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Alfred Jarry

(10 risultati)

Ernesto Laclau / La ragione populista

“Il populismo potrebbe rappresentare alla fine la strada maestra per comprendere qualcosa circa la costituzione ontologica del politico in quanto tale.” (Laclau, La ragione populista, p. 63)   Da anni assistiamo a una valanga di libri sul populismo. Tra gli scritti più importanti su questo tema di questi ultimi quindici anni, trovo che abbia un posto di rilievo il libro del filosofo Ernesto Laclau: On Populist Reason (La ragione populista, Laterza, 2008), uscito nel 2005. In effetti, non si tratta semplicemente di una ricostruzione della dinamica dei populismi, ma assume la statura di una teoria del politico in generale. Questo libro viene per lo più interpretato, non senza qualche ragione, come una rivalutazione filosofica del populismo. E in effetti sappiamo che negli ultimi anni Laclau (morto nel 2014) simpatizzava per certe forme di populismo di sinistra, in particolare per il regime di Hugo Chávez. Si ispirano inoltre al pensiero di Laclau movimenti come Podemos in Spagna e Syriza in Grecia. Ma si può leggere il testo in modo diverso. Nel fondo, in questo libro non si tratta veramente di una rivalutazione del populismo, come vedremo. È vero che Laclau rovescia...

Teatro carcere / Teatro del Pratello: i padri, l’eredità

Sembrano ombre, fantasmi in cerca di consistenza. Sono volti neri, schierati in cima a un piano molto inclinato, un pavimento di antiche mattonelle interrotto da pali sottili di ferro simili a meridiane che segnano il sole il tempo l’avvicendarsi delle stagioni. Rotoleranno durante lo spettacolo, quelle apparizioni, fino al centro dell’impiantito, fino in fondo verso gli spettatori, raggiungendo microfoni sospesi o appoggiati in terra, in cui si confesseranno, si esploreranno, cercando di dare una qualche consistenza alla loro natura, accompagnati da musiche minimaliste, circolari, ipnotiche di Max Richter, che riprende e varia Le quattro stagioni di Vivaldi, o dai ballabili della compositrice greca Eleni Karaindrou, che con leggerezza squarciano antiche memorie. Eredi eretici è l’ultima creazione di Paolo Billi e del Teatro del Pratello, vista all’Arena del Sole di Bologna. Billi lavora da molti anni negli istituti di pena, in particolare in quelli minorili del capoluogo emiliano (anche se da qualche tempo interviene anche nel carcere degli adulti di Bologna, la “Dozza”, e in altri istituti del centro-nord). Non porta in scena solo giovani reclusi: le sue creazioni sono...

Trasparenze Festival a Modena / Il teatro, il carcere e l’evasione

Parlare con cognizione di un festival teatrale anche piccolo è sempre un compito impegnativo e ingrato. Occorre infatti individuare e analizzare un elemento che accomuni almeno la maggior parte delle proposte artistiche che si concentrano nei pochi giorni di attività, incorrendo nell’inevitabile sacrificio dei loro tratti distintivi e dei loro spesso originali propositi. Nel caso di Trasparenze Festival 2018, tenutosi a Modena dal 10 al 13 maggio 2018, tale comune denominatore può forse essere individuato nel concetto su cui si è imperniato il convegno di chiusura dell’intera iniziativa: il «teatro sociale d’arte». L’espressione intende alludere a una modalità di fare spettacolo che sia tanto di impatto sulla nostra società e giovi in qualche modo alle relazioni che legano i suoi membri, dunque abbia appunto una funzione “sociale”, quanto capace di evocare poesia sulla scena, come emerge dalla specifica “d’arte”. Essa suggerisce, insomma, un’idea di teatro situata nell’aureo mezzo tra il discorso estetico disimpegnato, privo di ripercussioni sulla vita associata, e la forma “spettacolare” dall’impianto esclusivamente utilitario, con poco o nulla di bello e creativo.   La...

