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Carl Friedrich Gauss

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Tyll, Daniel Kehlmann / La guerra e il saltimbanco

Tyll di Daniel Kehlmann (Reinbeck bei Hamburg 2017) si apre con un prologo scritto nella prima persona plurale, un ‘noi’ che rappresenta una comunità richiusa su stessa, segnata dalla paura di una minaccia incombente. È un corpo estraneo rispetto al resto del romanzo e, nella sua posizione privilegiata di esordio, ne marca fortemente il testo e la lettura. Benché non si sappia ancora quando si svolgono gli eventi del racconto, si capisce fin dalle prime righe che quest’epoca dominata dal timore di Dio e della guerra è remota. Siamo un piccolo villaggio, dice il noi, scampato finora miracolosamente alla guerra, viviamo in un tempo sospeso, in attesa che il corso della storia ci raggiunga o ci risparmi, non si sa. Arriva invece Tyll Eulenspiegel, il saltimbanco, figura cara alla letteratura folklorica tedesca; nella saga medievale originaria è un furbacchione in fondo anche un po’ ingenuo, ma in Kehlmann è completamente diverso: sfuggente, versipelle, inquietante, demoniaco. Prima che la guerra arrivi, riesce a inscenarla nel villaggio, spingendo i suoi abitanti a una enorme rissa che della guerra è rovesciamento grottesco, ma anche preannuncio. E infatti, non appena Tyll e il suo...

Claudio Bartocci. Una piramide di problemi

Difficile dire se il Boccioni delle Forme della continuità nello spazio o il Morandi delle celebri Nature morte metafisiche abbiano mai assorbito qualche rudimento della geometria di Gauss o di Riemann, o se fossero al corrente della tormentata avventura di idee che ha portato i matematici e i geometri dell’Ottocento a esplorare spazi non meno arcani di quelli cui ci hanno abituato futurismo e cubismo. A farlo sospettare sono non poche delle figure geometriche scelte da Claudio Bartocci per illustrare il suo Una piramide di problemi. Storie di geometria da Gauss a Hilbert, fra gli ultimi titoli della collana “Scienza e Idee” di Raffaello Cortina Editore. D’altra parte, il libro si apre con una raccomandazione: anziché considerare la matematica come “un polveroso cumulo di risultati da conservare… nel grande baule del passato remoto”, perché non vederla come “attività culturale e pratica di pensiero, in osmosi con altri campi del sapere”? Ci faremo così un’idea di quanto nel “lussureggiante paesaggio della matematica dell’Ottocento” (per riprendere un’efficace...