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Edward Snowden

(7 risultati)

Il corpo di Internet / L’arte di Trevor Paglen

Cloud Confondiamo spesso l’invisibile con l’immateriale. Qualcosa che si sottrae alla vista diventa presto, nella nostra mente, qualcosa privo di materia. L’universo digitale rappresenta senza dubbio il caso più eclatante: virtuale è sinonimo di effimero, d’intangibile, di qualcosa che esiste ma è senza sostanza, è presente ma invisibile. Approcci scientifici recenti quali l’archeologia dei media e il nuovo materialismo tentano di correggere la presunta smaterializzazione delle tecnologie più avanzate, Internet in primis. Il network delle telecomunicazioni ha una densità materiale pari a quella del nostro mondo.   Eppure è difficile immaginare e, ancor più, dar corpo a Internet, che sembra esistere solo in quanto funziona – operor ergo sum. Con la sua spinta all’ubiquità, Internet si sottrae facilmente alla vista. Le immagini e il vocabolario per descriverlo sono imprecisi quando non fuorvianti: la rete, il campo, lo spazio cibernetico, la “cloud” (o il “cloud”, non sappiamo neanche se è maschio o femmina). Nessuna tecnologia era stata così eterea, simile all’aria che respiriamo. E questo nonostante i ben informati ci abbiano avvertito che ormai in tutti i continenti sorgono...

Snowden, il rapporto di minoranza

C’è una sfida alla base di Citizenfour. Non solo di natura produttiva, come è facile immaginare, ma una vera e propria sfida di tipo narrativo, che dalla narrazione si estende al senso stesso dell’intera operazione. Perché costruire – e conseguentemente lanciare – un film realizzato in presa diretta su fatti che si compiono nell’istante stesso in cui sono raccontati, con la consapevolezza, però, che quegli stessi fatti al momento della distribuzione saranno già storia vecchia o quantomeno risaputa, è un problema tutt’altro che trascurabile. Eppure il documentario di Laura Poitras che racconta la folgorante ascesa alla notorietà di Edward Snowden punta a ottenere qualcosa d’altro rispetto al sensazionalismo o all’effetto scoop.     Girato in presa diretta – e su richiesta di Snowden stesso – il documentario illustra la vicenda dell’informatico statunitense a partire dal momento in cui egli decide (con lucida scientificità) di rendere nota la bieca condotta del governo americano in materia di trattamento dei dati personali dei privati cittadini,...

Passaporto biometrico a Londra

Un mese fa sono andato a St. Lucia. Un mese e una settimana fa mi sono accorto che il mio passaporto era scaduto da mesi. Sono riuscito a ottenere un passaporto svizzero provvisorio a Londra e a partire poco più tardi del previsto. A St. Lucia la colonna per il controllo passaporti è così ingiustificata da sembrare un monito, l’affermazione di qualcosa. Forse: «Rinunciate al tempo accelerato e funzionale, lasciatevi assorbire dalla risacca dello spazio puro e si riempirà di felci giganti e grovigli pluviali, diventerà mare e oceano, unione e cancellazione dello spazio e del tempo». Ma non credo. Quando infine arriva il mio turno il giovane impiegato gira e rigira i miei documenti, c’è qualcosa di anomalo, non vado in hotel, non sono qui in vacanza, e per cinque minuti buoni lui sembra domandarsi cosa potrebbe domandarmi, poi mi chiede un numero di telefono e io glielo do, e via verso il prossimo controllo.   Ora sono in partenza per Boston. Gli USA hanno amabilmente semplificato il processo di accettazione per gli europei grazie al programma di visto ESTA, che puoi fare da solo on-line su diversi siti e a...

Prigionieri nella rete?

