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Aristotele

(31 risultati)

«Sono coriaceo», diceva di sé / Remo Bodei ha lasciato andare la gomena della vita

Ogni tanto lo si incontrava a festival e congressi filosofici un po' ammaccato; una volta zoppicava un po', un'altra aveva un braccio al collo; ognuno sarebbe rimasto a casa, invece Remo no. Se Remo Bodei aveva preso un impegno, lo rispettava fino in fondo, appena possibile: «Sono coriaceo», diceva di sé, da bravo stoico; coriaceo come la suola di una vecchia scarpa. Ma questa volta non ce l'ha fatta neanche lui e se ne è andato e ci ha lasciato tutti orfani, filosofi e no. Soprattutto i non filosofi, perché più di ogni altro Bodei era riuscito a portare la filosofia nelle strade e nelle piazze, come Socrate. E l'aveva fatto con quell'invenzione geniale che fu, anche nel nome, il Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, così che dal 2001 strade e piazze e chiese e palazzi di quei luoghi ospitano le migliaia di persone che dedicano anche soltanto un poco del loro tempo alla riflessione filosofica. Viene allora da chiedersi: ma veramente anche tutte quelle persone che sono state sedute su quelle migliaia di sedie di plastica nella piazza Grande di Modena infuocata dal sole, o nella immensa spianata di Carpi in nome di Socrate, Kant e Arendt, opteranno per il verbo...

La biblioteca di Atlantide / “La fiaba russa” di Vladimir Propp

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Vladimir Jakovlevič Propp nasce a San Pietroburgo il 17 aprile 1895 e muore a Leningrado il 22 agosto 1970. Come dire che, pur essendo rimasto sempre nella stessa città, la storia gli è passata davanti, e quei luoghi hanno assunto nel corso del (suo) tempo tutt’altro senso e ben diverso sapore. Certo, per un folklorista come lui, abituato a riflettere sulla distanza dei secoli, se non dei millenni, quei settantacinque anni del Novecento saranno state bazzecole. Resta comunque il fatto che i pesanti cambiamenti epocali di cui è stato testimone – la rivoluzione russa e il lungo regime politico-culturale sovietico che ne è seguito – hanno parecchio pesato sul suo lavoro a dir poco geniale. A trentatré anni, nel 1928, Propp pubblica quello che resterà il suo capolavoro,...

13 ottobre 2016 - 13 ottobre 2019 / Dario Fo. Mistero buffo

Lungo le strade bianche per la polvere, scure del fango si muovono dei puntini diretti alla città. Dalle porte, dagli spalti dei castelli si delineano con sempre maggiore chiarezza. Sono attesi o arrivano come un sogno confuso. Saranno accolti o respinti, a seconda di quanto decidono le autorità. Li incrociano i pochi viandanti in cammino, li scrutano i villani raddrizzando per un attimo la persona dai campi. Vengono dai luoghi sconosciuti del sentito dire. A volte hanno abbandonato le scuole, le residenze, i voti e pure si giovano a modo loro degli studi clericali, si fanno beffe della loro stessa formazione. Gli è stata fornita l’arma per colpire la mano che li ha nutriti. Da chierici a chierici vaganti portano qua e là le parole travisate. Scurrae vagi, cioè fannulloni, perdigiorno deambulanti, ma anche buffoni girovaghi e infine parassiti.  Il sagrato, la corte, la piazza del mercato: lì s’annidano; dove si allarga lo spazio. La scena “è un qualsiasi luogo dove uno si disponga e si trattenga per dare spettacolo di sé” (Ulpiano, III secolo). Tale facilità ad accoccolarsi come serpenti, come tenie nello spazio vuoto, non pare molto apprezzato. Sono senza fissa dimora,...

