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Antonio Tagliarini

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Sul palco di uno stabile in crisi / Deflorian-Tagliarini: “Quasi niente” a Roma

“Ma quanto sarebbe più facile se questo fosse quel teatro con una trama, / una di quelle trame che sostengono la vicenda, / quelle trame dentro cui ti puoi immedesimare” dice a metà di Quasi niente LQ, la quarantenne, guardando il pubblico dritto negli occhi. Nell’ultimo lavoro di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini – con cinque strepitosi attori, in scena a Roma all’Argentina per Romaeuropa Festival fino a domenica 14 ottobre – poco prima C, il cinquantenne, aveva raccontato del palazzo dei suoi, supercontrollato contro ladri e aggressori, un vero moderno fortilizio di sicurezza, dove una sera si sente un rumore ripetuto da una casa. “Qualcuno ha chiamato la polizia, che ha sfondato la porta dell'appartamento / da cui provenivano i colpi. / Hanno trovato una donna che da ore sbatteva la testa contro il muro”. Solitudine. Un tarlo interiore che corrode. Una sensazione di non trovarsi mai al proprio posto, un posto che non c’è. Paura degli sguardi degli altri, paradossale perché qui siamo in teatro. LQ, all’inizio, provenendo da uno spazio posteriore del palcoscenico, interiore, chiede agli spettatori di girarsi dall’altra parte. Di non guardare (o forse di guardarsi dentro)....

Il cielo non è un fondale a Prato / Noi e Annie (Ernaux)

Il teatro raccontato dagli artisti. Del Cielo non è un fondale di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini ha già scritto su Doppiozero Graziano Graziani in occasione della prima romana. Per le recite di Prato (fino a domenica 12 al Fabbricone) abbiamo chiesto direttamente agli autori un intervento sulla genesi dello spettacolo, un’altra tappa del loro particolarissimo, antiretorico, quotidiano, lacerante, ironico “teatro dell’invisibile”, sospeso tra rappresentazione e suo svelamento, tra nuda verità e bisogno di storie e di emozioni.    Non è uno spettacolo tratto da O uno spettacolo su Non è nemmeno liberamente ispirato a Né dedicato    Siamo incappati nella sua opera come può succedere anche in un matrimonio riuscito: ti innamori di un altro, magari il dottore dove vai a fare una visita medica in una città straniera.  Avevamo già un tema molto ampio, il rapporto tra paesaggio e figura, ci interessava affrontare la questione urbana, avevamo fatto tante letture, ragionamenti. Ci bastava solo una trama, un piccolo fatto vero o di fantasia che rendesse possibile tessere una narrazione. Siamo invece incappati – lo ripetiamo – in un mondo, un universo che ci ha...

Ritrovare Handke

Raccontare il teatro di Peter Handke: farlo dopo anni di polvere che si è andata accumulando sui testi custoditi oramai solo nelle biblioteche. È stato questo il proposito di La terra sonora. Il teatro di Peter Handke, una rassegna organizzata a Roma e durata oltre un anno. La tappa conclusiva di questo lungo percorso si è tenuta la scorsa settimana, fino 23 novembre, e ha coinvolto un bell’insieme di soggetti diversi.   Valentina Valentini e Francesco Fiorentino hanno curato la rassegna, mentre Daria Deflorian si è occupata di coordinare le diverse maestranze coinvolte. Tra i pregi del progetto c’è quello di avere abbracciato, oltre a luoghi storici della Capitale come Dominio Pubblico/Teatro Argot, anche spazi che non sono prettamente teatrali, come il Forum Austriaco di Cultura e il Goethe Institut. Una intensa settimana di mise en espace, letture, radiodrammi (in collaborazione con Tutto esaurito! di Rai Radio3) hanno regalato al pubblico un originale spaccato della produzione di Peter Handke.   Autodiffamazione, Foto Manuela Giusto   La terra sonora rincorre una volontà che il gruppo di artisti di...

Il teatro può narrare il presente?

Dopo una pausa di oltre tre mesi è appena uscito l’ultimo numero dei “Quaderni del Teatro di Roma”. Si tratta di una rivista mensile che ha raccontato, per oltre tre anni, la scena teatrale romana, non solo quella più strettamente legata allo Stabile, ma anche il fermento proveniente dai tanti tessuti di cui si compone la periferia della città. Di questo ultimo numero e del futuro della rivista ne abbiamo parlato con Attilio Scarpellini, giornalista, saggista e critico, nonché direttore dei “Quaderni”.   È finalmente uscito l’ultimo numero dei “Quaderni del Teatro di Roma”. Quali contenuti avete voluto inserire nel numero che esce dopo questo silenzio? Abbiamo scelto di riaprire con uno scritto di Jacques Copeau, cioè di uno dei grandi rifondatori del teatro d’arte del Novecento, per rispondere con un anacronismo all’eccesso di attualità (che puntualmente è un difetto di attualità) che rischiava di schiacciare il dibattito sul futuro del teatro, non solo dello stabile romano che ancora oggi, mentre parliamo, non ha un direttore artistico. Per noi...

