all’occhio del reporter unisce la sensibilità e l’ironia affettuosa di chi è di casa.     “Ho imparato ad apprezzare ciò che lo stato rappresenta, sia per chi ci abita, sia per chi ci osserva...

I fantasmi del vecchio sud sotto nuove spoglie / Jesmyn Ward. A casa dopo l'uragano

Bois Sauvage è il genere di posto da cui i turisti girano alla larga. Un pugno di case sul delta del Mississippi flagellate da miseria e uragani, dove il futuro è un lusso e il divario tra bianchi e neri somiglia a un precipizio. Eppure Jesmyn Ward, afroamericana, unica donna a vincere due volte il National Book Award, in un breve giro di anni è riuscita a farne uno dei luoghi più frequentati dall'immaginario americano.  Inutile cercare Bois Sauvage sulla carta geografica, anche se è facile immaginarla in DeLisle, dove Ward è cresciuta e di recente ha fatto ritorno. Come la contea di Yoknapatawpha immaginata da William Faulkner, cantore ineguagliato del Mississippi, Bois esiste solo nel reame della fiction – terreno gravido di storie che hanno il sapore inconfondibile della realtà. Non per caso NNEditore che ha pubblicato in italiano i due libri di Ward vincitori del più prestigioso premio letterario americano – Canta, spirito, canta (239 pp.) da poco in libreria e Salviamo le ossa (316 pp.) – li ha raccolti sotto la dicitura Trilogia di Bois Sauvage.  Come Faulkner, di cui molti la considerano l'erede, Jesmyn Ward affonda il racconto nelle pieghe della sua terra. Piega...

Cupio dissolvi / Trump a Londra

I 350 milioni di sterline che Boris Johnson aveva promesso di riportare ogni settimana nelle casse del NHS (National Health Service, cioè l’assistenza sanitaria britannica) se gli inglesi avessero accettato di uscire dall’Europa, hanno provocato una denuncia da cui l’ex sindaco di Londra dovrà difendersi in tribunale. Naturalmente era una falsità, come tante ne circolano in politica, ma l’accusa è che per sostenere questa falsità Johnson abbia manipolato dei dati, abbia insomma mentito sapendo bene di mentire.   Il sistema sanitario è davvero il nodo. L’ambasciatore Woody Johnson è stato chiaro nel preparare la visita di Donald Trump: nessun business deve essere considerato intoccabile. Gli Usa vogliono che si apra anche la NHS. Le destre europee sono state più prudenti nei loro toni antieuropei ma è chiaro, vedendo quello che sta accadendo in Inghilterra, quale è il rischio che si corre. Non solo, come accade a Westminster, un’implosione politica che ha praticamente paralizzato il lavoro legislativo del parlamento, bloccando ormai da tre anni la Gran Bretagna in un infinito navel gazing, cioè guardarsi l’ombelico; conseguenze tristi, la frammentazione dei due partiti...

Public library / Biblioteca, l’ultimo lusso democratico

Difficile trovare, negli Stati Uniti, un tema più popolare delle biblioteche. Gratuita e aperta a tutti, la public library è uno snodo centrale della comunità, un elemento del paesaggio come l'ufficio postale. Che un libro sulle biblioteche – anzi, semplicemente, The Library Book – diventi un best seller ha però dell'incredibile. A compiere il miracolo è stata, ancora una volta, Susan Orlean, staff writer del New Yorker già autrice di Saturday Night, Rin Tin Tin e soprattutto The Orchid's Thief – Il ladro di orchidee.  Con quest’ultimo, uscito negli Stati Uniti nel 1998, era riuscita a ricavare un clamoroso successo da uno dei temi più di nicchia che si possano immaginare, il collezionismo di orchidee. E a colmare la misura, poco dopo era arrivato un film – anzi il metafilm per eccellenza – Adaptation – Il ladro di orchidee diretto da Spike Jonze, che ne aveva fatto una celebrità. La sceneggiatura le sfilava la parte di...