Fare fiction con la storia / Un’osservazione a partire da Chernobyl

Nella Poetica Aristotele scrive che nel dramma è preferibile un “impossibile credibile a un possibile incredibile” (Poetica, 1461b, 12). Questa osservazione lapidaria dice più di quanto il suo autore non avesse progettato. E mette nelle condizioni di impostare nuovamente un discorso sul significato della scrittura di finzione in rapporto agli eventi storici. Discuterne è urgente soprattutto in questo periodo, quando la serialità televisiva saccheggia l’universo delle tematiche narrative con una voracità finora sconosciuta, obbligando la storia a offrire il proprio contributo in termini di spunti e trame. Come accade in Chernobyl, miniserie televisiva marchiata HBO che ha fatto incetta di elogi tra critica e pubblico mettendo in scena, con esibita accuratezza, l’incidente nucleare del 1986. Proprio la fortuna della serie ideata da Craig Mazin, grazie alla sua fedeltà agli eventi, offre l’occasione forse più eclatante per ripensare il significato di un’operazione particolarmente delicata: fare fiction con la storia.   Non esistono molti modi per fare fiction con la storia, specie quando la vicenda scelta scarseggia di hegeliani individui cosmico-storici, come la Maria Stuart di...

Politica e negazione / Per una filosofia affermativa

La riflessione che Roberto Esposito svolge in Politica e negazione. Per una filosofia affermativa, si colloca all’interno di quel dibattito del pensiero italiano contemporaneo, che comprende la riflessione di Giorgio Agamben attorno ai concetti di inoperosità, potenza-di-non e potenza destituente, quella di Paolo Virno sulle implicazioni etico-politiche della negazione e quella di Massimo Cacciari sulla categoria negativa del potere che frena in S. Paolo. Tuttavia Esposito aggiunge un ulteriore contributo al tentativo di attenuare il carattere escludente – e al limite annichilente – del paradigma della negazione, facendo confluire la specificità e la portata della sua proposta nel concetto di immunizzazione, emblema di una negazione che, più che escludere, “include parte di ciò che intende escludere per vanificarne la forza d’urto”.    L’esito teorico di Politica e negazione non sarebbe comunque pensabile senza l’operazione storico-critica condotta da Esposito nei due capitoli iniziali. L’intimo intreccio di filosofia e politica, dalla Grecia antica fino al primo Novecento, viene riletto a partire dal registro negativo che segretamente lo percorre. In particolare viene...

Una nuova ecologia cosmopolitica / La neo-plebe

La perdita del luogo di appartenenza e la mondializzazione come apertura sono esperienze vissute da tutti nella vita di ogni giorno, ma anche temi delle scienze sociali contemporanee. Gli spazi e i diritti si dis-locano, cioè perdono la natura locale e diventano sfuggenti (di nessuno) e insieme universali (di tutti). Il tema incrocia la fase enigmatica in cui è entrata la globalizzazione: un capitalismo universale entro un quadro di sovranità sempre più divise, i grandi flussi che assumono un andamento esplosivo nei Sud del mondo, e il senso di un’azione locale che punti a fornire identità nell’era che si è aperta. Il discorso è organizzato intorno a due nuclei: quello dell’appartenenza e quello dell’apertura.   § 1. L’appartenenza a un luogo ha in sé l’idea di parte: appartarsi ma nel contempo far parte di qualcosa, essere nel luogo proprio, che ci appartiene. Ma luogo ha già per gli antichi un oscuro significato. Aristotele, nella Fisica (212a 5-15) osserva: “Sembra poi che sia una questione grave e difficile comprendere il concetto di luogo, non solo perché esso presenta l’apparenza della materia e della forma, ma anche perché lo spostamento della cosa trasportata ha luogo...

Schisi. Una nuova collana di ebook / Secondo Natura

Nella creazione del programma culturale di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, ampia attenzione è stata data alla relazione tra l’Arte e la Scienza con l’individuazione di un tema specifico. Il tema Futuro Remoto rappresenta una riflessione sul rapporto millenario con lo spazio e le stelle; un rapporto che, ripercorrendo anche i passi di Pitagora, uno dei residenti più illustri della Regione Basilicata, esplora l’antica bellezza universale della Scienza. Si mettono a confronto pratiche antichissime con modelli di vita fruibili, capaci di influenzare le idee di cultura e di sviluppo dei prossimi decenni provando a rispondere all’annosa domanda: C’è una schisi tra Arte e Scienza, una separazione e una distanza tra le due? Le dimensioni principali del fitto rapporto tra Arte e Scienza di cui ci occupiamo sono: l’Arte e la Scienza come prodotti dell’evoluzione biologica e culturale; l’Arte e la Scienza come fonte reciproca di ispirazione; l’Arte come canale significativo della comunicazione della Scienza.   Matera 2019 Capitale Europea della Cultura e Doppiozero hanno creato, a sostegno dei progetti del programma culturale, una piccola collana di cinque e-book denominata...