Per un chicco di caffè a Parigi

“Le café est un torréfiant intérieur”, così Honoré du Balzac nel Traité des excitants modernes (1839). Povero Balzac. Ogni italiano che vive a Parigi deve presto affrontare una verità assai amara alla quale non era preparato: il caffè fa schifo – “jus de chaussette”, succo di calzini, come dicono da queste parti. Lo spettro gustativo oscilla dal terroso all’asprigno, da un non so che di copertone al truciolato. Un drink acquoso o legnoso che lascia la “camicia” sulle pareti interne della tazzina e soprattutto la bocca impastata per ore. Il tutto per due euro e cinquanta circa.   Latte Art   Nei momenti di sconforto confesso di esser passato alla cicoria. Poi mi sono adattato al male minore, il “noisette”. Trattasi, con grande approssimazione, di un caffè macchiato, chiamato così per via del colore, in realtà assai limaccioso. Il gusto del latte a lunga conservazione e il cioccolatino fuso al posto dello zucchero stempera un poco l’acidità del caffè. A dir il vero, da queste parti, per distinguere un...

La patafisica tra letteratura, arte e gnoseologia

Uno spettro si aggira per il panorama culturale italiano. Negli ultimi tempi i suoi avvistamenti si sono fatti meno sporadici, a testimoniarne un’intensificata presenza: questo spettro risponde al nome di patafisica. Digitando tale termine o il nome del suo geniale ideatore, Alfred Jarry, nel motore di ricerca di una delle tante librerie on-line si palesa una mole di testi in aumento (tra cui la biografia di Alastair Brotchie pubblicata da Johan & Levi ndr), sicché l’interesse di pubblico pare essersi risvegliato.     In favore di chi non conoscesse ancora l’estrosa “scienza delle soluzioni immaginarie” vogliamo ripercorrerne sinteticamente la storia. Sgorgando dalla penna dello scrittore francese Alfred Jarry, individuo assolutamente sui generis, la patafisica è la specialità del dottor Faustroll, protagonista del romanzo del 1911 Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico (Adelphi, 1984). In questo libro sovraccarico di citazioni dell’ambiente artistico parigino di fine Ottocento/inizio Novecento, il bizzarro personaggio compie un viaggio in una realtà trasfigurata dalla mescolanza...

La Biennale Teatro di Venezia

Aperta dal Leone d’oro a Romeo Castellucci, “per la sua capacità di creare un nuovo linguaggio scenico in cui si mescolano il teatro, la musica e le arti plastiche”, per il suo aver creato spettacoli-sogno e aver scrutato, cum figuris, negli incubi, in attesa dell’esploratrice dell’orrore di vivere Angelica Liddell, Leone d’argento, la Biennale Teatro di Venezia nella sua fase inziale è attestata saldamente sulla drammaturgia internazionale.   Premiazione Leoni: Baratta, Castellucci, Liddell, Rigola   I nomi della tranche iniziale di una rassegna collocata dal direttore artistico, lo spagnolo Àlex Rigola, nei primi giorni agosto - tra torme di turisti asfissiati dall’afa in ciabatte, short, o braghettoni, in una Venezia resa ancora più irreale dal caldo umido e penetrante - sono quelli di registi, spesso anche autori e interpreti, che raccontano il mondo con la vecchia arte della parola, classica o contemporanea, di variazione su un tema dato o d’invenzione. Si va a teatro dalle 19 (a parte la sciagurata idea di qualche recita alle 15, all’Arsenale, raggiungibile o sotto il...

Shakespeare e la patafisica

Bianca scatola con due timide aperture ai lati, scena simmetrica e svuotata, territorio algido della mente, foglio bianco da riempire cominciando con una luna pastello, grande, sullo sfondo. In linea col boccascena un oggetto lungo e nero, parallelepipedo minimale che ben presto rivela la sua funzione di piastra da cottura disilludendo le aspettative taumaturgiche. Attorno alla piastra, accesa e collegata alla corrente, si ritrova una comunità. Anche se in penombra i volti da subito rivelano fattezze difformi da quelle umane, così come le conosciamo. A metà tra uomini e primati, questi esseri sembrano i protagonisti di una distopia da Pianeta delle scimmie, una realtà altra e senza tempo. Ma non c’è volontà mimetica alcuna, il mistero dura poco e la maschera mostra ben presto la sua natura posticcia.     Come sempre accadrà in questo Ubu Roi, messo in scena da Roberto Latini in una coproduzione Fortebraccio e Metastasio, l’alta speculazione si mescola con la più ironica demenzialità: le strane creature di bianco vestite (sotto la cintola un sospensorio alla Arancia meccanica devia l...