L'ampia letteratura sul tema del rapporto tra libertà e controllo in Rete si è recentemente arricchita di un nuovo interessante capitolo, mi riferisco al saggio che Giovanni Ziccardi ha pubblicato per Raffaello Cortina. Va subito detto che non siamo di fronte ad alcuna novità sostanziale, nulla dunque viene aggiunto alla narrazione dei fatti che hanno condotto all'affermarsi dell'attuale sistema onnipervasivo di controllo, così come non viene proposta alcuna nuova mappatura del potere e del contropotere in Rete. L'elemento che rende prezioso il saggio di Ziccardi va dunque cercato altrove; si tratta – a mio avviso – della capacità di inserire quei fatti e quelle mappe in un quadro di riferimento giuridico. Proprio l'attenzione alle categorie giuridiche rende l'opera dello studioso italiano un utile approfondimento di altre letture come, ad esempio, del bestseller internazionale nel quale Glenn Greenwald racconta le vicende che hanno trasformato l'informatico statunitense Edward Snowden nel più famoso whistleblower al mondo. Ne rappresenta un completamento ideale, riesce infatti a sistematizzare in un...

Vito Campanelli. InfoWar

Se c’è un risultato che i grandi antagonisti della rete hanno ottenuto in questi anni – da Aaron Swartz a Edward Snowden – è ricordare una verità che non era al centro del dibattito dall’alba della cybercultura: che il Web, di per sé, non è garanzia di trasparenza e democrazia, e che quella per la libertà è una battaglia che bisogna ancora combattere.   Di questo tema, un libro recente di Vito Campanelli (InfoWar. La battaglia per il controllo e la libertà della rete, EGEA, 2013, prefazione di Geert Lovink) offre una ricostruzione aggiornata, aperta alle sue mille contraddizioni e, più importante, capace di usare queste incongruenze per tagliare in diagonale la stanca contrapposizione tra tesi critiche e pensiero utopistico.   L’aspetto che più mi interessa discutere, tra quelli che Campanelli estrae dalla cronaca e dalla bibliografia recente, è la duplicità del problema: l’uso del Web per promuovere movimenti antagonisti, da un lato, e dall’altro la battaglia combattuta dentro – se non contro – la rete, contro i suoi...

Sorvegliare e spiare

La notizia è ormai nota: su un periodo di trenta giorni, dal 10 dicembre 2012 all'8 gennaio 2013, la Nsa avrebbe effettuato, solo in Francia, 70,3 milioni di registrazioni di dati telefonici, ha rivelato Le Monde, citando i documenti di Edward Snowden, l'informatico della Nsa che ha fatto scoppiare lo scandalo. Intanto il giornalista Glenn Greenwald, portavoce delle rivelazioni di Snowden sul sistema di sorveglianza statunitense, ha affermato lunedì 21 ottobre che tutti i Paesi dell'America Latina sono stati spiati da Washington. Il Messico ha chiesto l'apertura di un'indagine. Nel frattempo in Italia il garante della privacy scrive a Letta per sapere se anche la privacy dei cittadini italiani è stata violata.   Questa è solo l'ulteriore tappa (non sarà l'ultima) di scoperchiamento dell'enorme vaso di Pandora che va sotto il nome di Prism, il sistema di sorveglianza globale che la National Security Agency statunitense ha messo in piedi dopo l'11 settembre. Trasferimenti di file, conversazioni in chat e via Skype, scambi email, video conferenze, profili di social network, dati di log in,...

The Conversation: né libertà né sicurezza

“Un popolo che rinuncia alla libertà per la sicurezza non merita né libertà né sicurezza”. Benjamin Franklin non aveva dubbi sulla scelta che gli Stati Uniti avrebbero dovuto compiere: la sicurezza, se implica il sacrificio della libertà, è un vantaggio a cui dire “no grazie”. Le recenti rivelazioni di Edward Snowden sul Prism, il programma di sorveglianza elettronico segreto dell'Agenzia di sicurezza nazionale americana, oltre a mettere in crisi l'amministrazione Obama, ripropongono il problema della compatibilità di sicurezza e libertà. Un popolo spiato è un popolo libero? No, non lo è. E sospettarlo o scoprirlo non migliora le cose, anzi, può farle deflagrare. Lo sa bene la celebre coppia origliata da un grande Gene Hackman nel film del 1974 di Francis Ford Coppola, “The conversation”.     Il film sceglie la prospettiva degli “spioni”, e in particolare quella di uno specialista in intercettazioni, Harry Caul, in preda a una profonda crisi di coscienza. L'intercettatore Caul sopravvive al suo lavoro non ponendosi domande su...