Istruzioni per l'uso / Il metodo Aristotele

«Le parole “felice” e “felicità” – happy e happiness – vanno alla grande», scrive nell'incipit di questo suo stimolante e intelligente saggio Edith Hall, studiosa del pensiero classico e docente al King's College di Londra (Edith Hall, Il metodo Aristotele. Come la saggezza degli antichi può cambiare la vita, tr. di Duccio Sacchi.  Torino, Einaudi, 2019. Ed. orig. Aristotle's Way. How ancient wisdom can change your life, London, The Bodley Head, 2018). Vanno così alla grande che c'è chi chiede a gran voce – aggiungo – di inserire il «diritto alla felicità» nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Lo sostiene tra gli altri una associazione di epicureisti (non di epicurei), gli Amici della filosofia di Epicuro, i quali propongono una petizione in quel senso (per aderire cliccare qui), ricollegandosi al precedente della decisione del Congresso degli Stati Uniti che il 4 luglio 1776 ratificò il testo della Dichiarazione di Indipendenza steso da Thomas Jefferson (peraltro schiavista e misogino al par di Aristotele), che conteneva gli inalienabili diritti alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità (o Pursuit of happiness, non per donne e schiavi)....

Franco La Cecla / Essere amici

Cos’è l’amicizia? Cosa ci “fa”? Di cosa è fatta questa affezione, questo legame singolare e impalpabile che, almeno per noi occidentali, non si dà né come dovere né come diritto, si stabilisce in base a una libertà di scelta e di scegliersi che non accetta né intromissioni né obblighi, si sostiene sulla sua potenziale revocabilità, e ciò nonostante sembra costituire una chiave, se non la chiave, del nostro stare assieme? L’ultimo libro di Franco La Cecla, Essere amici (Einaudi) prende sul serio qualcosa che spesso tendiamo a dare per scontato, e che seppur pratichiamo in molti modi nel nostro quotidiano sfugge, come mostra anche l’ampio dibattito tra gli antropologi, a una definizione univoca. L’amicizia “accade”, vien da dire, è puro avvenimento, l’irrompere inatteso tra due persone di qualcosa – un volto, una voce, una sensibilità, una maniera d’essere, un modo di fare o, ancora, di esserci – che più che somigliarci, ci riguarda. Un accorgersi reciproco che ci coglie, e ci accoglie, riunendoci “qui e ora” intorno all’affiorare di qualcosa che passa necessariamente per una messa in comune, e senza la quale la vita non ha affatto lo stesso gusto.   Con Franco siamo amici. Lo...

A cento anni da La politica come professione di Max Weber / L'ultimo eroe. Conversazione con Massimo Cacciari

Cento anni fa, il 28 gennaio del 1919, nelle aule dell’università di Monaco di Baviera, un anno prima della morte, Max Weber tenne una delle sue più celebri conferenze: La politica come professione. In occasione dell’anniversario, la Mondadori ha da poco ristampato l’edizione che contiene questa conferenza e quella tenuta due anni prima, nella stessa università, La scienza come professione, con il titolo: Il lavoro intellettuale come professione, a cura e con l’introduzione di Massimo Cacciari. Il politico vero, secondo Weber, è chi, con perseveranza, senza mai scoraggiarsi, tenta di conciliare vocazione, dedizione alla causa, adesione convinta a determinati valori, con spirito progettuale, professionismo, responsabilità rispetto ai fini, previsione dei mezzi adeguati alla loro realizzazione e delle conseguenze dell’azione. Un traguardo originale che Weber indica agli studenti e ai giovani che lo ascoltano, in un momento storico drammatico per la Germania, nel passaggio dalla monarchia alla repubblica, e per la città stessa di Monaco, scossa da agitazioni rivoluzionarie, consapevole di come l’agire politico, nel contesto della società di massa, possa generare tanto democrazie...