La crisi, il buio

Il suicidio è l’affermazione di una negazione. Non posso, non devo, non voglio andare avanti. Mi fermo qui. Basta. Per me è troppo. Daria Deflorian e Antonio Tagliarini con Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni, presentato in prima nazionale al Palladium di Roma per Romaeuropa Festival, fanno lo stesso al teatro, lo suicidano: non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo interpretare la crisi economica greca intorno e – soprattutto – dentro le salme di quattro donne, pensionate, che si sono tolte volontariamente la vita con barbiturici e vodka.     ph. Claudia Pajewski   La rappresentazione scenica è un’arma spuntata, non riesce più a dare la vita per la morte, a restituire gli occhi chiusi, il buio e poi il riposo inseguito oltre la sofferenza di r-esistere. Su un palcoscenico, al massimo, si può discutere dei dubbi irrisolti, delle difficoltà insormontabili, di tutti quegli inciampi che hanno portato alla decisione di non mettere in scena lo spettacolo. Una combinazione dissacrante e intima, ironica e precaria del talento di non riuscire a fare niente né a essere nessuno...

Il teatro dei festival

Scaldano i motori per la partenza, sontuosi o tribali, di ricerca o di resistenza. I festival. Se pure uno deraglia subito al via, finisce fuori strada ammaccato e non si sa se potrà rimettersi in pista (Primavera dei Teatri), gli altri preparano la loro proposta, mirabolante per quanto precaria, a vasto raggio anche se sempre provvisoria.   I festival sono uno dei migliori esempi del genio italico, specchio mutante della nostra società quanto poche altre manifestazioni. Capaci di fare le nozze coi fichi secchi, piccole e medie imprese (anche nel senso di “intraprese” da antichi cavalieri) che collegano cultura e intrattenimento, attenzione alle esigenze di marketing turistico e di ricerca d’anima dei nostri smarriti territori, sperimentazione e consenso, di massa o perlomeno di campanile, con tutti i problemi che l’italica nozione di “locale” e di manifestazione “radicata” può suscitare.   I festival sono sempre stati considerati un miracolo anche perché le normali stagioni teatrali sono diventate progressivamente sempre più insostenibili. I festival erano (sono) l’...

Reality Inequilibrio

Nessun commento. Nessuna emozione. Solo la realtà. I fatti. Nudi. Accumulati in una vita: le visite non annunciate e quelle previste, i regali ricevuti e quelli donati, le telefonate, le colazioni, i pranzi, le cene, le offerte elargite durante la messa, i film visti, i libri letti... Annotati per 57 anni, fino all’11 novembre del 2000, quando Janina Turek, una donna di Cracovia, muore d’infarto per la strada.   Ha raccontato la storia dei suoi meticolosi diari il giornalista Marius Szczygiel in un libro pubblicato da Gransasso Nottetempo intitolato Reality. Gli hanno dedicato uno spettacolo di rara temperatura emotiva, proprio perché giocato sul baratro di una fredda oggettività che nasconde il precipizio del vuoto dei giorni, degli anni, della vita, Daria Deflorian, intensa indimenticabile protagonista del caso teatrale della stagione, L’origine del mondo di Lucia Calamaro, e Antonio Tagliarini, performer dall’ironia affilata. Lo spettacolo è cresciuto a tappe: dopo una prima presentazione al festival romano Short Theatre nel settembre scorso, ha viaggiato tra un centro anziani dalle parti di Porretta Terme e varie...

La passeggiata filosofica

Nelle colline tra Pisa, Livorno e Volterra spicca il piccolo paese di Lari che tenta la strada della “ri-esistenza” attraverso la scoperta del suo genius loci con l'aiuto di cinquanta artisti che vivranno, respireranno, e interpreteranno i suoi luoghi attraverso site specific, reading, spettacoli, concerti, passeggiate filosofiche e incontri poetici creati ad hoc.   La filosofia e il camminare condividono una condizione essenziale: si possono scoprire cose nuove, o vedere diversamente le stesse cose, solo spostando il proprio baricentro e apprendendo a governare la semi-sospensione del corpo e della mente che ogni passo e ogni domanda provocano. Non ci si muove e non ci si trasforma se non passando attraverso equilibri instabili, tra salite e discese, tra percorsi già battuti e sentieri ancora da aprire, mentre l’orizzonte si sposta con l’osservatore. Viste da questa angolatura, in modi e luoghi fatti “ad arte”, una camminata, la filosofia e la poesia sono tutte, ciascuna a suo modo, esperienze estetiche, e come tali si incontrano nella passeggiata filosofica e poetica di Lari, sabato 30 luglio, nell’ambito della...