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Cat Stevens

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Generazioni a confronto / Trent'anni: there's a million things to be

Molte volte negli ultimi anni ho discusso accanitamente con mia madre perché, vicini o ormai raggiunti i trent’anni, ero troppo grande, a suo avviso, per vivere “in condivisione”. Da adulti si vive o con l’uomo (meglio non la donna ma, in caso, pace) che ci si è scelti ed eventualmente (meglio di sì) con dei figli. O altrimenti da soli.    Vivere con amici è socialmente accettato, come passaggio necessario per una generazione di precariato lavorativo ed esistenziale, solo in mancanza di soluzioni “stabili”: semplicemente costa meno, meno di una famiglia e meno di un monolocale.  Chiaramente ci sono altri aspetti positivi: se non si ha tempo di fare la spesa, la farà qualcun altro, e viceversa; se si è stanchi o disperati, ci sarà chi all’occorrenza ci prepara una pasta e più o meno volentieri ci ascolta; si è liberi di uscire insieme oppure no; se si vuole stare soli basta chiudere la porta, ma c’è sempre la possibilità insieme fastidiosa ed enormemente rincuorante che qualcuno venga a disturbarci per proporre un bicchiere di whisky prima di andare a dormire, o per dire di svuotare quella maledetta lavatrice. Capita che non si abbia voglia di uscire ma nemmeno di...

Il copyright del male, il copyright dei morti

Cosa sta accadendo intorno a noi? Qualcosa che nella sua radicalità estrae dal comune sentire le onde più profonde dell’ovvietà. Un’ovvietà che fa fatica ad applicarsi a tragedie, a terribili avvenimenti, ma che una volta trovato lo spiraglio è inarrestabile. Lo si vede nei commenti su quella fogna che è ormai diventata Facebook, lo si vede però anche nei discorsi, negli scambi di battute. È l’Occidente che viene fuori, mai come adesso, anche nelle più remote periferie dell’Impero. E che riafferma con forza di “sapere”. Quando centinaia di migliaia di messaggi in occasione dei fatti terribili di Parigi si concentrano sulle “colpe dell’Occidente”, quando ci si indigna che si notino i morti parigini ma non quelli di Beirut, tutto questo manifesta l’idea che la gestione del male mondiale è e deve essere ancora nostra. Ogni terrorista e ogni organizzazione terrorista è “chiaramente” pilotata dall’Occidente, ogni fatto luttuoso in Europa o negli Stati Uniti fa parte di una “strategia della tensione” di cui i terroristi...