Atmosfera / Dürer. Melencolia I

L’autoritratto deve proprio coincidere con il volto dell’artista? Dopo tutto, un ritratto è qualcosa di molto più incerto di quanto sembri; come sostiene Hans Belting, il ritratto è immagine di un’altra immagine, cioè del volto, una superficie di per sé instabile, impegnata com’è nelle alterne fasi dello scambio sociale e, per questo, continuamente mossa dalla dinamica della mimica facciale. Erwin Panofsky e Fritz Saxl hanno scritto che Melencolia, I – una delle più celebri incisioni del Rinascimento – è l’“autoritratto spirituale” del suo autore, il pittore tedesco Albrecht Dürer. È una delle tesi portanti del saggio che essi dedicarono all’opera nel 1923, La «Melencolia I» di Dürer. Una ricerca storica sulle fonti e i tipi figurativi; il libro viene ora per la prima volta pubblicato in Italia da Quodlibet con un’introduzione di Claudia Wedepohl e uno scritto finale di Emiliano De Vito, che è anche il curatore dell’edizione.   Il sottotitolo dell’opera è più che una semplice anticipazione del contenuto del libro; come ribadiscono essi stessi nell’introduzione, i due studiosi si sono messi da “giovani esploratori” sulla strada aperta da altri – Karl Giehlow e Aby Warburg –...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / La memoria in Agostino

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo.   Composte nel 398, dopo il ritorno in Africa e la nomina a vescovo di Ippona, Le Confessioni di Agostino costituiscono un’opera capitale della letteratura cristiana e della cultura dell’Occidente. Il testo, autobiografico ma soprattutto rivelazione di un’anima a se stessa attraverso il serrato dialogo con Dio, si sofferma sulle esperienze di vita, dall’infanzia a Tagaste all’educazione ricevuta, passando attraverso un’adolescenza turbolenta. Agostino riceve la formazione classica di un cittadino romano che si indirizza alla professione di retore, non senza suggestioni filosofiche grazie alla lettura dell’Ortensius, un’opera perduta di Cicerone, che esortava alla filosofia. Attratto dal manicheismo e dal neoplatonismo, Agostino compie la sua conversione al cristianesimo una...

Testo argomentativo e scrittura / Il nuovo esame di scuola media

Viviamo immersi nella scrittura. Paradossalmente, però, la parola scritta, parte consistente del nostro universo comunicativo, finora non è stata oggetto di un percorso insegnabile e strutturato di apprendimento scolastico, in alternativa al tema. Ben vengano quindi le indicazioni precise di un autorevole gruppo di lavoro, istituito dalla Ministra Fedeli, coordinato da Luca Serianni, allo scopo di fornire “un contributo tecnico che potrà essere utile per la redazione ‘delle tracce della prova di italiano per l'esame conclusivo del primo ciclo d'istruzione’, così come è stata prevista dall'art.7 del DM 741/2017”, in attuazione del DL.vo 62/2017. Come interpretare le nuove indicazioni?   Le due premesse del “documento di orientamento per la redazione delle tracce” (17/01/2018) credo siano ampiamente condivisibili, sia nel richiamo alla libertà di scelta dei docenti, sia nell'indicazione di far svolgere, in tutti i tre anni della secondaria di primo grado, l'esercizio del riassunto. In questo suggerimento della pratica sistematica del riassunto si può vedere indicata la prima tappa di un percorso propedeutico irrinunciabile, frutto di una stretta interdipendenza di lettura e...

L'Alunno perfetto / Agostino, l’ego e la disputa

Ma davvero, prof, lei ci sta dicendo che tutti i filosofi che faremo adesso se ne fregheranno della vita? Risposta: ma…sai…non è proprio così…forse è più complesso...NO! Più complesso no, non devo usare questa espressione, non me la posso cavare anch’io così! Negli incubi di un insegnante di filosofia, razionale e ragionevole certo, ma pur sempre gravato dalle ansie proprie della sua spoglia mortale, c’è un fantasma che aleggia ogni mattina, o almeno tutte le volte che ci si trova sul punto di affermare qualcosa che non è pienamente indubitabile: l’Alunno perfetto. Questa sorta di infido spettro, che esiste quanto l’onniscienza, che si manifesta concretamente quanto la felicità eterna e che alzando la mano dice: “Scusi se mi permetto, ma che l’orfismo non abbia anche una fisionomia cosmologica è smentito dal Papiro di Derveni. Che, tra l’altro, leggiamo dal 1962.” L’improbabilità di un evento del genere, avvalorata dal ricordo indelebile di quell’altro alunno che, alle medie, non sapeva quali fossero le vocali dell’alfabeto, non dovrebbe diminuirne il peso, perché certi stati emotivi, anche quelli dei professori di filosofia, non sentono ragioni. Uno al mattino si ritrova davanti...

