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Attilio Bertolucci

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Due cose (o tre)

Due cose. Non perdere mai di vista le bancarelle, e questa è la prima cosa. L’altra è passare un dito sulla schiena del libro prima di riporlo. Due cose che sono un percorso, una strada da fare, una strada che fin qui ho fatto volentieri. Mi è sempre parso che trovare (e poi comprare) un libro su una bancarella, magari tra vecchie tazzine o fotografie, come quella volta che trovai un Paul Éluard ingiallito in Campo San Maurizio, a Venezia, o quel Bertolucci a Port’Alba, fosse come rifare una carezza a mia nonna, o un altro modo di pensare a lei. E poi toccare il libro, con una leggera pressione sul bordo e spingerlo al suo posto nella libreria di casa. Entrambe le cose hanno a che fare con i gesti. Tra un gesto e l’altro si passa dalla rinuncia alla perdita, dalla pazienza alla scelta, dal tatto alla cura. Entrambi i gesti conducono qui: «Ecco, questo è il posto che ho scelto per te. Non ti dimenticherò». Tra le due cose, se va bene, accade la grazia, la faccenda più personale del mondo, perché riguarda solo te, te che ti meravigli e sottolinei, te che leggi.

Nelle selve apuane dove cresce il pane dei poveri

Quando ho fatto tappa a Stazzema, nel cuore delle Apuane, pioveva. Salire lungo il sentiero del Parco della Pace, sino al Monumento che raccoglie i resti delle 560 vittime della strage avvenuta il 12 agosto 1944 a Sant’Anna di Stazzema per opera di reparti nazisti, è stato, più che un dovere di civile memoria, un esercizio di speranza. Lì si avverte, come aveva intuito il poeta Mario Luzi, che si sta procedendo lungo “una delle più intense capitali del dolore”, in un luogo dove “l’orrore perdura oltre ogni intento di rimozione”. Trascorsa la notte – un dormire inquieto accompagnato dallo scroscio del torrente sotto le finestre dell’hotel Pania – è immediato il bisogno di trovare segni dove l’essenzialità del bene resista ancora e i gesti duraturi di una vita semplice e fraterna facciano scudo alla brutalità bellica conficcata tra queste vecchie pietre.   La pioggia si è interrotta ma, sulle lastre di roccia che il sole d’agosto non ha asciugato del tutto, bisogna procedere con attenzione. Seguo dunque passo dopo passo Silvia che mi fa strada: questa...

Carlo Emilio Gadda. Un gomitolo di concause

E' appena uscito, nella Piccola Biblioteca Adelphi, Un gomitolo di concause, ossia le Lettere a Pietro Citati, scritte da Carlo Emilio Gadda in un lasso di tempo che va dal 14 agosto 1957 al 27 agosto 1969. E' stato recensito con ampiezza da Paolo Di Stefano sul "Corriere della Sera" del 23 agosto u.s. Rimandiamo a quel testo per un'esauriente informazione generale.        Qui vorremmo fornire qualche appunto a caldo, qualche impressione di lettura di fronte a queste eccezionali quarantaquattro lettere. Precisiamo che le ottantacinque pagine del testo gaddiano sono accompagnate da altrettante pagine di note accuratissime di Giorgio Pinotti, da una nota al testo, sempre sua e da due saggi, uno ancora di Pinotti e uno, conclusivo, di Pietro Citati stesso. (Il volume è di complessive duecentotrentanove pagine).   Ricordiamo che Citati era, a quell'epoca consulente di Livio Garzanti (lo rimase dal 1956 fino a dieci anni dopo). Era lui che teneva i contatti tra l'editore e Gadda. Era lui che curava testi come il Pasticciaccio o Accoppiamenti giudiziosi o I viaggi, la morte. Gadda fu il solo grande uomo che...

25 aprile | Poesia e memoria della Resistenza

Quando si pensa alla letteratura della Resistenza, viene subito alla mente la prosa narrativa o memorialistica; solo in un secondo momento la poesia. Forse perché, come dice Calvino nell’introduzione a Il sentiero dei nidi di ragno, in tutti vi era una “smania di raccontare”, di farsi storytellers sui treni, nelle osterie, sulla pagina. Manca del resto un poeta che si sia completamente identificato con la Resistenza, come potrebbe essere Fenoglio per il racconto. O ancora un libro di poesia della Resistenza paragonabile a L’Allegria di Ungaretti che è il libro di poesia della Grande Guerra. E tuttavia un buon numero di grandi poeti del secondo novecento ha fatto il partigiano o ha fiancheggiato attivamente i gruppi clandestini: Zanzotto, Caproni, Fortini, Gatto, Solmi. I primi due hanno preferito rielaborare la propria esperienza post ’43 nella narrazione breve, mentre in poesia se ne rinviene traccia nella centralità del paesaggio per il primo, o, per il secondo, negli inseguimenti spaesati e nelle cacce caratterizzanti le ultime raccolte.   Quanto agli altri, forse per essenza stessa della poesia, poche sono le...

Nell’Appennino di Parma

Ucci, ucci sento odor di Bertolucci. Sono uscito dall’autostrada della Cisa a Berceto e, forse per sottrarmi a impegnativi bilanci esistenziali, mi avvio in una giornata d’inverno per l’Appennino più impervio. Quando passo da Casarola, almeno la toponomastica ricorda la carezzevole musa del poeta parmigiano che qui trascorreva i mesi dell’estate e una parte dell’autunno. In realtà voglio rivedere questi luoghi nella fioca luce di gennaio per figurarmi come avesse vissuto l’inverno del ’43 Eric Newby, prigioniero inglese in fuga e autore dell’indimenticabile Amore e guerra tra gli Appennini, autobiografia di guerra ma anche preciso resoconto etnografico della vita contadina dell’Italia del secolo scorso (e di quelli passati).   Qualche anno fa, attraverso un amico comune, sono stato a cena da Wanda Newby, l’amore che dà il titolo al libro. Eric e Wanda si conobbero nel campo di prigionia di Fontanellato e, a guerra finita, Newby andò a cercarla per farne la compagna di vita. Lo scrittore, divenuto uno dei più classici travel writer britannici del dopoguerra, era scomparso da un...

Antologia / Pier Paolo Pasolini

Con la passeggiata di Pier Paolo Pasolini sulla spiaggia di Cinquale si apre l’antologia di Camminare Durante l’estate del 1959 Pier Paolo Pasolini compie un viaggio sulle coste italiane. Il reportage apparirà in tre puntate sula rivista "Successo". Due le domande che si pone Pasolini, “ridenti o foschi?” e “sapete che vedo?” Alla prima il poeta non sa dare risposta, ma alimenta una memoria velata di malinconia, alla seconda risponde con un elenco di povera gente e di poveri oggetti. Il camminare è nel mezzo, è la risposta unica contenuta tra le due domande: quello che si sente e quello che si vede. Cinquale, giugno     I monti della Versilia... ridenti o foschi? Ecco una cosa che non si può mai capire. Un poco folli, di forma, e inchiostrati sempre con tinte da fine del mondo, con quei rosa, quelle vampate secche del marmo che trapelano come per caso. Ma così dolci, mitici.     Qui c’è la spiaggia del Cinquale. Un mare di memorie, alimentate soprattutto dal mio amico poeta Bertolucci, che viene a villeggiare qui, coi più squisiti dei...