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Darkness. A cultural history

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Nina Edwards / Storia del buio

Tea ha paura del buio. Come molti bambini pensa che nel buio si nascondano mostri e pericoli. Di notte, se spegne la luce le si sbarrano gli occhi, il cuore le pulsa nelle orecchie e non riesce a dormire. Il suo giovane zio, per aiutarla a superare la paura, ogni sera la porta con sé a esplorare la notte mostrandole quali meraviglie il buio rivela: la luna, le stelle, i fuochi d'artificio e la magia del mondo. Finalmente la bambina impara ad abbandonarsi serena e grata tra le braccia del buio, il che è poi l'obiettivo del piccolo libro illustrato per bambini, Tea. Perché il buio è così nero (Silvia Serreli, Giunti editore).  Da adulti non si temono più tanto i mostri di cui l'immaginazione popola il buio, ma il buio in se stesso, la cecità. Siccome attraverso gli occhi leggiamo il mondo e lo decodifichiamo, consideriamo la vista il più prezioso dei cinque sensi. Chi ne è privo sin dalla nascita e ha sopperito a tale mancanza potenziando al massimo gli altri non si spaventa all'idea del buio, ma per chi ci vede immaginarsi immerso nell'oscurità totale provoca angoscia e spavento. La stessa parola 'oscurità' evoca un senso di minaccia incombente, rimanda a qualcosa di poco...