Alchimia / La materia immaginata: terra

“In principio è la rêverie”, scrive Gaston Bachelard (1884-1962) ne L’aria e i sogni (1943). Se volessimo tradurre il termine francese, dove si conserva il richiamo al sogno (rêve), potremmo ricorrere a “fantasticheria sognante”, l’abbandonarsi del nostro animo alle seduzioni dalle immagini. L’ammissione di Bachelard è l’esito di un percorso filosofico che dall’iniziale rifiuto dell’universo dell’immaginario sfocia nel riconoscimento della rêverie come dimensione originaria dell’essere dell’uomo al mondo. Da storico delle scienze ed epistemologo, Bachelard aveva condannato nell’immaginazione la facoltà che mantiene l’uomo immerso nella natura, legato alle pulsioni dell’inconscio in cui si manifesta il caos emozionale. Le immagini e le metafore a cui fa costante ricorso la pre-scienza rappresentano nella psiche tendenze istintive che sorgono dall’interiorità corporea.   Sono dunque espressioni delle forze biologiche; il ricercatore che si affida ai dati immediati dei sensi proietta sulle cose germi onirici, le incrosta con le passioni che agitano il suo animo. L’immaginazione semina nuclei d’inconscio nella percezione degli oggetti; procede per analogia, accosta per...

Appartenere alla comune ricerca e a chi la condivide con noi / Amici per la vita

Pochi sanno mostrare la capacità della filosofia greca di “continuare a parlare instancabilmente, con grande precisione, lucidità” ed inesausta vitalità al, e del, nostro tempo come Claudia Baracchi. Il suo ultimo libro sull’Amicizia (Mursia, 2016) ce ne offre un prezioso ed ispirato saggio nel quale la relazione amicale appare sin da subito come il luogo privilegiato per realizzare quella che Marie Louise Von Franz in Rispecchiamenti dell’anima chiamava “l’individuazione reciproca”. Nello spazio “esemplare, privilegiato e favorevole dell’amicizia”, spiega infatti Baracchi, “ognuno può esprimersi al massimo, esplorare il possibile, assumere nel modo migliore il compito di vivere e, vivendo, diventare se stesso”.   Ma la lezione che l’attualità deve tornare ad apprendere dalla filosofia greca, se vuole tesaurizzarne la feconda esperienza, è che “l’amicizia  non può essere né ricondotta, né contenuta nello scambio tra i soli amici. Poiché nell’amare l’altro, si è colti nel comune movimento verso il bene, ovvero nel movimento del vivere bene, della vita bella nella sua pienezza (in una pienezza che non significa l’inerzia del soddisfacimento raggiunto, bensì un...

Ininterrotta comunicazione / L’amore nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Spesso, superata una certa fase iniziale di conoscenza, gli utenti dei maggiori social network, in particolare quelli che prevedono una chat interna, sono soliti lamentarsi reciprocamente dell’artificiosità del medium. Si fa strada una certa reticenza nel parlare, la sensazione – quasi una vergogna – di aver superato un limite d’intimità con un estraneo, di cui al fondo si conosce solo l’identità costruita sullo schermo, per esso o tramite esso. A volte l’escamotage per uscire da questo imbarazzo è lo scambio di numeri di telefono, come se la voce, lo scambio delle voci, creasse una sfera maggiormente “reale”, rispetto a quella interamente scritta della chat. Spesso allo scambio dei numeri di telefono non fa seguito alcuna telefonata. Resta un pudore, un’intimità che fatica a essere violata, anche volendo: come se la scrittura e la voce fossero due realtà totalmente incommensurabili.   Più spesso risulta maggiormente efficace lo scambio dell’indirizzo privato di posta elettronica: si resta sul piano della scrittura, ma all’immediato dileguare della chat (in cui spesso la possibilità di scrivere in contemporanea crea sovrapposizioni tra le risposte) fa da contraltare la...

