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Ed Kienholz

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OGR Officine Grandi Riparazioni Torino / Mike Nelson. L’atteso

Al di là di un’alta e lunga vetrata, compare il retro di un anonimo imponente tabellone per affissioni in legno alto circa dieci metri; quattro motociclette, alcune a terra, altre disposte in direzioni diverse; delle autovetture (per la precisione dodici, di diversi modelli e marche) e un paio di furgoni, tutti con i fanali accesi e rivolti verso lo spettatore. Da un’apertura della vetrata, si accede in questo ampio ambiente con il pavimento completamente ricoperto da un consistente strato di macerie e materiali di risulta di oltre duecento tonnellate. Si presenta così l’ultimo lavoro site specific di Mike Nelson, nella navata del Binario 1 delle OGR Officine Grandi Riparazioni di Torino (il più grande impianto industriale, sorto nella città piemontese nel 1895 e attivo fino al 1992; solo il provvido intervento della Fondazione CRT ne ha sventato l’abbattimento, acquisendo e riqualificando la storica fabbrica in cui si riparavano i treni). Nato a Loughborough (Regno Unito) nel 1967, Mike Nelson, largamente conosciuto per le sue grandi installazioni create con una ricca quantità e varietà di materiali esposte in tutto il mondo, con la curatela di Samuele Piazza, si è confrontato...

Jeff Koons è un aspirapolvere

È una semplice misura di sicurezza per smistare la fila dei visitatori all’ingresso delle esposizioni, o meglio delle due più grandi retrospettive dell’anno al Centre Pompidou: Marcel Duchamp e Jeff Koons. Identiche e speculari le segnalazioni: una freccia a sinistra per Duchamp, una freccia a destra per Koons. In questo bivio sembra decidersi qualcosa di più che la visita di una mostra – è in gioco il destino stesso dell’arte contemporanea. Allora, Duchamp o Koons? Scelgo Koons.   Ai sensi di colpa – su cui è costruita parte dell’opera di Koons (come Made in Heaven) – si aggiunge presto la paranoia di essere riconosciuto mentre mi pettino davanti a Moon(light) (1995-2000), uno specchio lucidato in acciaio inossidabile che non ha niente da invidiare alle sculture di Anish Kapoor. In una postura coquette lontana dallo spirito critico, penso che non è in queste sale – mai così aperte, quasi senza ripartizioni interne rispetto al percorso serpentino di Duchamp – che vorrei incontrare i miei ex-insegnanti, i miei colleghi, i miei studenti.   Duchamp oppure Koons: se...