Ubulibri

Questa voce potrebbe anche chiamarsi Patalogo o Franco Quadri. Ma piuttosto che intitolarsi al critico scomparso il 26 marzo del 2011, questa voce richiama la sua principale impresa teatrale, l’invenzione di una casa editrice che ha seguito e stimolato lo svolgersi della scena, usando come braccio “armato” quel capolavoro di critica in movimento che è stato l’annuario del teatro fondato nel 1979, un “catalogo” con la p della patafisica, la scienza delle soluzioni dettate dall’immaginazione inventata da Alfred Jarry, il padre del grottesco re Ubu.   La casa editrice apre i battenti nel 1977. Il primo Patalogo racconta la stagione 1977-78. Siamo nel pieno degli anni settanta, ma anche sulla china del loro esaurimento, alla svolta di un periodo preciso della nostra storia, tra il marzo bolognese e l’assassinio di Aldo Moro. Stiamo avanzando verso gli anni detti di piombo (o di eroina), verso le febbri del sabato sera, verso la riscoperta del privato (il motto “il personale è politico” coniugato a “tutto fa spettacolo”): stiamo saltando, insomma, nel postmoderno (nella coscienza del...

Lamezia Terme, 18 marzo 2011

Ci ritroviamo al Teatro Umberto, nel cuore della città. È il primo incontro di Capusutta, così l'abbiamo chiamato il nostro progetto di teatro con gli adolescenti di Lamezia, e il nome in dialetto lametino ("a testa in giù") me l'ha suggerito Dario Natale, regista di Scenari Visibili, traducendo alla lettera "arrevuoto" dal napoletano. Sono presenti 85 adolescenti, tra cui una decina di rom. A salutarli ci sono anche Tano Grasso e l'assessore alla cultura di Ravenna, Alberto Cassani, che ho convinto a seguirmi in questo primo incontro. I due augurano buon lavoro ai ragazzi e a noi, e poi si allontanano a ragionare di un possibile gemellaggio Lamezia-Ravenna. Guardo gli adolescenti davanti a me, seduti in platea, guardo il palco alle mie spalle, molto piccolo, sia come larghezza che come profondità. Non ho voglia di parlare... e poi la platea è stretta e lunga, io manco li vedo quelli che sono là in fondo. Non ho voglia di parlare, abbiamo già parlato abbastanza in precedenza, abbiamo già raccontato a questi ragazzi le nostre intenzioni in alcuni incontri fatti tra gennaio e febbraio...

Lamezia Terme, 3 marzo 2011

È così che è cominciata. Nella primavera del 2010 il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza (un nome che è tutto un programma, e una scommessa), chiede a un suo vecchio amico, Tano Grasso, presidente onorario della Federazione nazionale dell'antiracket, di diventare assessore alla legalità nella giunta di Lamezia. Lamezia è una città che tempo prima lo stesso Grasso aveva additato tra le tre roccaforti del pizzo in Italia (le altre due erano Gela e Napoli), ma che negli ultimi anni aveva visto crescere al suo interno una forte associazione antiracket. E questo è il motivo che convince Grasso ad accettare: accetto, risponde al suo amico sindaco, ma preferirei fare l'assessore alla cultura. Se c'è un terreno sul quale sperare di battere il crimine, questo il suo ragionamento, è la cultura, e in particolare la relazione con le nuove generazioni. Diventato assessore, mi chiama. Ci incontriamo a Napoli in maggio, al Gambrinus, sotto gli occhi della scorta: Tano ce l'ha da vent'anni. La sua è una storia esemplare, commerciante di scarpe e laureato in filosofia, è tra i primi...