Una paola filosofica / Stupore

Stupore è una parola filosofica per eccellenza. Si ripete sempre che agli inizi della filosofia ci sia lo stupore, la meraviglia. Lo affermano sia Platone sia Aristotele, ed è da loro che lo abbiamo imparato. Il meravigliarsi, l'improvvisa sorpresa, il repentino non più comprendere il proprio essere e quello del mondo stimolano a porsi domande che sfociano nella ricerca di risposte. Questo sentimento o stato d'animo era detto dai greci thaumàzein, dove in quel thàuma stavano sia la gioia della novità sia l'angoscia dell'ignoto.    Secondo un tardo illuminista tedesco seguace di Leibniz, Ernst Platner, autore di due volumi di Aforismi filosofici, lo stupore è un «forte e veloce scuotimento dell'attenzione verso un oggetto nuovo e inatteso, del quale l'anima dapprima non sa se è buono o cattivo, cioè di cui non conosce il comportamento con se stessa nel primo momento del suo apparire». La definizione è poco nota ma molto profonda perché mette in luce, nella prima parte, lo stretto legame dello stupore con l'attenzione. L'attenzione c'è, è lì presente, sembra uno stato preesistente, necessario e sufficiente, sul quale cade l'oggetto «nuovo e inatteso» che la muove...

Inglese, lingua contro natura

Dio stramaledica l'inglese! Inteso come lingua, che rende tutto complicato. Non bastava la parola genre? Secondo l'etimologia online, genre (inglese), deriva da genre (francese), che a sua volta deriva da genus (latino), termine usato per la traduzione di Aristotele: genos (greco). No, l'inglese ha anche la parola gender, che deriva sempre dal francese genre, dal latino genus, dal greco genos. Un doppione etimologico, come un'elica del DNA. L'inglese tradisce così? Non era la lingua delle tre i: inglese, informatica e (chi ricorda la terza i? Insipienza, ingordigia, incuria, ingiustizia, impresa, roba simile), vanto della programmazione educativa italiana? L'inglese ha fatto degenerare il genere, ha prodotto un codice doppio, biforcuto.   The Queen, I Want to Break Free, 1984   Vediamo le cose sul piano semantico. Genre traduce stile letterario, cinematografico, pittorico, tipo di scrittura. Gender invece traduce qualcosa che ha a che fare col sesso! Secondo il dizionario, a partire dal Quattrocento gender viene usato per dire il sesso “degli esseri umani”, tuttavia, a quell'epoca, il cambiamento di sesso era legittimo...

Penso dunque sono

Al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori i manuali scolastici sono poco presi in considerazione: invece il manuale è un genere di libro molto diffuso e fondamentale per la formazione degli individui; è sempre su un manuale che si fondano le principali conoscenze generali di qualsivoglia ambito, prima che un eventuale percorso ulteriore giunga a perfezionare e definire conoscenze specialistiche e di settore. Da qui l'attenzione che è opportuno dedicare al modo in cui i manuali di diverse materie affrontano gli argomenti e sviluppano le competenze trasversali e relative a ogni specifico ambito disciplinare. La nuova edizione del manuale di filosofia per le scuole superiori Penso dunque sono (G. D’Anna 2014), scritto da Armando Massarenti ed Emiliano Di Marco, è l'occasione per ragionare insieme a Massarenti, filosofo e responsabile del supplemento culturale de Il Sole-24 ore, di filosofia a scuola, insegnamento, domanda pubblica di saperi e cambiamenti culturali.   Molti manuali di filosofia hanno una storia editoriale lunga che coincide anche con una tradizione di pensiero (penso a Abbagnano-Fornero, Antiseri-Reale, Geymonat...