Un viaggio nell’economia globale / Il mondo in un dollaro

“Dietro ogni transazione c’è una storia” è il presupposto da cui parte il libro di Dharshimi David, Il mondo in un dollaro. Il viaggio di una banconota dal Texas alla Cina, dalla Nigeria all’Iraq, per capire l’economia globale (Utet). Il racconto inizia quando Lauren Miller entra in un supermercato Walmart in un sobborgo del Texas e compra una radio prodotta in Cina. Sulle tracce della banconota usata per quella spesa ha inizio un viaggio in giro per il pianeta che ci rende partecipi di una storia ben più ampia e complessa. Il dollaro incassato dall’azienda cinese è trasferito alla Banca Centrale Cinese, che a sua volta lo utilizza per finanziare investimenti in infrastrutture in Nigeria. La moneta statunitense viene poi impiegata dal paese africano per acquistare riso dall’India, e da qui arriva in Iraq per comprare petrolio. Il viaggio del dollaro prosegue con l’acquisto di armi fabbricate in Russia, da dove un oligarca invia in Germania capitali che serviranno ad alimentare fondi pensione sulla piazza finanziaria di Londra. L’intermediario inglese, in cerca di nuove opportunità di investimento, rispedisce poi il dollaro negli Stati Uniti e offre la banconota come mancia proprio...

Il lato oscuro del sistema penitenziario / American Prison

Nel 2014 Shane Bauer si fa assumere come guardia nella prigione di Winn, in Louisiana. Passano quattro mesi prima che qualcuno si accorga che è un giornalista. Quando la copertura salta, pianta tutto e porta in salvo il suo prezioso bottino: video, foto e appunti che per la prima volta documentano in presa diretta la vita del carcere. Raccontata su “Mother Jones” nel reportage più letto nella storia del magazine, quell'esperienza è diventata un libro duro e appassionante, American Prison - A Reporter’s Undercover Journey Into the Business of Punishment (Penguin Press, 351 pp.). Segnalato dal “New York Times” e da Obama fra i libri migliori dello scorso anno, American Prison è un viaggio difficile da dimenticare nel lato oscuro del sistema penitenziario statunitense. Shane Bauer ha dalla sua la pratica giornalistica (è stato corrispondente dal Medio Oriente e dall'Africa), l'occhio allenato ai dettagli, la capacità di andare oltre le prime impressioni. E, soprattutto, ha vissuto sulla sua pelle ciò che racconta.   Il suo nome aveva fatto il giro del mondo nel 2009 quando, per aver sconfinato durante un'escursione, si era fatto due anni...

Dereck Black e Dylann Roof / Odio bianco

La strage alla sinagoga di Pittsburgh, il 27 ottobre, ha spazzato via anche l’ultima illusione. Undici morti, sei feriti. È stato l’attacco antisemita più grave nella storia degli Stati Uniti, uno dei successi più clamorosi del suprematismo bianco. Eppure, mentre le settimane scorrono, cresce l’amaro del dejà vu. Questo è un film già visto troppe volte. Gli attori cambiano ma non il finale e tanto meno il regista. È già successo, succederà di nuovo. I segnali d’allarme sono sotto gli occhi di tutti. Lo stesso micidiale impasto d’odio tiene insieme il massacro di Pittsburgh; le violenze neonaziste a Charlottesville, dove un anno fa ha perso la vita la ventiquattrenne Heather Heyer; l’attacco alla chiesa di Charleston dove nel 2015 Dylann Roof ha trucidato nove afroamericani; la furia crescente contro immigrati, ispanici, musulmani, donne, Lgbt, intellettuali e correttezza politica. Il mandante rimanda al vasto arcipelago del suprematismo bianco che, smessi i cappucci del Ku Klux Klan, gioca ormai un ruolo di primo piano sulla scena politica sotto l’etichetta più neutra di “white nationalism...

Cento anni di Salinger / Il giovane Holden

Se Holden Caulfield ha finito con il diventare l’emblema di una radicale alterità della giovinezza, lo si deve a tante cose. La domanda che si riaffaccia con prepotenza nell’America del 1951, quando il libro viene pubblicato, è: ma cos’è un ragazzo? Solo sei anni prima molti ragazzi americani erano stati sepolti sul nostro Appennino o in Normandia, così tanti e così simili a Holden Caulfield da potersi confondere gli uni con gli altri in cimiteri come quello che oggi si distende sui prati in cima al passo della Futa, tra Bologna e Firenze. Non avendo ancora fatto figli o lavorato davvero a nulla, sono sepolti con la promessa del loro futuro. Eppure la loro vita già era, e tutto quello che poteva essere, ed era cara alle famiglie, agli amici, a loro stessi.   Così quando uno come Holden riappare per le strade della letteratura è un affronto, una provocazione. Da dove è spuntato? Amleto è tornato in scena a fare domande, chiede futuro ma intorno a lui c’è anche chi spazientito pensa futuro futuro, ma quale futuro? Davvero è meglio essere, affrontare gli oltraggi della sfortuna, o non è meglio dormire, sognare? E questi sogni cosa sono davvero? C’è anzi un senso di irrealtà nel...

