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CCCP

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Piatta è piatta / Pianura

Il danese e le centurie   Piatta è piatta. Su questo non c’è alcun dubbio. Si stende a perdita d’occhio interrotta solo da filari di pioppi e piccoli boschetti sopravvissuti alle trasformazioni agricole dell’ultimo secolo e mezzo. Se provi a camminare, la cosa migliore è seguire uno dei tanti canali che tracciano direttrici dentro il piatto senza fine. Non procedere lungo la strada, perché potrebbe essere pericoloso anche di giorno, sebbene raramente passi qualcuno, e quando sfreccia un’automobile lungo il rettifilo, è meglio scendere nel fossatello laterale e lasciarla passare, anche a costo di bagnarsi le scarpe, perché, salvo i mesi caldi, un po’ d’acqua reflua c’è sempre.   Il fatto è che non è bene stare sull’asfalto a fare da bersaglio. Dato che qui nessuno cammina lungo la strada, le vetture si lanciano ad alta velocità, una piccola ebbrezza da queste parti – tutti piloti in Emilia – e manco ti vedono. Tu sei un puntino all’orizzonte, un puntino che non si vede neppure, al massimo sei poco più grande di un moscerino e quando t’inquadrano sul vetro del parabrezza, sono già oltre e probabilmente ti hanno urtato; se ti va bene, sbattuto giù nel canale. Dove è meglio...

1958-1982: venticinque anni di canzoni italiane / Ed ognuno ha il suo corpo

Di musica mi sono occupato ogni giorno tante ore al giorno per 30 anni: dirigevo un mensile che ha cessato le pubblicazioni quattro anni fa perché non lo comprava più abbastanza gente per pagare il mio stipendio. Da allora con la musica il mio rapporto si è fatto difficile: non ho più messo un disco di vinile sul mio giradischi, li ho regalati al mio figlio dj e compositore; non ho più messo cd nel mio lettore cd: stanno prendendo polvere; ogni tanto ascolto la radio in auto, ma sono molto esigente e spengo quasi subito. Quindi posso dire che non ho elaborato il lutto. Quando a scuola i ragazzi vogliono ascoltare musica cedo raramente, in occasioni pre-vacanziere, per curiosare cosa stanno ascoltando, reggo come loro solo tre minuti di pezzi che hanno un testo interessante, una storia che dice qualcosa ben raccontata nel videoclip. Si può dire quindi che nella mia regressione abbia setacciato l’essenza di quello che la musica mi può ancora dire: parole più che melodie, storie più che ritmi, emozioni più che canti. Quando ho letto i primi report sulla mostra NOI… non erano solo canzonette (pensata da Gianpaolo Brusini con la consulenza storica di Giovanni De Luna e quella...

Massimo Zamboni. L'eco di uno sparo

29 febbraio 1944 due uomini procedono in bicicletta su uno stradello in mezzo alle campagne di Reggio Emilia. Sono le 17.45 quando all’improvviso uno di loro viene raggiunto da quattro colpi di arma da fuoco. Cade a terra. I tre sparatori fuggono. Il morto si chiama Ulisse; è uno squadrista, Sciarpa del Littorio, ha partecipato alla Marcia su Roma, segretario politico del Fascio di Campegine. Ad ammazzarlo sono stati i GAP, Gruppi di Azione Patriottica. Con questa scena inizia un libro, L’eco di uno sparo (Einaudi 2015), davvero particolare e unico. A raccontare la storia settant’anni dopo è il nipote di Ulisse, Massimo Zamboni, nato tredici anni dopo l’omicidio del nonno, è stato chitarrista e compositore dei CCCP e dei CSI, due dei gruppi più importanti della scena musicale degli anni Ottanta e Novanta. Insieme a Giovanni Lindo Ferretti ha dato vita a un fenomeno che va ben al di là dell’evento musicale, e definisce anche nell’estetica una stagione di profonda trasformazione del costume e della mentalità giovanile. Zamboni è un uomo di sinistra, se la parola ha ancora oggi un senso, o quanto...