Claudio Magris: l’Europa dei diritti

A pochi giorni dalle elezioni francesi che hanno visto l’avanzata del Front National di Marine Le Pen, abbiamo incontrato Claudio Magris. Le elezioni europee sono alle porte e l’ondata populista sta attraversando il continente. Una vittoria dei populismi potrebbe aprire inedite politiche conservatrici di matrice antieuropea. Abbiamo chiesto a Claudio Magris quali sono i segni su cui deve poggiare un’idea d’Europa aperta e condivisa.   Europa sembra sempre più un termine generico,capace solo di evocare restrizioni economiche e burocrazia. Qual è per lei il senso più profondo di questa parola? Cosa le evoca e cosa dovrebbe a suo parere rappresentare? Con l’Europa, succede quello che succedeva a S. Agostino col tempo: quando non si chiede cosa sia, si sa cos’è, ma quando lo si domanda, non lo si sa più. Se per Europa s’intende non solo un’espressione geografica o un progetto politico, bensì una civiltà, un modo di essere, un’appartenenza culturale, un’affinità tra i suoi abitanti aldilà delle frontiere, è difficile e forse pure retorico e...

Sfuggire al capitalismo neo-liberale

Con una piccola esagerazione (tale solo a causa dei giganti che ci accingiamo a portare come pietre di paragone) si potrebbe sostenere che uno dei più interessanti eredi del pensiero critico francese, dopo la morte di Deleuze, Debord e Baudrillard, sia un italiano, Maurizio Lazzarato. Dopo La fabbrica dell’uomo indebitato (DeriveApprodi, 2013), Lazzarato continua la sua indagine sui modelli filosofici e antropologici sottesi alla nostra attuale condizione di “uomini indebitati”. Il lavoro precedente del filosofo e sociologo post-operaista da anni emigrato in Francia, era incentrato – a partire da Nietzsche e Deleuze – sulla ricostruzione di un modello antropologico che potrebbe essere definito come quello dell’ “uomo indebitato”: di quel particolare tipo di soggettività che gli apparati mediatici e di potere promulgano a viva voce quotidianamente a partire dallo scoppio della bolla economica degli immobili negli USA. Rispetto a quel testo i saggi che formano Il governo dell’uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista /DeriveApprodi, 2013) rappresentano sicuramente un passo in avanti, per lo meno dal...

Il diritto alla conoscenza

Pubblichiamo una sintesi dell'intervento di Stefano Rodotà in corso a Venezia alla Fondazione Cini, al seminario della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri   In un bellissimo saggio dal titolo Fame di sapere, che poi nel testo diventa fame di conoscenza, Francesco Remotti ci conduce alle radici dell’umanità e alle origini della nostra cultura, quella delle parole iniziali della Metafisica di Aristotele: “Tutti gli uomini, per natura, desiderano sapere”. Fame indica un bisogno primario che, se non viene soddisfatto, porta la persona a morire. E dunque si può morite per mancanza di cibo, ma pure di sapere, in una unione tra corpo e mente.   A che cosa, però, ci riferiamo oggi parlando di conoscenza, poiché l’intera nostra società viene definita, appunto, della conoscenza? Viviamo in uno spazio sociale dilatato, senza precedenti nella storia dell’umanità, creato da Internet, identificato con la Rete, dove si mescolano soggetti e fenomeni diversi, dove i ruoli possono cambiare vorticosamente e gli interessi trovarsi in conflitto. Questo spazio è riempito d’una...

Aristotele e i social network

«Che senso ha studiare filosofia se serve solo a metterci in grado di parlare con qualche plausibilità di astruse questioni di logica, ecc., ma non migliora il nostro modo di ragionare sulle questioni importanti della vita quotidiana, se non ci rende più coscienziosi di un qualunque... giornalista nell’uso delle pericolose frasi fatte che costoro adoperano per i loro fini personali». Ludwig Wittgenstein, lettera a Norman Malcolm, 16 novembre 1944 (in Lettere 1911-1951, pp. 321-322, Adelphi 2012)     Quale teoria etica è più adatta ad affrontare le questioni morali che ci pongono i social network? Non sembrano molti i filosofi contemporanei disposti a tentare una risposta. Da tempo sociologia e psicologia studiano le correlazioni tra attività online e questioni tipiche di queste discipline come capitale sociale, impegno civico, autostima, realizzazione personale. La filosofia morale invece fatica a star dietro alle innovazioni, soprattutto in campo tecnologico. Un problema che dovrebbe riguardare soprattutto il fiorente ambito dell'etica applicata. «Ma forse chi si occupa di morale trova banale...