Born to come back / La voce di Bruce Springsteen

Per trovare una voce bisogna averla cercata a lungo. Quando, alla soglia dei settant’anni, una delle rockstar più amate del pianeta confessa di aver scoperto la propria voce nel padre, è l’impalcatura stessa del rock che rischia di venire giù. Di tutti i luoghi, il soggiorno di famiglia. A un certo punto, durante lo spettacolo che Bruce Springsteen ha tenuto al Walter Kerr Theatre di Broadway nel corso dell’ultimo anno, il cantante lo ammette serenamente: io sono Mister Born to Run, nato per correre (dal titolo della canzone e del disco che lo resero famoso), volevo fuggire da tutto, prendere l’autostrada e non tornare più, ma oggi abito in New Jersey, a dieci minuti dalla casa in cui sono nato. Se Bruce Springsteen rincorse la voce del padre è perché, dice, “quella voce aveva qualcosa di sacro. Quando non sapevo che vestito indossare, sceglievo delle tute da lavoro, le stesse che mio padre metteva in fabbrica. Tutto ciò che sappiamo della virilità è ciò che abbiamo visto e imparato dai nostri padri, e ciò che io vedevo in mio padre era l’eroe, oltre che il mio peggior nemico”. Racconta poi di aver sognato il padre poco dopo la sua morte. Douglas Frederick Springsteen è seduto in...

Becoming. La mia storia / La doppia e tripla coscienza di Michelle Obama

Perché dovremmo occuparci delle memorie di Michelle Obama, Becoming. La mia storia (ed. or. New York, Penguin Random House; tr. it. di Chicca Galli, Milano, Garzanti, 2018)? Già, perché dovremmo occuparci di un testo supercommerciale, di un successo editoriale programmato per l'uscita contemporanea in trenta lingue (30!) il 16 novembre, quali le memorie della First Lady degli Stati Uniti (FLOTUS in gergo) nel periodo 2008-2016, e forse, chissà, ancora First Lady in un futuro non lontano? Proprio per questo. Perché siamo di fronte a un libro pianificato per influenzare l'opinione pubblica, dal momento che sarà acquistato in milioni di esemplari sul pianeta, anche se molto meno letto. Tanti lo regaleranno a Natale, anzi tante, si dice, perché sarebbe un libro per donne, scritto da una donna mediatica, famosa, prominente, alta, slanciata, bella, elegantissima. E afro-americana.   La doppia coscienza   Michelle Robinson Obama si confronta, come capita di dover fare a ogni afro-americano, con la doppia coscienza. Si tratta di un concetto e di un termine coniato alla fine dell'Ottocento dal sociologo afroamericano W.E.B. Du Bois, che indica la condizione esistenziale delle...

Imm. Annotare, immaginare, stupirsi / Ciò che Paul Auster non ha mai detto

“Ciò che non è in mezzo alla strada è falso, derivato, vale a dire: letteratura”. (Henry Miller, Primavera nera)   La qualità angosciante di un incubo consiste nel fatto che in esso tutto è completamente reale. E non c’è nulla che appaia all’inizio più irreale della nostra normale posizione nell’esistenza. Allo stesso modo, la stranezza senza eccezioni di ciò che accade nei libri di Auster è il segno della presenza esclusiva e completa del reale in tutto ciò che scrive. L’irriducibile “senso di irrealtà” evocato a più riprese in Leviatano, ad esempio, pone la dimensione letteraria sotto il segno del fantastico. E, infatti, il libro racconta la storia di un uomo a cui le cose accadono come se la sua vita fosse un racconto fantastico: cioè tutto avviene prima che lo si possa rappresentare. Da qui deriva l’interesse per il riferimento, o l’omaggio, fatto nel testo a Rip Van Winkle.   Il sentimento del fantastico implica tutte le caratteristiche di un fondamentale stupore ontologico. Lungi dal generare l’immaginazione – come accade invece con il meraviglioso –, esso la “coglie” (e la sorprende) per mezzo del sorgere di ciò che, per definizione, non lascia nulla all’...

