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Desire

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La retorica della divulgazione / Publisher in love

Quale editore italiano oserebbe mai, neanche su un tema quale l’amore che va per la maggiore, pubblicare un’antologia che, seppure in paperback, costa 42.99 sterline e consiste in ben trecentonovantadue pagine? Credo davvero in pochi. Ormai qui da noi domina un certo tipo di retorica della divulgazione, e quando all’editore di turno proponi un volume leggermente più complesso, nonostante il tuo nome di autore permanga serio, non pratichi tuttologia, non pubblichi un volume dopo l’altro, solo per trasformarsi in personaggio che la massa adora, e si è recato ben poco in questa nostra televisione che mira più alle polemiche rispetto all’informazione, mentre preferisce a codesta malmessa televisione la radio, ti viene di solito risposto, con accento milanese o romano, “no, mia cara, qui gli italiani non leggono, quando leggono lo fanno a caso, se leggono se ne vantano su anobii solo per l’allucinazione di credersi recensori.   E, poi, mia cara, diciamocela tutta, un librettino sulle cento pagine sul come far sesso venderebbe, ma quanto tu mi stai proponendo sui differenti tipi di amore e di amare (amare giocare a basket non è come amare il tuo gatto, amare l’uomo che ti mena, in...

Nicholas Winding Refn. Drive

La leggenda vuole che sia stato Ryan Gosling a cercare Nicholas Winding Refn, dice lui: “come Steve McQueen scelse Peter Yates (per Bullit NdR), Ryan ha scelto me”. Perché questo film è già leggenda, è già mito. Del resto da uno che a ventiquattro anni esordisce con un film come Pusher, che nel giro di dieci anni è diventato una trilogia di culto, e che nel 2009 dirige due dei film più perturbanti del panorama cinematografico mondiale come Valhalla Rising e Bronson, non ci si aspetta niente di meno della leggenda e del mito. Quindi leggenda vuole che Gosling, letto il libro di James Sallis, abbia voluto che fosse Refn a dirigere il film che lo avrebbe visto immenso protagonista. E quanto c’ha visto lungo è ancora difficile quantificare. Sicuramente, molto.   Hossein Amini ha buttato giù una sceneggiatura asciutta, perfettamente calibrata, mai sbavata, mai compiaciuta, sempre e solo funzionale alla regia di Refn, sempre incalzante, capace di avvincere fino all’ultimo minuto. Sull’ottima struttura di Amini, Refn scivola con Gosling come un pattinatore solitario in uno stadio...