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Alberto Prunetti

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Narrativa Working Class / You'll never walk alone. Conversazione con Alberto Prunetti

«La coscienza di classe proletaria, che è la più studiata, modifica radicalmente la struttura della massa proletaria. Il proletariato, dotato di coscienza di classe, forma una massa compatta solo dal di fuori, nella rappresentazione dei suoi oppressori. Nell'istante in cui inizia la sua lotta di liberazione, la sua apparente massa compatta si è in verità già allentata. Essa smette di essere dominata dalla semplice reazione; passa all'azione. L'allentamento della massa proletaria è l'opera della solidarietà. Nella solidarietà della lotta di classe proletaria viene soppressa la morta, adialettica contrapposizione tra individuo e massa; per il compagno essa non esiste».   In questo passo di Walter Benjamin da L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica (1936), una nota celebre ripresa da Andrea Cavalletti in Classe (Bollati Boringhieri 2009) si sottolinea come la coscienza di classe modifichi la struttura della massa, la moltitudine di persone non conscia di sé e delle relazioni che intrattiene con il mondo. La coscienza di classe produce la consapevolezza di un'identità sociale, è una forma di coscienza che trasforma l'azione degli individui poiché retroagisce...

Raccontare, raccontare, raccontare / Working Class Storytellers

Non avrai altro Dio all’infuori di Steve Jobs. Non desiderare la start up di altri. Ama la mission come te stesso. Ricordati di santificare le skills.   Era già successo ai borgatari raccontati da Pasolini.  Una progressiva perdita della propria identità e di una cultura autonoma. L’iniziare a vergognarsi di chi si è, il voler dimenticare il mondo a cui si appartiene. La voglia di aderire ad altri modelli, vivere le vite degli altri.  E poi quelle carte d’identità modificate, il sottoproletario che scrive “studente” nel campo della professione per non dire chi è veramente.  È risuccesso anche dopo, se volete una data la mettiamo, così, per capirci: 14 ottobre 1980. Il giorno simbolico della cesura, la retorica della fine: da lì in poi possiamo chiamarla sconfitta, preferibilmente accompagnata dal suffisso «storica». È la «marcia dei quarantamila» di Torino, quella dei quadri, dei colletti bianchi, dei capi. Che fossero meno, più o meno spontanei, poco importa. Da lì in poi non c’è più la «centralità operaia», stop a quell’idealtipo sociale: austero, fiero, dignitoso. La narrazione politica sino a quel momento aveva forgiato il mito.  Negli anni Settanta c’...

Alberto Prunetti. Amianto

Le parole di Alberto Prunetti sono pietre. Dure, grevi, precise, come il titolo del suo libro: Amianto, la biografia di un operaio: il metalmeccanico saldatore tubista Renato, padre dello scrittore.   Negli anni Sessanta del boom economico, Renato è un giovane che di giorno lavora in fabbrica e la sera fa il cameriere, si sposa, compra casa, diventa padre. E poi continua a lavorare in trasferta, senza sosta. Le ricorrenze della sua vita sono legate ai luoghi delle raffinerie e delle acciaierie più tossiche del nostro paese: Casale Monferrato, Taranto, Piombino, Busalla. Un Grand Tour alla rovescia, scandito dalle scorie dei metalli pesanti che gli entrano nel corpo: piombo, titanio, zinco,   e poi l’amianto, le cui fibre indistruttibili si depositano sui polmoni e generano un tumore che arriva al cervello.     Alberto deve ricostruire il curriculum del padre: rovista tra i suoi scatoloni, ritrova le tessere d’entrata in fabbrica e gli appunti delle assemblee sindacali. Poi comincia a scrivere; controvoglia. Eppure la trama prende corpo. Il figlio scrittore si rende conto di aver imparato dal padre come si...