Un altro giorno di morte in America

Ogni giorno negli Stati Uniti sette bambini e adolescenti muoiono per colpi di arma da fuoco. Sono così tanti che fanno notizia i casi più mostruosi, i più insensati. Gli altri scivolano via nell’indifferenza generale, vittime di una guerra data per scontata. In un libro che è un pugno nello stomaco – Un altro giorno di morte in America (352 pp, add editore, trad. Silvia Manzio) – Gary Younge, giornalista e scrittore inglese a lungo corrispondente del “Guardian” dagli Stati Uniti, scava in quel silenzio per restituirci una manciata di volti e storie preziose. Il suo racconto ruota a intorno a un giorno scelto a caso, il 23 novembre 2013. Dieci ragazzi perdono la vita per un colpo accidentale, un omicidio premeditato, una sparatoria: il più piccolo ha nove anni, il più vecchio quasi venti. Per un anno e mezzo Younge ricostruisce le loro vite spezzate, incontra i genitori, i parenti, gli amici, intervista esperti, esplora luoghi e scenari.    In un reportage narrato nel suo faticoso farsi, l’obiettivo si allarga dalla dimensione privata a quella pubblica e dà corpo al ritratto di un Paese che non può o forse non vuole prendersi cura dei suoi figli.  Gary...

Ritorno al futuro / Bolaño. La letteratura nazista in America

Iniziamo oggi un nuovo speciale: Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi. Libri di storia, di antropologia, arte, filosofia, così come romanzi e testi poetici per leggere le nuove forme di autoritarismo del nostro tempo.   Le parole che usiamo mi sono state trasmesse e io le    uso, ma non per farmi capire, non per tentare di    vuotarmene, allora perché? Il fatto è che io non le uso proprio, in verità io non faccio altro che tacere e picchiare. [...]   Antonin Artaud, Picchia e fotti (trad. Emilio e Antonia Tadini)   Si presenta come una raccolta di brevi monografie apocrife, con marcati tratti parodici, su inesistenti scrittori d’oltreoceano che hanno militato tra le fila dell’estrema destra transnazionale, ma La letteratura nazista in America (Adelphi 2013, trad. Maria Nicola), pubblicato originariamente nel 1993 dalla casa editrice spagnola Seix Barral, è anche e soprattutto una storia sotterranea delle lettere americane. È stata scritta a mo’ di dizionario enciclopedico, le cui voci costituiscono un iperbolico catalogo di vite...

Abitare / La capanna di Unabomber

Il 3 aprile 1996 Theodore Kacynski fu arrestato nella sua capanna nei pressi di Lincoln in Montana in quanto identificato come il temibile Unabomber, l’attentatore cui da diversi decenni al FBI dava la caccia. Nel 1995 era stato diffuso un suo manifesto intitolato: “La società industriale e il suo futuro”. Da qualche mese si è aperta presso la Fondazione Prada di Venezia la mostra “Machines à penser” dedicata a tre celebri “capanne” di tre filosofi tedeschi: Adorno, Heidegger e Wittgenstein, rappresentate attraverso fotografie e immagini. Nel numero del febbraio 2017 della rivista di architettura “Domus” Michael Jacob ha pubblicato un breve testo dedicato a un’altra celebre capanna, quella di Unabomber, ripresa e riprodotta da artisti contemporanei. Riprendiamo qui quel testo che ci sembra un’interessante riflessione sul tema dell’abitare. Di Michael Jakob, saggista e scrittore segnaliamo anche l’intervista apparsa su doppiozero (m.b.).   A comprendere meglio il mondo in cui abitiamo. La ‘casa’, a prima vista piuttosto banale, di Ted Kaczynski, detto Unabomber, fa parte di questa categoria di oggetti. Kaczynski, ricordiamolo brevemente, è quel precocissimo matematico...

La tolleranza zero di Trump / Texas-Messico: l'occhio del ciclone

Vivo nell’occhio del ciclone. La tempesta dell’immigrazione soffia dietro casa, sul confine fra Texas e Messico, così violenta da togliere il fiato. Ma qui in Louisiana regna una quiete profonda. L’estate si srotola lenta e senza soprassalti, tanto rovente da svuotare le strade e ammutolire i cani. Le notizie che arrivano da laggiù sono cronache da un altro pianeta. Ogni giorno porta un’altra storia, numero, dettaglio. Il senso però non cambia. Da primavera oltre 2 mila 500 bambini, in fuga dalla violenza del Centro America, sono stati strappati alle famiglie e chiusi in centri di detenzione. Alcuni sono stati da poco riuniti ai genitori, altri aspettano. Migliaia di migranti adulti sono sottochiave. Un numero imprecisato di richiedenti asilo è stato respinto prima di poter presentare il suo caso a un giudice. È la tolleranza zero voluta dal presidente Trump, un’eclissi dei diritti che vista da qui è ancora più amara. È la storia cupa raccontata dai media, dalle associazioni, dagli immigrati. Ed è il velo che si leva sull’altra faccia dell’America. Quella che ha votato Trump e si ostina a credergli – anche se i dati dicono che non c’è un boom dell'immigrazione, che gli arrivi non...

