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Andrea Viliani

(4 risultati)

Napoli, Museo Madre / I sei anni di Marcello Rumma, 1965-1970

Il regista Liev Schreiber racconta che quando morì il nonno, nel 1993, decise di cominciare a scrivere una storia della sua vita “nella speranza che potesse in qualche modo guidare la mia e creare una testimonianza più permanente della sua”. Però, ben presto, si accorse che i suoi scritti avevano “assunto la forma di un road movie in cui un giovane americano si reca in Ucraina in cerca del proprio patrimonio culturale”. Alcuni anni dopo, imbattutosi nel romanzo Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer, è “rimasto stupito dalle analogie tra la mia storia e la sua”. Per queste similitudini concluse di realizzare la trasposizione cinematografica del romanzo. Così, romanzo e film, diventano un viaggio nella memoria, una metafora del ricordo, la necessità di non dimenticare la Storia e, soprattutto, le storie delle persone comuni segnate dagli accadimenti della vita. Sono gli stessi intenti e propositi rintracciabili nella scelta di organizzare la mostra I sei anni di Marcello Rumma, 1965-1970, al MADRE - Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli, fino al 13 aprile 2020.    I sei anni di Marcello Rumma, 1965-1970 Veduta della mostra al Madre·museo d'arte...

Napoli. Retrospettiva a luce solida / Fabio Mauri. Diffidenza

“La mia è un’arte saggistica, cerco di capire i nodi, i temi dell’essere in vita”. Fabio Mauri non ha mai nascosto l’intenzione radicalmente critica della sua ricerca di artista “sperimentatore”. Oltre mezzo secolo di riflessione, di interrogazione e di confronto continuo sulla verità, sempre sfuggente e sempre da cercare, della storia (“La verità non esiste. È verissimo”), sulle ragioni di un’esistenza che si fa, spesso involontariamente, memoria – “Diffidenza verso la memoria, e la sua credulità, come di un delirio arbitrario” si legge nel testo “fuori tema” di Dio e la scena, una delle tante, ineguagliate conferenze con performance in cui Mauri ha più volte condensato gesto, pensiero, scrittura e visione – nel corso del quale l’artista non si è mai sottratto al rischio del giudizio e alla fatica del dubbio, in un costante lavoro di indagine sul passato recente e sul presente che ha trovato la misura cristallina, e non per questo rassicurante, della classicità.    Profondamente radicata nella storia e nella biografia, l’opera di Fabio Mauri ha l’urgenza di un’attualità permanente, una qualità bruciante che si manifesta in tutta la propria crudele, esigente intensità...

Walid Raad – Preface / Prefazione

Il MADRE di Napoli dedica quest’autunno un’ampia retrospettiva, curata da Alessandro Rabottini e Andrea Viliani, a Walid Raad, artista libanese tra i più noti della scena internazionale. Nato nel 1967 a Chbanieh, un piccolo villaggio a circa 30 km a est di Beirut, Raad è noto al pubblico italiano per aver partecipato alla Biennale di Venezia nel 2003 e aver esposto nella Fondazione Antonio Ratti nel 2009. Ha esposto a Documenta 11 (2012), oltre che alla Whitechapel Art Gallery di Londra, al Centro Reina Sofía di Madrid e alla Hamburger Banhof di Berlino. Attraverso un ampio utilizzo di fotografie di archivio che si accompagnano a installazioni e opere testuali, Raad analizza la veridicità del documento storico, la costruzione della memoria individuale e collettiva e la gamma interpretativa degli eventi accertati, e propone con le sue opere nuove possibilità di lettura degli avvenimenti. Generalmente i suoi lavori osservano i disastri e le calamità generati dalle continue guerre, soprattutto nel mondo arabo, e presentano, di conseguenza, degli “squarci di realismo” sulla situazione libanese. Non solo. La sua ricerca...

Madre. Per_formare il museo

Che, come ha osservato qualche tempo fa Boris Groys, i visitatori oggi vadano al museo, e in particolare al museo d’arte contemporanea, innanzitutto per riconoscere l’immagine della propria contemporaneità, resa opaca e persino illeggibile dal flusso convulso della comunicazione quotidiana, è ormai dato certo, punto di partenza e non di arrivo per ogni discorso che abbia al suo centro il museo, spazio pubblico ed eterotopia, dispositivo di conoscenza, di socialità e anche di consenso (magari di istituzionalizzata critica) la cui attualità sembra resistere ad ogni turbolenza epistemologica.  Così, nonostante il panorama dei musei d’arte contemporanea dalle nostre parti si mostri purtroppo ancora incerto e preoccupante -  saltata qualche giorno fa la nomina del nuovo direttore del Castello di Rivoli in attesa che si definisca il cda della torinese Fondazione Musei, anche il Macro e il Maxxi vivono una, seppur diversa, condizione di sospensione, mentre a Prato il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci ha festeggiato il suo primo quarto di secolo di attività senza che sia stato ancora portato a termine...