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Edgardo Franzosini

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Il caso Franzosini / Splendori e miserie di un poeta pugile

I libri di Edgardo Franzosini sono piccini. Il più smilzo, Rimbaud e la vedova (Skira, 2018), è lungo appena 96 pagine; il più spesso, Sul Monte Verità (Il Saggiatore, 2014), ne conta 224. Per il resto, ci si attesta su una media di 140. Il perché l’ha spiegato lui stesso: «Sono convinto che ogni scrittore abbia una sua misura. Anche Simenon, quando andava oltre le 140-150 pagine, scriveva libri meno convincenti. La grande misura per me non va bene».  Quest’ultimo Grande trampoliere smarrito, uscito per Adelphi lo scorso ottobre, ne conta 195. Un po’ più della “misura aurea”, quindi: ma va anche detto che tre quarti del libro sono costituiti da prose, poesie e lettere di Arthur Cravan, tradotte benissimo da Maurizia Balmelli (le prose e le lettere) e Nicola Muschitello (le poesie). Non è la prima antologia dedicata a Cravan nel nostro Paese: una silloge di testi (oggi introvabile), curata da Gianluca Reddavide e Perla Zanini, era già apparsa nel 2005 per i tipi romani di Le Nubi, con il titolo Poeta e pugile. Curatore d’eccezione, Franzosini, pur lasciando il giusto spazio alla stazza ragguardevole del poeta (105 chilogrammi per quasi due metri d’altezza) e al suo non meno...

Edgardo Franzosini. Sul Monte Verità

Degli amici chiedono ad Apollodoro dei sette discorsi intorno all’amore e alla verità pronunciati a casa del poeta tragico Agatone. Sulla stessa storia Apollodoro è già stato interrogato da Glaucone, stimolato da un tale che l’aveva sentita da Fenice, figlio di Filippo. Sia ad Apollodoro che a Fenice la storia era stata raccontata da un certo Aristodemo, testimone, lui sì, diretto, del convivio tenutosi a casa di Agatone.   Arrivati a questo punto, ci si potrebbe domandare: cosa c’entra una sintesi tanto ingarbugliata della cornice narrativa del Simposio platonico con il romanzo Sul Monte Verità? La risposta sta in due luoghi, uno materiale e l’altro ideale, posti tuttavia sotto lo stesso dominio, quello appunto del nuovo romanzo di Edgardo Franzosini. Il luogo materiale è l’intreccio con cui si presenta la storia: la vicenda di Alceste Paleari, prima ballerino (e pianista), infine eremita sul Monte Verità, fondatore e unico adepto del culto della noce di cocco, che l’anonimo narratore introduce, e che scaturisce dalla notizia della morte di Else Beer (“l’ultima monteveritiana...