Verso ovest di Bruno Cartosio / Ristoricizzare la mitologia del Far West

Chi conosce il lavoro di Bruno Cartosio è abituato a saggi impegnativi dedicati principalmente alla dimensione sociale della storia degli Stati Uniti. Con Verso ovest. Storia e mitologia del Far West (Feltrinelli, maggio 2018, pagine 439, € 28) Cartosio presenta un altro lavoro ampio e ambizioso, proponendo una sintesi “alta” di trent’anni di ricerca nelle biblioteche universitarie e negli archivi del Sudovest e del Nordovest: Albuquerque e Santa Fe in New Mexico, Laramie in Wyoming e Denver in Colorado, nonché la Columbia University di New York. Il risultato è un volume unico nella storiografia italiana, ma non solo in quella. Già in Da New York a Santa Fe. Terra, culture native, artisti e scrittori nel Sudovest (1846-1930), pubblicato da Giunti nel 1999, Cartosio aveva mostrato di avere una conoscenza diretta, d’archivio, della storia sociale e culturale del West; in quel caso il focus era costituito dal solo Sudovest e dagli artisti, scrittori e antropologi che dal secondo Ottocento al 1930 si erano spostati verso la terra affascinante del New Mexico. Nell’agile Contadini e operai in rivolta. Le Gorras blancas in New Mexico (Shake 2003) presentava lo studio di una...

Lapsus da First Lady / Melania Trump: me ne frego!

Oggi tutta l’America parla della… – come chiamarla appunto? – di Melania Trump, che mentre saliva sull’aereo che doveva portarla al confine col Messico a solidarizzare con i bambini messicani che suo marito aveva separato dai loro genitori, indossava una giacca parka che portava sul di dietro una scritta vistosissima, “I Really Don’t Care. Do you?” Traducibile come: “Non me ne frega davvero niente. E a te?” Un coro di proteste: “Come è possibile che dici che ti importa il destino di tanti bambini migranti, e poi indossi una scritta in cui dici che non te ne importa niente?” L’ufficio stampa della First Lady si è affrettato a dire che quella scritta non voleva essere affatto un messaggio allusivo, era insomma un puro caso… Un invito a nozze per gli psicoanalisti. I quali dicono: “Ma certi messaggi si lanciano inconsciamente. Forse Melania non voleva dire consapevolmente che non gliene importava di niente, ma di fatto l’ha detto. È un atto mancato, su cui Freud scrisse un libro, Psicopatologia della vita quotidiana.” Qui Freud spiega come lapsus, amnesie, sbadataggini abbiano un senso: esprimono il vero desiderio di chi commette questi atti. Melania si è comportata come, per esempio...

Le Lezioni americane trent'anni dopo / Calvino: cominciare e finire

Calvino ha scritto saggistica per più di trent’anni, senza mai pubblicare un volume. Accarezzò l’idea di trarre un libro dalle sue corrispondenze del viaggio in America del 1959-60, ma poi ci rinunciò. Si risolse a porsi ufficialmente come saggista soltanto nel 1980, con Una pietra sopra; pochi anni dopo, il cambio di editore fomentò l’allestimento di una seconda raccolta, Collezione di sabbia, insieme affascinante ed eterogenea. Le Lezioni americane sono il primo libro organico del Calvino saggista. Primo e unico: e per di più, com’è noto, incompiuto. Delle sei conferenze che avrebbe dovuto tenere alla Harvard University (il primo ciclo di Charles Eliot Norton Lectures affidate a un italiano) ne scrisse solo cinque. E tuttavia le Lezioni americane sono diventate, contro le aspettative di Livio Garzanti che nel 1988 le pubblicò, un libro di culto. Uno dei più letti di Calvino, anche se esula dal dominio della fiction; e uno dei più citati, insieme alle Città invisibili.    Il successo comporta sempre una certa dose di semplificazione, di alterazione: quindi, tendenzialmente, di forzatura, di deformazione, di fraintendimento. Non di rado favorisce gli equivoci; quasi...