Annarella Benemerita Soubrette

Pubblichiamo la prefazione di Marco Belpoliti al volume Annarella Benemerita Soubrette CCCP Fedeli alla Linea (Quodlibet, 2014)     Nulla dura per sempre   I CCCP Fedeli alla Linea nascono nel 1982 a Fellegara, provincia di Reggio Emilia, e muoiono nel 1989 a Mosca. Interpretano un’epoca, nella sua alba e nel suo tramonto. Sono l’epilogo di un periodo storico: l’età dei crolli. Comincia nel 1989 e culmina nel 2001.   Lo racconta Giovanni Lindo Ferretti in un lungo dialogo con Alberto Campo, pubblicato nel 1997, quando ancora non era scattato l’attacco suicida alle Torri gemelle: «La grandezza della storia dei CCCP stava più nei suoi aspetti inesplicabili che in quelli esplicabili, nel senso che a volte abbiamo toccato i nervi scoperti senza averne consapevolezza. Vivevamo in un mondo frantumato, senza che vi fosse la possibilità di mantenersi integri: nulla era più integro, né la nostra terra né l’ideologia. Non eravamo altro che lo specchio di quella frantumazione e non potevamo che essere frantumati a nostra volta. Quello che il nostro pubblico cercava era una dritta per...

Luddismo 2.0 (alter)

“Voglio rifugiarmi sotto il patto di Varsavia voglio un piano quinquennale la stabilità”. (CCCP)     Prima c’è Aleksej Stachanov, che raccoglie 102 tonnellate di carbone in cinque ore e quarantacinque minuti. Poi c’è Sergej Scemuk, che estrae 170 tonnellate di carbone in una sola notte. E poi ci sono io che mi sveglio, con la mascella indolenzita dal bruxismo, la mia ragazza che non occupa più la sua porzione di letto e lo sciacquone che rumoreggia al di là del muro. Non vivo in un appartamento infestato dai fantasmi bensì condiviso con un amico che incrocio nel corridoio, mentre lui esce dal bagno e io oscillo verso la cucina, e con cui scambiamo i soliti mugugni intrisi di sonno. In cucina preparo e trangugio il caffè come se dovessi predisporre il mio organismo a chissà quale traguardo – a parte la sigaretta, a parte la susseguente sosta al bagno.   Tirato lo sciacquone – è forse questo il suono dei giorni correnti, la traccia nascosta della colonna sonora di queste giornate da intrattenere – ed effettuate le mie abluzioni esco dal bagno e, nel...

New Wave

L’inizio non cade negli anni ottanta, ma qualche anno prima. Siamo attorno al 1977: il compito generazionale di attaccare alle fondamenta il rock, un edificio che si era fatto a tratti pomposo ed enfatico, lo aveva già assolto in modo fulminante il punk. Una grande tensione creativa segnava il periodo e la sensazione era quella di una continua rincorsa alla novità per riempire il vuoto. La New Wave (declinata al femminile, mentre IL punk è maschile…) è il desiderio durato non più di un lustro, di andare oltre, ricercando nel rock, per quanto possibile, suoni e immagini innovative. Sin dal nome (“nuova ondata”) si intuisce una contrapposizione con quella old wawe che si chiamava rock. Via le melodie cantabili e le narrazioni compiute del folk, via i binari compositivi costruiti sulle strutture del blues, via l’idea di un mondo musicale chiuso e autosufficiente che oramai da un decennio aveva stabilito i suoi miti e i suoi riti (divismo, groupie e folle da stadio).     Assieme a tutto questo volavano via anche le certezze dell’utopia giovanile. La New Wave (NW) nasce come opposizione a cliché e ripetizioni banali, e contiene per natura un’attitudine critica, talvolta...